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Il mondo di Gaia

“Anche io ho scritto un libro, sai?” Così si presenta, prima che le chieda il nome. “Hai il nome della terra, sai?” ,  lei allarga gli occhi e mi inonda. Poi parla, Gaia, parla del suo libro, dell’amore per i gatti, i cani, la matematica, la lettura e sorride.  La vita è un posto bello, visto da Gaia. I grandi sono scomparsi, anche io e l’accumulo dei miei anni. C’è  lei, che mi chiede cosa   non capisca della matematica e io non so rispondere. Tutto, credo. Vuole sapere se ho figli, se c’è qualcuno che abbia la sua età, o almeno  gli anni vicini ai suoi. Le dico di no, vuole vederli. Le mostro le fotografie sul cellulare. Li osserva. Li studia. Poi sentenzia. Lui secondo me è più simpatico, dice, indicando Domenico. Le sorrido. Non lo so Gaia, a me piacciono tutti e due, da morire. Parliamo a voce bassa, per non disturbare i grandi. Ho sette anni anche io in quel momento, come lei sorrido con gli occhi enormi, invento storie magiche, dove il brutto non esiste, solo l’amicizia e i gesti felici, dove un gatto può diventare amico di un vulcano emerso dal mare, ho anche i denti storti, più di adesso. I grandi parlano e spiegano. Lei mi riporta, tenendomi per mani, allo stupore e alla meraviglia. L’infanzia ha il colore degli alberi,  è fresca, piena di fiducia. L’infanzia è gaia.

Tizianeda

Come attese lasciate a riposare

Ripongo le attese dentro i cassetti dei mobili tarlati. Cassetti senza sogni. I sogni li libero nelle stanze a prendere le misure della vita. Nei cassetti nascondo le dimenticanze, come attese lasciate a riposare. E non aspetto nulla, in un luogo montanaro, dove sono ora con la famigliola. Con i ragazzi, per esempio che sembrano sereni, ché qui siamo tutti più simpatici. Con lo sposo, per esempio, a ritrovarsi a fumare sigari in veranda che sanno di un sapore antico di anice. E poi scambiarsi fumo e baci, fumo e baci, nascosti nella notte. In un luogo costruito dagli alberi che rimandano il silenzio e fremono nel buio e non lo sai e li senti e non lo sai. In un luogo che sa di fuga e mi ritrovo a non sentire più la mia voce, sapendo che lì non serve. Ed è un ascolto continuo, che non è fuori, che è dentro e a volte sono contenta perché irraggiungibile agli umori lontani e a volte chiudo tutto e mi chiudo e cammino sola in un presente senza attese. E viene da dire lasciatemi qui che sto bene e poi ritorno quando so. Ed è profumo di zenzero e tisana, che mi riporterà ogni volta in questi luoghi consolati. Ed è un odore di spezie e pelle e silenzio che pizzica la lingua, come una polvere magica. E capisco che mi basta almeno per ora e voglio che sia così, anche quando tornerò ai giorni che devo ricordare e forse non vorrei.

Tizianeda

Fughe, attese e il cappello di paglia

I quattro della famigliola hanno lasciato i 90 mq, così, per due giorni. Hanno percorso in auto per due ore le strade del sud suddissimo e sono giunti in una casetta di un paesello ordinato. Si sono fatti accogliere, coccolare, sfamare dai loro amici, perché a volte, hai proprio bisogno di questo fuggire. E così si sono incontrati con quest’altra famigliola che ha la casetta nel paesello, che era lì per qualche giorno, ma che vive dalla città più bella del mondo. Loro sono un papà, una mamma, un figlio di un anno più grande del novenne che parla tantissimo e una figlia che ha lo stesso nome della tredicenne, che di anni ne ha 12 e che, come la tredicenne, è nata nel mese di febbraio. Lì hanno passeggiato per borghi antichi che a ogni angolo c’erano panni stesi con sapienza, a sventolare nell’aria. Tizianeda a guardare quell’attesa di stoffe e acqua e quella quieta bellezza, ci sarebbe stata ore, ché solo nei posti di un antico surreale si vedono cose così.
Sono anche stati in un luogo che c’è il mare di cristallo e si mangia il gelato più buono del mondo. Lì Tizianeda ha acquistato un cappello di paglia vera con le falde larghissime. Lo ha acquistato e indossato immediatamente, come una turista che viene da lontano lontano a godere delle bellezze rigogliose del sud assolato. E si è sentita un po’ più svedese e un po’ meno hobbit, con questo cappellone magico sulla testa, con questo accessorio dal potere trasfigurante. Un po’ Jacqueline Kennedy glamour come lei non è e non sarà mai.
E mentre vagolava vicina al mare placido e sereno, ha pensato che ogni donna dovrebbe regalarsi un cappello di paglia vera con le falde larghissime a proteggerla, a lasciare che gli occhi stiano spalancati sul mondo fuori che gira con il suo fare insolito e bizzarro. Lo dovrebbero avere le bambine e le ragazze e le donne mature e quelle che il tempo gli è passato tanto. Tutte a indossarlo quando gli pare, a sentirsi protette e tutte un po’ sorelle. Così , come in una magia, sapersi vere e leggere. Le più giovani a ricordare lo stupore di una vita in divenire, l’impaccio di un corpo che cambia e che sperimenta, le più grandi a comprendere e insegnare con la forza accogliente di chi la vita l’ha conosciuta, con la pazienza e la clemenza di chi ha guardato i propri limiti e mancanze e quelle con millemila rughe sul volto, a preservare la memoria di un passato che non c’è più e così farne dono. Ciascuna a regalare alle altre qualcosa di sé e nessuna, nessuna a giudicarsi. E tutte a cercare di capire anche le distanze, così inevitabili e leggerle quelle distanze, decodificarle come un messaggio segreto, una formula magica, un rito antico, senza ragionarsi addosso, classificarsi, imbrigliarsi in schemi arrivati chissà da dove e chissà da chi.
Così tra passeggiate, visioni, chiacchiere e pensieri, i due giorni sono trascorsi veloci. La famigliola è ritornata nella città sbilenca con la vita da sbrigare e un cappello di paglia vera con le falde larghe in più.

Tizianeda

Corrispondenze amorose

Vigilia di Natale:

a pranzo.
La famigliola è stata invitata da amici per mangiare crispelle. In questi convivi succede questo: una persona frigge l’impasto, tutte le altre mangiano. Per par condicio c’era anche una distinta signora nordica immigrata al sud da decenni e da decenni sconcertata per l’attitudine naturale dei meridionali al cibo. Tizianeda allora, in difesa delle usanze suddiste si è abbandonata a una dissertazione sul significato del cucinare e del mangiare, paragonando tale attività a una corrispondenza amorosa. Per dare una dimostrazione pratica ai suoi pensieri, continuava a ingurgitare crispelle cucinate dalla sua amica A. E lo ha fatto con molto sentimento.

a cena.
La vigilia di Natale, nei 90 mq c’erano i quattro della famigliola, i fratelli di Tizianeda con coniugi e figli, i nonni vecchietti, un’altra nonna vecchietta e ancora una famigliola di quattro elementi. Tutti si sono intrattenuti attorno alla tavola in molteplici “corrispondenze amorose” da sud suddissimo. Poi è arrivato Babbo Natale. Miracolosamente, come ogni anno. Era bruttissimo, con gli occhiali, la barba cotonata e aveva una pancia grossa e bitorzoluta come una mongolfiera gonfiata male. I bambini non se ne sono accorti però e hanno regalato il loro stupore anarchico, come tutti gli anni.

Natale.
La famigliola dai 90 mq si è spostata in blocco a casa della nonna santa Gina, la mamma dello Sposo Errante. Lì oltre la nonna, c’era la sorella dell’uomo adulto di casa arrivata da Roma con famiglia, perché a Natale il sud suddissimo si riempie degli indigeni ormai forestieri. Loro, quelli che vanno via, tornano durante le feste nella città sbilenca per ricucire le nostalgie. Almeno per un po’. C’era anche l’altra sorella con marito e figli. Tutti come erano, si sono seduti attorno alla tavola e hanno mangiato. Sempre con molto sentimento.

Gli altri giorni.
E che ve lo dico a fare…

Da domani tisane e mutismo.

Tizianeda

Resta di stucco…

E così la famigliola è partita. Ha superato in macchina il cielo, le nuvole, le colline, i monti, le fiumare, i massi, gli accenti, le valli, gli uliveti e le onde del suo sud suddissimo, ed è atterrata in un altro sud. In una terra che galleggia luminosa sull’azzurro, a filo con l’orizzonte e le nuvole. Si è fermata per una notte in un paese di un bianco gotico di roccia e pietre, con le luci sugli usci addossati a salire in alto. Le luci che la notte si accendono e ti senti bambino davanti al presepe illuminato nella stanza buia. Lì Tizianeda ha incontrato la Donna con i Capelli Arancioni, arrivata anche lei con la sua famiglia dallo stesso sud suddissimo. La donna che è di una simpatia intelligente e che ride sempre con le labbra, mentre gli occhi attraversano una strada solitaria. E insieme in quel posto sospeso hanno chiacchierato, cazzeggiato, ascoltato una guida esperta, mangiato e bevuto. Ed è stato bello anche quando si sono abbracciate per salutarsi, che la famigliola lasciava Matera e la Basilicata per passare in un altro sud ancora.

In questo altro sud, sono andati in un paese dalle costruzioni geometriche e bianche con le porte e le finestre blu, sormontate a tratti da archi e cupole, tutte incastrate una sopra l’altra. Lì Tizianeda è entrata in un locale super fashion , con poltroncine marroni e bianche di raffinato e costoso design, appoggiate morbide tra tavoli bassi, luci soffuse e musica sensualissima. E’ entrata ché i due minori dovevano fare la pipì, che in viaggio sopraggiunge improvvisa e improcrastinabile, come la cacca, la fame, il mal di pancia, la stanchezza, il sonno, il dolore alle gambe e ai piedi, la noia e il quando ce ne andiamo. E così dopo aver spiegato l’urgenza pediatrica ai due tipi fighissimi ed eleganti all’interno, che la guardavano come un chirurgo, un batterio mortale nella sala operatoria. Dopo aver prelevato il settenne che nel frattempo si lanciava su tutte le poltroncine fashion bianche e marroni di raffinato e costoso design – “è divertente mamma prova anche tu!!” – Tizianeda si infilava nel bagno. Poi salutava i due uomini sotto shock : “Bellissimo locale, anche Ostuni è fantastica…” “…” “Andiamo…grazie gentilissimi” “…”.

Ed infine la famigliola è approdata in un paesello che Tizianeda voleva proprio vedere da sempre, un paesello simpatico che le case sembrano dei Barbapapà, chè sono tutte tonde e morbide, e ti aspetti che all’improvviso cambiano forma e ti dicono “Resta di stucco…”. E insomma è approdata in un posto che diffonde buon umore pace e amore e persino la undicenne ed il settenne hanno goduto del potere magico di queste casette che si chiamano Trulli, passeggiando rilassati e sereni e senza urgenze destabilizzanti.

E dopo aver camminato per le viuzze antiche e silenziose del paesello cicciottello, la famigliola ha salutato anche la Puglia per ritornare nei suoi 90 mq, dentro il suo sud suddissimo.

Tizianeda

Alla stazione del treno

“Ma no, dai Sposo Errante, prendiamo il treno noi tre e scendiamo alla stazione di L.”
“Sì hai ragione, così non devo tornare per poi risalire tutti insieme”.
La famigliola ha deciso di trascorrere il fine settimana tra una spiaggia e un mare che Tizianeda conosce, perchè lì viveva la zia che non c’è più, la zia Sisa, quella buona come il pane caldo e avvolgente come un abbraccio, lì dove troverà ad accoglierla le sue figlie : C. P. e D. la cugina tacco dodici, quella bonissima.
Ora Tizianeda, per poter ricongiungersi con lo Sposo Errante, che lavora in una città vicino a questo mare dove andranno a sguazzare, ha deciso di salire su un treno con i due minori, sedersi con loro sulle sue poltroncine imbottite, ed ivi sostare per un’ora e un quarto, salvo ritardi, disguidi, tempeste, pioggia di meteoriti, assalto dei pirati, invasione di alieni, attacco di cavallette, letargia improvvisa che li farà d’incanto ritrovare tra le Alpi Svizzere “ma non dovevamo andare al mare, mamma?”, esasperazione dei passeggeri per la logorrea compulsiva del settenne, che provocherà tumulti e rivoluzioni.
Insomma, Tizianeda, che di treni praticamente non ne prende mai, men che meno con i due minori debosciati, che è un bel po’ fifona, che soffre di ansia da prestazione e si muove nel mondo a tratti destabilizzante della fantasia iperattiva, da due giorni oscilla tra l’entusiasmo di una adolescente dinanzi ad una novità e l’ansia di una adolescente dinanzi ad una novità. E quindi, pensando ai nostri treni, che è un po’ come te la manda Dio e al settenne ed alla undicenne avvinghiati al seguito, lei si sente coraggiosa ed indomita come un’avventuriera alla ricerca dell’oro, come una scalatrice di pareti rocciose impervie, come una navigatrice solitaria, o come quel tipo, suo coetaneo, che un giorno si è svegliato ed ha pensato di fare un bel volo dallo spazio, così giusto perché nessuno lo aveva fatto prima, per superare i propri limiti e vedere cosa succede. Proprio come Tizianeda.

P.s.: questo post è dedicato a chi conosce la paura ma anche l’ansia ed il panico, perché per dieci giorni in cui si pensa oddiononcelapossofare, arriva l’undicesimo in cui si crede di potercela fare. A chi pensa di non avere le risorse ed invece dentro ha un mondo sorprendente che può salvarlo e fuori…fuori sempre un abbraccio da qualche parte che lo aspetta.
Un saluto allegro e a lunedì (se scendiamo dal treno alla stazione giusta).

Tizianeda

A proposito della famigliola

Così la famigliola è planata in questa città Europea, dai palazzi sensuali lungo le strade, e i tetti colore della pioggia.
Tizianeda , ha passeggiato per le sue vie, con i due minori e lo Sposo Errante.
Lei di questi giorni ricorda:
. I ragazzi, dalle mani innamorate sui corpi delle ragazze, loro perfide, di un distacco teatrale e provocante.
.I Ragazzi camminare con ragazzi, le ragazze con ragazze, con dita intrecciate e gli occhi increduli, perché qui l’amore è amore. E basta.
. Quei due debosciati e lo Sposo Errante che hanno riempito la vita di Tizianeda. Perché sedici anni prima, quando ha passeggiato giovane e libera, per le stesse vie con sua sorella Dada, ha detto “un giorno torneremo, ma con i nostri innamorati”. E Tizianeda ha mantenuto la promessa fatta a sé stessa, anche se la giovane donna di tanti anni fa non credeva allora, ad un ritorno così affollato.
. Il settenne, incredulo per gli uomini nella metro, o sotto i portici, o nelle strade, vestiti della loro povertà. Il settenne che ha costretto Tizianeda a fermarsi davanti a tutti, perché gli occhi non si distolgono, per dare soldi, e regalargli un sorriso ed uno sguardo, il suo.
. Una donna di tanti secoli fa con le mani intrecciate, sorridente e serafica, mentre in migliaia le rendono omaggio. Che però a guardarla bene ti conquista, perché la tipa, è una donna come noi, e forse oggi sarebbe una blogger spiritosa.
. Una ulcerosa litania di sottofondo composta dalle celestiali seguenti parole: “ho fame, ho sete, ce ne andiamo, mi sto annoiando, ce ne andiamo,ce ne andiamo, ce ne andiamo, ce ne andiamo”, dentro un museo pieno di tele dipinte che tutto il mondo invidia. E Tizianeda nell’inutile tentativo di coinvolgere quei due debosciati , si è posta la domanda che ogni madre savia,almeno una volta nella vita si fa “Ma dove ho sbagliato?”.
. I ragazzi italiani che lavorano lì,con cui Tizianeda ha chiacchierato e che ha riempito di domande. I nostri ragazzi che qui non perdono la dignità, anche se la distanza pesa e brucia.
. La pre- adolescenza, che ti segue , come un’ombra alla quale non puoi sfuggire. Perché è lì , nascosta in qualche anfratto della testa della undicenne, pronta a trasformarla da adorabile ragazzina giudiziosa in Lord Voldemort. E non ti salvano la città europea, i giardini fioriti, o i capolavori pittorici così belli che rischi la sindrome di Stendhal.
.La ragazzina undicenne unica rappresentante del glamour italico, con la sua valigia piena di capi abbinati e accessoriati.
. Il giaccone color verde muschio del settenne, scelto per la presenza di comode bretelle cucine all’interno. “Sei sicura di voler portare questo?” “Sì Sposo Errante guarda, con queste bretelle, se lo vuole levare poi lo puó indossare come uno zaino. Perché?” “Sembra un profugo” .
.Le macchie di latte, Yogurt, e di salse varie sul giaccone verde muschio, che hanno completato l’operazione “sembra un profugo” del settenne.
. la Pulizia per le strade e l’ordine, però non perfetti come nel nord Europa.
. La piazza con i portici e il giardino cosparso di sedie verdi che ci si siede per leggere chiacchierare o vedere il sole tramontare, come qualche secolo fa facevano i pittori o gli scrittori prolifici.
. La signora alta bionda boccolosa profumata curata raffinata magrissima diritta, incontrata sull’ascensore dell’albergo nel centro della città, prenotato dalla famigliola con un’offerta incredibile su internet. E Tizianeda, che in quell’albergo si sentiva come Alice nel Paese delle Meraviglie, perché lei è una provinciale stanziale senza possibilità di redenzione, si è detta: “Cavolo allora esistono veramente queste signore!”.
.Le tantissime donne nello stesso albergo, curate truccate eleganti, profumate boccolose di tutte le età, tutte insieme per un solenne, elegante, profumato, boccoloso convegno tra rappresentanti di una casa cosmetica. E Tizianeda si è chiesta, mentre assisteva a tanta competitiva eleganza, se ai convegni dei boscaioli si va vestiti con le camicie a scacchi rosse o verdi e la sega in spalla, se ai consessi dei pescatori di merluzzi nei mari del nord con le reti e gli stivali di gomma, o se ad un incontro di cacciatori di taglie,si incontrano tutti con distintivi,auricolari, pistole e la faccia mascherata.
. Le risate della famigliola, fino alle lacrime per incomprensibili attacchi di stortia collettiva, che le hanno fatto desiderare che questo tempo fermo non finisse mai.
. Il desiderio di fuga perché la convivenza senza pause e lontananze salvifiche da quei due, mette a dura prova i nervi, le cellule sinapsiche, la pazienza. Tizianeda ha talvolta desiderato la solitudine come un eremita misogeno.
E dopo i quattro giorni in questa elegante città europea che si chiama Parigi, la famigliola, si è recata in un altro posto, dove entità naniformi tiranneggiano tutti gli adulti, che però non possono avere cedimenti nervosi. Lì, pupazzi musica ricchi premi e cotillon, ti dicono che va tutto bene e se non ti diverti è solo colpa tua.
No, che avete capito, la famigliola non è ritornata in Italia, ma è in un posto tutto rosa e zuccheroso dove i bambini impazziscono dalla gioia e gli adulti impazziscono. E basta.
Un saluto allegro.

Tizianeda

Prendi

Prendi un ruscello di montagna “che dura tanto”, coi massi dentro, quattro minori semi-irrazionali convinti che lì nell’acqua ci siano milioni di girini da catturare.
Prendi un seienne che si crede Super Mario, e saltella sui massi, ma poi i suoi piedi le sue scarpe e le sue calze planano nell’acqua.
Prendi i milioni di girini che non si trovano perché, in preda al panico, sono tutti fuggiti altrove.
Prendi la decenne, il seienne ed i loro amici V. ed E., e dì loro che è inutile, che i bicchieri bianchi che si sono portati per la caccia, rimarranno vuoti.
Prendi un bellissimo sentiero da seguire in mezzo ai boschi.
Prendi la ragazzina, che ha dieci anni ed è in un’età dagli umori altalenanti, e per questo decide che no, la passeggiata non la vuole fare.
Prendi che ignori i suoi sbalzi ormonali e la poni dinanzi alla prospettiva di camminare o di rimanere lì, sola, tra lupi, cinghiali, la strega cattiva di Hansel e Gretel e folletti malefici.
Prendi che lei opta per la prima soluzione, ma che per tutto il tragitto ci segue a distanza, come un segugio famelico, con la bocca serrata e teatrali occhi cupi .
Prendi che la passeggiata tra i boschi è bellissima, a parte lo sguardo torvo della tipa che ci cammina dietro.
Prendi che quando arrivi sulla strada ed esci dal bosco, si prosegue a fila indiana su uno stretto marciapiede.
Prendi che in mezzo alla strada tortuosa, tra gli sguardi attoniti degli automobilisti, deambula zigzagando una signora ultracinquantenne stretta in un vestito fiorato fucsia, come il colore dello smalto sui suoi piedi ed il rossetto.
Prendi che al guinzaglio tiene un barboncino nano bianco accessoriato di codino sulla testa, come il suo.
Prendi che pensi che devi salvare da morte certa la signora ed il cane, e la inviti a salire sul marciapiede.
Prendi che eviti alla donna ed al quadrupede un incidente, ma non la salvi dalla logorrea compulsiva del seienne.
Prendi che la signora manda messaggi subliminari al seienne “il mio cane non ama i bambini”, ma il seienne continua a sorriderle beato.
Prendi che il seienne inonda la poveretta di domande “come si chiama il cane, quanti anni ha perché è così piccolo ma cresce quanto è lungo il guinzaglio lo posso accarezzare lo posso prendere in braccio ma come è carino ma dai lo posso prendere in braccio”
Prendi che la signora con il cane, saluta e senza darci il tempo di risponderle, è di nuovo in mezzo alla strada.
Prendi che si torna nella casetta montanara tutti stanchi, felici e sporchi di terra, come Pig Pen dei Peanuts, senza però le mosche ronzanti sulla testa, almeno credo.
Prendi che alla decenne la tempesta ormonale si dissolve come nebbia e così Voldemort ci restituisce Hermione.
Prendi tutto questo, che è poco, che è tanto, anzi tantissimo, che è uno spazio senza tempo, come quello dell’infanzia, dove tutto è sospeso, la prospettiva è diversa, lo sguardo è pieno di innocenti possibilità. Prendi una giornata così, che ti regala sorrisi ed un bel po’ di nostalgia.

Tizianeda

Vacanza=Vuoto

Vacanza= vuoto.
Il primo ad andare in vacanza è stato il mio cervello, resettato da un improvviso ed inusuale tripudio di ozio. La famigliola si è trasferita in un posto amato da Tizianeda e dallo Sposo Errante, dove non si suda, la notte si dorme coperti, si contempla fermi e stupiti il silenzio.
E’ fuggita in un posto dove la terra vista da lì sembra semideserta e fascinosa, perché gli alberi e la fauna sovrastano la presenza umana. Ma anche un posto che è un’occasione mancata, perché qui al sud molto sud, a chi ha il potere sul bene pubblico, con frequenza drammatica, la bellezza è invisa.
Così il mio cervello, in questi primi giorni di vuoto, sta vivendo come un’irresponsabile collegiale alle prese con la sua prima esperienza di campus, dominato dal sonno e da una fame compulsiva da tenere a bada. I due minori,, il seienne e la decenne, solitamente contrariati da tanto entusiasmo montanaro, quest’anno hanno partecipato al nostro tripudio, grazie alla presenza salvifica di una coppia di amici, minori forniti, ospiti nostri per qualche giorno in questa casa fresca ed avvolgente, profumata di legna e bosco, colorata da chiazze di ortensie blu.
Salvifica anche per me, che sono la reginetta del caos, perché a fare da controcanto alla mia dinoccolata gestione del tempo libero, c’è la mamma di V. ed E., ai miei occhi la donna più organizzata dell’universo interplanetario. Con lei hai la insolita fortuna di conoscere con almeno un giorno di anticipo quello che mangerai. Con lei non soltanto ogni cosa è al posto giusto, ma anche secondo logica ed ordine. Lei che con le sue lunghissime dita prensili, come tutto il resto del suo corpo, arriva dappertutto a sistemare. Per questo, la seguo beata e grata, sentendomi placidamente sgravata da tanto sforzo mentale .
Ecco sono in vacanza. Sono nel vuoto, nella lentezza calma. Dentro chiacchiere in ore insolite, con un bicchiere di vino in più. Dentro lo sguardo distratto sui figli che corrono impazziti e liberi, dentro pomeriggi ingoiati da un allucinogeno sonno amniotico, dentro improvvisi momenti di amore coniugale veloce e furtivo.
Sono in non luogo ed un tempo di grazia, irreale come in un sogno, un buco bianco,che mi regale l’essenziale, mi ricorda chi sono, mi scrolla da dosso la nevrosi di tante vite da incastrare perché tutto funzioni e rimanga saldo.
Oggi il mio cervello è una leggiadra ragazza dei fiori.

P.s.: In questo posto la lentezza avvolge anche il collegamento internet. Mentre scrivo non so se riuscirò a postare. Se invece mi leggete vi mando il mio saluto allegro.

Tizianeda