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#Lasciateliacasa

Era terrorizzata che lui potesse avere un crollo nervoso. Ogni tanto guardava l’afflitto per infondergli speranza nel futuro e la certezza che sì ce la poteva fare e che quel momento sarebbe passato. Ma non passava. Il braccio da dietro la tenda sbucava e appoggiava sull’appendiabiti umano altri vestiti, pantaloni, camicette, golf, giacche, accessori colorati. Mano a mano che la montagna di stoffe aumentava, lo sventurato sembrava invecchiare di qualche anno, piegarsi sotto il peso delle stoffe, perdere fiducia nell’umanità, di genere femminile perlopiù. Sommessamente infilava la testa dentro il camerino dove la compagna stava misurando tutto il negozio. “A che punto sei, andiamo?”. Lei rispondeva “Allora come mi sta?” e lui sempre :”Bene ti sta bene”, guardando non lei ma l’abisso davanti a lui. Poi la donna si è rivestita e sono andati via.

Tizianeda è certa che quando la donna del camerino indosserà i vestiti acquistati su consiglio del compagno, le amiche sincere o la madre spietata, come spietate sono solo  le madri, le chiederanno come ha potuto acquistare quel pantalone che le fa fuoriuscire tutti rotoli della pancia, la gonna che evidenzia il culone o la camicetta di quel colore che la fa tanto assomigliare alla prozia Concettina, che ha i baffi e il doppio mento. Così quei vestiti non verranno mai più indossati finendo dimenticati dopo tanto patire dell’uomo, nel fondo buio di un armadio. Quanto allo sventurato, che il cielo lo assista.

#Lasciateliacasa. Campagna a favore degli uomini costretti ad andar per negozi con le loro donne.

Tizianeda

Cambiamenti

Ieri Tizianeda ha affrontato una di quelle imprese casalinghe che il solo pensiero incute terrore e scoramento, come a un asmatico la scalata dell’Everest, a un idrofobo un pacchetto omaggio di sedute di talassoterapia, a un bambino la parola “lavati”: ilcambiodellarmadio.
Ilcambiodellarmadio è il “metti la cera togli la cera” in versione “togli i vestiti invernali dall’armadio, metti i vestiti estivi nell’armadio” e ti senti Daniel Larusso con quella faccia vorreiesserealtrove. E anche se non hai il maestro Miyagi a farti cazziatoni per tutte le volte che ti distrai, c’è comunque il montarozzo informe da sistemare, di vestiti, gonne, pantaloni, giacche e giacchette sul letto che incute lo stesso timore reverenziale.
Eppure ieri, Tizianeda, mentre modificava gli assetti interni dell’armadio, mentre riponeva i vestiti leggeri tra grucce e cassetti, mentre selezionava gli abiti estivi e invernali che invece non avrebbe messo mai più, chiudendoli in due sacchetti, ha pensato che ilcambiodellarmadio, è qualcosa di più di una tediosa attività casalinga.
Ilcambiodellarmadio è la misura del cambiamento. Il tuo. Mentre selezioni i vestiti, questo sì questo no, mentre scarti la giacchetta bon ton, il pantalone colorato, la maglietta troppo accollata o la gonna di quella forma strana lì, prendi la misura di quello che sei oggi, di quello che non sei più, di quello che sei diventata. Non solo cambiamenti fisici, intendo, ma proprio interiori. Perché i vestiti in fondo un po’ ci rappresentano e quando non li indossiamo più è perché hanno smesso di farlo. Perché siamo cambiati o la percezione di noi stessi è cambiata o semplicemente perché quel capo lì lo abbiamo acquistato in un momento di distrazione cerebrale. E quando riponi nel sacchetto un abito, è il momento in cui ti dici “santo cielo questa Tizianeda qui, non c’è più” e la saluti senza troppi convenevoli. E’ un modo lievi di lasciarsi alle spalle il passato, quello che è andato e che non torna.
Ora ci sono due sacchetti pieni pieni in un angolo dei 90 mq. Lei li guarda sorridendo, li guarda con indulgenza. Sono cambiate tante cose in fondo in questi anni. Ora il sua armadio fluttua più leggero, proprio come si sente lei adesso.

 

Tizianeda

Mai più!

Ultimissimi giorni di saldi per i negozi.

Tizianeda ha deciso di sfruttarli per acquistare capi di abbigliamento. Avrebbe dovuto comprare capi base utilizzabili in tutte le occasioni. Un tubino nero, un pantalone dal taglio classico, décolleté, una giacca sobria dai toni asettici.
Poi è uscita in una di quelle mattine in cui era allegra, il cielo brillava azzurrissimo e complice, in cui si sentiva ottimista, con il karma a favore, i pensieri peace&love e un sentore da ragazzadeifiori. Così è entrata in qualche negozio, attività che solitamente considera tediosa e a casa è tornata :

– con un paio di collant verde maredeitropici, un altro paio di collant blue santocielo e un altro viola fittofitto
– con una gonna che in realtà è un pantalone. Corto. Molto corto, dalla fantasia coloratissima e dei disegni che raffigurano frutti esotico-alieni
– con il dubbio atroce che dentro lo specchio di Zara sia intrappolata una modella di un metro e settanta e che la Hobbit che la fissa dallo specchio dei 90 mq, è troppo familiare per essere un’estranea.
– con un mantra ripetuto nella mente ossessivamente :”oggichiamolestetista – oggichiamolestetista – oggichiamolestetista – oggichiamolestetista – oggichiamolestetista – giurooggichiamolestetista … ”
– con la convinzione che mai più farà vedere i suoi acquisti fatti in una giornata allegra alla sua amica ventiseienne e a sua sorella, la zia Dada, ugualmente concordi nel dirle: “belle le calze e i pantaloncini, sono per la quasi tredicenne vero?”.

Tizianeda

Dialoghi, look e scempiaggini

Dialogo tra figlia pre-adolescente e madre. Anno 2013.
“Mamma mi aiuti a scegliere il look per la festa?”
“Il look?”
“Il look, mamma…come mi devo vestire”
“Ah…sì certo tesoro”
“Mamma, vorrei mandare a F. le foto di ogni cambio con Whatsapp, così mi dà un consiglio anche lei”.
“Santo cielo…quindi fammi capire. Ti vesti, io faccio la foto con il mio cellulare, mandiamo sempre con il mio cellulare il messaggio con foto a F. così lei la vede valuta e ti risponde?”.
“Sì”
“Santo cielo…”.

Dialogo tra due pre-adolescenti su Whatsapp.
“Look numero 1”
Fotografia di graziosa ragazzina con “look” nr. 1.
Tre faccine disegnate, gialle e azzurre: una versione pediatrica dell’urlo di Munch (terrore), una che piange tutte le cascate del Niagara (disperazione), una con enorme goccia sulla fronte, presumibilmente sudore (momento passeggero di difficoltà emotiva).
“Oppure…hai altri look?”
Conversazione intercalata da oscuri idiomi: asp, K, scs, cmq, qst, tranq, cm, nn, xk, nnt, mex, dmn, fvr, preoc, grz, dp.
Seconda foto e responso.
“Quanti sono i look?”
“Due”
“Il 2°”
“Anche a me piace”
“Ora vado ciuaooooo”.
Ancora disegni: tre facce gialle con un occhio chiuso, sputano un cuore, tre cuori rossi, quattro facce che sputano cuore, quattro cuori rossi, cinque cuori viola, un vestito, un fiocco, un rossetto, una borsetta.

Dialogo tra figlia pre-adolescente e madre. Anno 1982.
“Mamma mi aiuti a scegliere il look per la festa?”
“Come parli, che è questo look…apri l’armadio e prendi il vestito che indossi per le feste”.
“Asp, mamma tranq, tt ok. Nn è nnt”
“Ma che scempiaggini dici. Forse hai la febbre, vieni che ti sento la fronte. Ti porto dal pediatra…cosa è quella faccia”
“Ti schiaccio l’occhio e ti mando un bacio anzi un cuoricino”
“Non è che ti sei presa qualche intossicazione o i vermi…chiedo al dottore se è il caso di darti una purga”
“Sto solo scherzando mamma. Volevo però fare vedere alla mia amica M. come sto?”
“Cosa c’entra ora la tua amica. E poi come fa a vederti. Dovrei portarti a casa sua o lei venire qui. Si perde tempo. Avanti vestiti che si sta facendo tardi…ma quante scempiaggini oggi”.

Tizianeda

Tranne quelle stupendamente affascinanti

“Non mi piaccio con questo vestito”
“Ma che dici sei bellissima. Vero mamma che mia sorella è proprio bella? Il problema è che tu non sei sicura di te”
“Ma guarda, guarda come è gonfio qua…non mi piace…”
“Ma undicenne sei adorabile…”
“Mamma, ecco! “Adorabile” non voglio sentirlo dire! NON voglio essere adorabile”.
“Hai ragione indossa quello che vuoi”
“Dici sul serio mamma?”
“Certo amore mio”.
Perché avrà ragione il sagace settenne nel credere che sua sorella, intossicata dal subbuglio schizofrenico della pre-adolescenza, nuoti nel mare denso dell’insicurezza corporea.
Così come ha ragione la undicenne quando dice che in fondo tutte le ragazze della sua età non si piacciono sempre ,“tranne quelle stupendamente affascinanti”, facendo dell’ironia il suo luminoso campo magnetico.
Così come, si spera, avrà avuto ragione la mamma di quei due debosciati, a ritrarsi, lasciando libera la undicenne di vestirsi secondo la sua divisa di ordinanza: pantaloni e maglietta, perché solo così, per ora si sente se stessa.
Chè non si deve per forza piacere agli altri, non si deve sempre avere paura di dispiacere chi ci chiede di essere quello che non siamo. Non si deve per forza essere adorabili.
Insomma non bisogna per forza essere, come quelle due signorine sfortunatissime, le cui gesta ci narrano dalla prima infanzia. Le due ragazze orfane che in casa non se le filava nessuno e le costringevano a fare tutto il giorno le faccende domestiche, senza uno svago, un libro, una vacanza. Quelle due, che invece di mandare tutti al diavolo, cantavano, sorridevano, parlavano con gli animali, si sentivano un tutt’uno armonico con l’universo . Quelle due che alla fine si sposano con il primo arrivato, dopo un bacetto o mezz’oretta di valzer.

Tizianeda