Posts Tagged ‘vacanze’

Ma sei proprio sicuro, sicuro?

– Santo cielo Sposo Errante, perché mi fissi in quel modo strano? Ho capito a cosa stai pensando…che sono ingrassata, ammettilo! Sono ingrassata?
– Sì Tizianeda, in effetti…
– Ma come!? Veramente? È la prima volta che lo confessi…lo sapevo, ho mangiato troppo in queste due settimane montanare… avrò messo almeno tre chili…me li sento tutti, ma perché, perché me lo hai detto?!
– Tizianeda vedi che stavo scherzando…
– Non c’è proprio niente da ridere, santo cielo! Non si scherza con le donne su queste cose. Al massimo si mente spudoratamente …
– Che faccia che hai fatto, mamma mia. Dai vieni qui, stai benissimo.
– Uff…ancora mi devo riprendere, non lo fare mai più. Ma sei proprio sicuro sicuro che non sono ingrassata?

Tizianeda non è proprio sicura sicura di non essere ingrassata in questi giorni estivi anarchico-culinari. E non è proprio sicura sicura che lo Sposo Errante stesse scherzando o ha preferito una salvifica bugia per istinto di sopravvivenza. Ha così deciso di non approfondire, per preservare l’armonia familiare e il suo equilibrio psico-fisico. Comunque, vista la definitiva discesa dai monti della famigliola, da oggi ha ripreso le sue passeggiate a passo svelto e solitarie con il mare accanto.

Tizianeda

In questi giorni montanari, la famigliola

La famigliola è approdata da un po’ nella casetta montanare dove gode per qualche settimana di agosto del vuoto estivo. Ecco cosa Tizianeda più o meno fa (e non solo lei):
. dormire
. mangiare e bere
. camminare veloce in compagnia
. camminare veloce da sola, perché se è bello chiacchierare e camminare in compagnia, dietro l’angolo c’è sempre l’urgenza della solitudine
. mangiare e bere
. pensare: appena finisco di mangiare e bere inizio una dieta disintossicante
. continuare a mangiare e bere
. cazzeggiare e ridere con la compagnia montanara con cui mangi e bevi
. arrivare sulla cima della montagna guardare il cielo e ritornare giù
. l’a.m.f.p.
. il novenne con il suo cappello giallo di paglia che lo tele-trasporta nel suo mondo parallelo
. avere più tempo per osservare
. avere più tempo per pensare
. dilatare i sensi
. fare un uso dissennato di WhatsApp
. mangiare Nutella censurando i sensi di colpa
. dimenticarsi un po’ dei figli che scorrazzano in giro
. mangiare e bere
. cercare di non pensare al momento del rientro
. pensare al momento del rientro
. mangiare e bere

Tizianeda

Dal 1985

Pensieri sparsi al termine delle vacanze e prese di coscienza:

Ricordi che esistono entità temporali convenzionalmente chiamate settimane. La settimana è composta da giorni suddivisi in: mattina, pomeriggio e sera. I giorni che compongono la settimana sono evidentemente sette ed evidentemente troppi.

La parola “mamma” , dimenticata da tempo, rientra nel vocabolari pediatrico e pronunciata una quantità di volte più vicina all’infinito che allo zero. Le frasi nel 99,99% dei casi terminano con un punto interrogativo.

Prima di godere degli spazi boscosi attorno alla casetta montanara e vacanzola, i 90 mq in cui i 4 vivono sembravano una discreta superficie in cui sostare. Ora invece ti senti Indiana Jones intrappolato nella stanza che si restringe. Però nessuno verrà a salvarti, realizzando di non essere un fighissimo archeologo con la maglia sbottonata fino agli addominali scolpiti.

Le tue difese immunitarie manifestano platealmente il loro dissenso da rientro in città. Mentre attraversi la strada che ti separa dal palazzo in cui vivi, inizi a tossire, starnutire, avere male a un orecchio e sentirti uno straccio. Per uno oscuro rapporto simbiotico che da anni Tizianeda ha con lo Sposo errante, o per una coalizione segreta tra le loro difese immunitarie, anche lui inizia ad avere sintomi influenzali.

Come ogni estate, ti assale la sindrome “Fratelli Righeira”, la stessa dal 1985. I due che nel tempo delle spalline, dei capelli cotonati e dei colori sgargianti, hanno iniziato a cantare nella spensieratezza di giugno “L’estate sta finendo”. La canzone che ha attraversato allegra luglio fino a terminare nella malinconia struggente di fine agosto, lasciandoti la percezione che le cose finiscono, che la giovinezza prima o poi lascia il posto a nuovi assetti estetici e non solo, che le ore scorrono senza lasciare traccia. La canzone che fa “l’estate sta finendo e un anno se ne va sto diventando grande lo sai che non mi va. In spiaggia di ombrelloni non ce ne sono più è il solito rituale ma ora manchi tu”.

Sarà per questo che con lo Sposo errante, in estate, Tizianeda va in montagna?

Tizianeda

Troll, Ninja e cascate

La prima volta che lo ha fatto era giovane, lo Sposo Errante non era entrato nella sua vita, neanche sotto le spoglie di fidanzato e i due minori non rientravano nell’elenco immaginario delle 100 cose da realizzare con priorità assoluta nelle suo futuro.

Lo ricordava affascinante, impervio, a tratti così faticoso da maledire di non essere sufficientemente dotata. Per non parlare della fase finale che richiede innate qualità funamboliche, capacità di concentrazione e ogni tanto una mano per favorire il movimento giusto.

Poi ha deciso di rifarlo, incoraggiata dagli amici – con cui si incontra sempre in questo posto vacanziero e montanaro – tutti accessoriati di entusiasmo e figli minori. Proprio come lei, con la dodicenne e l’ottenne. Ha deciso di rifarlo anche se lo Sposo Errante quel giorno errava per le strade malferme.
Così la mattina, dopo un breve tratto in automobile, ha iniziato insieme alle famigliole montanare, a camminare per sentieri boscosi e freschi. Un amico grande grande come un Troll, però buono e gentile, si è preso in appalto la gestione dell’ottenne. E per questo gesto generoso e coraggioso, Tizianeda gli è proprio grata. L’ottenne, rassicurato dalla presenza gigante, ha affrontato l’escursione aspromontana con una sicumera e un entusiasmo che hanno sorpreso la sua mamma : “sono diventato un Ninja mamma, il ninja delle montagne” “amore mia è vero, sei un Ninja fortissimo” “già” .

Poi sono arrivati in un punto alto, che si vedevano il cielo e le montagne tutte intorno e intrappolate tra le rocce lontane, tre cascate, a gettare una sull’altra- formando piscine verdi – acqua chiassosa ed eccitata come le conversazioni dentro un immenso teatro.

La strada era come Tizianeda la ricordava. A tratti faticosa e impervia e bellissima. Ha dovuto ridiscendere insieme a tutti, minori compresi, il costone della montagna, ha dovuto saltare tra i sassi di un torrente, ha trovato mani che l’hanno aiutata mosse a compassione delle sue dimensioni Hobbit e che l’hanno liberata dal peso dello zaino. Poi grandi e piccini, sono arrivati dove le cascate finivano in un lago verde e gelido, dove il rumore dell’acqua era forte e sonoro come il silenzio. L’ottenne si è arrampicato scalzo ovunque, in preda a una eccitazione selvaggia. Le famigliole sono state lì a godere di quel posto unico che gli appartiene, ché è della loro terra. Sono stati lì a contemplare con lo stupore che solo la bellezza, quando è pura e inconsapevole, sa restituire.
Poi hanno ripercorso la stessa strada al contrario e le discese sono diventate salite e le salite discese e il piano è rimasto uguale a prima.

Tornati nella casetta, i tre della famigliola hanno provveduto, non senza fatica ad asportare le zolle aspromontane attaccate al viso ai capelli alle mani ai vestiti e ai piedi. Anche il fortissimo Ninja delle montagne ha lasciato che la sua nera tuta mimetica si sciogliesse nell’acqua calda della vasca, nella quale è entrato con la sua maschera e il boccaglio.

P.S.: Le cascate dove le famigliole sono approdate si chiamano “Maesano”. Sono nel cuore dell’Aspromonte che è un luogo da scoprire e di cui innamorarsi perdutamente. La Calabria che è un premio, noi calabresi (ma non solo eh!) ce la dobbiamo meritare.

Tizianeda

Qui

“Santo cielo ottenne, hai i piedi neri, con tutte le calze… e anche le mani sono nere e la faccia…oddio le unghie quanto sono cresciute… hai mezzo bosco lì dentro e il collo…sei sporchissimo, sembri Pig pen, le mosche però sono scappate per la paura di prendersi un morbo!”
“Grazie mamma!”
“Non sono complimenti”
“Lo so!”.
Qui in montagna è così: terra, giochi e libertà. La sera i minori tornano a casa con strati boscosi impressi sulla pelle come tatuaggi. A loro, questo aspetto selvatico e terroso piace moltissimo, e non lo vorrebbero togliere mai. Si trasformano in elementi selvaggi come la vegetazione che circonda la famigliola, che ormai da un po’ di anni trascorre le vacanze in questo luogo fresco e sopra sopra il mare. Anche se il mare si riesce a vedere da qui, lontano e fermo. E se il cielo è terso appaiono le isole Eolie galleggianti sopra l’acqua, come delle boe bitorzolute. Con il cielo nello sfondo, a trattenerle.
Qui hanno compagni con cui giocare, inventare, correre, andare in bici, sfogare la loro fantasia ipertrofica, parlare parlare parlare (specie l’ottenne) senza apparire molesti, vivere avventure immaginarie e folli. Qui non hanno il tempo per fare capricci o richieste impossibili e anche la noia, le rare volte in cui arriva, assume un aspetto più simpatico e rilassato.
Da qui pensi quanto innaturale sia per loro la vita in città, tra palazzi e raccomandazioni ansiogene, tra giornate programmate e spazi ristretti.
Anche Tizianeda in questo posto sta bene. Le sembra di fluttuare leggera, proprio come le Isole Eolie che dall’alto della montagna, quando l’aria diventa pulita, può osservare in silenzio. E diventa anche lei un’isola appoggiata sul mare, con il cielo nello sfondo, a trattenerla.

Tizianeda

In attesa delle vacanze, i timori dello Sposo Errante e un post scriptum

Ancora qualche giorno e finalmente Tizianeda chiuderà la porta del suo studio di avvocata pieno di carte indemoniate autoriproducenti, per un oscuro e mai compreso processo di partenogenesi. Come succede per le api, le alghe e anche per i tacchini. E quando riuscirà a liberare la sua povera scrivania dall’ultimo adempimento, andrà in ferie per godere del vuoto, dell’ ozio, dell’ assenza di pensieri, dell’immobilità. Andrà con la famigliola in quel posto montanaro che a loro piace tanto, in quella casa che non è la loro, circondata da alberi ortensie e silenzio.
Certo ha dei progetti in testa. Continuerà a scrivere, continuerà a partecipare al festival itinerante “Cunta e Canta”, quello che racconta attraverso la rete il suo sud suddissimo, quello dentro il quale è stata felicemente risucchiata, come in uno dei buchi spaziali disegnati dall’ottenne che lo trasportano in dimensioni divertenti pieni di avventure. Quello che ogni tanto la fa andare in giro per le lande della sua provincia. Sta anche organizzando insieme a due donne incredibili che conosce da tanto tanto tempo, un evento che la spaventa, ma che lei ha voluto per entusiasmo incoscienza follia e boh, meglio non farsi troppo domande. Ha anche un progetto nella testa che ha intenzione di avviare non appena sarà immersa nella pace della montagna.

Lo Sposo Errante, che è il primo sostenitore di Tizianeda e delle sue idee, è molto contento anche se ha sviluppato la convinzione che la famigliola, solitamente abituata ai vacanzieri deliri culinari di Tizianeda, questo agosto non mangerà.

P.s.. Solo per dirvi che il Gay Pride, che si è tenuto nella sua città sbilenca giorno 19 luglio, è stato colorato e festoso. Tizianeda si è divertita come se il tempo si fosse fermato. Se vi va di sapere perché lei è andata e i pensieri che le sono emersi dopo, di seguito i due articoli scritti per la rivista in-line con la quale collabora: http://www.zoomsud.it/index.php/cronaca/69920-calabria-io-etero-e-il-gay-pride-del-19-luglio-tiziana-calabro.html http://www.zoomsud.it/index.php/cronaca/71034-l-intervento-1-il-peccato-del-gay-pride-tiziana-calabro.html
Se vi volete fare anche un’idea di “Cunta e Canta”, questo è l’ultimo articolo pubblicato sul sito del festival: http://cuntaecantarc.wordpress.com/2014/07/12/kaulon-il-vento-e-i-sorrisi/
Un saluto allegro a tutti voi!

Tizianeda

Finchè la barca va

Il primo giorno lui è entrato con la maschera e il boccaglio, si è avvicinato all’istruttore e gli ha detto: “Io sulla barca a vela non salgo. Sono venuto solo per fare il bagno con la mia amica C. E’ già qui?”.

Il primo giorno lei ha indossato il costume colorato, due pezzi, e ha guardata dentro lo specchio la ragazzina che le rimandava lo stesso sguardo torvo. Poi ha indossato maglietta e pantaloncini e ha iniziato a scherzare con suo fratello.

Il primo giorno lui ha giocato e fatto il bagno con C., la sua amica che sorride sempre, viene da un paese lontano lontanissimo e ha il papà che lavora nella struttura dove insegnano ad andare sulle barche a vela in mezzo al mare. E’ salito su un grande gommone ed è andato lontano lontano spinto dalle onde e dal vento. Si è avvicinato alle montagne bitorzolute che sono poggiate alla fine del mare, e forse ha allungato il braccio e le ha toccate con la mano.

Lei dentro la scuola senza tetto e pareti, si muove con la spavalda disinvoltura di chi già sa, chè ormai la frequenta da tre estati, un mese e mezzo l’anno. Lei con il suo costume colorato e quel corpo che imparerà ad amare e ad accettare prima o poi. Almeno così pensa la sua mamma.

Lui dopo due giorni con la maschera e il boccaglio in mano, sulla barca è salito, vincendo la sua ostile diffidenza, informandosi sul perché il percome il dove il quando e le potenziali pericolosità di quell’insolito mezzo di trasporto. L’istruttore ancora sorride serafico all’ottenne e anche alla genitrice di quel simpatico logorroico bambino .

E Tizianeda, la mamma di quei due – che ha uno sposo Errante, che se la deve cavare da sola, che continua come lui a lavorare e a complicare la sua vita con impegni e passioni – ogni mattina approda in quel posto luminoso con il cielo sopra, il mare tanto, che se vuoi lo tocchi e con le barche bianche, che se le liberi sull’acqua scivolano via lontano lontano.

E forse, Tizianeda un giorno di questi ci salirà anche lei su una di queste piccole barche a farsi portare dal vento, a toccare le montagne bitorzoluta poggiate alla fine del mare, a guardare in silenzio e sola la terra da quello strano punto dondolante tra l’acqua e l’azzurro sulla testa. Forse lo farà, quando sentirà forte il bisogno di allontanarsi per un po’, di raccogliere distanze dalle cose, dai pensieri e a volte dalle persone. E sarà come risistemare una matassa ingarbugliata. E poi, insomma poi, ritornerà alla sua vita bella e complicata.

Tizianeda

Da 11 giorni

Da 11 giorni i loro ritmi sono cambiati, inevitabilmente. Da 11 giorni hanno preso possesso delle stanze, lasciando ovunque tracce caotiche del loro passaggio, seguite da echi ricolmi di minacce. Da 11 giorni non appena i due adulti di casa abbassano la guardia, la sera assediano il lettone e si addormentano, per non essere costretti alla sistemazione nei propri siti notturni. L’insubordinazione costringe i grandi che li hanno generati ad una diaspora notturna: “E ora che facciamo” “E chi li sposta?” “Ho capito… devo andare a dormire solo nella loro stanza?” “Temo di sì…”. Da 11 giorni dipendesse da loro diventerebbero un tutt’uno uniforme con il pigiama – che li riveste come una seconda pelle- il divano e i plaid, dai quali si distaccano soltanto a seguito di ripetute incitazioni scarsamente amichevoli degli adulti. Da 11 giorni gli orari e la disciplina che li contiene hanno perso la loro compattezza, diventando entità astratte. Da 11 giorni anche tra gli adulti di casa, vista la presenza continua della genia, si è instaurato un rapporto di mera fratellanza, in un clima di Tuttinsiemeappassionatamente. Tizianeda comincerà a cucire ai minori i vestiti con le tende, tutti danzeranno allegre coreografie austro-ungariche e intoneranno sorridenti, inni patriottici, anche se forse al posto di “Edelweiss” canteranno “Calabrisella Mia”.
In questi 11 giorni, i quattro della famigliola hanno anche riso tanto e guardato la sera qualche film, come quello su un naufragio di una tigre ed un ragazzo indiano, in un mare visionario che sembrava popolato dai sogni, o un film su un bambino spuntato dalla terra come un ravanello, che al posto dei peli sulle gambe aveva foglie. In questi 11 giorni sono venuti spesso a trovarli i cuginetti, chè nel sud suddissimo affollamento e famiglia sono sinonimi.
Ancora 5 giorni, e la riapertura della scuola, che si attende come l’esercito della salvezza, restituirà la normalità alla famigliola.

P.s: solo per dirvi che ogni tanto Tizianeda, con il suo nome ufficiale scrive su un giornale on line. Se vi va di sorbirvi i suoi serissimi buoni propositi per l’anno che verrà cliccate su http://www.zoomsud.it/index.php/cultura/61930-2014-i-miei-propositi-per-non-vergognarmi-faro-come-ulisse.html . Un saluto allegro.

Tizianeda

Come Maga Magò, Lord Voldemort e il suo serpente

Il ritorno alla vita lavorativa deve essere morbido, graduale, lentamente progressivo, come si fa con l’ingestione del veleno per renderlo innocuo all’organismo. Perché dopo giorni di ozio compulsivo, di cambiamento del rapporto veglia/sonno, di dimenticanza della vita multi-tasking, al rientro, la psiche potrebbe subire scuotimenti irrisolvibili, il corpo somatizzare, il disagio esistenziale prendere il sopravvento.
Si può diventare nervosi come Maga Magò quando incontra Merlino, o collerici come Lord Voldemort lasciato solo e farneticante con il suo serpente.
Questo è quanto dicono gli esperti, che dopo ferragosto, si sperticano in raccomandazioni ansiogene, come vecchie zie premurose che ti ricordano di indossare la maglia di lana se fa freddo, o di non bere acqua ghiacciata se sei sudato.
E Tizianeda che è avvocata, per salvarsi dai nefasti effetti da vacanza terminata, per la prima settimana lavorativa, avrebbe dovuto:

Il primo giorno aprire le imposte dello studio, fare entrare luce e aria, guardarsi intorno. Poi chiudere tutto e andare via.

Il secondo giorno osservare le carte lasciate sulla scrivania ricoperte di post-it con le istruzioni. Leggerle e capire che per tornare tranquilla a settembre, avrebbe dovuto lavorare tutti i 31 giorni di agosto. Abbandonare lo studio per non turbarsi troppo.

Il terzo giorno accendere il pc, controllare i messaggi di posta elettronica non letti. Accorgersi che il numero è di tre cifre, chiudere il computer e rimandare al giorno dopo per non confondere la psiche ancora troppo invischiata nei ricordi vacanzieri.

Il quarto giorno sedersi sulla poltroncina davanti alla scrivania. Dondolarsi un po,’ farla girare su se stessa, mettere i piedi sul tavolo, canticchiare qualche motivetto rassicurante, rispondere alle telefonate. Ma non a tutte: una sì e tre no.

Il quinto giorno, pensare “è venerdì, mi prendo un giorno di riposo”. Così andare via e rinviare tutto a lunedì.

Questo avrebbe dovuto fare Tizianeda, rispettando le istruzioni degli esperti. E invece, a causa della sua disobbedienza, ora si sente un po’ Maga Magò e un po’ Lord Voldemort con il suo animaletto domestico. E peccato che nessun esperto spieghi come fare a superare la sindrome da rientro compulsivo.

Tizianeda

Ciao

Ciao.
Come va? Ti stai divertendo? Ti ricordi di lavarti? Hai conosciuto altri ragazzini? Di quali città d’Italia? Sei sempre te stessa, vero? La sera ti addormenti subito? Ti troverò cambiata quando tra sei giorni ci rivedremo? Ci riconosceremo, un po’ meno, un po’ di più? Sali sugli alberi per farti trattenere dalla frescura tremolante dei rami? E la sera intorno al fuoco, ti emozioni, che il tempo sembra rallentare fino a fermarsi e con lui il respiro e i pianeti e le stelle, come la fotografia di un giorno perfetto? Hai confuso la sequenza delle ore: è mattina o pomeriggio…boh? Gli adulti sono autorevoli, entusiasti, solidi? Pensi sempre che tutte le altre ragazzine siano molto molto più carine di te, sciocchina? Quante volte al giorno fai scrocchiare le dita delle mani? Ti pettini? Ti stai divertendo? Questo te l’ho già chiesto, vero?
No, non te le farò tutte queste domande, undicenne, quando ci rincontreremo, anche se saranno passati dieci giorni senza sentirci né vederci, da quando sei salita allegra e serena sul pullman, con il tuo gruppo Scout. Le domande, troppe, imbrigliano e trattengono.
Ti racconto di noi tre? Stiamo bene. Ci siamo trasferiti nella casetta in montagna, tra silenzio pini e ortensie blu.
Tuo padre è in ferie finalmente e con tuo fratello parlano dei grandi sistemi dell’universo. Ora le domande su buchi neri, galassie, velocità del suono, nebulose, colore delle stelle, trovano risposte esatte e puntuali. Lui è felice che questa passione (sì tuo padre ha tante passioni!), misteriosamente sia arrivata fino al settenne, come il movimento circolare del cosmo.
Ieri notte abbiamo visto il cielo stellato, era bellissimo e affollato e vicino vicino a quello che vedi tu dal tuo campo scout.
Il cielo stellato sopra di te, sopra di noi, di cui parlava un filoso che un giorno studierai. Quel cielo che amiamo così tanto, che quando lo guardiamo siamo tutti figli dello stesso stupore fermo, meno distanti, meno confusi e forse, sì forse, più pacificati.
Ciao bella mia. Divertiti.

Tizianeda