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L’onestà del mare

Erano bellissimi. Lui era accanto a lei, con il braccio appoggiato al suo fianco. A un passo della battigia, entrambi fermi rivolti verso il mare. Quando è arrivata sulla spiaggia nel suo giro mattutino di passi veloci, Tizianeda li ha visti così, come due innamorati che non hanno bisogno di parlare per dirsi. Li ha visti avvolti da una lontana malinconia che li rendeva distanti e magici. Un’immagine lieve dentro la luce del giorno e i colori di questo sud azzurro, bianco e rosso delle reti della pesca.
Lui è l’amico pescatore di Tizianeda e lei la sua compagna di viaggio e di raccolto, la barca. La mattina lo incontra quando arriva sulla spiaggia. Si salutano, si sorridono, poi lei prosegue. A volte si ferma un po’ di più, quando capisce che il vecchio pescatore ha desiderio di parole. “Non l’ho vista in questi giorni” “Ero a pescare in Sicilia. Un giorno di questi la porto con me”. E a Tizianeda piacerebbe davvero un giorno di questi partecipare al raccolto del mare con il suo amico pescatore, partire per le onde della Sicilia e sentire lo stupore di un mare ancora pieno.
Ora si porta questa immagine, come un amuleto scaccia tristezza. Si porta l’intimo gesto d’amore del pescatore e della sua barca. Si porta la loro maestosa immobilità. E anche il mare si sarà inchinato davanti alla devozione di chi sa il richiamo delle onde, di chi ne riconosce il linguaggio e i mutamenti, di chi si rivolge alla sua onestà, volgendo le spalle alla terra e alle sue vicende caotiche e incomprensibili.

Tizianeda

La contentezza ha migliaia di rughe

“Signorina, mi scusi … una parola … volevo dirle che lei mi fa veramente molta simpatia. E’ da un po’ che volevo fermarla da quando la vedo  la mattina”
“Ma veramente! Grazie anche lei mi fa molta simpatia e mi piace passare e vedere quello che fa”
“Qualsiasi cosa abbia bisogno … conti su di me”
“Certo grazie mille, è stato un piacere parlare con lei. Ora proseguo, tanto ci vediamo presto…”.
Questo diceva un signore a Tizianeda mentre le teneva strette le mani e le poggiava il suo sorriso paziente sugli occhi, regalandole un buon umore che lei si porterà come risorsa per tutta la settimana.
Tizianeda, la mattina quando cammina sulla strada che accompagna il mare (in quei quaranta minuti che si concede prima di farsi inghiottire dalla quotidianità), a un certo punto arriva sulla battigia. Scende attraverso scalini rotti. Sceglie sempre li stessi scalini, perché appena iniziata la spiaggia, alla sua destra vede un vecchio pescatore con la sua barca, le reti colorate che tiene spesso tra le dita, delle sedie bianche e un tavolino su cui appoggia il pesce fresco. E’ lì la mattina, con la sua presenza rassicurante, il suo sorriso, le mani gonfie d’acqua e i movimenti calmi. A Tizianeda piace guardarlo in quegli attimi che gli passa accanto e salutarlo come si fa con le persone che conosci da un po’: “buongiorno!” sorriso “buongiorno!” sorriso ricambiato. Tutto qui. Lei pensa che questi attimi di gentilezza con il vecchio pescatore, siano placidi e riposanti, come ciò che la circonda quando si trova a passeggiare sola. E pensa che ci sono mattini davanti al mare, segnati dalla grazia più degli altri, come questo di oggi. E a Tizianeda le è venuto un sorriso che si sentiva la faccia segnata dalle rughe, ma proprio a migliaia. E di quei segni profondi, non si è preoccupata granché.

Tizianeda