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Gli occhi e lo specchio

E’ stato un attimo, un guizzo dentro i suoi occhi dal colore che non ha nome, quelli che sono verdi, azzurri, grigi, boh. Quelli che intorno si modificavano le geometrie. Un crescere di corpo, naso, bocca, guance, mani, spalle, braccia, seno, fianchi, gambe, attorno alla staticità di cellule visive. C’è da perdersi o ritrovarsi nella fedeltà tridimensionale degli occhi, nella loro coerenza di grandezza.
C’è da perdersi quando dentro l’immobilità degli occhi di una quindicenne, si affaccia un movimento nuovo di sguardo, di fronte allo specchio che la osserva e misura.
Ed è successo, nel giro di un attimo, che io guardavo lei, lei guardava lo specchio, lo specchio si riempiva di lei, e i suoi occhi per la prima volta sorridevano a se stessa. E’ successo che io, che rubavo l’intimità dei riflessi, continuavo a guardare la ragazzina, le sue iridi colorate di sorpresa, i due identici corpi giovani e pieni, fuori e dentro, che per la prima volta si riconoscevano.
Un regalo inaspettato delle ore, che lo sguardo ha assorbito, come uno specchio che attira la vita.
Gli occhi sanno la coerenza delle cellule immutabili. Lo sguardo no, comprende e cattura. E’ moltiplicazione, sottrazione, a volte divisione. Lo specchio senza menzogna dei nostri accadimenti. La misura mutevole del nostro stare alla vita, che ci scivola dentro, attraverso una finestra spalancata.
Lo sguardo di Agnese mi ha regalato la sua bellezza intima. La stessa che accade tutte le volte che ci specchiamo per guardarci negli occhi. E così ritrovarci nelle nostre dimensioni uniche e immutabili, per rassicurarci che la vita non ha incattivito il nostro vedere, rendendolo distante e d’acciaio. Lo facciamo per ritrovare la nostra presenza di visione, per dirci va tutto bene, ascolta, l’anima è ancora qui.

Tizianeda

Mai più!

Ultimissimi giorni di saldi per i negozi.

Tizianeda ha deciso di sfruttarli per acquistare capi di abbigliamento. Avrebbe dovuto comprare capi base utilizzabili in tutte le occasioni. Un tubino nero, un pantalone dal taglio classico, décolleté, una giacca sobria dai toni asettici.
Poi è uscita in una di quelle mattine in cui era allegra, il cielo brillava azzurrissimo e complice, in cui si sentiva ottimista, con il karma a favore, i pensieri peace&love e un sentore da ragazzadeifiori. Così è entrata in qualche negozio, attività che solitamente considera tediosa e a casa è tornata :

– con un paio di collant verde maredeitropici, un altro paio di collant blue santocielo e un altro viola fittofitto
– con una gonna che in realtà è un pantalone. Corto. Molto corto, dalla fantasia coloratissima e dei disegni che raffigurano frutti esotico-alieni
– con il dubbio atroce che dentro lo specchio di Zara sia intrappolata una modella di un metro e settanta e che la Hobbit che la fissa dallo specchio dei 90 mq, è troppo familiare per essere un’estranea.
– con un mantra ripetuto nella mente ossessivamente :”oggichiamolestetista – oggichiamolestetista – oggichiamolestetista – oggichiamolestetista – oggichiamolestetista – giurooggichiamolestetista … ”
– con la convinzione che mai più farà vedere i suoi acquisti fatti in una giornata allegra alla sua amica ventiseienne e a sua sorella, la zia Dada, ugualmente concordi nel dirle: “belle le calze e i pantaloncini, sono per la quasi tredicenne vero?”.

Tizianeda