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Buon Muolk a tutti

“Ciao Sposo Errante, stasera ho fatto un po’ tardi allo studio di avvocatessa…come stai?”

“Sono stravolto”

“Hai ragione, anche io…dai che siamo  a casa sani e salvi…preparo la cena”

“Mamma come cammini?”

“Come Michael  Jackson ,  all’indietro…dai  facciamo la serata moonwalk. Fallo anche tu Sposo Errante”

“Mamma papà è più bravo di te”

“Che dici undicenne, è terrificante e poi è serio anche quando fa il deficiente, non è corretto”

“Mamma guarda anche io so fare il muolk”

“Il moonwalk settenne…dio sei terribile”…

Tizianeda, quando la situazione si fa dura, quando la stanchezza è una massa densa, quando troppo  attrattiva è la tentazione di abbandonarsi ai lamenti,  si aggrappa alla stortia (perdonate il termine indigeno che usa spesso, ma le piace troppo), travolgendo i due minori debosciati, cosa alquanto facile, ma anche il serissimo di casa, che paziente e divertito si sottopone alla follia compulsiva. Per questo prima di sedersi a tavola per la cena i quattro della famigliola hanno camminato all’indietro come zombie disorientati, con buona pace di MJ. Tizianeda a dire il vero ha proseguito anche dopo cena e la mattina quando ha svegliato i minori, e quando ha preparato la colazione, e poi lo ha fatto fare anche a suo fratello, lo zio Peppino, che accidenti è stato bravino, e ha deciso che lo farà tutte le volte che si sentirà triste o stanca o con il desiderio di fuga incorporato.  E forse lo farà fare anche ai nonni ottantenni, alle sue amiche, a sua sorella Dada che è un’altra serissima, alle sue cognate a ai suoi nipoti, alle maestre del settenne e alle professoresse della undicenne, ai suoi vicini di casa che sorridono poco e alle mamme che incontra all’uscita della scuola.

Così alla fine si sentiranno in armonia con l’universo e consolati per ogni attimo della giornata  senza leggerezza.

Buon “muolk” a tutti.

 

 

Tizianeda

Davide e Golia

Il piccolo di casa, la sera a letto ama circondarsi di oggetti familiari e rassicuranti. Oltre al sacchettoacchiappaincubi, bisaccia di panno rosso cucita dalle mani pazienti della zia M., che di notte risucchia dalla sua testa i brutti sogni (“però mamma non funziona molto bene perché si prende pure quelli buoni”), ci sono i suoi piccoli pupazzi spelacchiati e consunti: il cagnolino Tuffy ed il procione Procy.
Il primo, il più bisognoso dell’affetto del suo padroncino ha un solo enorme sproporzionato occhio tondo, perché l’altro non c’è più, sostituito da una cavità nera e profonda come un cratere di un vulcano pronto a risvegliarsi (“ Mamma è’ stato il suo amico Procy il procione a cacciarglielo, però non lo ha fatto apposta, quindi Tuffy lo ha perdonato”).
Poi ci sono io, seduta sul bordo del letto che raccolgo le confidenze del piccolo che ignora il sonno, preso dalla serale logorrea compulsiva.
“Mamma Tuffy non vuole solo le coccole. Lui è anche un eroe! Sconfigge i giganti cattivi!”
“Ma come fa così piccino ad uccidere i giganti!”
“Ora ti spiego. Si fa ingoiare e così quasi strozza il gigante. Poi scende giù giù nell’intestino e si muove fortissimo da una parte e dall’altra . Ti faccio vedere…così…… prima che al gigante esce il vomito lui risale veloce veloce e dopo il gigante vomita e muore”.
“Molto furbo questo Tuffy”.
“Mi dimenticavo. Quando è fuori si scrolla tutto. Perché lui è un cane e non si può fare la doccia”.
“E perché si deve scrollare?”
Sgrana gli occhi e parla greve: “Perché mamma il gigante dentro……… è pieno di sangue!!”.
La sua voce trema mentre mi descrive quest’ultima scena decisamente troppo splatter per lui…..Per fortuna c’è il sacchettoacchiappaincubi!

Tizianeda