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Abitare la distanza

La tredicenne è salita su un aereo insieme ad altri adolescenti dagli umori multiformi e cangianti, tutti uniti dalla stessa urgenza di andare, tutti per approdare in una terra altra, dove si parla una lingua altra, c’è un clima altro, si mangia cibo altro e forse ci sono visioni della vita e del mondo altre. Da brava gente del sud suddissimo, la famigliola al completo ha accompagnato in aeroporto la ragazzina. Poi è arrivata anche la zia Dada con la figlia, la cugina coetanea del novenne, a completare il corredo di imbarazzo per l’adolescente, che a tratti probabilmente ha sognato una famiglia più indaffarata, meno allargata e caotica, meno unita, più altrove e un fratello e una cugina meno chiassosi e meno propensi agli abbracci e ai baci. Tiziana dal par suo, non l’ha riempita di consigli, tutti ugualmente inutili e inascoltati e per mantenere un certo distacco emotivo ha fatto quello che le viene bene in certi momenti.Ha osservato. Le altre madri e i padri, per potersi guardare anche lei allo specchio. Ha osservato le pieghe dei volti, i movimenti negli occhi, i sorrisi, le mani, il modo di muoversi, le parole sussurrate. Ha osservato i ragazzi e le loro fresche urgenze, il loro bisogno oscillante di allontanarsi. Quello che ha visto ed elaborato, però, questa volta Tizianeda se lo tiene per sé e forse lo srotolerà prima o poi con parole compiute in qualche altro post…

…trattalo con cura, guardalo con stupore, riempilo della freschezza della tua giovinezza, spargi risate e voci. È un pezzo di mondo, quello che stai per scoprire. Sentiti a casa anche lì. Impara ad abitarti ovunque andrai. Ciao bella.

Tizianeda

Sui fogli bianchi

Lo Sposo Errante e la quasi tredicenne sono tornati nei 90 mq. Erano andati a Roma a un concerto. Con funzioni, entusiasmo e resistenza diversi. La ragazzina è ritornata felice e baldanzosa. L’uomo adulto di casa, circondato per ore da adolescenti iper-eccitati, vivo. Forse si riprenderà fra un mese. O forse mai del tutto.

La ragazzina non guarda più la serie TV con gli Zombie asociali e asmatici. Almeno per ora. Adesso è appassionata di fumetti Manga. I personaggi sono tutti un po’ incasinati, però questi comunicano tra di loro e godono di ottima salute. Ogni tanto qualcuno muore, ma solo di morte violenta. A Tizianeda i Manga piacciono più degli Zombie.

Tizianeda pensa che l’adolescenza è una terra magica e insondabile. A volte ogni possibilità di comunicazione cessa, un po’ come con gli Zombie. Poi all’improvviso le si apre un mondo colorato, multiforme e affascinante dentro il quale ha il privilegio di entrare, per osservarlo stupita. Un po’ come nei Manga.

Quanto al novenne, allo stato lui sembra essere a una distanza siderale da questo tempo di mezzo, che prima o poi si insinuerà tra le sue cellule sinaptiche. Per ora, lui, preferisce scomparire con i suoi bambini volanti, che sfidano la gravità, le leggi della fisica e il fastidio di un mondo reale, per incanto soppiantato da avventure intergalattiche. Con lui si porta un po’ di compagnia, come la Compagnia dell’Anello. Si porta i suoi amici, i cugini, la sorella e i genitori. A riempire tutti i fogli bianchi, a sconfiggere in mezzo a stelle e pianeti, mostri strambi e bitorzoluti. Sui fogli bianchi ci si salva tutti e si sorride sempre. Anche ai nemici si sorride, prima di annientarli con bacchette magiche. Sui fogli bianchi la paura non esiste.

Tizianeda

A proposito della famigliola

A proposito della famigliola:

– E’ arrivata in tutto il suo mutante splendore, in tutta la sua forza destabilizzante. Si è piazzata tra le stanze dei 90 mq, vaga incerta tra cambi umorali repentini, tra “vi amo famiglia mia bellissima” e “tele trasportatemi lontana da questi due adulti che non mi capiscono”. Ha le forme graziose di una ragazzina quasi tredicenne e si chiama adolescenza. Ai due adulti di casa non resta che osservare questo siderale mondo in bilico e ripetersi incessantemente i mantra “celapossofare”, “primaopoifinisce”, “cisonopassatitutti”, “ancheiosonostatoadolescente”, “devosoloresistere”,“infondoladolescenzaèunperiodoesaltanteestimolanteanchepernoigenitori”. Poi nella pratica loro, i genitori, si sentono spesso in bilico tra il dialogo, l’accoglienza e il lancio della “tappina”*.

– Tizianeda, ha capito di avere Mister Universo in casa. Perché lo Sposo Errante, ha compiuto una di quelle gesta che rendono il proprio compagno attraente, affascinante, bellissimo, figo: ha smontato da solo l’Albero di Natale, lo ha riallocato dentro lo scatolone, ha posato addobbi vari e ha fatto sparire ogni traccia del Natale dalle stanze della famigliola. Per acquisire il titolo anche negli altri giorni dell’anno, basta passare l’aspirapolvere, provvedere al proprio cambio dell’armadio e svuotare e riempire la lavastoviglie. Sarete incoronati con il bacio della Miss.

– il novenne disegna fumetti e scompare nel suo mondo parallelo. Se gli chiedono di raccontarlo, cambia discorso, dice che è un segreto o semplicemente non risponde. Intanto disegna storie surreali dove i bambini camminano fluttuando in aria e si può parlare con la propria immagine riflessa allo specchio, senza dovere necessariamente spiegare il perché, ché nei mondi magici dentro cui rifugiarsi, l’impensabile può accadere e non ci si perde in inutili esegesi.

E questo è tutto. Buon inizio settimana e un saluto allegro!

*dicesi tappina, il calzare utilizzato dalle madri per muoversi comodamente in casa. Usato, nel passato, anche come arma dissuasiva verso figli riottosi. Il lancio della tappina richiedeva specializzazioni degne di una disciplina olimpionica. Oggi verrebbe considerato quale abuso dei mezzi di correzione. Al lancio si preferisce il dialogo, l’accoglienza, l’ascolto. Si urla ogni tanto, giusto per liberare la Crudelia Demon che è in noi.

Tizianeda

Ne parlo con papà

“Mamma, il ragazzino della scuola di Inglese ha detto, se un sabato di questi, facciamo una passeggiata sul Corso insieme…sai è bravissimo a scuola…”
Santo cielo!
“Ehm…sì…vediamo…ne parlo con papà, undicenne”.
Perché quando il gioco si fa duro, e tu sei una madre che affronta l’adolescenza, con lo stesso approccio emotivo di un neofita degli sci piazzato in cima ad una “pista nera”, tiri fuori dal tuo arsenale personale, l’arma segreta: il padre. Utilissima per prendere tempo, in attesa che la tua vigliaccheria e impreparazione lascino il campo a un equilibrato e sereno approccio dinanzi ai cambiamenti epocali della prole. In attesa che la somatizzazione cosmica che minaccia il tuo stomaco attorcigliato, la smetta di ingarbugliare i pensieri. E anche in attesa che tu smetta di chiederti, perché hai avuto la ventura di abitare in una città del sud suddissimo, dove l’inverno, quello vero, non arriva mai, con conseguente possibilità, per le orde di adolescenti iperattivi , di passeggiare il sabato pomeriggio, sulla lunghissima via principale.
In ogni caso la ormai quasi dodicenne è in attesa di risposte. Intanto Tizianeda osserva la sua freschezza innocente, il suo modo lieve di scoprire la vita, l’entusiasmo di un’età che non tornerà più, il suo corpo che cambia, il suo sguardo da ragazza sulle giornate che le si muovono attorno e vibrano e sono un richiamo allegro, la sua emotività senza le strutture pesanti degli adulti… e il mal di pancia ritorna.

Tizianeda

Un complicato inevitabile stadio dell’esistenza

“Sono l’unica che non esce sola con i compagni…tu mi fai sentire diversa!!”
Quando arriva è come un botto inaspettato che ti fa sussultare, una porta che si spalanca forte su una stanza sconosciuta, un enigma pieno di grovigli e trabocchetti. Così, ti senti come quando hai una parola sulla punta della lingua ma proprio, proprio non spunta dai meandri della memoria.
Quindi inspiri ed espiri, evochi tutte le energie benefiche del cosmo, speri che la Forza sia con te, sentendoti come Frodo nella Terra di Mezzo, come Obi-Wan Kenobi alle prese con l’Impero Galattico, come Teseo nel labirinto del Minotauro.
Solo che qui non hai di fronte un orrido mostro, ma una graziosa bambina con due grandi lirici occhi azzurro-grigi, circondati da ciglia ipnotiche. Una graziosa bambina di dieci anni ancora invischiata nell’infanzia ma attratta da un complicato inevitabile stadio dell’esistenza: l’adolescenza .
In mezzo a questo delirio ci sei tu costretta a misurarti per la prima maledettissima volta con questo spazio emotivo temporale che arriva all’improvviso come un acquazzone estivo, con questa bambina che la sera è Hermione Granger e la mattina dopo Lord Voldemort.
“Tesoro ricordati che c’è un tempo per ogni cosa, non avere fretta di disfarti dell’infanzia, perché una volta che la lasci non torna mica più. Certo poi verrà un tempo affascinante ed intenso, ma l’infanzia finché puoi tienitela stretta”.
“Ma quando finisce l’infanzia?”
“… ecco…credo… quando non ti diverti più a giocare con le bambole”.
Come un gran colpo di fortuna, come un buon senso che non sai di avere, ma che emerge nei momenti di ansia da prestazione o di terrore puro, queste parole si sono insinuate dentro i dedali mentali della ragazzina, ancora in bilico tra quello che è e quello che sta diventando…almeno per un po’.
Poi si ricomincia daccapo. Alle richieste di passeggiate pomeridiane con le amiche, si aggiungono le uscite al cinema con i compagni (anche maschi?) e persino l’aperitivo.
Sono certa che, questa ragazzina con lo smalto colorato sulle unghie, che si sistema ossessivamente il ciuffo dei capelli, ma poi si dimentica di lavarsi i denti, che va in estasi per un bel paio di scarpe con i tacchi ma gioca ancora con il fratello di sette anni, che da grande vuole fare la biologa, l’attrice, la stilista, la veterinaria o la salvatrice eroica di animali strani sparsi per la terra, sia confusa da tutto questo divenire. Dentro e fuori di sé.
Sono certa che alcuni no, non sono il muro che arresta il cammino, ma la scala sulla quale inerpicarsi per imparare l’attesa.
L’unica cosa di cui non sono certa, è se da questa tempesta e passione ne uscirò indenne, con i nervi ancora saldi e la serena consapevolezza che anche io tanto tempo fa ho attraversato lo stesso guado di mia figlia. Ma soprattutto con la ferma percezione che no, io oggi non sono come era la mia mamma vecchietta, allora inflessibile professoressa di lettere. O invece, sono proprio come lei?

Tizianeda