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La consistenza dell’amore

In questi giorni:
– Un castello con due torri di migliaia di pietre color tortora e il desiderio della materia di catturare i colori mutanti del cielo. Vederla diventare giorno, ombra, tramonto, notte, viola elettrico che la fa emergere dal buio. Salirci in un giorno di sole, fino agli orli della cima e vedere il mare come mai prima e pezzi di città e la montagna di fuoco dall’altra parte e le lontananze e i silenzi dentro e fuori di te.
– Un labirinto sotterraneo profumato di carta e parole che ti ci puoi perdere, ma non lo fai perché sai dove devi andare e con chi parlare. Dentro una stanza sedersi e dirsi nella mente: “ma allora è vero!”.
– Due amiche che vengono per poche ore da una città altra e raggiungerle da Zara. Rimanere prigioniera per un tempo biblico in quell’edificio immenso, perché le amiche stanno provando dentro i camerini tutto il negozio. Stare con loro in leggerezza. Rimanere incantata davanti allo specchio di Zara e usarlo come psicoterapia dell’ego. Convincersi che veramente sei alta un metro e settanta e hai le gambe lunghissime. Meditare di coprire con un drappo scuro tutti gli specchi di casa. Meditare di tornare da Zara almeno una volta alla settimana per ripetere la terapia.
– Andare in radio, che è uno dei luoghi più fighi del mondo. Scoprire che sei in diretta e che c’è anche la telecamera che ti riprendere. Non preoccuparsi, perché sei un’età in cui tutto ha un sentore leggero. Andarci con la donna con i capelli color della terra e gli occhi da aliena, ché insieme portate in giro uno spettacolo tratto dal blog e che si chiama “Ho attraversato ridendo la terra capovolta”. Cazzeggiare prima di andare in onda, cazzeggiare quando sei in onda e continuare a farlo anche quando finisci di essere in onda.
– Il decenne che scrive un testo storico, ma inventato, che si intitola “Sopravvivere a Nerone” in cui il tiranno – quello con un grave e irrisolvibile complesso di Edipo e piromane – appare oltremodo stressato perché non riesce a uccidere un certo Daniele nonostante i reiterati incendi, attentati e assalti ai suoi danni, da parte dell’esercito di Nerone. Alla fine l’imperatore si rassegna e lascia in pace Daniele fino alla fine della sua vita. Capire che per sopravvivere alla malvagità bisogna essere abile nella corsa, nell’arrampicata e anche nella lotta.
– La quasi quattordicenne che va a scuola con addosso il maglione di suo padre. Vedere entrambi felici per questo oggetto portato in giro dal corpo di una fresca ragazzina che prende le misure di sentimenti arcani, partendo dal primo uomo che l’ha presa tra le braccia. Pensare che noi donne siamo fatte così. Indossiamo la bellezza intima della vita come il profumo che abbiamo scelto per la nostra pelle, spruzzato dietro le orecchie.
– Il sugo al pomodoro di nonna Santa Gina, che da casa sua giunge nei 90 mq custodito da un contenitore in vetro. Prenderlo tra le mani e pensare che il sugo deve avere un peso specifico elevato. Togliere il coperchio e sentire un profumo di buono. Immergere un pezzo di pane dentro la densità della salsa, che piano si lascia raccogliere dalla mollica bianca. Dirsi: “ecco è questa la consistenza dell’amore”. Addentarlo questo amore, a occhi chiusi.

Tizianeda

La radio

L’ottenne le ha detto: “Non ti preoccupare fai finta che stai parlando con noi” e Tizianeda si è immaginata urlante.
La undicenne le ha detto: ”Ciao”.
Lo zio Peppino, il suo simpatico e rassicurante fratello: “Mi raccomando non fare la tua solita voce gnegnegne”
Sua nipote M., che vive a Roma: “Zia portati un penna, chè se sei nervosa, la stringi forte, la tensione si scarica e ti concentri meglio”.
Le sue amiche l’hanno sfottuta: “Ma quando diventi famosa ci darai ancora retta?” “Smettetela…”
Sua sorella, la zia Dada, le ha sorriso.
Senzaditenellostudiodiavvocatasonoperduta, altrimenti detta O., è andata insieme a lei, perché dopo ore di condivisione di stress e fatica, il cazzeggio è al punto nr. 1 volume terzo del manuale: “Come garantire una elevata efficienza lavorativa, senza andare fuori di testa o dover ricorrere a metodi oltremodo alternativi”.
Lo Sposo Errante le ha dato un bacio e le ha detto: “Ciao bella, divertiti”.
La mamma vecchietta: “Brava” e anche: “ Non trascurare la famiglia” e anche: “Dove hai detto che vai?” “Vado in radio a parlare del blog, mamma vecchietta, Radio Febea ”.
Poi Tizianeda è salita insieme ad O. sulla macchina sgangherata che cigola e sferraglia e resiste, ed è arrivata in un posto fighissimo, pieno di facce sorridenti e simpatiche. Ha superato l’ansia da prestazione, la paura di incartarsi, di dimenticarsi chi fosse e la maledizione del gnegnegne, facendosi guidare dalle chiacchiere rilassate e tranquille. Ha persino superato il severo giudizio dei tre quarti della famigliola, rimasta a casa ad ascoltarla.
Quasi quasi, Tizianeda, in radio ci ritorna.

Tizianeda

Tutti ma proprio tutti

Questo post è dedicato allo stupore e alla bellezza. Alla generosità e all’entusiasmo. E’ dedicato alla bontà che tiene su il mondo e all’empatia che succede così all’improvviso come l’amore o un abbraccio proprio quando non lo aspetti più. E’ dedicato alla gentilezza, ai visionari, ai sorrisi lanciati in aria chè da qualche parte poi si posano, agli sguardi che vedono, al coraggio con dentro la paura. Al cuore che batte forte ma proprio forte per l’emozione e pensi “ora muoio”. Alla mia città, che è mia mia mia, a chi esercita la “restanza”. E’ dedicato alle parole che creano legami affettuosi. Alle persone che si piacciono nel tempo di un sorriso o di una stretta di mano. All’innocenza, all’entusiasmo che dice :”ok si fa” e poi si fa veramente e stai lì a dirti “ma allora non scherzavano”. E’ dedicato ai gesti protesi, agli attimi, a tutti i grazie da dire che uno non basta, perché dietro la bellezza che inaspettata esplode tra le mani, a volte c’è un “perché no?”, un desiderio semplice di condivisione generosa, come quando il settenne dice: “siediti accanto a me,” per vedere un cartone che gli piace tanto, ché lui sa che ridere in due è più bello.
Ed è successo che Tizianeda, grazie all’entusiasmo di una donna travolgente ma anche avvolgente che prima o poi vi racconterò, si è ritrovata in una serata tiepida, all’aperto davanti una lunga scalinata che saliva in alto in alto. Giù a guardare i gradini, avvolte dalla luce gialla dei lampioni, tante sedie, bianche e composte tra i muri scrostati di case antiche, che lei così affascinanti non le aveva mai viste. Si è trovata tra gente serissima che cerca di raccontare la sua città sbilenca per capire cosa succede e si è trovata tra uomini e donne con una forza luminosa, dentro storie sorprendenti. È successo che c’era Febea Radio che faceva fluttuare nell’etere queste emozioni e vite. Ed è successo che la voce bella di Renata ha regalato un corpo alle storie che Tizianeda prova a raccontare in questo blog e che le appartengono. Renata che ha letto alcuni post, facendo emozionare vibrare e gioire Tizianeda. Che quella sera avrebbe voluto cantare a squarciagola, battere le mani, fare la òla e anche baciare e abbracciare tutti ma proprio tutti quelli che erano lì seduti sulle sedie bianche e anche quelli in piedi. Ma poi non lo ha fatto. Ha solo importunato, con la sua gioia intergalattica quelli che conosceva già da un po’ o da un bel po’, che pazienti hanno sopportata le molestie.
Ed ora che il post è finito, Tizianeda fa un bell’inchino da ragazza dabbene e vi dice Grazie, chè lei e Lamedagliadelrovescio da quando questa giocosa avventura è cominciata, non si sono mai sentite sole. Consideratevi baciati ed abbracciati tutti, ma proprio tutti.

Tizianeda

Il settenne, il raffreddore ed un post scriptum

Cosa succede quando un settenne ha il raffreddore:
1. La casa si riempie di resti umidi di fazzoletti, che sembrano le briciole di pane lasciate da Pollicino nel bosco, però più virali di Ebola.
2. Il lamento da tossecatarromocciomaldigola diventa la sua cifra stilistica. Inizi a credere che le differenze di genere poggino su granitici fondamenti.
3. La sera, quando sei un tutt’uno organico con il letto ti chiama per: un bicchiere d’acqua, la soluzione fisiologica, una quantità imprecisa di fazzoletti, più coccole perché il raffreddore ti dà il diritto ad una razione doppia di baci e carezze, un altro bicchiere d’acqua perché il raffreddore prosciuga la gola come il sole del Sahara. Finisci per addormentarti accanto a lui. Il giorno dopo sei il nuovo ecosistema colonizzato dai suoi batteri, ma ancora non lo sai.
4. Il raffreddore ha una sua evoluzione, che tocca il punto più alto del malessere per poi lentamente attenuarsi. Lui ti descrive analiticamente ogni passaggio. Per dimostrartelo ti esibisce più volte il contenuto dei suoi fazzoletti.
5. Lentamente guarisce. Tu sei esausta felice e raffreddata.

P.s.: Febea Radio (100.3/6 in fm) e http://www.SocialSud.it, hanno organizzato una serata radiofonica sulle storiche scalinate di Via Melacrino della mia città sbilenca, Reggio Calabria. Oltre a varie associazioni presenti sul territorio, e la musica dei Koralira, incredibile ma vero ci sarò anche io, ma soprattutto ci sarà lamedagliadelrovescio affidata alla voce bella di Renata. Dalle 18.30 in poi, se vi va di passare, o di sintonizzarvi con le frequenze di Febea Radio e anche, per chi non mi conoscesse, di sentire la mia voce da sud sud (perché pare dovrò intervenire anche io), con le vocali aperte come il mare al largo, ne sarò felice. Sempre che l’ansia da prestazione non mi relegherà in uno stato di afonia facendomi dimenticare chi sono, da dove vengo, e cosa faccio lì.
Vi aspetto ed un saluto molto allegro.

Tizianeda