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L’intuizione del liutaio

Si avvicina con un gesto. Poggia le mani sulle sue guance, lo
accarezza, gli dice: “bello” e poi lo abbraccia. Agnese e suo padre. La
diciassettenne e lo sposo un tempo errante e oggi abitante stanziale dei 90 mq.
Lui ripone la sua giornata torva altrove, si ammorbidisce. Lei si allontana con
la grazia e la forza di chi sa il necessario e il tempo esatto. Li guardo,
faccio i miei commenti stupidi, rovino tutto io a volte. Non sanno, invece,
quanto  mi riposi  la fugace perfezione che la vita ancora mi regala.
E penso. Penso ai gesti. Senza parole, o con pochi suoni ad accompagnarli, perché
il più non serve. I gesti si imparano,  si assorbono, osservando la grazia degli
altri, contagiosa come una cura del fare. Oppure no. C’è un principio che li
innesta, c’è una memoria del prima, che si riattiva ogni volta che il mondo
fuori ne reclama l’urgenza e tu sai già la risposta, sai le braccia, rifugio
del bambino addormentato.

I gesti e le parole. Ci penso spesso ultimamente. Vengono dal corpo entrambi, la stessa genesi. Sono fratelli da accordare, come le note. Siamo  liutai senza più memoria, perché i giorni ce la strappa a morsi e lividi. Perché noi. Difettosi e piccoli, che del dolore e dell’aria attorno ne facciamo poltiglia.

“Bello”, dice Agnese a suo padre. E’ bastato un attimo. E’ bastato
che non fosse dentro uno schermo qualsiasi, è bastato che non fosse arrotolata
su se stessa, è bastato quel giorno, per altri giorni di altrove. Ma in quel
momento è bastato.

Un gesto, una parola, e prima ancora l’intuizione del liutaio
che sente le note smarrite.

I gesti e le parole. Quelle pronunciate. Perché non è vero che queste volano via. Rimangono anche loro, come quelle scritte, forse anche di più. Le parole pronunciate dentro i gesti si posano, diventano boa e confine, se pure momentanei. Giù e dentro i nostri spazi incomprensibili e rumorosi.

Tizianeda

Ritorno al futuro

“Siete pronti? Ok allora vengo in strada con voi, così vi vedo partire e vi scatto qualche foto”
E così lo Sposo Errante, la ragazzina e Tizianeda sono scesi in strada, dove c’era ad aspettarli la motocicletta Enduro. Quella che l’uomo adulto di casa, quando si era giovani (Tizianeda di più) e spensierati, usava come principale mezzo di locomozione e poi si scorrazzava per le strade del sud suddissimo. Ed era bello ed era fresco. Poi è arrivata una bambina. La moto si è trasformata nella Bella Addormentata nel garage, mentre la vita fuori correva a quattro ruote. Quattordici anni dopo, lo sposo ha deciso che era finito per la motocicletta il tempo del sonno e dell’oblio. E come un principe azzurro innamorato l’ha risvegliata.
Domenica, proprio quella ragazzina che aveva preso con prepotenza i suoi spazi, che senza chiederlo aveva imposto la clausura, su quella motocicletta è salita. Il conducente era sempre lo stesso di quattordici anni fa, solo un po’ cambiato per i veloci giri del tempo. Sono partiti per una giornata in compagnia, dall’altra parte del mare. E Tizianeda mica si poteva perdere questo momento. Il privilegio di vedere dall’esterno la stessa scena di tanto tempo fa. Un balzo temporale in cui si ritorna dentro attimi già vissuti, come Marty Mcfly in ritorno al futuro ma senza il rischio di creare casini spazio/temporali, sparizioni o cambiamenti epocali. Ha così visto lo sposo sistemare con cura il giubbotto e il casco della ragazzina. Spiegarle come salire sulla motocicletta, fare gli stessi gesti di tanto tempo fa, azionare il motore, staccare il cavalletto dal terreno e partire con un sorriso. La ragazzina era seduta dietro di lui, abbracciava sua padre contenta. La motocicletta correva sulla strada, soddisfatta e finalmente libera e felice.

p.s.: E il decenne? Il decenne è stato ospite tutto il giorno a casa di amici genitori del suo amico del cuore G. Tiziana è molto grata a sua madre che le ha regalato una rara giornata di solitudine. Di quelle giornate che hai mille progetti ma in realtà poi non fai nulla, e ti godi il privilegio di stare ai tuoi tempi, di mangiare a letto del riso scaldato e di provare a vederti una serie americana sul pc e sempre a letto, che non pensavi che ti avrebbe preso così. Ha passato anche un bel pomeriggio con un amico senza l’urgenza del ritorno, fatto di chiacchiere e progetti. Poi a casa è tornata ad aspettare che la famigliola si ricompattasse, ad aspettare i racconti di tutti.

Tizianeda

Complicanze, soccorsi, spettacoli e colori

Cose che Tizianeda ha fatto in questi giorni.
Ha registrato la puntata di una trasmissione televisiva che si chiama “Fuori in trenta minuti” insieme alla sua amica Eleonora per parlare dei loro mondi creativi. Ha parlato dello spettacolo che rappresentano insieme, tratto da questo blog. Un signore altissimo con le mani giganti, i capelli turchini come quelli delle fate e dei piedi lunghi lunghi come quelli di un Orco, che fa il cromatologo, le ha detto che il colore della sua anima è rosa fané, che è madre e figlia, soldato e comandante, inossidabile e decisa. Le ha detto anche di dipingere per liberare le sue troppe energie. Lei crede che non lo farà, perché la sua vita per ora è già abbastanza complicata.

Ha fatto una breve gita in tarda serata al Pronto Soccorso della sua città sbilenca, per portare lo Sposo Errante (niente di grave, tranquilli, tutto sistemato). Lo Sposo errante non ha gradito la sua guida creativa e anarchica, lei ha ignorato le sue richieste di regredirla al ruolo di passeggera. Al pronto Soccorso sono arrivati entrambi integri. Un infermiere gentile ha assegnato allo Sposo un colore che indica il grado di urgenza: il verde. Dopo la visita l’uomo verde e la donna rosa fané sono tornati nei 90 mq.

E’ ritornata al Pronto Soccorso dopo pochi giorni. E le è sembrata una discreta media per la sfiga. Lo ha fatto per accompagnare una signora. La signora era convinta di avere un infarto o la polmonite, Tizianeda era convinta che le sue costole non fossero perfettamente integre. Tizianeda ha ripercorso la stessa strada fatta pochi giorni prima, ha condotto la signora nelle stanze ospedaliere, ha parlato con infermieri e medici con la sicumera di chi sa la questione e di come ci si comporta in certe situazioni. Ha scherzato con la signora per distrarla dalla paura, ha scherzato con il giovine che l’ha fatto sedere su una sedia a rotelle, portandosela in giro, perché lei quando il gioco si fa duro, scherza. Ha scherzato con la dottoressa addetta ai raggi X, perché le è sembrato che quelle stanze e quei corridoi fossero tristi assai. E’ stata scambiata per la badante della signora, forse per il rossetto rosso fuoco che ormai indossa come una copertina di Linus e per gli orecchini dell’identico colore. La dottoressa si è sentita mortificata per l’errore. Tizianeda si è sentita molto contenta per l’errore, ché nell’immaginario collettivo le badanti sono donne dell’est, con bei rossetti sulle labbra e bone. La signora che ha accompagnato al Pronto Soccorso, aveva le costole non perfettamente integre.

Ha rappresentato con Eleonora lo spettacolo tratto dal suo blog. Lo ha rappresentato in un teatro pieno di gente. E’ piaciuto a chi era presente. Probabilmente si apriranno scenari inaspettati. Il 12 maggio questo blog compirà quattro anni. Quando questa avventura è iniziata Tizianeda non sapeva proprio dove l’avrebbe condotta. Certo non credeva che si sarebbe trovata su un palco, dentro uno spettacolo inondato da così tanto affetto. Eppure è accaduto. Eppure sta accadendo. Vi aggiornerò su tutto questo e su qualcos’altro che sta per arrivare.
Un saluto allegro e capovolto a tutti voi!

P.S.:  Qui la locandina dello spettacolo. Un grazie felice a una donna e al suo coraggio per averlo proposto e voluto con pervicacia: Maria Rita Stilo, avvocata anche lei e molto molto di più.

Tizianeda

Motocicletta

“Tizianeda, che dici se la faccio riparare e ricominciamo a usarla?”
“Ma sei sicuro sicuro? Sono passati tanti anni … più di quattordici … vabbè se ci tieni, in realtà sarebbe figo risalirci come ai vecchi tempi, prima del delirio”.
Quando lo Sposo Errante, che ancora non era errante e neanche sposo, ha conosciuto Tizianeda, si aggirava per le strade con una motocicletta Enduro. Che è uno di quei mezzi di locomozione a due ruote, molto sportivo e molto alto. Se sei agile, figa, scattante, con i capelli al vento e con le gambe lunghe lunghe ci sali con la grazia di una gazzella. Se sei Tizianeda ogni volta prima di accomodarti sul sellino, ti concentri torva come se dovessi affrontare un duro allenamento militare. Quando lo sposo allora semplice corteggiatore e poi fidanzato andava a prenderla sotto casa, il quartiere si affacciava sui balconi e stava sugli usci che davano sulla strada, per assistere allo spettacolo della vicina che si arrampicava sulla motocicletta. Tizianeda inspirava ed espirava, malediceva i tipi della bottega accanto che uscivano sulla strada per assistere alle show, poggiava sempre il piede sbagliato sul pedalino sbagliato, affondava le unghie sulla spalla del centauro, faceva oscillare pericolosamente la motocicletta, e si accomodava. Poi si partiva verso mete e luoghi, lei cingeva il corteggiatore, appoggiava le sue forme alla schiena di lui e si sentivano entrambi felici. Hanno continuato a farlo, anche quando lui non andava più a prenderla, perché ormai la casa era diventata unica per entrambi. Poi però, la pancia di lei ha iniziato a crescere crescere e arrampicarsi su quella motocicletta era diventato impossibile e l’unica morbidezza che poteva appoggiare alla schiena di lui era un ventre tondo come una mongolfiere. Così la motocicletta è stata riposta in un garage e coperta da un telo. Tizianeda tra le braccia e appoggiata alle sue forme ha iniziato a tenere una bambina. La motocicletta nella solitudine caotica del garage, ha aspettato paziente e forse rassegnata. Ogni tanto in casa si parlava di lei, come dei tempi andati, come dei bei ricordi. Poi la folgorazione dello Sposo nostalgico, al quale non si può dire di no.
Ora la moto è in officina, come una regina. Tra qualche giorno sarà riconsegnata allo sposo. Tra qualche giorno Tizianeda dovrà provare a risalirci. A guardarla divertiti sul balcone, ci saranno una ragazzina di quasi quattordici anni e un ragazzino di dieci. Poi lei cingerà la schiena di lui, appoggerà le sue forme e chiuderà gli occhi, per cercare sensazioni di un tempo lontano.

 

 

Tizianeda

Sui fogli bianchi

Lo Sposo Errante e la quasi tredicenne sono tornati nei 90 mq. Erano andati a Roma a un concerto. Con funzioni, entusiasmo e resistenza diversi. La ragazzina è ritornata felice e baldanzosa. L’uomo adulto di casa, circondato per ore da adolescenti iper-eccitati, vivo. Forse si riprenderà fra un mese. O forse mai del tutto.

La ragazzina non guarda più la serie TV con gli Zombie asociali e asmatici. Almeno per ora. Adesso è appassionata di fumetti Manga. I personaggi sono tutti un po’ incasinati, però questi comunicano tra di loro e godono di ottima salute. Ogni tanto qualcuno muore, ma solo di morte violenta. A Tizianeda i Manga piacciono più degli Zombie.

Tizianeda pensa che l’adolescenza è una terra magica e insondabile. A volte ogni possibilità di comunicazione cessa, un po’ come con gli Zombie. Poi all’improvviso le si apre un mondo colorato, multiforme e affascinante dentro il quale ha il privilegio di entrare, per osservarlo stupita. Un po’ come nei Manga.

Quanto al novenne, allo stato lui sembra essere a una distanza siderale da questo tempo di mezzo, che prima o poi si insinuerà tra le sue cellule sinaptiche. Per ora, lui, preferisce scomparire con i suoi bambini volanti, che sfidano la gravità, le leggi della fisica e il fastidio di un mondo reale, per incanto soppiantato da avventure intergalattiche. Con lui si porta un po’ di compagnia, come la Compagnia dell’Anello. Si porta i suoi amici, i cugini, la sorella e i genitori. A riempire tutti i fogli bianchi, a sconfiggere in mezzo a stelle e pianeti, mostri strambi e bitorzoluti. Sui fogli bianchi ci si salva tutti e si sorride sempre. Anche ai nemici si sorride, prima di annientarli con bacchette magiche. Sui fogli bianchi la paura non esiste.

Tizianeda

Il viaggio, lo sguardo e quello che conta

Lo Sposo Errante ed il suo amico di sempre, vagano beati per le lande sperdute della Scozia, viaggioregalo per i loro compiuti cinquant’anni e antica promessa mantenuta. Per loro sono giorni miracolosamente sospesi, pieni di chiacchiere solitarie in un generoso tempo autogestito.
Me li immagino come spavaldi Indiana Jones, curiosi come Bruce Chatwin ed empatici come il capitano Kirk e il signor Spock però senza il teletrasporto.
Tizianeda, che ama le storie che viaggiano nel tempo, proprio come questa, che avrebbe voluto seguire i due cinquantenni per sbirciare curiosa le loro gesta, per lenire l’ansia da lontananza e il timore che non torneranno più, per dare sfogo alla sua fantasia compulsiva e soprattutto perché è una buffona senza speranza, in questi giorni si è rappresentata nella sua mente iperattiva, cosa sarebbe potuto accadere ai due girovaghi :
1. Scoprono che il mostro di Loch Ness esiste davvero. In una notte nebbiosa ed umida, mentre contemplano il lago fermo e silenzioso ricordando i loro trascorsi fanciulleschi, quella specie di drago acquatico sbucherà infido dalle acque, imprigionandoli nelle sue viscere come Geppetto e Pinocchio nel ventre della Balena. Nessuno li troverà più.
2. Mentre percorrono nell’ automobile noleggiata, le lunghe strade desolate della Scozia che tagliano la brughiera, distratti dalla corsa di centinaia di daini su un prato, non scorgeranno il gregge di pecore che attraversa la strada, così le investiranno e ne uccideranno una decina.
Il pastore padrone, grosso peloso vagamente odoroso di whisky e di stalla , in preda ad una funesta ira compulsiva, sfascerà la macchina dei due malcapitati con una grossa clava causalmente in suo possesso. Li sequestrerà, e per farsi risarcire li costringerà a sposare le sue figlie grosse, pelose, vagamente odorose di whisky e di stalla. Ci sarà un rito gaelico al cospetto di tutte le bestie della fattoria. Nessuno li ritroverà. Forse un giorno riusciranno a fuggire.
3. Si sistemano comodi su un battello pensando di godere di una breve gita panoramica. In realtà per un inspiegabile equivoco, salgono su un peschereccio rompighiaccio che li porterà sino alla Groenlandia. Il barcone sosterà lì per tutto l’inverno. I due saranno adottati dalla comunità Inuit, si dedicheranno alla caccia del bue muschiato ed alla pesca di gamberetti e narvali facendo buchi nel ghiacci . Ritorneranno in primavera.
4. In Scozia non sono mai arrivati.Sono a Rio de Janeiro ad ancheggiare al suono di salsa e merengue con toniche e discinte fanciulle in un tripudio di sudore e mojto. Se ritorneranno non lo so.

In realtà niente di tutto questo è successo, almeno non ancora.
Lo sposo Errante ed il suo amico in questa serena pausa dell’età di mezzo, hanno già ammirato le bellezze del Lago, senza tuttavia avere incontri ravvicinati con il mostro. Si sono placidamente accomodati sui sedili di un battello che li ha portati davanti alle rovine di un antico castello, e poi sono ritornati al porticciolo dal quale erano partiti, senza perdersi o essere divorati da esseri immaginifici.
Hanno percorso chilometri e chilometri in macchina e contemplato paesaggi e villaggi scozzesi. I daini li hanno visti veramente, le pecore pure. Nessuna di queste bestie è stata travolta dalla loro guida disinvolta. Non hanno incontrato pastori.
Sono approdati su un’isola che si chiama Arran, non molto lontana dall’Irlanda , dove la flora e la fauna sovrasta numericamente la presenza umana. Mentre la nave scivolava sul mare freddo del nord, hanno avvistato uno squalo elefante potente ed imperturbabile.
Ogni mattina lo Sposo Errante, per integrarsi con gli indigeni, mangia pane tostato, bekon, uova che a guardarle nelle fotografie che ci manda, sembrano mozzarelle di bufala campana, beve anche il caffè o qualcosa di simile.
La sera ci sentiamo e ci vediamo con i sorprendenti strumenti tecnologici di internet.
Il seienne gli rammenta di portargli qualche regalo, la decenne sogna di andare anche lei un giorno in un posto lontano, con un’ amica.
Così la famigliola partecipa gioiosa a questo viaggio, perché non c’è chi parte e chi invece resta ad aspettare, ma un miscuglio potente di esperienze e di vita che si mescolano si sovrappongono ed a volte si dividono, perché alla fine siamo tutti viaggiatori e non è il dove ma è sempre lo sguardo quello che conta.

Tizianeda

Avventura.

Questa storia appartiene a due bambini e a due uomini. E’ la storia di un sogno e di una promessa mantenuta.
I due bambini hanno nella testa un groviglio di avventure a cui dare forma per le strade e nei cortili, nel tempo dove tutto è sospeso e possibile. Hanno il legame misterioso dell’amicizia, condividono i loro dieci anni e la strada dal nome bello dove vivono, “Fata Morgana”. Condividono la fantasia, le risate i giochi in libertà ed un presente lieto. Condividono i racconti dentro schermi con le figure in bianco e nero che se li guardi da dietro, ti sembrano la prua di una grossa nave e chissà cosa diavolo c’è dentro. La televisione, per i loro dieci anni è uno spazio breve dentro cucine odorose di cene sempre pronte. Alimenta fantasie e un giorno all’improvviso una promessa, un patto indistruttibile ed assoluto. Così è successo con quel programma lì, che li porta divertito in posti lontani e sconosciuti, che gli fa sgranare gli occhi silenziosi.
“L’hai vista la puntata di ieri?”
“Si certo. Ma secondo te c’è davvero?”
“Boh!? Se vogliamo scoprirlo dobbiamo andarci”
“Per me va bene. Facciamo un patto. Quando saremo grandi andremo in Scozia insieme sul lago di Loch Ness per vedere se il mostro esiste veramente”.
“Affare fatto”.
Questo penso si saranno detti i due mocciosi, per poi continuare imperturbabili a giocare . Le parole che a quell’età hanno un peso, anche se non ci ritorni più sopra, sono rimaste nelle loro teste allora bionde, come un sigillo, un legame indissolubile. Per questo quelle parole lì, hanno viaggiato sulle loro gambe ossute, sono rimaste silenti e vive nella loro memoria riposta. La promessa ha resistito come un grosso mercantile in un mare in tempesta. Ha attraversato il tempo, mentre i cortili si svuotavano per diventare silenziosi e fermi, mentre le automobili rubavano ai bambini lo spazio nelle strade. Anche la televisione non è stata più la stessa, dentro e fuori. Le gambe sottili dei bambini si sono rinforzate, la loro pelle liscia è diventata ruvida. Il loro odore è cambiato insieme alla voce, gli occhi sgranati e silenziosi si sono posati su altro. Dalla loro via dal nome bello si sono allontanati, per andare altrove.
Qualcosa però è rimasta immutata. Il loro legame misterioso e quella promessa scambiata tra due bambini sognatori .
“Che ne dici se per festeggiare i nostri cinquant’anni andiamo finalmente in Scozia?”.
“Perché no”.
Questo penso si saranno detti lo Sposo Errante ed il suo amico, cent’anni in due equamente distribuiti.
Per questo oggi, l’uomo adulto di casa prenderà un aereo che lo porterà a Milano dove vive il suo compagno di giochi di tanti anni fa, si guarderanno con lo stesso affetto timido e antico di quei due bambini. Poi da lì insieme prenderanno un altro aereo ed un altro ancora per arrivare finalmente in quei posti sperduti e lontani dove, con occhi sgranati e silenziosi consegneranno la loro promessa.

P.s.: la trasmissione televisiva che i due bambini vedevano si chiamava “Avventura”, era curata da un giornalista, Bruno Modugno, che insieme ad altri come lui girava dei servizi in giro per posti lontani lontani.Il programma iniziava con una sigla con la voce di Joe Cocker che canta una canzone dei Beatles “She Came In Through the Bathroom Window”. Siamo negli anni ’70.

Tizianeda

Pronti partenza via

° Il seienne ha ripreso ad ascoltare le canzoni di Fabri Fibra, che è un rapper arrabbiato, che si agita ansiogeno, che in ogni verso infila una parolaccia. Lo osservo mentre ascolta eccitato il tipo che canta – “mamma hai sentito?” “Si però tu non ripetere” “no….e che sono matto!” – pensando a quanto si possa essere attratti da ciò che non ci somiglia .
° La decenne da un po’ di giorni, oltre ai documentari su cani, gatti, invertebrati, coccodrilli, squali, subisce la fascinazione di trasmissioni che raccontano storie agghiaccianti di UFO e di manifestazioni soprannaturali o che parlano di disgustose malattie rare – “mamma non ti preoccupare guariscono tutti”- che guarda con serena disinvoltura e serafico distacco. “ Se arriva tuo fratello cambia canale per favore”.
° Da due settimane si verificano inquietanti fenomeni notturni. I minori, si spostano dalle loro postazioni, per stazionare in quella dei due adulti di casa. Il sonno è diventato un fenomeno collettivo e sembriamo una comunità hippie. A volte però prima di procedere all’occupazione silenziosa, ti fissano immobili ed ansimanti mentre sei avvolto in un sonno profondo che implode svegliandoti. Poi per tutto il resto della notte hai la sensazione di essere intrappolato in un film di Kubrick . “Mamma ti guardavo perché volevo capire se dormivi”.
° Sabato al supermercato, ho fatto la spesa riempiendo il carrello fino all’inverosimile, come se l’apocalisse fosse imminente, e dovremo passare i prossimi mesi in un bunker chiuso ermeticamente. Il carrello sotto quell’enorme peso, ha iniziato ad ignorare i miei comandi girando su se stesso come la testa di un indemoniato.
° Da qualche giorno, per le strade, si aggirano donne con gli sguardi un po’ assorti, un po’ preoccupati, un po’ allucinati, un po’ deliranti. Camminano veloci trascinando bambini e buste piene di libri quaderni penne matite borsellini righelli colla diari zaini forbici colori scarpe nuove per l’inverno. Io sono una di loro.
° L’uomo adulto di casa da questa mattina ha iniziato “l’operazione scanner”. Ha preso montagne di fotografie di quelle che si facevano con i rullini. Con pazienza le ha ricercate, copiate, catalogate. C’è un passato che ci appartiene ed uno individuale quando l’altro era ancora molto lontano dall’arrivare ed ancora più lontano il risultato del nostro incontro. In questo tripudio scientificamente nostalgico, lui sguazza e si bea. Io un po’ meno.
° Domani ricomincia la scuola per tutti i bambini e ragazzini della mia città. Si sa che le attese che nascondono aspettative, paure e speranze, fanno fare ai grandi ed ai piccini, cose a volte strane, a volte insolite, a volte solo diverse.
Domani si ricomincia anche per la famigliola. Buon inizio ragazzina decenne per il tuo primo giorno nella scuola media. Che hai addosso una paura che mi intenerisce, che la nascondi dicendomi che non vedi l’ora, che ti guardi allo specchio mille volte spostando la riga tra i capelli, che vorresti vestirti con jeans strappati, una maglietta punk e tutta bardata di gioielli e so che dovremo trovare un compromesso . E buon inizio a te mio piccolo seienne ormai quasi settenne, che invece della scuola non vuoi proprio parlare e se ti chiedo, cambi discorso. Che mi accenni a volte a quel compagno “fastidioso”, che in prima elementare ti spaventava e poi a casa ci raccontavi degli scarafaggi e dei ragni sul tetto. Ma quest’anno sarà diverso perché sei più forte, perché tuo padre ti ha insegnato a pedalare senza le rotelle, perché sei caduto mille volte graffiandoti le gambe e non hai pianto e non ti sei arreso.
Buon inizio a tutti voi.

Tizianeda

Quanto è bella giovinezza

Quando mio marito chiacchiera al telefono con i suoi antichi amici cinquantenni sparsi per l’Italia, lo sento ridere, come mai fa con me. Ride come quegli adolescenti maschi che incontri per strada, quando passeggiano in gruppi di tre o quattro elementi, tutti gesti, ammiccamenti e brufoli.
Se melliflua, cerco di carpire i segreti di tanto sganasciarsi, lui risponde evasivo “ Abbiamo parlato di tutto. Niente di particolare”. Che tradotto in linguaggio compiutamente femminile significa : ” cosa vuoi che ti racconti. Non puoi capire tu che sei di un’altra generazione, che non hai vissuto e condiviso i tempi dell’infanzia e dell’adolescenza, quando eravamo completamente liberi, incoscienti e pazzi. Quando ancora i nostri ormoni erano addormentati e non potevamo sapere che quel tempo di grazia, sarebbe stato sostituito da pruriti e struggimenti amorosi, preludio della perdita della nostra spensieratezza”.
Però lo stesso voglio capire, e lo interrogo avida e curiosa di un mondo che non esiste più.
Lui racconta ed io vedo bambini sparsi per il quartiere e nei cortili, teppistelli rumorosi ed innocui. Li vedo arrampicarsi, come ragni imperturbabili, lungo le impalcature dei palazzi in costruzione, li vedo lanciarsi sui cumuli di terra, li vedo addormentarsi la sera nelle loro case, esausti e sporchi con in testa i giochi del giorno dopo.
Li vedo ancora camminare incoscienti e svampiti e sempre miracolosamente vivi lungo le rotaie della ferrovia, raccogliere lattine di bevande vuote da collezionare, gettate dai finestrini dei treni.
Li vedo qualche anno dopo, ascoltare musica, quando la musica era un tempo da dedicare e non un prodotto da consumare distrattamente. Li vedo prendere tra le dita come reliquie i loro vinili, li vedo lenti e concentrati inserirli nel giradischi per ascoltarli seduti e muti, da soli o in compagnia. Li vedo chiudersi, un tempo indefinito, dentro le cabine dei negozi di musica. Li vedo ascoltare con le enormi cuffie alle orecchie le ultime novità che il più delle volte non avrebbero comprato, eccitati ed increduli per tanta gratuita abbondanza, sotto gli occhi distrattamente rassegnati, del proprietario dell’unico venerato negozio di dischi della città.
Questo è il tempo perduto dell’uomo adulto di casa e dei suoi amici. Loro sanno di non poterlo più riavere, perché è inutile, certe cose non ritornano più.
Allora si tengono stretta la memoria comune ed il cazzeggio privo di ritegno, che li fa sganasciare dalle risate…. senza troppo preoccuparsi di essere capiti dagli altri.

Tizianeda

Le chiavi

“Ciao mamma, siamo venuti a trovarti…..hai le chiavi di casa vero?”
Alle quattro dell’ultimo pomeriggio di agosto,  dopo il trasloco del suo studio in un appartamento che è dentro lo stesso palazzo dove vive la famigliola solo un piano più giù, Tizianeda ha iniziato a  liberare  la sua casa dalle invasive carte di avvocatessa.
“Bambini papà  non c’è  io scendo un attimo sotto, non vi muovete sono senza chiavi lascio il telefono qui”
“Mmmm”
Dopo pochi minuti   la decenne  ed il seienne, suonavano al campanello.
Dopo pochi secondi di conversazione con quei due, Tizianeda  apprendeva che avevano chiuso la porta di casa al piano di sopra, che no, le chiavi non le avevano con loro, che la decenne si era portata con sé il seienne per non lasciarlo solo, che non avevano il telefono fisso e mobile  perchè il  cellulare era dentro casa  e la linea telefonica dello studio non era stata ancora trasferita nell’appartamento.
Dopo lo sconcerto che si è trasformato in arrabbiatura che si è trasformata in urla che hanno echeggiato per le scale del palazzo mutando la mamma gentile  in un orrido orco senza cuore, i tre si sono recati sul balcone che confina, diviso da una grata, con quello della vicina artista e folle e del suo cane, per farsi prestare il telefono e avvertire l’uomo adulto di casa.
“Ciao sono io richiamami siamorimastifuoricasahailechiavi?”
Click!
Poi l’uomo adulto ha richiamato  comunicando che anche le sue chiavi giacevano insieme alle altre dentro casa.
“Si però non imprecare così”.
Lui ha invece continuato ha esprimere il suo dissenso riempiendo l’etere di  parole e frasi grevi, solitamente usate dagli adulti nei momenti di difficoltà emotiva.
Poi i tre rinchiusi nel nuovo studio, finito di parlare al telefono,  hanno aspettato che qualcosa succedesse, mentre la decenne piangeva dicendo che quello era il giorno più brutto della sua vita, mentre  il seienne per esigenze emulative  piangeva pure lui dicendo che  in quello studio semi vuoto sarebbero morti tutti e tre di fame e di sete.
Invece l’uomo adulto di casa, finito di imprecare, veniva soccorso dal signore del negozio di ferramenta, dove in quel momento si trovava.Il signore del negozio di ferramenta da coerente uomo del sud aveva intercettato la conversazione telefonica, carpito il senso e trovato la soluzione. Dopo pochi minuti, infatti, il titolare, l’uomo adulto di casa, un avventore unitosi al consesso  ed una radiografia con sopra impresse ossa di chissà chi e inspiegabilmente dentro il negozio, come una spedizione per una missione di soccorso, si sono recati davanti alla porta chiusa della famigliola.
Così l’uomo della ferramenta ha infilato la lastra  tra gli ingranaggi della serratura, l’avventore l’ha smossa con foga e l’uomo adulto di casa si è ripreso dal turbamento assistendo al miracolo della porta che si apre grazie  a quei due, che come Sherlock Holmes e Watson, Batman e Robin, Topolino e Pippo , avevano  restituito la normalità alle vite dei rintontiti destinatari del loro intervento.
Tizianeda ancora una volta si domanda se spostare il suo studio così vicino a casa è stata una buona idea.

Tizianeda