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Il tredicenne rampante

Ciao Domenico. Quanti, domani? Tredici. Sono tredici, lo so. Tredici anni che ti guardo. Che ti annuso come le lupe, arresa alle ossa che crescono e si allungano, alla voce che cambia, al saluto dell’infanzia. Un ibrido ora. Un ritmo di mezzo. La rincorsa prima del salto.
Ciao Domenico, che ogni anno sono qui, a dirti ciao. Con il rimestio di nostalgia, la risacca muta del mio sentire. Ciao, che l’altro giorno abbiamo parlato in macchina io e te. Che mi hai aperto un pezzo di mondo, quello fuori, che affronti solo, che devi decodificare e attraversare perché, a volte, non ne capisci le logiche. Ti fermi, davanti alle dissonanze dei marchingegni, di questo orologio che è la vita, che cambia il ritmo a ogni istante di lancette. Ciao, che sei silenzioso, riservato, gentile, altrove, un passo in là, sopra gli alberi. Il Barone rampante, che mi fa innervosire, per l’ostinazione dei pensieri. Ciao, che devi imparare a essere più morbido e duttile, quando il mondo fuori ti investe.
Ma fai anche come sai, con quel modo che mi innamora e non mi posso soffermare, di sederti composto e distante. E perdona i miei agguati di abbracci e baci, che a volte ti faccio a sorpresa, come un clown buffo. Perché, sul serio, sarebbe troppo. Sarebbe ingiusto. E tu così ridi e dici “mamma” e io mi scosto e poi ti guardo quando non vedi e dici “ciao”, di spalle, già sopra gli alberi, ad aggiungere tasselli di ore. Le tue.
Auguri Domenico, auguri mio bel ragazzo.

Tizianeda

Gracias a la vida

Domenico ha tredici anni, quasi. I ciuffi neri disordinati in testa, come quando era bambino, il corpo ossuto, disinteresse estremo per gli accostamenti cromatici dei vestiti che indossa. Parla solo se necessario, ha la compostezza di un nobile dell’era vittoriana, non dice parolacce, e per smuoverlo dai suoi convincimenti bisogna faticare, non sempre con risultati positivi. E’ riservato, distratto, disordinato, sa custodire le confidenze degli amici, non ha malizia e ha una passione smodata per i video giochi, da contenere quotidianamente. Domenico sorride. E lo fa spesso.
Giorni fa sono stata invitata dalla scuola che frequenta, per parlare di libri, scrittura e libertà. Che prima sono entrata in una classe e i ragazzini si sono alzati ed è stato bello sentire tutto quello strusciare di banchi e sedie. E avevano gli occhi curiosi e il taccuino in mano che gli aveva regalato Manuela, la prof di lettere appassionata, che sa parlare con loro e ha creato un laboratorio di scrittura. E c’era la cugina gemella di Domenico con i capelli a molla che era contenta. E dopo un’ora di chiacchiere lì, sono entrata in aula magna con altri tredicenni e altri occhi e domande che neanche un adulto avrebbe avuto tanta sagacia. E c’era Domenico, che si vedeva che era felice assai. E non potevo stare a guardarlo a lungo, che mi si rivoltavano le viscere e sentivo tutto un rimestio di cuore. E poi è arrivata la mamma vecchietta, che in quella scuola, molti anni prima, era stata insegnante di Italiano. E i ragazzini la guardavano con incanto, come quei personaggi strani che per magia escono dalle pagine di un libro, o di un blog. E anche se le sue orecchie catturano suoni confusi, sembrava anche lei molto contenta. Come i suoi nipoti. Come lo ero io. Perché quando arrivano mattini o giorni o ore così, è un bel vivere, è un bel sorridere a questa esistenza che certo a volte è proprio torva e faticosa e non sai dove poggiarci i piedi, ma poi all’improvviso, succede che arrivano regali inaspettati e per fortuna sorridi e le viscere si rivoltano ed è tutto un rimestio di cuore.

Tizianeda

La risposta inesatta

– Mamma come si chiama quella cosa lì che ti batte forte il cuore all’improvviso?
– Si chiama amore, tredicenne.
– Mamma, smettila! Dammi la risposta giusta.

La risposta giusta è “tachicardia”, tredicenne. La risposta inesatta è “amore”. Perché l’amore è inesatto e sfalsato, in questa nostra esistenza bizzarra. E prima della risposta “amore”, c’è sempre una domanda sbagliata o inesatta anche lei. Le domande hanno la pretesa di definire e l’amore, amore mio, imparerai che definire non si può. O forse è lui la domanda e per questo non può essere contenuto in una risposta. Però il cuore c’entra con l’amore. Quando io vedo te o tuo fratello e vi guardo che voi non mi vedete ché siete assorti in qualcosa, per esempio, il cuore mi batte forte. E quando mi emoziono, il cuore accelera la corsa come se si volesse staccare, sussulta attirato da un oggetto misterioso. Poi ho capito perché il cuore impazzisce quando si ama. Perché ogni cuore attrae, contiene, custodisce. E così i battiti si moltiplicano. E non ti sto parlando solo degli uomini, che un giorno incontrerai e che so faranno scalciare il tuo cuore di donna. Parlo del mondo fuori e della grazia che te lo farà sentire. Parlo del tuo universo dentro, che dovrai curare come un giardino segreto, di cui far percepire la freschezza dei suoi profumi. Però non chiedermi mai cosa sia l’amore, perché io ancora non l’ho ben capito. Mi sembra di intuirlo a volte, di sfiorarlo, ma rimane sfocato, come i sogni della notte remota, che sei sveglio e cerchi di ricomporli. Però sono certa, che pur non potendolo definire, se tu non dovessi più sentirlo, te ne accorgeresti. Sarebbe come un silenzio che all’improvviso diventa rumore, una solitudine scomposta, una corrispondenza interrotta. Per questo ti dico, custodiscilo dentro di te, qualsiasi cosa diventi la tua vita. Apri le braccia, amore mio. Diventa tu la risposta inesatta.

Tizianeda

La consistenza dell’amore

In questi giorni:
– Un castello con due torri di migliaia di pietre color tortora e il desiderio della materia di catturare i colori mutanti del cielo. Vederla diventare giorno, ombra, tramonto, notte, viola elettrico che la fa emergere dal buio. Salirci in un giorno di sole, fino agli orli della cima e vedere il mare come mai prima e pezzi di città e la montagna di fuoco dall’altra parte e le lontananze e i silenzi dentro e fuori di te.
– Un labirinto sotterraneo profumato di carta e parole che ti ci puoi perdere, ma non lo fai perché sai dove devi andare e con chi parlare. Dentro una stanza sedersi e dirsi nella mente: “ma allora è vero!”.
– Due amiche che vengono per poche ore da una città altra e raggiungerle da Zara. Rimanere prigioniera per un tempo biblico in quell’edificio immenso, perché le amiche stanno provando dentro i camerini tutto il negozio. Stare con loro in leggerezza. Rimanere incantata davanti allo specchio di Zara e usarlo come psicoterapia dell’ego. Convincersi che veramente sei alta un metro e settanta e hai le gambe lunghissime. Meditare di coprire con un drappo scuro tutti gli specchi di casa. Meditare di tornare da Zara almeno una volta alla settimana per ripetere la terapia.
– Andare in radio, che è uno dei luoghi più fighi del mondo. Scoprire che sei in diretta e che c’è anche la telecamera che ti riprendere. Non preoccuparsi, perché sei un’età in cui tutto ha un sentore leggero. Andarci con la donna con i capelli color della terra e gli occhi da aliena, ché insieme portate in giro uno spettacolo tratto dal blog e che si chiama “Ho attraversato ridendo la terra capovolta”. Cazzeggiare prima di andare in onda, cazzeggiare quando sei in onda e continuare a farlo anche quando finisci di essere in onda.
– Il decenne che scrive un testo storico, ma inventato, che si intitola “Sopravvivere a Nerone” in cui il tiranno – quello con un grave e irrisolvibile complesso di Edipo e piromane – appare oltremodo stressato perché non riesce a uccidere un certo Daniele nonostante i reiterati incendi, attentati e assalti ai suoi danni, da parte dell’esercito di Nerone. Alla fine l’imperatore si rassegna e lascia in pace Daniele fino alla fine della sua vita. Capire che per sopravvivere alla malvagità bisogna essere abile nella corsa, nell’arrampicata e anche nella lotta.
– La quasi quattordicenne che va a scuola con addosso il maglione di suo padre. Vedere entrambi felici per questo oggetto portato in giro dal corpo di una fresca ragazzina che prende le misure di sentimenti arcani, partendo dal primo uomo che l’ha presa tra le braccia. Pensare che noi donne siamo fatte così. Indossiamo la bellezza intima della vita come il profumo che abbiamo scelto per la nostra pelle, spruzzato dietro le orecchie.
– Il sugo al pomodoro di nonna Santa Gina, che da casa sua giunge nei 90 mq custodito da un contenitore in vetro. Prenderlo tra le mani e pensare che il sugo deve avere un peso specifico elevato. Togliere il coperchio e sentire un profumo di buono. Immergere un pezzo di pane dentro la densità della salsa, che piano si lascia raccogliere dalla mollica bianca. Dirsi: “ecco è questa la consistenza dell’amore”. Addentarlo questo amore, a occhi chiusi.

Tizianeda

Ritorni

Ciao, voi due che siete tornati nei 90 mq.
Ciao ragazza, che sei stata per quindici giorni in quel paese altro e il tuo aereo, quando sembravi a un passo da casa, ha ritardato cinque ore e tu insieme agli altri, sulla pista dentro quell’affare volante chiusa e in attesa, nella città più bella e forse incasinata del mondo. E pensavo di vederti scendere sfatta come tutti gli altri passeggeri e invece sei spuntata fiera e baldanzosa come solo la giovinezza sa, muovendoti verso la folla di parenti e amici in attesa come me, dentro il vociare da sud suddissimo. E ti ho guardata ché erano 15 giorni che non lo facevo con il tuo sorriso colorato e ti ho abbracciata e annusata. “Mamma che fai piangi?” “Io? Cosa dici? No assolutamente…”. E’ l’amore, che è salato e scorre liquido e caldo dentro, che va tenuto nascosto, che vuole pudore, lo so, come le cose preziose e solo tue, anche se a volte trabocca e non lo puoi contenere. E poi è stato un tumulto di parole, che solitamente sei così silenziosa. Ed è stato bello sentire il fluire di ricordi fioriti e freschi. Sentire che la lontananza da casa è un saltello lieve per te, che sai che c’è sempre un posto dove tornare, come un pensiero potente, un amuleto segreto della forza. Come Itaca “che ti ha regalato il viaggio”.

E ciao, ragazzino, che sei tornato e non ti sentivo e vedevo da sette giorni, tu che eri tra boschi e riti e regole e giochi e ragazzini come te per la prima volta lontani da casa per tutto questo tempo. E siamo venuti, tutta la famigliola, a raggiungerti e riportarti a casa, ché era l’ultimo giorno del tuo campo scout. E ci sei corso incontro con il tuo sorriso che spiazza e innamora e hai abbracciato tua sorella di quell’abbraccio unico, che tu sai fare, che è un trasporto di corpo e di cuore. E vi siete allontanati a chiacchierare delle vostre cose di fratellanza. Ed è stato bello guardarvi allontanare, sfiorandovi e ondeggiando sotto gli alberi giganti, come un’immagine preziosa da conservare, che rinfresca il respiro e riposa i pensieri.

E poi tutti ancora casa e delirio quotidiano e bucati e attese di racconti che spuntano improvvisi e distratti e allegri.

Tizianeda

Abitare la distanza

La tredicenne è salita su un aereo insieme ad altri adolescenti dagli umori multiformi e cangianti, tutti uniti dalla stessa urgenza di andare, tutti per approdare in una terra altra, dove si parla una lingua altra, c’è un clima altro, si mangia cibo altro e forse ci sono visioni della vita e del mondo altre. Da brava gente del sud suddissimo, la famigliola al completo ha accompagnato in aeroporto la ragazzina. Poi è arrivata anche la zia Dada con la figlia, la cugina coetanea del novenne, a completare il corredo di imbarazzo per l’adolescente, che a tratti probabilmente ha sognato una famiglia più indaffarata, meno allargata e caotica, meno unita, più altrove e un fratello e una cugina meno chiassosi e meno propensi agli abbracci e ai baci. Tiziana dal par suo, non l’ha riempita di consigli, tutti ugualmente inutili e inascoltati e per mantenere un certo distacco emotivo ha fatto quello che le viene bene in certi momenti.Ha osservato. Le altre madri e i padri, per potersi guardare anche lei allo specchio. Ha osservato le pieghe dei volti, i movimenti negli occhi, i sorrisi, le mani, il modo di muoversi, le parole sussurrate. Ha osservato i ragazzi e le loro fresche urgenze, il loro bisogno oscillante di allontanarsi. Quello che ha visto ed elaborato, però, questa volta Tizianeda se lo tiene per sé e forse lo srotolerà prima o poi con parole compiute in qualche altro post…

…trattalo con cura, guardalo con stupore, riempilo della freschezza della tua giovinezza, spargi risate e voci. È un pezzo di mondo, quello che stai per scoprire. Sentiti a casa anche lì. Impara ad abitarti ovunque andrai. Ciao bella.

Tizianeda

Come qualcosa di cui sorridere

“Mamma, ma stai guidando in autostrada?”
“Sì novenne e tra poco inizia la nostra superstrada…”
“Figo, tu non ci avevi mai portato in superstrada…”
“No, novenne, ma se vogliamo andare al mare, mamma deve guidare su questa strada qui”
“Ma non avevi detto che è una strada che non ti piace?”
“Sì però mi sono stufata di non guidarci sopra e ho deciso che molte cose che prima non mi piacevano ora mi piacciono…”
“Sì però mamma, vai più veloce…”
“Tredicenne, va bene così…”
“Mamma così ti superano tutti, guarda…siamo gli ultimi”
“Dai mamma, fai un’acceleratona super…”
“Guardate che non stiamo giocando e non distraetemi che mi devo concentrare…”
“Però mamma non stare così rigida sul volante, dai rilassati, guarda come lo stringi, sei tutta in avanti…”
“Tredicenne, mamma guida come un’attenta signora anziana”
“Mamma cos’è questa manopola che muovi ogni tanto…”
“Sono le marce tredicenne, aspetta che dovrei mettere la quinta…aspetta che ho un vuoto di memoria…dov’è la quinta?? Non posso mica guardare ché poi mi distraggo”
“Te lo dico io mamma…allora è avanti avanti sull’estrema destra…”
“Ok messa!! Ho messo la quinta ragazzi!!”
“Brava mamma, bravissima…ma lo stesso ti superano tutti, mamma…accelera”
“Ma perché voi che potete non guardate il paesaggio…”
E così Tizianeda con la tredicenne e il novenne, ha guidato su una strada che come conducente non attraversava da moltissimi anni, perché un giorno aveva deciso che non le piaceva farlo. Ed è stato bellissimo. Non soltanto perché sulla macchina c’erano i due minori che la molestavano, rendendole il breve viaggio lieve e divertente, ma anche perché percorrere strade da prospettive diverse, come quella del guidatore, può essere sorprendente. Così si è fatta inghiottire da rettilinei bombardati da una luce surreale, da un cielo dal caldo visionario e con il mare sempre accanto, come un compagno di viaggio affidabile, che non sempre puoi guardare, ma tanto sai che è lì con te.
“Ok ragazzi, siamo arrivati…ora dobbiamo trovare la casa dei nostri amici…aspettate chiedo a quel signore…”
“Scusi signore, noi dobbiamo trovare una casa sul mare che si trova …”
“Ah, ho capito, prendete questa strada, poi salite verso sopra, poi girate verso destra poi andate giù, non salite su altrimenti tornate indietro, poi girate subito ancora poi alla…prima, seconda, terza…sì terza traversa, scendete verso il mare…sono stato chiaro? Ché mi dicono sempre che confondo le persone…”
“Chiarissimo, signore, la ringrazio e una buona giornata”
“E lo so che io so dare le indicazioni…”

“Tredicenne, tu hai capito?”
“No mamma, non ho capito niente”
“Neanche io…vabbè seguo la strada…”
Tizianeda la casa degli amici davanti al mare, poi l’ha trovata, ed è stato più semplice di quanto sembrasse. Proprio come guidare sulla strada che aveva deciso che non le piaceva più. E percorrerla, l’ha fatta sentire più libera, più viva e allegra e le sue paure sono diventate piccole e innocue. Come qualcosa che ti appartiene di cui sorridere.

Un saluto allegro a tutti voi e attraversate ridendo la terra capovolta.

Tizianeda

La raccolta fondi, la Donna Dolce e il Signor Maschione Alfa

Sabato, ore 15,00 circa, Tizianeda e la tredicenne insieme. In una piazzetta della via principale della città sbilenca, un piccolo chiosco. Alcune donne raccolgono fondi per un’opera benefica.
“Signora, scusi, vuole dare il suo contributo per il nostro progetto?”
“Ehm…cos’è? State costruendo un palazzo…ah…ok…ecco. Metto in questo salvadanaio? Posso sapere qualcosa in più. Anche chi c’è dietro questa opera e la vostra comunità’”
“Certo. Il fondatore della nostra comunità è Tizio Caio (nome fittizio), l’opera è continuata da Tal dei Tali (altro nome fittizio)”
“Signora che Raccoglie Fondi, lei ha un viso così bello e pulito e sereno …ma, ecco, ora le devo chiedere una cosa che non ho mai fatto in vita mia … le devo richiedere indietro i soldi. Non riesco proprio a dare a Tal dei Tali il mio contributo economico, per quanto piccolo. Ecco vede, ho una visione del mondo e della vita opposta a quella della vostra guida spirituale. Tal dei Tali fa dei discorsi terribilmente omofobi e osteggia tutto quello per cui mi batto e non mi piace proprio. Le ripeto mi spiace per lei che ha un viso e dei modi così dolci…ma di questo signore…ecco, non mi fido, mi spiace”
“Non ci sono problemi signora, glieli restituisco, ma vorrei spiegarle che…”
Così Tizianeda e la Signora Dolce che Raccoglie Fondi hanno iniziato a parlare, con calma, ognuna a spiegare i propri punti di vista. Hanno parlato di famiglia, matrimonio, figli, diritti, rivendicazioni, omofobia e tutte quelle cose per cui Tizianeda si batte perché ci crede. Poi, mentre le due donne parlavano e si confrontavano, all’improvviso è intervenuto un signore, seduto su una panchina vicina, anche lui parte dell’entourage raccolta fondi. Il signore fino a quel momento silenzioso e stravaccato sul sedile, si è risvegliato dal torpore pomeridiano e ha tenuto una lectio magistralis da maschione alfa. Ha parlato di famiglia naturale, di ciò che è normale e ciò che invece non lo è. Che il fine dell’essere umano è la procreazione, che lui non ha nulla contro i gay ma, però e che se ne stiano a casa e tutte quelle amenità che ormai Tizianeda ha sentito più volte raccontare, come un disco rotto e bloccato sempre allo stesso punto. Da par suo, Tizianeda sa che smontare da un punto di vista anche solamente logico il pensiero espresso dal Signor Maschione Alfa è gioco da ragazzi, ma sa che le probabilità di convincerlo, sono pari a quelle che lei cresca all’improvviso di 20 cm. Così dopo aver parlato, ha augurato a lui di far l’amore con sua moglie solo per procreare, di avere centinaia di figli, ma soprattutto che nessuno di loro sia omosessuale (statisticamente difficile). Per il figlio ovviamente e non certo per i possibili turbamenti del Signor Maschione Alfa. Poi ha salutato la Signora Dolce che Raccoglie Fondi, si sono strette le mani e ognuna è ritornata alle proprie vite e ai propri percorsi.
“Tredicenne cosa c’è? Non hai detto una parola per tutto il tempo…cosa fai piangi?”
“Mamma non posso credere che quel signore abbia detto quelle cose terribili, ho una tale rabbia …”
“Amore mio, per questo mamma si batte tanto. E nessuna rabbia ché non serve a nulla. Le parole e la gentilezza arrivano ovunque invece. Hai visto  come è stato bello confrontarsi con la donna, anche se abbiamo posizioni differenti? Quanto al Signor Maschione Alfa non possiamo far nulla, è proprio irrecuperabile, speriamo bene…dai torniamo a casa, il mondo cambierà tesoro, lo sta già facendo”.

Tizianeda

Non pervenuta

Domenica sera.

“Sei agitata tredicenne?”
“Sì mamma, ora mi sento agitata”
“Ma no tesoro vedrai che andrà tutto bene, lo sai quello che devi fare, non avere fretta, rifletti e poi scrivi…mi raccomando la grafia, la consecutio temporum, le ripetizioni, la punteggiatura, i periodi non troppo lunghi…”
“Mamma…lo so”
“Ok, ora però vai a dormire”
“Spero di riuscirci”
“Vuoi che mi sdraio un po’ con te?”
“No, tranquilla”
“Novenne, anche tu lavati e vai a letto ché domani inizi il campo estivo e ti devo svegliare prima del solito”
“Mi devo fare la doccia?”
“Tu che dici?”
“Mamma…”
“Sì novenne?”
“Domani c’è anche il dentista!”
“Domani, ragazzi, sarà una giornata lunghissima”

Lunedì mattina.
La tredicenne si è alzata dal letto, si è lavata, vestita di nero, ha mangiato un po’ di frutta, ha preparato lo zaino, per rilassarsi si è stesa sulle unghie lo smalto “tredicenne anche lo smalto nero?” “certo mamma” . Tizianeda anche se non lo fa ormai da un pezzo, l’ha accompagnata a scuola, ma si è fermata un po’ prima, si sono abbracciate e poi l’ha guardata fino a che non si è confusa con la massa di adolescenti pronti per l’esame di terza media. Le ragazze stavano fitte fitte a parlarsi in gruppo, alcuni ragazzi hanno iniziato a giocare a pallone. Poi sono stati disturbati dal richiamo degli esami. Il pallone non si sa dove sia stato sistemato.

Lunedì pomeriggio
Anche il pomeriggio è stato bellissimo. Tizianeda dopo svariati incastri è andata con il novenne dal Signor Hopauradite Dentista, per curare due delle quattro carie che crescono allegre tra i suoi denti. Lì i bambini entrano soli nella stanza del dottore, dopo essere stati preparati negli incontri precedenti. Così ha fatto il novenne e quando è uscito vittorioso ha corso per la sala d’aspetto, ha saltato, gridato, per poco non ha abbracciato la mamma sbagliata e ha iniziato a parlare vorticosamente anche se aveva del cotone in bocca. “Che sostanze gli avete dato? Parla quattro volte più del normale…santo cielo!” “Signora che fatica con suo figlio, solitamente con l’anestesia i bambini si rilassano” “Ehm mi spiace assistente paziente…ma per quanto tempo ancora sarà sotto l’effetto delle droghe?”.

Domani gli esami e le prove continuano. Un po’ per tutti. La tredicenne si è esercitata con numeri e altre diavolerie strane, il novenne continua a parlare senza sosta, lo Sposo Errante, sceso dai treni, ora suona con  il suo fidanzato Bassoelettricosupersonico, Tizianeda si sente non pervenuta.

Però un saluto allegro ve lo manda uguale!

Tizianeda

Pensieri del lunedì

Ha chiacchierato via skype con un’amica, per ora nella città più bella del mondo, l’amica che vede gente e fa cose. Hanno un progetto in comune e in attesa che ritorni nel sud suddissimo, si sono dovute coordinare. E’ stato divertente. E’ stato bello. Tizianeda, ora, inizia a sentire un po’ di ansia da prestazione per questa cosa che insieme dovranno fare, il 9 maggio. E poi si vedrà.

E’ andata a una festa di compleanno di un bambino di cinque anni, con tutta la famigliola. Lì ha pensato che se dio esistesse, sarebbe un bambino così, che sorride, che ti prende per mano, ti tira forzutissimo, si sdraia a terra perché gli piace, che chiede ai grandi di farlo anche loro, perché insieme sdraiati a terra a guardare il mondo, tutto appare più bello. Perché a stare seduti composti e rigidi in quel modo dei grandi, finisci che la felicità non la vedi. Sì dio, se esistesse, sarebbe un bambino di cinque anni con i cromosomi speciali.

Ha visto signore e signori vestiti di bianco, tutti in piedi su una rotonda affacciata sul mare della sua città sbilenca. Tutti ordinati, tutti composti, tutti a muoversi sincronizzati e lievi senza spostarsi, tutti a fare TaiChi, quella disciplina orientale che sembra un inno alla lentezza, tutti ad accarezzare l’aria, ad addensare il tempo. E a guardarli Tizianeda si è sentita come innamorata.

Ha ascoltato la tredicenne ripetere le lezioni di Storia. Così, passando da una stanza e l’altra dei 90 mq e un po’ di nascosto. Ed è stato strano sentirla narrare eventi catastrofici e drammatici con la sua voce da adolescente, come se tutto si riconciliasse finalmente in quel punto lì, su quella sedia, dentro quegli occhi dal colore senza nome.

Ha ricevuto, grazie al magico e gentile mondo di wathsApp, fotografie del novenne con la divisa scout, lontano, ma non troppo, per un pernottamento. E nel guardarlo così sereno e sporco come devono essere i bambini che si divertono e disordinato come è lui, le è venuto da sorridere tanto e poi le è venuta la nostalgia. E ha pensato che uno dei tanti ingarbugliati sentimenti che si innestano in una mamma non appena il bambino esce dalla pancia, è proprio questo sentimento qui. Che per gettare nella mischia del mondo un figlio, te ne devi proprio separare. Di solito non ci pensi e ti senti una mamma in gamba e quando partono sei anche contenta. Poi ti arrivano improvvise le foto, che tu sei qui e lui è lì, e insomma capisci che sei solo una mamma pappamolla. Una tra le tante.

Vabbè ciao. Un saluto allegro a tutti voi.

Tizianeda