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Ogni mercoledì sera

Ogni mercoledì sera, salgo su una nave, che mi porta a casa. Il tempo si ferma, il mare sparisce, le voci attorno sono un teatro, le montagne si allargano piano. C’è un nero fuori che è quieto e le onde si muovono sotto i piedi.
Sulla nave del mercoledì sera, sto zitta, insieme al mare, che sembra sparire. E spariscono i pensieri dentro il nero mare che contiene la nave, che contiene me.
Ogni mercoledì sera, su quella nave, attraverso lo Stretto, che è un rimestio di voci e le sento mute e il tempo smette ed è ritorno.
E so che questi attimi sono per la grazia che mi regala l’Isola. Di quando condivido insieme ad altri una passione accesa, seduta attorno a un tavolo nel centro del palco di un piccolo teatro a parlare di vita, in un mischiarsi di architettura e poesia. E forse, ogni mercoledì, lo sogno quell’uomo che è di un altro mondo e sa le parole che incantano e ci insegna suoni e costruzioni nuove, come è la costruzione di un amore. Ed è stupore, ed è lividi e fatica, per quel niente che è la preghiera del racconto, fatto di carne e di sputo nel buio di un teatro. Come il mare quando è notte.
E succede ogni mercoledì. Da due mesi. Dentro lezioni di scrittura drammaturgica, che pensavo “non ci riesco” e invece ci riesco. Alla fine ci riesco, ogni mercoledì.
Ed è questo che sento sulla nave che mi riporta a casa. Che va a dritta, e non ho più paura del mare che si nasconde e posso guardare le montagne che si allargano e vibro, con le onde che mi accompagnano. E’ un racconto imprevedibile questa vita, di lividi e stupore.

Tizianeda

Ritorni

Ciao, voi due che siete tornati nei 90 mq.
Ciao ragazza, che sei stata per quindici giorni in quel paese altro e il tuo aereo, quando sembravi a un passo da casa, ha ritardato cinque ore e tu insieme agli altri, sulla pista dentro quell’affare volante chiusa e in attesa, nella città più bella e forse incasinata del mondo. E pensavo di vederti scendere sfatta come tutti gli altri passeggeri e invece sei spuntata fiera e baldanzosa come solo la giovinezza sa, muovendoti verso la folla di parenti e amici in attesa come me, dentro il vociare da sud suddissimo. E ti ho guardata ché erano 15 giorni che non lo facevo con il tuo sorriso colorato e ti ho abbracciata e annusata. “Mamma che fai piangi?” “Io? Cosa dici? No assolutamente…”. E’ l’amore, che è salato e scorre liquido e caldo dentro, che va tenuto nascosto, che vuole pudore, lo so, come le cose preziose e solo tue, anche se a volte trabocca e non lo puoi contenere. E poi è stato un tumulto di parole, che solitamente sei così silenziosa. Ed è stato bello sentire il fluire di ricordi fioriti e freschi. Sentire che la lontananza da casa è un saltello lieve per te, che sai che c’è sempre un posto dove tornare, come un pensiero potente, un amuleto segreto della forza. Come Itaca “che ti ha regalato il viaggio”.

E ciao, ragazzino, che sei tornato e non ti sentivo e vedevo da sette giorni, tu che eri tra boschi e riti e regole e giochi e ragazzini come te per la prima volta lontani da casa per tutto questo tempo. E siamo venuti, tutta la famigliola, a raggiungerti e riportarti a casa, ché era l’ultimo giorno del tuo campo scout. E ci sei corso incontro con il tuo sorriso che spiazza e innamora e hai abbracciato tua sorella di quell’abbraccio unico, che tu sai fare, che è un trasporto di corpo e di cuore. E vi siete allontanati a chiacchierare delle vostre cose di fratellanza. Ed è stato bello guardarvi allontanare, sfiorandovi e ondeggiando sotto gli alberi giganti, come un’immagine preziosa da conservare, che rinfresca il respiro e riposa i pensieri.

E poi tutti ancora casa e delirio quotidiano e bucati e attese di racconti che spuntano improvvisi e distratti e allegri.

Tizianeda

Ciao

Parole che mi piacciono:
1. “Ciao”: è una confidenza furtiva, è un bacio sulla guancia. “Ciao” è: “ci rivediamo, vedi”, è un’altalena che va su e poi giù, è allegria, è un sorriso dentro la voce.
2. “Ti voglio bene” e non TVB, eh, che sembra l’acronimo brutto di un canale televisivo, che è sbrigativo come un segno di insofferenza con la mano. “Ti voglio bene” va musicato per intero, nel tempo di più respiri. Va lanciato con calma noncurante e allegria coraggiosa. “Ti voglio bene” con quel modo placido di risuonare ti fa venire voglia di restare. Non è “Ti amo” con la sua perentorietà possessiva, poco generosa. “Ti voglio bene” è molto di più, è un regalo desiderato. Per te.
3. “Ascolta”. Ma solo quando è l’incipit di una frase. Ché è un modo morbido per iniziarla. Ti porta con dolcezza lenta alle parole che verranno dopo. E’ dire: io sono qui per te ora, in cambio ti chiedo di ascoltarmi. “Ascolta” si completa con il silenzio fugace che lo segue. Poi le parole possono susseguirsi, tante e veloci. “Ascolta” è un gesto vocale calmo e rassicurante. E’ un soffio di intimità, prima che tutto il dopo abbia inizio.
4. “Buongiorno”, quando è la prima parola del risveglio. Quando è stropicciata e impastata di sogni e di buio. “Buongiorno” è un parola mai lasciata sola, ché se la pronunci, ti verrà restituita. Ma con un’altra voce, incartata della vicinanza del mattino. Anche lei ugualmente stropicciata di sogni e di buio e di intimità.
5. “Ritornare”. C’è sempre una storia prima della parola “ritornare”. C’è il viaggio, c’è la fisicità, che scompare piano, di chi va via. “Ritornare” è la parola dell’attesa che finisce, è una promessa, è qui e ora che sostituisce la nostalgia, è sapere che da qualche parte, ovunque ti trovi, c’è un luogo che è casa.

P.S: a proposito di ritornare, solo per dirvi che lo Sposo Errante, dalla Normandia, dove è stato per cinque giorni con il suo amico di tanti tanti anni fa, è tornato. Con lui ha riportato storie da raccontare, posti da far vedere ai nostri occhi stupiti, abbracci stretti stretti, ma soprattutto un faro a strisce bianche e rosse, piccolo e solido come un Hobbit nella Terra di Mezzo. La luce dentro c’è e questo significante dettaglio, lo rende un Faro perfetto. Il faro perfetto di Tizianeda.
Ciao.

Tizianeda

Il fidanzato di Hong Kong

Sono tornate. Le ragazze dei 90 mq, Tizianeda e la dodicenne, hanno lasciato Roma per ritornare nella loro città sbilenca.
All’aeroporto ad aspettarle i due maschi: l’ottenne e lo Sposo Errante.
“Sposo Errante, sapessi che bel viaggio di ritorno!! Pensa ho chiacchierato per tutto il tempo in inglese con un signore che veniva dalla Costa Rica… che viaggione che si è fatto…”
“Sì papà, è vero mamma ha parlato tutto il tempo con questo tipo e ridevano pure…forse se parlavano ancora, si fidanzavano…”
“Santo cielo dodicenne cosa dici…mamma è curiosa e le piace chiacchierare, poi ancora di più con persone che vengono da mondi lontani dai nostri, e comunque se il viaggio durava almeno un’ora in più non mi fidanzavo, credo…dai scherzo… sicuramente mi avrebbe raccontato un mucchio di altre cose…che peccato aveva iniziato a farmi vedere le foto dei suoi figli”
“Mmm, è che mi dà fastidio ecco…”
“Piccola suocerina…comunque R., che veniva dalla Costa Rica, in realtà è di origine cinese, Hong Kong, ma i suoi genitori si sono trasferiti quando lui era piccino, infatti parla il cantonese lo spagnolo e l’inglese è un criminologo è stato cinque ore nell’aeroporto di Roma … ma prima aveva fatto scalo ad Amsterdam è la seconda volta che è in Europa la prima volta è stato in Spagna ha due figli uno piccino e uno adolescente che gli hanno chiesto di portargli i confetti. La sua terra è molto bella ed è racchiusa tra due oceani, gli ho detto di andare al Museo della Magna-Grecia di vedere i Bronzi di Riace di prendere il gelato di Cesare che tanto è lì vicino e di farsi una passeggiata sul lungo mare. Gli ho detto di vedere i nostri monti dell’Aspromonte che sono meravigliosi e di visitare il villaggio dei pescatori di Scilla, Chianalea. Gli ho anche detto di comprare i torroni di Bagnara. Mi ha fatto scrivere tutto sul suo I- phone”
“Mi immagino poveretto quante domande gli avrai fatto…”
“Insomma Sposo Errante, non tantissime e che ho pensato che era così lontano da casa sua, in un posto sconosciuto, gli ho fatto da comitato di accoglienza…avrei voluto chiedergli un mucchio di altre cose ma siamo atterrati…peccato”
Sì, peccato, chè Tizianeda al criminologo che parla il cantonese, che porterà i confetti ai figli in Costa Rica, avrebbe voluto fare ancora tante tante tante domande. Perché le vite degli altri sono interessanti, perché è più forte di lei, perché le viene naturale chiacchierare con persone sconosciute, che contrariamente a quanto si crede spesso amano raccontarsi mentre c’è chi li ascolta. E a volte è un gesto, un movimento impercettibile del corpo o un modo diverso di guardare che attraggono Tizianeda, perché pensa alle loro storie, alla loro vita nascosta da scoprire.
E pazienza se al gemellaggio tra popoli, assista una pre-adolescente pronta a proteggere il suo territorio da attacchi di potenziali e alquanto improbabili fidanzati.

Tizianeda

La felicità

La felicità è la bellezza che ti entra dentro gli occhi, dal finestrino di un aereo che decolla. E’ il mare placido, un foglio ruvido color carta da zucchero. E’ la prospettiva sbilenca, sono le nuvole sparpagliate e appoggiate sul dipinto in movimento, che se non fossi lì con il cuore accelerato, non potresti vedere. Così la paura si fa piccola e innocua, quasi simpatica.

La felicità sono i tuoi passi placidi senza la compagnia di nessuno. Sola a muoverti dentro una città grande grande, dalla bellezza troppa. E’ la distanza che senti di poter finalmente abitare, i pensieri fluidi e quel sorriso che proprio non riesci a levarti dalla faccia. E pazienza se domani le rughe attorno agli occhi saranno più profonde. E’ la lontananza che vivi come una rivelazione, come un bel posto dove rifugiarsi, a volte. E’ la improvvisa percezione che il tempo è un vento che ha smesso di soffiare troppo forte. Ecco, tutto questo è la felicità.

La felicità sono tre M e una I, che casa loro, quando approdi in quella città dalla bellezza sfacciata, è da ormai quindici anni anche casa tua. Da quanto la nipote M., aveva otto anni. Da quando la nipote I, era una promessa dentro il liquido primordiale della sua mamma. Da quando hai conosciuto la sorella dello Sposo Errante e suo marito, oggi zia M e zio M. La felicità è questa casa appoggiata sulla città di Roma.

La felicità è il primo pomeriggio, arresa tra i cuscini di un divano bianco. E’ leggere oziosa e in silenzio con la compagnia lieve della nipote I. “ Zia studio in questa stanza, così stiamo insieme”. Un silenzio perfetto e presente. Sì la felicità è anche questo.

La felicità è la mattina dopo con tua nipote M., che ti regala al ritmo di racconti e parole, pezzi della sua vita di studentessa universitaria, la sua sensibilità unica, il suo sguardo aperto al mondo, i progetti fuori dall’Italia, dove essere giovani è un valore da proteggere e considerare.

La felicità è seguire solo i propri ritmi come quando viaggiavi ed eri ragazza. Nel tempo in cui le soste pipì, cacca, i sono stanco, ho fame, ho sonno, quando ce ne andiamo, mi sto annoiando, non rientravano tra le priorità della tua vita. Sì la felicità vuole anche questo, ogni tanto.

La felicità è tornare a casa, dopo due giorni in quella città tanta. Trovare i due minori ancora svegli – “bambini non dormite è tardi” “vi aspettavamo mamma” – spalmati tra le lenzuola e i cuscini del lettone, che non hai il coraggio e il cuore ti imporgli i loro letti. Addormentarti felice insieme a loro, anche se sai che in due giorni come questi, ogni tanto vorresti ritornarci.

Tizianeda