Settembre 2022 archive

La gente sta male

La gente sta male. Per comprendere il tasso di disagio esistenziale e di civiltà di un popolo, non occorre scomodare analisti, filosofi, esperti di economia, politologi, raffinati letterati, teologi, lettori dei fondi di caffè, sensitivi e guru di ultima generazione, guaritori di anime a favore del proprio conto corrente. È sufficiente salire sulla propria autovettura e guidare in città. La guida smette di essere un gesto meccanico di pedali pigiati e marce da cambiare a leva leva: prima seconda terza quarta quinta. A Reggio Calabria, per esempio, guidare è un’esperienza di sopravvivenza, è una prova di resistenza del proprio sistema nervoso, di controllo del turpiloquio, della propria devozione al divino. È repressione del desiderio di scendere dalla macchina con una mazza pesante da baseball. Anche perché se arrivi a malapena al metro e cinquanta, la mazza è più pesante di te e poi chi si tiene nel cofano una mazza da baseball. Se volete diventare maestri zen ed evolvervi in questa vita , non richiudetevi in conventi né sottoponetevi a estenuanti esercizi metafisici. Non è necessario. Venite a guidare a Reggio Calabria. Se poi non amate guidare, o siete affetti da quella sindrome genetica di cui non avete alcuna colpa, quella che vi ha costretti appena maggiorenni a fare lezioni aggiuntive, tutte inutili, di scuola guida, avrete una maggiore percezione della realtà veicolare che vi sta attorno. Per il semplice fatto che il guidatoredimerdacronico consapevole, per compensare i propri deficit, è rispettoso di tutte le regole. Va piano, aziona le frecce, non parcheggia mai in doppia fila, non suona il clacson per sfogare le varie impotenze fisiche ed esistenziali, rispetta semafori, stop, precedenze, glorifica le strisce pedonali, quando accede a una rotatoria usa la prudenza di un artificiere e si affida alla madonna, sa che motorini e pedoni sono il male. Ma il guidatore rispettoso si muove in città come un povero Marcovaldo circondato da malessere, frustrazioni e indifferenza nei confronti degli altri, assunti a entità ectoplasmica e quindi inesistenti. E nell’accorgerti che ognuno preso dai propri disagi, dal male di vivere, dalla fatica, dalla rabbia, dalla mancanza di strumenti cognitivi e culturali, dalla perdita di attenzione e di senso della collettività, sei presa da uno sconforto profondo, sentendoti prigioniera dentro una bolla, in cui l’inferno dei vivi sembra aver avuto il sopravvento. E ti verrebbe voglia di raggiungere distanze siderali per non assistere allo spettacolo brutto che ti si mostra davanti, scappare in Aspromonte dove tutto è silenzio e natura. Poi però pensi che questo fine settimana si vota e tu andrai al seggio perché non riesci davvero a essere indifferente, anche se assisti ogni giorno alla morte della ragione e del sacro e, a ben vedere, anche tu non ti senti molto bene.

La foto è di Marco Costantino

Tizianeda

E uscimmo a riveder le ovaie

Le amiche, gli algoritmi e la ginecologa, sono le grandi compagne dei cambiamenti interiori di una donna. A vent’anni la dottoressa ti consiglia anticoncezionali e ti parla di malattie veneree. In sostanza di sesso. Le amiche, quelle “avanti”, raccontano fantasmagoriche avventure, con il tatto di un lanciatore di martello, nell’intento di iniziarti, ovviamente, al sesso. Gli algoritmi invece non dicono niente perché i ventenni facebook lo schifano. A trenta ci sono le amiche sposate e con figli che vedi solo se ti invitano a cena, quelle single che vedi solo se sei single anche tu, mentre la ginecologa esplora la tua pancia per vedere se sei pronta per la grande avventura della maternità a cui magari non pensi, perché non hai un euro neanche per piangere, o semplicemente non ti va. A quaranta si esce con le amiche e l’alcol, su fb, messanger pullula di messaggi di playboy-emoticonaddicted: cuore, tulipano, bacio, mentre le ginecologhe ti fanno i complimenti per una vagina che può darti ancora tante soddisfazioni. A cinquanta le amiche si scambiano le vitamine da pre-menopausa o da menopausa conclamata, facendo a gara su quale sia la più risolutiva dell’umore torvo e della pancia gonfia, facebook ti invita a comprare oggetti falloidali e prodotti all’aloe vera che ti prospettano più miracoli della ayahuasca.
Intanto la ginecologa esplora la tua vagina come fosse l’occhio di Sauron, mentre agguanta l’aggeggio per l’ecografia interna, che in altri contesti potrebbe incuriosirti, ma lì messa sul lettino come una peccatrice sottoposta alla Santa Inquisizione, ti fa venire una crisi vagale e svieni. Anzi non svieni, perché tanto le gambe le hai già messe in alto, quindi ti senti solo morire. La dottoressa in questione mentre gioca a pac-man dentro il tuo utero, ti avverte che “attenzione, attenzione!”, hai un’ovaia rincoglionita, mentre l’altra sembra rivivere una seconda adolescenza. E in questo delirio schizofrenico, te ne torni a casa nervosa, chiedendoti se è colpa del joystick esplorativo, della sindrome premestruale, della pre-menopausa confusa, di un’esistenza attraversata da continui cambiamenti a cui pare ci si debba adattare sorridenti e baldanzose, o semplicemente perché sei nata donna e hai secoli e secoli di rottura di ovaie addosso. E allora cerchi le tue amiche, chiudi i social, la tua ginecologa vivadio la rivedrai tra un anno e pensi che in fondo il mondo in cui vivi non ti piace granché, preso com’è a importi una felicità artificiale, in cui devi essere performativa e brillante come un cocainomane di mezza età su un panfilo pieno di ragazze. E allora ti aggrappi alla legge morale dentro di te e al cielo stellato sopra di te, che a ben vedere tutti quei puntini, ti sembrano milioni di ovaie che pulsano, ricordandoti le leggi primordiali dell’esistenza e sorridi davanti a tanta inspiegabile bellezza e in qualche modo del tutto misterioso, sei felice di farne parte, insieme alle tue sorelle.

la foto è di sister Mikhaela Cannizzaro

Tizianeda