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Per amore solo per amore

Quando Tizianeda era ragazzina e conosceva l’avvicendarsi delle lettere sui fogli, esercitava l’indifferenza ai libri. Mentre la sorella divorava storie con la consapevolezza precoce delle primogenite, lei preferiva l’ozio sciolto dei sogni, le nuvole che cambiano forma, il mento appoggiato sui palmi della mano, i gomiti sui tavoli, il cuscino, il formaggio, l’amica del cuore con cui litigare e fare pace, la cioccolata, David Bowie, Miguel Bosè e Massimo.
La figliola non legge, diceva preoccupata la madre di Tizianeda alla zia Italia, la zia signorina. Leggerà, rassicurava la prozia della figliola e quando inizierà, non smetterà più. La zia Italia, non si era sbagliata.
Tra le mani di Tizianeda un giorno della sua adolescenza, è arrivato, infatti, un libro dal titolo bello: “Per amore solo per amore” di un signore col cognome che le faceva pensare alle nuvole, Pasquale Festa Campanile. E dopo quel libro – che la Tiziana di oggi conserva con la stessa gratitudine che si può sentire per un indimenticabile amore, che ti lascia la nostalgia dell’ancóra e il desiderio di un’altra àncora – non ha più smesso. Ai libri si è aggrappata e ha lasciato che loro facessero. Perché il libri fanno parte di quelle tre L che, come dice a Tiziana un’amica, curano.
Si legge per il sentire del dolore, si legge per le attese, perché si è disperati, perché si è affamati, per il mistero delle parole, perché si è innamorati, perché non si è più amati, perché le storie hanno bisogno di noi, da sempre.
Una volta sola Tiziana ha smesso di leggere, così all’improvviso, per più di un anno, dimenticando i libri sul comodino. In quel tempo segnato dall’assenza di carta, le era arrivata una storia troppo grande. Per le altre non c’era posto. Si chiamava Agnese, una bambina uscita dalla sua pancia tipografia. Quella storia che le cresceva impercettibilmente tra le braccia e dentro gli occhi, le avrebbe insegnato parole nuove. Per amore, solo per amore.
Poi, dopo il tempo giusto dell’attesa, Tiziana ha tolto la polvere dai libri dimenticati sul comodino e come se tutti quei giorni non fossero mai trascorsi, ha ricominciato a leggere.

Tizianeda

Se non muoio

Un giorno di un po’ di tempo fa. Conversazione chat tra amiche, su una difficile decisione da prendere.

E1: Vieni con noi al concerto?
E2: Sì se non muoio …
E1: Bene, stiamo organizzando il pulmino. Guida T
E 2: Ma vero?
T: Sì. Le probabilità di morte sono elevate, confessatevi prima
E1 : Deve guidare la sua macchina nuova, è una prova per lei e noi saremo al suo fianco per sostenerla, se non moriamo
T: Non arrivo con i piedi ai pedali, ma guido tipo étoile, sulle punte. Prendo la Nazionale
E2: Arriveremo a concerto finito
E1: No no in autostrada
T: Ma no, partiamo presto
E2: Se vabbè
T: No da sotto
E1: In autostrada
E2: Così al concerto pure il gard rail ci portiamo
T: Sarà bello fare come Telma e Luise, insieme ci teniamo per mano, pure io vi tengo per mano mentre guido
E2: Io non voglio morire
R: Appuntamento ore 17,00, merenda a sacco
E2: Io vengo con Lirosi (n.d.a.: lineapulman) … io tu e Lirosi
E1: Porto il thermos col caffè
R: Poi ad Archi (n.d.a.: quartiere della città) facciamo la pipì
E2: Io porto le medicine e le salviettine
T: Che cretine
R: A Catona (n.d.r.: paese limitrofo) ci ripassiamo il rossetto, per le 22,00 saremo a Villa
T: E invece supererò il mio limite di velocità e quando arrivo a 50 km orari, morirete di paura
E1: Ma non è meglio che ci portiamo il cambio?
E2: Troviamo chiuso
R: Poi ci accampiamo per il ritorno a Pentimele ( n.d.a.: quartiere della città) e torniamo a casa per le sette del mattino
E2: Sì che almeno andiamo alle bancarelle. Il tempo di tornare ed è di nuovo “Festa di madonna” (n.d.a.: Celebrazione religiosa cittadina che si tiene nel mese di settembre)
T: Non capite un (censured), io sono un’artista della lentezza
E1: Porto un drink così ci rilassiamo prima durante il viaggio
R: Io porto i tramezzini, E2 la musica e lei guida … che emozioni
T: Io pure voglio bere prima
E1: No tu guidi
E2: Sì così ci fai sbattere mura mura (trad: contro i muri)
R: Ti preparo il cartello “NON PARLARE AL CONDUCENTE”
E1: Ma le lattine dietro?
E2: Chi ndi maritammu (trad: con chi ci siamo sposate)? Sarebbe un tocco di classe arrivare così.
T: Meglio le trombette e le bombette, per festeggiare tipo vittoria
R: “Just survivor”
T: “We are the Champion”…

Le quattro donne, sono vive. T. quella sera non ha guidato la sua automobile. T. sostiene di avere una guida creativa, le sue amiche sostengono altro. E non solo loro.

Ogni riferimento a nomi, cose, città e quant’altro, è purtroppo vero.

Tizianeda

Dialoghi e flussi di pensiero in Questura

In Questura. Dialogo tra un Poliziotto serio e Tizianeda, derubata sulla propria autovettura della sua borsa rossa.
– Buon giorno signor Poliziotto serio, ero venuta ieri sera ma mi hanno detto di ritornare per la denuncia, perché dovevo portare le foto della patente che era nel portafoglio che era nella borsa che il ladro si rubò sulla mia autovettura, ecco le prenda…
– Signora, per favore procediamo per ordine, le foto dopo, mi servono delle informazioni prima …
– Va bene signor Poliziotto serio (se però avesse guardato le foto  le avrei detto che qui sono uguale a mio figlio quando fa le smorfie … nessuna considerazione che sono stata derubata e c’ho lo shock).
– Ho bisogno di sapere ora e via in cui il fatto è accaduto, se la macchina è la sua e che modello è.
– Ecco l’ora la ricordo, la via gliela spiego, ha presente quella strada vicino al ponte Calopinace, quella sotto un po’ buia, come si chiama?
– Signora io non ero con lei in macchina, non posso saperlo.
– (Magari! Così almeno la borsa non me la fregavano), erano le 19,15 circa e la macchina è una K. Bianca.
– Il modello?
– Non lo so, ha la forma di parallelepipedo ed è piuttosto bruttina, almeno secondo me … ok, signor Poliziotto serio chiamo e mi informo (santo cielo!).
– Bene. Cosa c’era dentro la borsa?
– Allora un telo giallo limone …
– Signora mi interessano i documenti …
– (Il telo era importante, ci facevo yoga con quel telo e non solo. C’erano anche due foto tessera dei miei figli piccini e una dello sposo alla loro stessa età e tanti bigliettini da visita. E poi c’era un rossetto rosso fuoco e un’agendina che mi aveva regalato l’amica scrittrice con dedica. Una quantità immonda di cartacce anche e scontrini appallottolati e quattro penne ma una sola funzionante. Per fortuna il libro che sto leggendo lo avevo tolto dalla borsa e rimesso sul comodino, le chiavi di casa non c’erano e neanche la carta di identità. C’era la patente, che odiavo tuttavia, perché quando guardavo la mia foto mi spaventavo da sola e invece in questa sembro mio figlio che fa le facce e poi c’era la borsa che era rossa e mi piaceva e l’avevo pagata pochissimo. Anche la voce ho perso se lo vuole sapere e le parole escono rauche) C’erano patente, bancomat e carta di credito, li ho bloccati.
– Numero del suo conto?
– Non lo so.
– Numero dalla carta?
– Mah.
– Numero Bancomat?
– Non ne ho idea.
– …
– Ok, chiamo e mi informo.
(…)
– Bene, rilegga gentilmente e firmi.
– Ora le posso dare le foto?
– Sì grazie.
– Eccole … sa, assomiglio a mio figlio in queste foto.
– …
– Dove devo firmare?

Tizianeda

Serpenti

Avete in mente quando guidate tranquilli dentro la vostra automobile, magari parlate al telefono con un’amica o un amico e si cazzeggia, o semplicemente ci si dice? Avete presente quando siete così, tranquilli su una strada non molto illuminata ma familiare, perché l’hai percorsa un mucchio di volte con la tua autovettura. E chiacchieri anche un po’ distratto. E mentre sei lì, ti fermi per un motivo che non ricordi. Una vettura davanti, un motorino, un passante lento, un pensiero pesante. E in quel preciso istante, forse architettato, ben studiato da meccanismi esterni a te, senti un rumore alla tua destra. Ed è il rumore della portiera che si apre all’improvviso e fa rumore in quella calma dentro la tua macchina. E ti giri e pensi ma che cazz… e non fai in tempo e ti ritrovi una sagoma, un volto, un corpo e forse delle braccia, sì per forza delle braccia che entrano dentro la pace della tua autovettura. Ed è veloce quel corpo senza gambe e con le braccia che non ricordi, è velocissimo questo busto con la faccia che è solo un’ombra. E la tua borsa rossa sguscia fuori veloce come il busto che se la prende. E scompaiono la borsa rossa e il busto e poi realizzi e gridi perché ti viene da fare così, perché ti spaventi accidenti. E avresti dovuto chiamare il 113 subito, come ti dice poi l’ispettore in Questura e tu non hai il coraggio di dirgli che eri troppo occupata a gridare e ad avere paura. E invece parcheggi e torni a casa a piedi e non ti escono le parole e il respiro è strano come un singhiozzo. E c’hai rabbia e c’hai paura. Che hai bisogno di tempo per smettere di balbettare, davanti ai tuoi figli che non ti hanno mai vista così. E poi ti passa, perché in fondo è solo una borsa rossa, una patente da rifare, un telo lì dentro giallo limone che aveva un senso per te , ma anche lui è solo un telo. E poi ti ricordi che c’era il tuo rossetto rosso fuoco che ti piaceva che forse sarà stato gettato con la borsa in qualche cassonetto. E ti chiedi cosa è veramente che spaventa quando un tizio all’improvviso ti apre la portiera e ti ruba la borsa e poi sguscia come un serpente che morde e scappa. Cosa ti rimane del gesto. E capisci, capisci cosa provi. E’ un senso di niente, di incertezza. E’ il gesto improvviso, che è uno strappo. E può essere una borsa, o in fondo a te, altro, come la fiducia per esempio, quando te la strappano dal petto. Il meccanismo è lo stesso, è un’apertura violenta di porte, senza grazie , prego, per favore. Senza chiedere il permesso. E poi la scrivi questa cosa qui e speri di non sognare questa notte la sagoma, che sembrava un serpente.

Tizianeda

Ad Anna Magnani somiglia il mio amore

Alcune sue amiche le hanno detto che sarebbero passate, di non preoccuparsi, ma intanto di farsi qualche controllo medico.

Altre le hanno suggerito di bere almeno due litri d’acqua al giorno o qualche buon bicchiere di vino.

Il decenne ha profetizzato che dinanzi ai geni bisogna usare la rassegnazione.

Suo fratello di non darsi pena, che tanto era racchia prima e lo era anche adesso.

La mamma vecchiette le ha ricordato che fa troppe cose.

L’erborista le ha suggerito di ingrassare un po’.

Tizianeda dal par suo ha adottato una tecnica di guerriglia per debellare il gonfiore attorno agli occhi.

Ha iniziato a mangiare iper drenanti mirtilli. Li ha comprati essiccati, in sciroppo, contenuti nello yogurt. Il gonfiore non è passato, i denti sono sempre  color mirtillo, deve usare spazzolini con le setole di  carta vetrata  e ha bruciore allo stomaco.

Ha iniziato a bere più di due litri di acqua al giorno come le hanno suggerito le amiche. Il gonfiore non è passato ma ha accertato l’ottima funzionalità dei suoi reni.

Ha indossato una mascherina congelata  nell’azoto liquido. Il gonfiore non è passato e ora ha anche la sinusite.

Ha provato a mangiare senza sale. Il gonfiore non è passato ma in compenso le è scesa a livelli cimiteriali la pressione arteriosa.

Ha fatto impacchi di acqua distillata di fiordaliso. Il gonfiore non le è passato. Sulla scatola del liquido profumato  ha letto tuttavia che il fiordaliso è il fiore della felicità, che è l’erba degli incantesimi e attira l’amore della persona desiderata. E stare immobile e imbalsamata per 15 minuti forse ne è valsa la pena.

Poi una sera è uscita con le amiche, ha riso tanto, ha chiacchierato un bel po’, si sono dette le cose che solo le femmine sanno e ha pensato che certo, il giorno dopo si sarebbe svegliata con le borse sotto gli occhi di Anna Magnani. Ma il giorno dopo, il gonfiore le era passato.

Prologo ottimista

“Guardami Sposo Errante, cosa vedi?” “Tizianeda, non lo so, dove devo guardare … sono stanco a quest’ora…” “Guarda il volto, guarda! Cosa vedi?” “Vedo il mio amore” “Ma come non vedi il gonfiore?” “No, vedo che sei bellissima”.

Tizianeda non sa se lo sposo ha proferito cotante parole per spirito di sopravvivenza, per timore di rappresaglie o di reiterati lamenti da coro greco. Però lei, per non rovinare la bellezza del momento o l’effetto magico dell’acqua distillata di fiordaliso, non ha detto nulla, ha sorriso contenta e lo ha lasciato in pace.

 

Tizianeda

Sonno

Tizianeda ha sonno. Un sonno che il letto e il cuscino le sembrano i suoi più intimi amici del cuore. Un sonno che vorrebbe dormire per ore e ore come quella gran fortunata nullafacente della Bella Addormentata. Un sonno che la mattina si sveglia che ha sonno e la sera dice : “scusate ho tanto sonno vado”.
La mamma vecchietta le ricorda che fa troppe cose, lo sposo le suggerisce di assecondare le richieste del suo corpo e di dormire, ignorando le conseguenze devastanti e l’effetto caos di una scelta del genere sulla famigliola. Lei è certa che se si dovesse assecondare si sveglierebbe nel 3014 e poi per lo shock si riaddormenterebbe. I minori le rispondono che anche loro hanno sonno e che non si sentono di fare niente, neanche di andare a scuola. Le amiche di farsi ogni controllo clinico, nel frattempo diagnosticandole possibili morbi. Tutti, per fortuna, risolvibili. In alternativa la esortano a rinchiudersi per un tempo indeterminato in un centro benessere con loro.
Tizianeda pensa che in questi mesi le è sembrato di aver vissuto anni e che non si è mai riposata e che hanno ragione un po’ tutti (tranne i due minori). Ma per ora non può fermarsi, anche perché un’altra avventura sorprendente sta per iniziare. Nel frattempo cerca di andare presto a letto la sera, bere acqua e limone la mattina, mangiare frutta e le bacche di goji che non hanno alcun sapore e si attaccano ai denti, ma pare facciano bene all’esistenza e la mattina, per 40 minuti, passeggia davanti al mare che le pacifica i pensieri. Si dedica anche a ludiche attività anti stress, ogni volta che le condizioni spazio temporali dei 90 mq lo consentono. Quindi ora, non le resta che aspettare che questo stato di letargia passi e magari, nel frattempo, dormirci sopra.

Un saluto allegro a voi belli. E dedicatevi ad attività anti-stress molto ludiche per tutta la settimana.

Tizianeda

Dimenticanze

E’ un periodo che Tizianeda dimentica tutto. Non che sia mai stata particolarmente solida in fatto di memoria. Ma ultimamente è peggiorata.
Dimentica gli appuntamenti e di pagare le bollette. Dimentica di richiamare a chi deve richiamare al telefono, dimentica questo e quello. Dimentica le chiavi di casa nel suo studio di avvocata e le chiavi del suo studio di avvocata che è un piano sotto i 90 mq, a casa. E così va su e giù per recuperare gli oggetti abbandonati. Dimentica dove ha parcheggiato la macchina, sempre. Ormai i negozianti della zona stanno attenti dove lei la lascia e quando la vedono aggirarsi smarrita e trafelata – il più delle volte munita di minore da accompagnare, – capiscono e le danno le coordinate guardandola con rassegnazione. Dimentica di andare dall’estetista e dal parrucchiere, spedire le raccomandata e cosa ha fatto cinque minuti prima. Dimentica il catechismo del mercoledì. Anche se lì c’è la mamma vecchietta che la chiama per assicurarsi che non si sia dimenticata. Dimentica quello che le dice di fare lo Sposo Errante dalla città altra e lui ha paura che si dimentichi. E lei gli dice sì sì tranquillo mi ricordo e invece no si dimentica. Non si dimentica i nomi dei suoi figli. Quelli no. E neanche il loro volti belli. Ha paura di dimenticarli da qualche parte, però. A volte ha un sussulto e si accerta che tutti siano a casa. E quando non li vede si spaventa. Ma poi ricorda che sono da qualche parte e che tutto è più o meno sotto controllo. Prova a non dimenticare mai di dire grazie, prego, per favore e di essere gentile. Non dimentica le persone che ama. Anche se a vote le trascura. Dimentica di struccarsi la sera. Anche se lei si trucca pochissimo. Non dimentica mai che il novenne, il sabato da scuola esce a mezzogiorno. Ma soltanto perché lui prima di andare via glielo ricorda. Almeno tre volte. Perché sa che ha una madre che dimentica. Non dimentica di abbracciare e di baciare. E non dimentica come si fa ad abbracciare e baciare. No questo non se lo dimentica. Dimentica gli ombrelli nei luoghi in cui si ferma. Ci sono decine e decine di ombrelli che Tizianeda ha dimenticato negli anni. Lascia tracce del suo passaggio nei giorni di pioggia. Lascia la certezza che se l’ombrello è stato dimenticato, quel giorno e in quell’attimo preciso, ha smesso di piovere. Non dimentica di scrivere per il blog. Non dimentica di scrivere un po’ ovunque, per fermare i pensieri e non lasciarli andare, farli rapire dalla dimenticanza. Ricorda i gesti protesi, dimentica le offese. Ricorda proprio quell’attimo lì di un giorno qualunque e ne dimentica tanti altri, senza sapere il perché. Non dimentica di stupirsi e ricorda la parola “prodigio” e il suo significato profondo. A volte si dimentica che la vita è fatta di attimi di fugace bellezza, da cogliere senza pensarci troppo. Ma c’è sempre chi glielo ricorda, per fortuna. Lei ricorda e dimentica. La sua memoria è selettiva. Ultimamente di più. Seleziona moltissimo. Starle accanto a volte è faticoso. Ma per fortuna, chi lo fa, sembra dimenticarsene.

Tizianeda

Se rinasco

Se rinasco, rinascerò donna.
Se rinasco rivoglio questo corpo, con le morbidezze madri delle donne.
Più alta, se possibile.
Oppure se rinasco con questa altezza qui, mi basterebbe un mondo rinato con le cose messe in basso.
Se rinasco, rivoglio tutto quello che fa una donna.
Ridere, per esempio. In quel modo che il corpo vibra, in quel modo che si spargono segreti che concimano di leggerezza la terra.
Se rinasco, rinascerò con le sindromi pre, durante e post. Quelle che incutono terrore a tutti, ma non alle donne.
Se rinasco mi riprenderò l’emotività oscillante delle donne e il diritto di cambiare idea in pochi secondi. Il diritto di piangere per un motivo, nascondendone mille altri.
Rinascerò donna, perché non mi piace giocare facile.
Se rinasco, rinascerò donna per parlare degli uomini con le altre donne, perlopiù male, perlopiù amandoli di un amore tenero.
Rinascerò per riavere un corpo che sa fare spazio ai corpi in divenire, per condividere parti vive di me, essere pane che si spezza con le mani.
Se rinasco farò gli stessi sbagli forse, ma sarò più clemente e mi saprò perdonare.
Se rinasco mi amerò da subito, senza perdere tempo, senza dover aspettare.
Se rinasco mi osserverò allo specchio per trovare la saggezza di una vita già vissuta, diventandomi figlia.
Se rinasco cercherò chi ho amato quando ero un’altra me. Li troverà la nostalgia. O mi riconosceranno loro, in qualche modo.
Cercherò i miei figli e li osserverò da lontano, se rinasco, per non spaventarli.
Se rinasco mi porterò gli incontri femmina, i riti, i linguaggi, i lanci e gli slanci, gli inni di libertà e le liberazioni, le confidenze, le mani, gli occhi, l’incedere dei passi, la birra, la sfrontatezza sorridente, il ritrovarsi, il capirsi, il non giudicarsi, l’accogliersi, i silenzi e le parole. Li porterò con me, dentro una valigia leggera.
Se poi rinasco uomo, mi toccherà improvvisare.

Tizianeda

Come un Derviscio rotante. E grazie.

Ciao pezzi del mio sorriso. Risponderò a tutti con calma. Oggi mi son goduta questa felicità bambina che mi avete lasciato negli occhi e nelle orecchie.
Per ringraziarvi vi regalo una storia piccina.
Eccola.
La storia narra di una bimba piccina (anche lei) che era bruttina e delicata come un soffio nel vento.
La bimba che era tutte queste cose, un giorno ricevette una magia della Fata Normale. Né bella né brutta, senza polveri incantate, bacchette e formule magiche, ali sulle spalle, abiti sontuosi, capelli colorati. La Fata Normale, era normale come la vita. Piegò gli angoli della bocca della bambina bruttina e malaticcia, verso le nuvole e il cielo, verso le stelle e i pianeti, verso gli uccelli che volavano liberi, le fronde degli alberi altissimi, i palloncini colorati fuggiti dalle mani, verso la punta delle torri e delle montagne, verso le luci dei fari e i volteggi degli angeli, verso i raggi del sole che accecano, l’eco dei campanili sospesi e le voci che vengono da lontano. Così alla bambina che era bruttina, malaticcia e anche pelosa venne uno stupore perenne per tutto quello che era alto sopra di lei, lei che invece era piccola come le molliche delle molliche di pane di Pollicino. Così la bambina cresceva senza fretta, ma il suo sguardo lievitava in bellezza e stupore, sotto l’incantesimo della Fata Normale.
E così nell’attraversare lo spazio e il tempo con quel suo corpo che si modificava e con lei il mondo attorno, nel percorrere la vita dal sapore buono come le caramelle e amaro come le cose amare, nel camminare e guardare e capire e non capire, nel fermarsi sulla soglia per pudore o paura, nell’indossare vestiti e nel vestirsi della sua nudità, nel precipitare e volare, nel dire ciao io mi fermo qui per un po’ e ciao io mi fermo qui e basta, nel chiedersi perché, perché e perché, nel trovare le risposte e nel non trovarle, nello scoprire incanti e sperdimenti, l’anima che sente, il troppo che vuole, il troppo del niente, il sa, il non sa e il boh. Nel fondere silenzio e intimità, nel trasformarli in parole e nell’amare e poi ancora e ancora annusare con la gioia chiassosa di un Derviscio rotante. E insomma in tutto questo andare, in tutto questo che ha un suono diverso per ognuno, ha mantenuto la promessa del sorriso, disegnata da dita benevole, che già sapevano cosa, che già sapevano che.
E ovviamente a voi tutti pezzi del mio sorriso, vi regalo il mio allegro saluto.

Tizianeda

La raccolta fondi, la Donna Dolce e il Signor Maschione Alfa

Sabato, ore 15,00 circa, Tizianeda e la tredicenne insieme. In una piazzetta della via principale della città sbilenca, un piccolo chiosco. Alcune donne raccolgono fondi per un’opera benefica.
“Signora, scusi, vuole dare il suo contributo per il nostro progetto?”
“Ehm…cos’è? State costruendo un palazzo…ah…ok…ecco. Metto in questo salvadanaio? Posso sapere qualcosa in più. Anche chi c’è dietro questa opera e la vostra comunità’”
“Certo. Il fondatore della nostra comunità è Tizio Caio (nome fittizio), l’opera è continuata da Tal dei Tali (altro nome fittizio)”
“Signora che Raccoglie Fondi, lei ha un viso così bello e pulito e sereno …ma, ecco, ora le devo chiedere una cosa che non ho mai fatto in vita mia … le devo richiedere indietro i soldi. Non riesco proprio a dare a Tal dei Tali il mio contributo economico, per quanto piccolo. Ecco vede, ho una visione del mondo e della vita opposta a quella della vostra guida spirituale. Tal dei Tali fa dei discorsi terribilmente omofobi e osteggia tutto quello per cui mi batto e non mi piace proprio. Le ripeto mi spiace per lei che ha un viso e dei modi così dolci…ma di questo signore…ecco, non mi fido, mi spiace”
“Non ci sono problemi signora, glieli restituisco, ma vorrei spiegarle che…”
Così Tizianeda e la Signora Dolce che Raccoglie Fondi hanno iniziato a parlare, con calma, ognuna a spiegare i propri punti di vista. Hanno parlato di famiglia, matrimonio, figli, diritti, rivendicazioni, omofobia e tutte quelle cose per cui Tizianeda si batte perché ci crede. Poi, mentre le due donne parlavano e si confrontavano, all’improvviso è intervenuto un signore, seduto su una panchina vicina, anche lui parte dell’entourage raccolta fondi. Il signore fino a quel momento silenzioso e stravaccato sul sedile, si è risvegliato dal torpore pomeridiano e ha tenuto una lectio magistralis da maschione alfa. Ha parlato di famiglia naturale, di ciò che è normale e ciò che invece non lo è. Che il fine dell’essere umano è la procreazione, che lui non ha nulla contro i gay ma, però e che se ne stiano a casa e tutte quelle amenità che ormai Tizianeda ha sentito più volte raccontare, come un disco rotto e bloccato sempre allo stesso punto. Da par suo, Tizianeda sa che smontare da un punto di vista anche solamente logico il pensiero espresso dal Signor Maschione Alfa è gioco da ragazzi, ma sa che le probabilità di convincerlo, sono pari a quelle che lei cresca all’improvviso di 20 cm. Così dopo aver parlato, ha augurato a lui di far l’amore con sua moglie solo per procreare, di avere centinaia di figli, ma soprattutto che nessuno di loro sia omosessuale (statisticamente difficile). Per il figlio ovviamente e non certo per i possibili turbamenti del Signor Maschione Alfa. Poi ha salutato la Signora Dolce che Raccoglie Fondi, si sono strette le mani e ognuna è ritornata alle proprie vite e ai propri percorsi.
“Tredicenne cosa c’è? Non hai detto una parola per tutto il tempo…cosa fai piangi?”
“Mamma non posso credere che quel signore abbia detto quelle cose terribili, ho una tale rabbia …”
“Amore mio, per questo mamma si batte tanto. E nessuna rabbia ché non serve a nulla. Le parole e la gentilezza arrivano ovunque invece. Hai visto  come è stato bello confrontarsi con la donna, anche se abbiamo posizioni differenti? Quanto al Signor Maschione Alfa non possiamo far nulla, è proprio irrecuperabile, speriamo bene…dai torniamo a casa, il mondo cambierà tesoro, lo sta già facendo”.

Tizianeda