Posts Tagged ‘amiche’

Forte come la dimenticanza è il mio cuore

Tengo tra le dita il foglio. E’ una lettera. Arriva dal Nord. Mia madre mi chiede di leggerla. E’ di Graziella, mi ha detto sorridendo. Doveva sorridere così, mia madre, anche quando era poco più di una bambina e la sua amica del cuore era lei, Graziella. La vicina di casa, la compagna delle scuole medie, quelle che non si sono mai lasciate, anche dopo. Mai una lite, molti cazziatoni, per lo più di mia madre con le sue visioni strutturate, dentro il triangolo delle bermude, casa, scuola, chiesa. E Graziella era contenta di questo. Mi vuole bene diceva. E poi matrimoni, figli e un mucchio di vita. Graziella e Mara le inseparabili, che era bello vederle così diverse, in tutto, a fare parole crociate e rebus, quando passeggiavano con il giornaletto in mano, zigzagando, ubriache di vocali e consonanti da sistemare.
Poi anni fa Graziella è andata via, al nord. Perché la vita ti scompiglia all’improvviso gli accordi delle parole. Hanno continuato a sentirsi, ma sempre meno. Graziella arretrava nella dimenticanza, mischiando cose e persone, ruoli, stagioni, l’ordine degli oggetti, la scansione degli eventi, resuscitando le assenze. Un miracolo della memoria rivoltata. Però a Mara non l’ha dimenticata, l’ha conservata in un pezzetto di quel muscolo strano. La voce nascosta che tiene compagnia, che ci ricorda l’alternarsi di suono e silenzio. Le ha inviato una lettera, con la grafia incerta di una bambina e la nostalgia per tutto ciò che abbiamo perso.
Il cuore sa essere ostinato, però. A dispetto della dimenticanza. Sta in ascolto del suo battere, conosce il compito. E’ un richiamo costante e innocente. Come la lettera di Graziella. Come il suo ostinato amore.
“Io sono la tua sorellina e ti voglio tanto bene”. Queste parole in fondo alla lettera. L’amore è semplice. In fondo.
E’ il cuore nascosto di Graziella. Più forte della dimenticanza.

Tizianeda

Il Grande Cocomero

“Quindi ricapitolando, amica tutta bella, sulla spiaggia vicino casa tua incontri sempre un signore sotto una specie di capanna”
“Sì, Tizianeda, quando passeggio in riva al mare”
“Questo signore è con la famiglia ”
“Proprio così”
“E quando ti vede, anche se non ti conosce ti offre sempre fette di cocomero”
“Non solo a me, ma a tutti”
“Poi per caso, parlando di questa storia con una tua amica, hai scoperto che è suo zio”
“Sì, pensa un po’ che coincidenza. Mi ha raccontato che ama offrire il cocomero, anche perché lo coltiva lui ed è molto orgoglioso”
“Ma che meraviglia. E stamattina cosa è successo?”
“Oh da non crederci. Proprio mentre stavo per acquistare un cocomero da portare oggi da Antonella per pranzo, è spuntato questo signore con la mia amica, la nipote. E sai cosa aveva tra le braccia?”
“Cosa?”
“Un cocomero enorme. Per me. Quello che poi ho portato qui al mare”
“Ma lo sai che questa è una bellissima storia. Come si chiama il signore?”
“Non lo so. Ero così stupita che ho dimenticato di chiederglielo”
“Il Grande Cocomero esiste ed è gentile, amica tutta bella”
“Sì è vero”
Poi il cocomero del signore senza nome, è stato mangiato in compagnia, nella casa al mare di Antonella. Era dolce e dissetante e aveva il sapore buono della gentilezza. Tizianeda ha pensato, mentre il succo rosso e spugnoso le allietava i sensi, che il mondo sarebbe davvero un affare fastidioso se non ci fossero uomini e donne come il signore senza nome. Quelli che arrivano con la semplicità dei gesti protesi, consolandoti di giornate fredde, o regalandoti semplicemente un po’ di tenerezza.
Il Grande Cocomero esiste, ha ancora pensato Tizianeda. Linus aveva ragione. Ma sbagliava ad aspettarlo soltanto di notte, una volta l’anno, nell’orto dei cocomeri. Forse per questo, lui, ha riflettuto Tizianeda, il Grande Cocomero, non lo ha mai visto.

Tizianeda

Se non muoio

Un giorno di un po’ di tempo fa. Conversazione chat tra amiche, su una difficile decisione da prendere.

E1: Vieni con noi al concerto?
E2: Sì se non muoio …
E1: Bene, stiamo organizzando il pulmino. Guida T
E 2: Ma vero?
T: Sì. Le probabilità di morte sono elevate, confessatevi prima
E1 : Deve guidare la sua macchina nuova, è una prova per lei e noi saremo al suo fianco per sostenerla, se non moriamo
T: Non arrivo con i piedi ai pedali, ma guido tipo étoile, sulle punte. Prendo la Nazionale
E2: Arriveremo a concerto finito
E1: No no in autostrada
T: Ma no, partiamo presto
E2: Se vabbè
T: No da sotto
E1: In autostrada
E2: Così al concerto pure il gard rail ci portiamo
T: Sarà bello fare come Telma e Luise, insieme ci teniamo per mano, pure io vi tengo per mano mentre guido
E2: Io non voglio morire
R: Appuntamento ore 17,00, merenda a sacco
E2: Io vengo con Lirosi (n.d.a.: lineapulman) … io tu e Lirosi
E1: Porto il thermos col caffè
R: Poi ad Archi (n.d.a.: quartiere della città) facciamo la pipì
E2: Io porto le medicine e le salviettine
T: Che cretine
R: A Catona (n.d.r.: paese limitrofo) ci ripassiamo il rossetto, per le 22,00 saremo a Villa
T: E invece supererò il mio limite di velocità e quando arrivo a 50 km orari, morirete di paura
E1: Ma non è meglio che ci portiamo il cambio?
E2: Troviamo chiuso
R: Poi ci accampiamo per il ritorno a Pentimele ( n.d.a.: quartiere della città) e torniamo a casa per le sette del mattino
E2: Sì che almeno andiamo alle bancarelle. Il tempo di tornare ed è di nuovo “Festa di madonna” (n.d.a.: Celebrazione religiosa cittadina che si tiene nel mese di settembre)
T: Non capite un (censured), io sono un’artista della lentezza
E1: Porto un drink così ci rilassiamo prima durante il viaggio
R: Io porto i tramezzini, E2 la musica e lei guida … che emozioni
T: Io pure voglio bere prima
E1: No tu guidi
E2: Sì così ci fai sbattere mura mura (trad: contro i muri)
R: Ti preparo il cartello “NON PARLARE AL CONDUCENTE”
E1: Ma le lattine dietro?
E2: Chi ndi maritammu (trad: con chi ci siamo sposate)? Sarebbe un tocco di classe arrivare così.
T: Meglio le trombette e le bombette, per festeggiare tipo vittoria
R: “Just survivor”
T: “We are the Champion”…

Le quattro donne, sono vive. T. quella sera non ha guidato la sua automobile. T. sostiene di avere una guida creativa, le sue amiche sostengono altro. E non solo loro.

Ogni riferimento a nomi, cose, città e quant’altro, è purtroppo vero.

Tizianeda

Noi 4 e le farfalle

Oggi ti ho detto che il post del lunedì forse non lo avrei scritto. Sono sveglia dalle cinque sai, è un po’ che apro gli occhi prima dell’alba e non so perché. Nessun motivo, almeno apparente e questo un po’ mi spaventa, io che devo trovare la spiegazione a tutte le cose, per sistemarmele dentro i pensieri. E insomma mi hai detto che no, il post lo devo scrivere uguale, che lo aspetti. Ma sai, non mi viene nulla da scrivere. Mi appaiono immagini nella testa e niente da dire, se non che oggi sono stata bene con te e con le altre due che insieme ci chiamiamo “Noi 4”. Come “I 4 moschettieri”, come “I Fantastici 4” anche se noi che siamo femmine dovremmo chiamarci “Le Fantastiche 4”, o come “I 4 punti cardinali”, che però dovremmo decidere chi è Nord, chi Sud, chi Est, chi Ovest. Che poi, cosa importa. Noi donne siamo tutti e quattro i punti cardinali, ché dove andiamo, dove il nostro sguardo si posa, diventa quello il nostro posto dove stare, fino a che non sentiamo ancora una volta l’urgenza di rialzarci e cambiare direzione. Divago come sempre. Ecco dicevo che oggi nella casetta montanara, che abbiamo chiacchierato e mangiato e c’erano i figli di tutte noi e anche i mariti, uno a testa, oggi sono stata una meraviglia. Sto sempre una meraviglia con voi. Così diverse che ci siamo notate nella mischia, con calma e pazienza. Da quando i nostri ormai adolescenti dodicenni, hanno iniziato a frequentare la stessa classe elementare. Quattro mocciosi e ora il ragazzo ha una voce che non riconosci più e i piedi lunghi lunghi e le ragazze con quei corpi lievi che fanno prove di femminilità. E hanno tutti lo stesso odore sottotitolato : “in questa casa è passato un adolescente, si prega di arieggiare le stanze”.

E insomma mi è piaciuto quando abbiamo passeggiato e poi ci siamo fatte scattare la foto tutte vicine vicine, con le felci fresche nello sfondo e mi è venuta in mente una fotografia, di quando avevo sette anni e tenevo le mie amiche abbracciate e vicine, proprio come oggi e ho la stessa faccia e lo stesso sorriso felice, anche se con due incisivi superiori in meno. Chè a me piace sapervi presenti – anche se a volte non ci vediamo e sentiamo per un po’ -e cercarvi con urgenza, quando ho bisogno di voci, occhi, sorrisi, mani, abbracci, consolazione femmina .

Oggi, mentre percorrevamo le strade sperdute dell’Aspromonte (ho imboccato con la famigliola, la strada alternativa, quella che a un certo punto vedi la vallata giù e ti sembra che voli), abbiamo visto un campo incolto abitato da centinaia di farfalle. Una roba mai vista, che ho fatto fermare la macchina allo Sposo errante e sono dovuta entrare nel campo per chiamare tutte le farfalle. Si nascondevano nell’erba alta per poi sbucare all’improvviso, come amanti giovani. Sembravano delle ciglia di bambine che sbattono veloci, sembravano dei giochi d’ombra anche se loro erano luminose, sembravano delle risate allegre, sembravano felici e libere, proprio come mi sento io quando sto con voi che sono libera di essere tutto quello che sono e non ho paura di essere interpretata, che vi posso inviare le fotografie mie bruttissime che tanto chi se ne frega.
L’esatto opposto delle farfalle nello stomaco, a pensarci. Quelle fastidiosissime che se ce le hai, ti senti come una tempesta che sta per scoppiare. Con voi invece nessuna tempesta. Ecco, con voi, io mi sento come dentro quel campo incolto, piena di meraviglia e leggerezza e gratitudine.

Tizianeda

Con tutte le donne, ma anche con gli uomini

“Buongiorno, che ne dici di autocelebrarci in quanto “Wonder-women” con una cena a casa mia per l’8 marzo? Ovviamente compresi i mariti e la prole!”.
L’amica di Tizianeda, A., con un vintage sms, ha invitato lei con annessa famigliola nella sua casa che ha una parete fighissima color rosso pompeiano, la possibilità di vedere il mare lontano e la fila di monti bitorzoluti da una posizione privilegiata, e i profumi accoglienti e materni di una giornata passata a cucinare per gli ospiti.
Ovviamente Tizianeda, ha detto sì. E avrebbe dato il suo pieno assenso anche se l’invito fosse stato per Il Giorno della Liberazione, per La Festa della Repubblica, La Festa del Lavoro, Ognissanti, l’Epifania, Santo Stefano, La Giornata Nazionale del Sollievo, l’OKtoberfest, La Festa della Primavera.
Nella casa accogliente dell’amica A., con la sua voce calma e la risata che ti avvolge, per autocelebrarsi ci saranno anche l’amica tutta ma proprio tutta bella MGL e l’amica M. che abbraccia con gli occhi e che maneggia motori e motociclette con la naturalezza di una Etoil alla prima della Carmen. Anche loro con prole e mariti.
Sono le amiche di oggi, con cui Tizianeda ha iniziato il viaggio affascinante della conoscenza prima e della calma empatia dopo e a poco a poco, quando i loro figli si sono tutti incontrati nella stessa classe della scuola elementare, sette anni fa. E se l’amicizia è come l’amore in cui bisogna riconoscersi e ritrovarsi e avere la voglia la volontà il desiderio di abitarlo, ecco allora loro sono per Tizianeda la “stanza tutta per sè”, con cui condividere il pentagramma di emozioni, la gioia, l’allegria, i momenti di sconforto femmina, il dolore, la paura e il coraggio. Sisters, mothers e daughters.

Per questo l’8 marzo Tizianeda lo festeggerà con loro. Per sentirsi avvolta e protetta quel giorno, al sicuro.
E stando nelle loro stanze, tra i loro sorrisi placidi, l’8 marzo, dentro di sè lo festeggerà con tutte le donne. Lo festeggerà con la zia Dada, la sua sister di sangue, la prima da sempre. Con la dodicenne, già orgogliosamente femmina. Lo festeggerà con tutte le donne che conosce e che ama e con cui c’è affinità elettiva, anche con le donne con cui si frequenta poco o con cui comunica tramite la rete. Quelle che l’hanno aiutata a capire guardandosi in profondità. Con le sue nonne, le femmine della sua stirpe, le sue prozie di Melicuccà, la mamma vecchietta. Lo festeggerà con le donne che non festeggeranno e con le donne che andranno nei locali affollati, con entusiasmo e leggerezza. Lo festeggerà con le amiche con cui non si frequenta più, perché a volte succede e lo farà per quel tratto di strada prezioso che conserva dentro. Lo festeggerà con le donne che dedicano la loro vita per l’affermazione dei diritti delle donne o per qualsiasi altra causa in cui credono fino al midollo.
E lo festeggerà con gli uomini, i due con cui condivide i 90 mq e la sua vita chè senza di loro si sentirebbe persa e tutti gli altri quelli che hanno attraversato la sua storia e quelli che l’attraversano con la loro forza gentile.

Un saluto femmina a tutti.

Tizianeda

Molto bene, molto bene yeah!

“Vengo a prenderti io nel pomeriggio…alle cinque meno un quarto”
“Sì, ma come mi devo vestire?”
“Comoda, in tuta, o metti i leggins. Ovviamente scarpe da ginnastica. E’ una palestra”
“Ok”
Tizianeda, che per stare comoda ha indossato un paio di jeans e delle ballerine color verde pantofola, è stata prelevata nei suoi 90 mq, dalla sua amica M. L’amica che sa guidare le moto, ama viaggiare sola, è capace di cambiare una ruota e aggiustare il motore della macchina come fosse il meccanico personale di Alonso. Che ti abbraccia ogni volta che ti vede, anche se non lo sa, perché lo fa con gli occhi. E tutto questo a Tizianeda piace.
Poi insieme a S., l’amica di M, sono arrivate in una palestra grande grande. Nella palestra c’è uno stanzone immenso, pieno di attrezzi per il fitness, il pavimento scuro, molti bicipiti, tanto sudore, un numero rilevante di canottiere, signore truccate, ed una luce soffusa, come in quei bar fighissimi dei film americani, dove c’è un lui una lei e dialoghi improbabili. Ma non era lì che dovevano entrare. Così ha seguito la sua amica M., e sono approdate in un altro stanzone, pieno di luce. Grande come un hangar.
“Vengono due signori che educano al sorriso. Insegneranno probabilmente delle tecniche per lasciarsi andare ma nell’ambito della disciplina Yoga.”
Così le aveva detto l’amica M. E Tizianeda, anche se pensa di non avere bisogno di guru del sorriso, con la sua amica M, ci è andata. Così. Perché è curiosa e voleva incontrare maestri di vita, spiritualità ed empatia.
E da questi maestri di vita, spiritualità ed empatia, per i trenta minuti in cui lei e le sue compagne di avventura, sono riuscite a stare dentro l’hangar, prima di fuggire, sono state invitate ad emettere versi tipo “ohoh ahah”, come Babbo Natale con le renne. A esprime la propria contentezza per essere lì in quel folto consesso agitato gridando con le braccia in alto “molto bene molto bene Yeahhh!!!!”. Hanno dovuto simulare risate rumorose da rivolgere agli sconosciuti presenti e sono state cazziate quando, invece di obbedire, ridevano tra di loro veramente. Poi qualcuno ha acceso la musica, e come per incanto la palestra si è trasformata in un gaudente villaggio turistico, con immancabile trenino umano.
“No guarda il trenino proprio no, che anche alle feste mi mette tristezza…dai ora sono tutti distratti, scappiamo prima che ci fanno di nuovo qualche cazziatone”
“Sì andiamo via”.
E così le tre donne sono fuggite, lasciando la folla e la festa di capodanno.
“Mi aspettavo qualcosa di diverso”
“Anche io”
“Sì anche io”
“Comunque il prossimo sabato se vi interesse c’è una lezione di danza del ventre…”.

Tizianeda, che ha dato risposte incerte, ancora non sa se andrà alla lezione di danza del ventre che non ci si vede proprio, o se preferirà accompagnare la undicenne in piscina al posto dello Sposo Errante…

Un sorriso yeah a tutti voi!

Tizianeda

Le scarpe

Odio guidare la macchina. Mi piace camminare a passo svelto con la musica attaccata alle orecchie. Per questo l’altra mattina, per le strade cittadine vagavo in cerca di un paio di scarpe comode, adatte alla mia quotidiana attività motoria. Dovevano essere con poco tacco e confortevoli, come quelle che indossano le signore anzianotte, con i piedi bitorzoluti e consunti.
Mentre mi dedicavo alla noiosa attività di entrare ed uscire dai negozi, ho incontrato A., la mia amica alta ed entusiasta.
“Mi devo comprare un paio di scarpe”
“Ne ho visto adesso un paio bellissimo..sono perfette per te, seguimi!”.
Fiduciosa le sono andata dietro, perchè si sa le amiche, quelle che ti conoscono, quelle con cui chiacchieri, con cui raggiungi le alte vette dell’armonia e gli abissi del disaccordo, quelle a cui pensi se hai bisogno di un consiglio o per trovare consolazione, quando mostrano tanto travolgente entusiasmo , le segui senza discutere.
“Ti ho detto che voglio scarpe comode da passeggio?…però non correre che un passo tuo sono almeno tre dei miei!!”
“Guarda … non sono bellissime!”.
Dovevo immaginare che tanta eccitazione, non poteva essere stata generata da anonime e rassicuranti scarpe adatte a stabili deambulazioni.
“Sono da Drag Queen!”
“Misuratele, se potessi le comprerei per me…ma con questo tacco!”.
Così le ho misurate e le ho comprate, dimenticando dentro gli oscuri meandri della mente, il motivo del mio originario vagare annoiato per i negozi, travolto dall’idea che la mia amica A. mi veda come non sono: una gran figa sopra dei trampoli assurdi!
Poi ho portato i femminili oggetti contundenti a casa, che sono stati scoperti dalla ragazzina decenne.
“Mamma cosa è questa meraviglia!!!”
La mia non più bimba, in preda ad un’ eccitazione irrefrenabile ha indossato le scarpe da Drag Queen, e non le ha più tolte. Sono due giorni che passeggia per casa con loro ai piedi, come fossero confortevoli pantofoline.
Io la guardo, come si vede la bellezza che improvvisa ti si piazza davanti, come si guarda qualcosa in divenire, un cambiamento epocale, guardo la donna ancora nascosta dentro di lei che allontana un millimetro alla volta la bambina, in una lenta ed impercettibile evoluzione, come quella della terra.
A dire il vero, guardo anche le mie scarpe e mi convinco che ho fatto proprio bene a seguire la mia amica A., alta ed entusiasta.

Tizianeda