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Punto e a capo

Punto. Tizianeda ha messo un punto. Un punto a qualcosa su cui lavorava da un po’ di mesi. Da prima dell’estate. Nulla di particolarmente impegnativo in fondo, se non per la necessità di incastrala tra i movimento ondosi delle giornate, se non per l’ultimo tratto di questa avventura, in cui ha dovuto dare voce a ricordi muti e in bianco e nero. Quando ha segnato questo punto, ha provato una certa commozione, una malinconica tenerezza, un affetto benevolo che si prova ogni volta che si lascia andare qualcosa o qualcuno che ti ha accompagnato per un tratto importante di strada. E ora? Ora c’è l’”a capo”, che nei dettati delle maestre a Tizianeda bambina piaceva sempre tanto. “Punto e a capo” e si scendeva di un rigo, lasciando lo spazio che tanto creava movimento alla monotonia della pagina piena di lettere fitte. Un bel respiro, un attimo di pausa e si ricominciava a riempire il foglio bianco. E se in tutto quello scrivere interminabile, dolevano il polso e le dita che strette sorreggevano la penna, non c’era molto tempo per una pausa. Il tempo di una smorfia, di un movimento rotatorio del polso per dargli sollievo e poi ancora giù a scrivere. A stare attenta alla storia che si materializzava con stupore sul foglio, a stare attenta a non commettere troppi errori, a non dimenticare tutte quelle regole che la grammatica ti chiede di applicare, tra le lettere e i loro suoni musicali. Si impara da subito a diventare funamboli, a sorreggersi sul filo delle storie che un passo alla volta chiedono di essere vissute. Si impara dal vuoto bianco da riempire o da lasciare a un tratto sospeso. Giusto il tempo di un respiro, di una smorfia, di un attimo di una pausa. E poi si ricomincia.

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Tizianeda

Un fine settimana di bellezza e una certa agitazione (ma da oggi)

E ne avevano proprio bisogno, i quattro della famigliola, di aria, spazi larghi e profumati, orizzonti da scrutare in profondità, sole e colori. Così in questo fine settimana un po’ più lungo degli altri sono stati un giorno in una località marina, una delle tante del loro sud suddissimo dalla bellezza irreale, come i luoghi che non esistono. Sono stati a casa di amici che da lì scendi su una spiaggia che il mare ha smangiucchiato paziente e irremovibile e ci sono rocce piatte inzuppate di alghe e sale che ci cammini sopra e ti bagni i piedi, che il cielo ti cade addosso, il sole fa sbrilluccicare le onde e si ritorna tutti un po’ bambini, forse per la salsedine che ti entra nei polmoni e nei pensieri. E i bambini, quelli veri, Tizianeda li ha visti scorrazzare liberi e felici, compreso il novenne che anarchico e indifferente allo stile come è, è rimasto in maglietta e mutande che tanto al mare di come è vestito non importa nulla.
Poi, visto che il sud suddissimo è multiforme, e oltre al mare tiene dentro il suo cuore montagne dalla bellezza polposa, domenica tutta la famigliola al completo, ha percorso strade tortuose per salire su su, più vicini a quel cielo dall’azzurro invadente, ospite ancora di amici. E percorrere quelle strade circondate di verde e colori, non è un semplice spostarsi per raggiungere una meta, è di più, è un’esperienza gioiosa dei sensi. Perché mentre sali ed entri nel fitto dell’Aspromonte, da un lato vedi il mare che da lì sembra una salitona blu e vedi il Vulcano poggiato sopra, che è gigantesco e bonario. Poi un po’ più in là, se il cielo e l’aria intorno vogliono, vedi le sagome silenziose di tante isole ed è un continuo dire: ooh, aah, che meraviglia, guardate. E poi ora che è primavera, a circondare la strada ondivaga che sale verso il cielo, a puntellare gli alberi e il verde, ci sono fiori di cui non sai il nome, almeno non di tutti, ma che ti assalgono di profumo e colori e giallo e viola e lilla e fucsia e spuntano dalle rocce, dall’erba alta della primavera, dal ciglio della strada, pendono dai rami e pensi davvero che la felicità è tutta lì, è in quegli attimi di bellezza che vorresti fermare.

Oggi invece si ricomincia, ognuno ai propri posti di combattimento. La settimana sarà piena di vite da incastrare, di pezzi da far combaciare e poi Tizianeda dovrà anche concentrarsi su una cosa tutta nuova che ha deciso di fare da un po’. Non da sola che le cose importanti è bello farle coinvolgendo chi ti piace. E’ un progetto intimamente legato a questo blog, alle parole che ci sono dentro e ai sentimenti e alle emozioni. E’ uno spettacolo, una perfomance, un reading, boh, Tizianeda non lo sa definire e un titolo vero, ora che ci pensa, non gliel’ha ancora dato. Sa che sarà sabato e sarà una prova, una specie di puntata zero. Sa che inizia a sentire una certa agitazione.

Buon inizio settimana e riempitevi i polmoni di bellezza ché poi gli incastri riescono meglio.

Tizianeda

In attesa delle vacanze, i timori dello Sposo Errante e un post scriptum

Ancora qualche giorno e finalmente Tizianeda chiuderà la porta del suo studio di avvocata pieno di carte indemoniate autoriproducenti, per un oscuro e mai compreso processo di partenogenesi. Come succede per le api, le alghe e anche per i tacchini. E quando riuscirà a liberare la sua povera scrivania dall’ultimo adempimento, andrà in ferie per godere del vuoto, dell’ ozio, dell’ assenza di pensieri, dell’immobilità. Andrà con la famigliola in quel posto montanaro che a loro piace tanto, in quella casa che non è la loro, circondata da alberi ortensie e silenzio.
Certo ha dei progetti in testa. Continuerà a scrivere, continuerà a partecipare al festival itinerante “Cunta e Canta”, quello che racconta attraverso la rete il suo sud suddissimo, quello dentro il quale è stata felicemente risucchiata, come in uno dei buchi spaziali disegnati dall’ottenne che lo trasportano in dimensioni divertenti pieni di avventure. Quello che ogni tanto la fa andare in giro per le lande della sua provincia. Sta anche organizzando insieme a due donne incredibili che conosce da tanto tanto tempo, un evento che la spaventa, ma che lei ha voluto per entusiasmo incoscienza follia e boh, meglio non farsi troppo domande. Ha anche un progetto nella testa che ha intenzione di avviare non appena sarà immersa nella pace della montagna.

Lo Sposo Errante, che è il primo sostenitore di Tizianeda e delle sue idee, è molto contento anche se ha sviluppato la convinzione che la famigliola, solitamente abituata ai vacanzieri deliri culinari di Tizianeda, questo agosto non mangerà.

P.s.. Solo per dirvi che il Gay Pride, che si è tenuto nella sua città sbilenca giorno 19 luglio, è stato colorato e festoso. Tizianeda si è divertita come se il tempo si fosse fermato. Se vi va di sapere perché lei è andata e i pensieri che le sono emersi dopo, di seguito i due articoli scritti per la rivista in-line con la quale collabora: http://www.zoomsud.it/index.php/cronaca/69920-calabria-io-etero-e-il-gay-pride-del-19-luglio-tiziana-calabro.html http://www.zoomsud.it/index.php/cronaca/71034-l-intervento-1-il-peccato-del-gay-pride-tiziana-calabro.html
Se vi volete fare anche un’idea di “Cunta e Canta”, questo è l’ultimo articolo pubblicato sul sito del festival: http://cuntaecantarc.wordpress.com/2014/07/12/kaulon-il-vento-e-i-sorrisi/
Un saluto allegro a tutti voi!

Tizianeda