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Tappezzerie e lenti

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“Santo cielo, Sposo ormai Presente!”
“Cosa?”
“Ma fra tutte le canzoni che tu e il tuo gruppo potevate scegliere di suonare, proprio questa!”
“Perché non ti piace?”
“Ma hai idea, hai idea quanta tappezzeria io ho fatto con questa canzone alle feste?”
“Ma veramente i tuoi compagni non ti invitavano a ballare i lenti?”
“No, mai!”
“Non capivano niente. Scommetto che eri carina”
“Ma che carina! Ero racchia e antipatica, ho conosciuto più divani io di un tappezziere”
“E che avevi mai?”
“Avevo un pallore mortale, capelli improbabili, i baffi e i maglioni fatti da mia madre … continuerai a suonarla?”
“E come faccio. E’ uno dei pezzi che abbiamo scelto”
“Ma tu lo sai che ogni volta che qualcuno suona questa canzone, da un’altra parte del mondo una ragazzina racchia viene invitata da tutti i ragazzi boni della festa?”
“Ah bene, e poi?”
“Poi si sveglia e si ritrova sul divano della festa”
“…”

Morale: invitate le ex ragazzine-tappezzeria a ballare i lenti. Ma che siano lenti, molto molto lenti…

Tizianeda

Pensa che avrebbe voluto abbracciarla

E insomma, anche Tizianeda ha guardato a lungo la copertina della rivista che parla di moda e immagino anche di altro. Quella di cui se ne è parlato tanto, ed è successo un putiferio per quella ragazzina fotografata, seduta su un pavimento, appoggiata a una parete, con i jeans anni ’80, un dolcevita nero, degli stivaloni pelosi come un pupazzo del Muppet Show e che tutti hanno definito anoressica, malata, emaciata, scandalosa. L’ha voluta guardare a lungo questa ragazzina che ci fissa senza l’accenno di un sorriso e la bocca socchiusa (ma perché le modelle le fotografano tutte con la bocca socchiusa e senza l’ombra di un sorriso?).
E ha letto tutto il parlare che c’è stato dopo, dei difensori della taglia 40,42,44,46,48 ecc…Perché la ragazzina seduta per terra, appoggiata a un muro e lo sguardo rassegnato, gli stivali pelosi, che è alta alta e ha un corpo di bambina ossuta, ha la taglia 38. E giù a dire che è brutta, che è bruttissima che è un inno all’anoressia e cose così. E lo sa Tizianeda che l’anoressia fa paura, che è una malattia dell’anima che grida attraverso un corpo che piano piano scompare e che chi ha riviste del genere qualche domanda se la dovrebbe pur fare. Ma ha anche pensato che con le nostre crociate su quale sia la taglia migliore, il modo migliore di portare il proprio corpo nello spazio, abbiamo fatto scomparire la ragazza appoggiata al muro, cui il cinico mondo degli adulti ha detto di sedersi in quel modo lì. Che è stata truccata e vestita e svestita e pettinata da mani altre. Un mondo di grandi attorno a quella ragazzina, che poi magari lei è proprio magra così, come tante altre ragazzine che si sono sentite accusate per la loro taglia 38, che sono così anche se mangiano come camionisti dai succhi gastrici ipertrofici.
E Tizianeda, non riesce a non pensare alla modella che forse non è ancora maggiorenne e al mondo degli adulti che sottrae bellezza e innocenza e che per vendere prodotti usa i corpi e lo fa così bene, che noi che osserviamo, non li vediamo nemmeno più, vediamo soltanto un’idea, un concetto, vediamo il riflesso della nostra ostinata posizione da difendere.
E Tizianeda pensa alla ragazzina, a tutte le ragazzine con i loro corpi in divenire, pensa a sua figlia di tredici anni che si confronta con il mondo, portando il suo corpo che deve imparare ad amare e scoprire. Pensa a tante cose Tizianeda, che le hanno trasmesso gli occhi della modella bambina che il mondo degli adulti ha piazzato davanti a un obbiettivo, perché tutti la guardassero. Pensa che avrebbe voluto abbracciarla.

Tizianeda