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Inizia l’avventura

“Allora Tizianeda, ci vediamo alle 4 del pomeriggio a Piazza Castello”
“Ok perfetto, a più tardi”.
La nuova avventura di Tizianeda, è iniziata mercoledì pomeriggio, dentro l’abitacolo della macchina sulla quale è entrata. Ad aspettarla Domenico e Laura. Poi insieme sono andati sotto casa di Josephine perché viaggiasse con loro e poi ancora a raccogliere un’altra entusiasta presenza femminile. E a Tizianeda è sembrato sorprendente trovarsi dentro una macchina così affollata e non per la presenza di bambini, giocattoli, bottiglie d’acqua, zainetti, biscotti sbriciolati, fazzoletti di carta con reperti fossilizzati, e varie amenità pediatriche.
Lei, che è stata coinvolta da Domenico, Josephine e Laura, perché nella sua vita multitasking è anche una blogger. Così sarà la tastiera narrante del festival che si chiama “Cunta e Canta”. Un festival in movimento, per le lande del suo sud suddissimo. E così succederà che ogni tanto, insieme a questi ragazzi (tutti più giovani di lei) – a questi quattro folli visionari, che viaggiano con i pensieri a una velocità sorprendente per le consunte cellule sinaptiche di Tizianeda, che sono una esplosione di idee e progetti e che hanno uno sguardo positivo e propositivo verso la vita – insomma succederà che Tizianeda, insieme a loro che sono gli inventori e organizzatori del festival, andrà per i paeselli dove troverà persone e le loro storie, ma anche le tradizioni la bellezza dei luoghi e dei volti e vedrà e ascolterà e poi scriverà, qui nel suo blog o direttamente sulla pagina facebook che si chiama come il festival, di questo gioco serissimo in movimento.
E con loro pochi giorni fa, è approdata in un paese che si chiama Rosarno, è entrata in una piazza dove c’erano microfoni, altoparlanti, tante sedie bianche, cavi che serpeggiavano tra i piedi, voci, freddo, un cielo prima azzurro e poi blu, sorrisi, musica, danze di paesi lontani, mani da stringere e storie straordinarie.
Perché quella sera a Rosarno, come in molte città d’italia si celebrava “La notte del lavoro narrato”, attraverso i racconti di donne e uomini appassionati.
Lì Tizianeda ha conosciuto Angelo, che è un giornalista e che attraverso il teatro aiuta i ragazzi e le ragazze a ritrovarsi, Letizia che con le prugne fa cosmetici e ha talmente entusiasmo che quando parla sembra che salti e batta le mani dalla felicità, Khadim che viene dal Senegal e a Rosarno raccoglie le arance e gioca in una squadra di calcio fortissima di cui è il capitano e te lo racconta con voce calma e timida. Ha ascoltato Tony, innamorato del polistirolo e delle sue macchine innovative che riuscirebbe a vendere anche nelle Isole Figi o nella Kamchatka, e che bacia prima di impacchettarle e spedirle in posti lontani. Ha sentito Domenico che trasforma i pampers in banchi scolastici. E poi ha ascoltato Iaia e Tury con meraviglia e stupore e sarebbe stata lì con loro fino allo sfinimento (di Iaia e Tury). Ma questa storia, la storia di questa donna e questo uomo che da Milano sono approdati nel sud suddissimo, questa storia d’amore folgorante e insolito degno di una terra capovolta, ve la racconterò, ma non ora. Ora vi chiedo la pazienza di aspettarla.

Tizianeda

Ne parlo con papà

“Mamma, il ragazzino della scuola di Inglese ha detto, se un sabato di questi, facciamo una passeggiata sul Corso insieme…sai è bravissimo a scuola…”
Santo cielo!
“Ehm…sì…vediamo…ne parlo con papà, undicenne”.
Perché quando il gioco si fa duro, e tu sei una madre che affronta l’adolescenza, con lo stesso approccio emotivo di un neofita degli sci piazzato in cima ad una “pista nera”, tiri fuori dal tuo arsenale personale, l’arma segreta: il padre. Utilissima per prendere tempo, in attesa che la tua vigliaccheria e impreparazione lascino il campo a un equilibrato e sereno approccio dinanzi ai cambiamenti epocali della prole. In attesa che la somatizzazione cosmica che minaccia il tuo stomaco attorcigliato, la smetta di ingarbugliare i pensieri. E anche in attesa che tu smetta di chiederti, perché hai avuto la ventura di abitare in una città del sud suddissimo, dove l’inverno, quello vero, non arriva mai, con conseguente possibilità, per le orde di adolescenti iperattivi , di passeggiare il sabato pomeriggio, sulla lunghissima via principale.
In ogni caso la ormai quasi dodicenne è in attesa di risposte. Intanto Tizianeda osserva la sua freschezza innocente, il suo modo lieve di scoprire la vita, l’entusiasmo di un’età che non tornerà più, il suo corpo che cambia, il suo sguardo da ragazza sulle giornate che le si muovono attorno e vibrano e sono un richiamo allegro, la sua emotività senza le strutture pesanti degli adulti… e il mal di pancia ritorna.

Tizianeda