Posts Tagged ‘tempo’

Gesti dedicati

Michela è alla stazione. Ci aspetta, con il marito. E’ sorridente e colorata. Proprio lì, come in quella giornata di due anni fa, dove ci siamo viste per la prima volta e riconosciute, immediatamente. Ero andata per il libro “La medaglia del rovescio” a parlarne con i suoi alunni liceali, perlopiù ragazze. Un incontro indimenticabile, come la pasta e lenticchie che poi ha cucinato a casa sua, in onore della mia nonna Bianca. Le presento Eleonora, compagna di viaggi e di spettacolo. Siamo qui per questo. La sera rappresenteremo “Ho attraversato ridendo la terra capovolta… ma anche no”, con i suoi racconti molteplici. La giornata è luminosa e serena. Andiamo a casa di Michela, che ci ospita per la notte. E’ antica e piena. Ridondante direbbe lei. E’ nel centro di Nicastro, la piccola città dove è nata la mia nonna Ines, la nonna che amava la vita. Sarà forse questo il denominatore comune, che lega Michela, me ed Eleonora, questo amore. Sto bene, sono felice. Questo posto non mi è estraneo. Mi sento a casa. Respiro, in profondità. Anche Maya, il cane di Michela ci accoglie. Si fa amare, senza pudore. E’ una terapia per l’anima. Come la pasta con le melanzane e il vino, che Gino, suo marito ci versa nei bicchieri con generosità. Poi andiamo per le prove. Usciamo dal portone antico, attraversiamo la strada ed entriamo in un palazzo che una volta era un convento Domenicano, poi un liceo e oggi ospita il Sistema Bibliotecario Lametino. Proviamo i microfoni, sistemiamo gli elementi di scena, Eleonora risolve problemi tecnici, sfidando il pessimismo cosmico di un signore giunto sul luogo e poi andato via. C’è Ippolita, con il suo misto di innocenza bambina e profondità di visioni e parole. Ci scatta foto, ci inonda di gioia.
La sera lo spettacolo fiorisce. Nonostante i problemi tecnici (una mano decide di abbassare il volume da dove parte la musica e amen), le luci del salone, la processione fuori, le strade bloccate. La sala è piena. Si crea l’alchimia tra noi due e il pubblico. Quei misteri spiegabili, quelle relazioni potenti che funzionano e lo senti. Subito. Ci chiedono di ritornare, anche per gli assenti. Torneremo. Si torna sempre nei luoghi che sanno di pane e tulipani. E’ un richiamo di attesa e pazienza. Intanto si risale sul treno, per andare a casa, e poi partire ancora per altre mete da esplorare, dove si possono creare nuove alchimie… ma anche no, che servono anche le negazioni, o si fa in modo che insegnino qualcosa.
Porto con me ricordi amorevoli, e la sempre più forte percezione, che in questa vita tumultuosa e spesso dissonante, abbruttita dalla fatica di esistere, contino poche cose, le stesse da sempre. Sono quelle custodite nei gesti di attenzione amorevole, di tempo dedicato, per sé e per gli altri.

Tizianeda

Sii dolce con noi, sii gentile

Ciao, sei arrivato finalmente. Un’attesa di un anno. Gestazione di 12 mesi, come i cavalli. Duemiladiciassette ti ha partorito, scomparendo dentro di te. Fa cose strane il tempo che scorre. Una magia bizzarra. Non credi? La madre si perde nel figlio e il figlio nasce più vecchio della madre. Non poteva che succedere allo scoccare della mezzanotte, questa magia. Accadono eventi strani nell’ora di mezzo del buio. Finiscono gli inganni delle fate, Cenerentola perde una sola scarpa per paura e vergogna, la carrozza ritorna zucca, gli stracci si riprendono il vestito della festa, la verità delle cose si rivela, e salutiamo l’anno che muore di parto, abbracciandoci come sopravvissuti, riempiendoci di baci, tenendoci stretti tra l’addio e il benvenuto, tra il sollievo e il bisogno di inizio, tra finalmente e speriamo. E’ bello il tuo nome, sai. Il finale sa di infinito e di possibilità. Sembri simpatico. Sii gentile anche, concedici le tregue che non abbiamo ancora avuto, concedici le rese che non ci siamo regalati e le consolazioni, nonostante i pezzi perduti nei giorni chiusi come porte alle nostre spalle. Concedici la clemenza e l’accoglienza e se non le sappiamo, dacci incontri e occasioni che ci dicano come si fa. Dacci specchi che non ci ingannino e strade senza troppi trabocchetti ed enigmi irrisolvibili. Sii gentile, ché la gentilezza è come gli uomini che sanno fare il bucato e cucinare. La gentilezza è sexy. Facci diventare sexy, perché il cinismo ha stufato nel suo sembrare così alla moda. Facci essere fuori moda, come vecchie signore naif. Lasciaci aprire ai paesaggi.
Fai come le madri che guardano i figli dormire, mentre scompaiono nella visione di innocenza. E non importa l’età dei figli e delle madri. E’ sempre lo stesso vedere. Guardaci dormire e sii dolce con noi, sii gentile. In fondo, è breve il tempo che ti resta*.

*Mariangela Gualtieri (semi cit.)

Tizianeda

La prima volta

La prima volta che ho visto l’arcobaleno, avevo sette anni. Ero incastrata tra un banco ed una sedia , la maestra parlava e io guardavo fuori dalla finestra. Lui galleggiava colorato nell’aria. Era bellissimo e l’ho osservato fino a che non si è dissolto. Da quel giorno non ho più smesso di guardare attraverso le finestre.

La prima volta che sono stata colpita dalla maledizione: “quando sarai madre anche tu capirai”, avevo trentaquattro anni. Piangevo senza ritegno alla prima recita di mia figlia. In un colpo avevo delegittimato le proteste dell’adolescenza, verso le plateali manifestazioni emotive di mia madre. Ancora oggi mi commuovo vergognandomi come l’adolescente di allora. Solo che la mamma questa volta sono io.

La prima volta che ho capito che i nonni non sono immortali, avevo dieci anni. Le mie cugine giravano tristi tra le stanze di casa mia. La nonna delle torte, da quel giorno non l’avrei più rivista, se non nei sogni.

La prima volta che ho capito che non avrei più riavuto il mio corpo da ragazza, avevo 35 anni. Dentro di me si muoveva un bambino bello e grande. Uno spazio prepotente in un corpo inadeguato. Questo pensavo, mentre osservavo i raggi che dall’ombelico si irradiavano ondivaghi sulla pelle, sbucati a tradimento sulla mia pancia pronta ad esplodere.

La prima volta che ho sentito la libertà e la bellezza della giovinezza avevo 21 anni. Era estate, c’erano ragazzi e ragazze della mia età intorno a me, tutti sull’isola di Ventotene. Il tempo, in quei cinque giorni, si è addensato, regalandoci attimi di fresca perfezione.

La prima volta che ho capito che feste frizzi lazzi e uscite senza orari, dovevano essere archiviati per un tempo indefinito, avevo trentatré anni. Ero seduta in macchina con lo Sposo Errante, tenevo tra le braccia un corpo caldo avvolto da strati di coperte, una piccola femmina in divenire. Tornavamo a casa. Fuori nel buio delle strade il fermento giovanile dei veglioni di capodanno che stavano per iniziare.

La prima volta che un oggetto mi ha salvato la vita, avevo quattordici anni. L’oggetto era un libro e quando mi sono separata da lui perché la storia che mi aveva regalato era finita, per reggere il vuoto ne ho dovuto aprire un altro e poi un altro e poi un altro ancora. Fino ad oggi. Io a quel libro sono grata. Per questo lo tengo sul mio comodino senza rileggerlo. Per non deludere l’incanto di quella prima volta.

La prima volta che ho parlato con lo Sposo Errante, non la ricordo. Però lui sì. E questo mi basta.

La prima volta che ho sentito che stavano invadendo i miei spazi intimi e vitali, osando dove nessuno avevo mai osato , ero nuda e stesa su un lettino, in preda ad una logorrea compulsiva. Quattro mani cercavano tra costole e polmoni, i miei, di consegnare alla sua prima volta, una bambina seduta sulla mia vescica e con la testa appoggiata sul mio stomaco. Poi hanno estratta anche lei nuda e furente, e ci siamo guardate, per la prima volta.

Tizianeda

Il tempo, la famigliola e la settimana

E insomma, succede che ottobre è finito, e Tizianeda giurerebbe di aver girato da poche ore la pagina di settembre del calendario colorato. Quello che ha appeso nel suo studio di avvocata, un piano più giù dei 90 mq della famigliola.
E succede che anche questa settimana è esplosa alla velocità supersonica, che ti addormenti che è lunedì e ti risvegli di venerdì e forse siamo tutti sotto un incantesimo che piega il tempo.
Ed è successo che martedì la famigliola ha accolto orde di pre-adolescenti compagni della undicenne. Dovevano fare una ricerca sugli Aztechi e la cucina è diventata una fucina di studiosi, il tavolo si è riempito di colla, forbici, di un cartellone bianco e colori. L’etere è esplosa di grida risate idee effluvi di scarpe da tennis entusiasmo cazzeggio eccitazione giovinezza allegria ed il tempo distorto si è fermato.
Tizianeda ha preparato ai giovincelli una crostata con la marmellata, che è scomparsa nel tempo di una pausa. È stata riempita di complimenti per le sue doti culinarie da un entusiasta dodicenne, che si esprime come un lord inglese e la chiama signora :“grazie Signora, molto gentile Signora, buonissima la crostata signora…”. E ogni volta Tizianeda, sente una stretta allo stomaco. Però non dice niente e sorride muta al ragazzino educato.
Ed è successo che mercoledì lo Sposo Errante ha lavorato fino a sera e poi ha dormito nella città altra dove viene portato ogni giorno dai treni sbrindellati e le strade malferme. Così i due minori la sera si sono piazzati nel lettone con Tizianeda – “mamma è la regola, quando papà non c’è noi dormiamo con te” “ma siete sicuri io questa regola non me la ricordo” “tranquilla mamma ce la ricordiamo noi” – sentendosi come truffata da quei due, felicemente spalmati tra le lenzuola e i cuscini.
Ed è successo che giovedì Tizianeda ha lavorato senza fermarsi,per non tornare tardi a casa, perché doveva prepararsi per una breve vacanza con tutta la famigliola, così riempire la valigia e sistemasi. Doveva anche comprarsi un paio di scarpe. E poiché lei nel momento in cui è necessario essere concreti e risoluti dà il massimo, si è fatta prendere da un impulso culinario irrefrenabile. E insomma è partita senza scarpe nuove ma con le sue ballerine color verde pantofola e le scarpe da tennis sbrindellate, la valigia è stata riempita tardi tardi, ma in compenso la famigliola ha mangiato lasagne, zucchine alla menta e peperoni.
Ed è successo che questa mattina, lo Sposo Errante alle 6,00 era sveglio, alle 6,15 vestito, alle 6,30 aveva parcheggiato la macchina sotto casa, alla 6,40 preparato il caffè e la colazione, svegliato i bambini, borbottato una quantità indefinita di volte verso i tre quarti della famigliola che ciondolava in preda ad un inefficiente entusiasmo –.“santo cielo quanto sei antipatico rilassati!” “ma hai preso tutto” “…uh ho dimenticato il portafoglio…anche il deodorante…” “…”.
Poi sono tutti saliti in macchina, lo Sposo Errante ha acceso il motore ed è ritornato simpatico.
E poi..insomma, poi vi racconto.
Un saluto allegro.

P.s.: Ormai da due settimane Lamedagliadelrovescio collabora per simpatia reciproca con un giornale online che si chiama Socialsud.it. La domenica Tizianeda pesca dal blog un post di un po’ di tempo fa e così lo condivide con i lettori del giornale online. Se vi va di passare siamo lì ad aspettarvi.

Tizianeda

Gli amici dall’altra parte del mare, il tempo che passa e David Bowie

“Ciao Tizianeda, sabato avete impegni? Vorremmo venire a trovarvi con Franci ed i bambini”.
“Ma che meraviglia. Finalmente ci rivediamo. Sono due anni”
“ Che non ci incontriamo tutti insieme? Almeno quattro”
“Ma veramente, così tanto!”…
Quando Tizianeda era giovane giovane, terminati gli studi universitari, in un tempo in cui lo Sposo Errante si trovava nella imprevedibile nebulosa del futuro e con lui, i voluti effetti collaterali del loro incontro. Quando Tizianeda vagava in un fluire lento, ignara dei funambolici giochi di incastro che un’altra vita le avrebbe chiesto. Quando l’inquietudine era la sua cifra stilistica e le energie vitali non subivano gli scuotimenti di giornate capricciose come un grafico impazzito. Ecco in questo tempo qui, Tizianeda e sua sorella, la zia Dada, allora soltanto Dada, frequentavano amici dall’altra parte del mare, che raggiungevano salendo su una nave grande e ferrosa, che le portava nella città di fronte alla sua. Li raggiungevano per divertirsi alle loro feste, mangiare insieme, andare a teatro o a un concerto.
Intanto però, il tempo, quello sciroccato, è andato dritto in avanti, e Tizianeda e tutti gli altri con lui, a farsi trasportare, costruendoci sopra le loro vite da adulti, tassello su tassello come i lego.
Il tempo li allontanava da quel punto iniziale, da quegli spazi fermi e bianchi come una casa estiva, mettendo ognuno sulla propria traiettoria. Loro però legati da quel punto, da quei posti spensierati, hanno partecipato, a volte da lontano, ai movimenti delle altre vite, quelli radiosi e quelli bui. Per questo l’altra sera, Tizianeda ed i suoi amici, anche se erano quattro anni che non si incontravano, si sono salutati con empatica intimità, che sembrava si fossero lasciati il giorno prima. Perché l’altra sera gli amici dell’altra parte del mare, sono approdati nella casa della famigliola, per incontrarsi con le loro vite mutate, le loro facce tracciate, i bambini ed una sorpresa pasquale nella pancia di lei, una sorpresa che si muoveva e sguazzava nel liquido primordiale della sua mamma Franci. Si sono abbracciati, baciati, guardati, ognuno ha sbaciuccato i bambini degli altri in un comune sentire. Tizianeda è stata salutata con “ciao amica mia” e questo le ha scaldato il cuore proprio, proprio un bel po’.
Sono arrivati anche i fratelli di Tizianeda con le loro famiglie, e le stanze si sono riempite di voci e futuro.
Quando poi la casa si è svuotata e i bambini nel sonno, le hanno restituito il silenzio, Tizianeda, che ama annegare nella masochista nostalgia del tempo perduto, ha acceso lo stereo per ascoltare David Bowie , nel suo ultimo Cd, regalo dallo Sposo Errante. Perché quando era una ragazzina anni ‘80, lei era irrazionalmente innamorata di quell’alieno dagli occhi dissociati, subiva la fascinazione delle sue stranezze, ne percepiva la potenza e forse ne intuiva l’erotismo. Lo ha ascoltato, seduta sul divano avvolta da multistrati di una coperta spessa, pensando alla giornata trascorsa, pensando al suo presente denso in cui si piace, anche se accidenti non è più ragazza, pensando a David Bowie che è un signore anziano fascinoso, con chissà quanti acciacchi.E immersa nella profondità di tali pensieri, si è addormentata avvolta nella sua spessa e calda coperta.

Tizianeda