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Accogliersi dentro di sé

“Mamma smetti di guardarmi”
“Ok tesoro, non ti guardo”
“Dai che facciamo in un attimo. E poi siamo tutte donne, stai tranquilla, signorina”
“Lo so, ma io mi vergogno”
“Anche io alla tua età mi vergognavo amore”
“Sì ragazzina, tranquilla è normale, dopo una certa età non ci si vergogna più”

Mentre Tizianeda si trovava in una stanza con due infermiere gentili e con la quattordicenne, lì per un elettrocardiogramma, ha iniziato a pensare al pudore.
Ha pensato, per quelle mirate associazioni che la mente fa, a tutte le volte in cui d’estate si doveva sottoporre, insieme a migliaia di bambini sparsi per le spiagge, al cambio del costume dopo il bagno. Questo per scongiurare d’inverno, febbri, tossi, convulsioni, pertossi , terremoti, tzunami, tornado o la fine del mondo, a quanto pare, visto l’accanimento terapeutico dei genitori. Si è ricordata del compito di sua madre e poi di sua sorella di sorreggere nella spiaggia assolata e piena di ombrelloni, il telo di spugna, per coprire le parti interessate. Era un continuo “stai attenta, non ti distrarre, non mollare, controlla che nessuno guardi”. Già da quei momenti si impara l’arte dell’equilibrio. Se cadevi eri fottuto. E Tizianeda ricorda l’imbarazzo quasi doloroso, quando una volta il telo scivolò sulla sabbia calda. Nessuno probabilmente se ne accorse, ma lei avrebbe voluto scomparire insieme a quel corpo scoperto per un tempo impercettibile nella realtà, ma nella sua fantasia lungo quanto la formazione dei continenti.
Poi cresci e i costumi inzuppati di acqua e sale smetti di cambiarli. Poi cresci e attraversi quella fase in cui il corpo lo mostri a fatica, non per pudore, ma perché non ti piace. Poi cresci e il corpo lo scopri un po’ di più ed è una scoperta interiore. Poi cresci e il tuo corpo è femmina. Poi cresci e succede che diventi madre e il tuo corpo si apre dentro gli occhi e le mani di medici e infermiere e il pudore quel giorno lo butti definitivamente nel cesso. Poi cresci e crescere e inciampare nel tuo corpo, sono il prezzo per rinnovate strafottenze e sicurezze, anche loro da preservare, perché in ogni momento le puoi perdere se non diventi solido dentro il tuo corpo.
Questo pensava Tizianeda mentre si trovava nella stanza con le due infermiere gentili e la quattordicenne. Pensava che crescere è spogliarsi, è non avere paura delle proprie nudità, è guardarle, è anche imparare poco a poco quando svelarle e quando invece usare la risorsa del pudore che non è più vergogna, ma consapevolezza. E’ accettare che a volte si è dovuto camminare su cocci di vetro, per capire tutto questo, per guardarsi nude allo specchio e accogliersi dentro di sé.

Tizianeda

Avrò cura di te

Anna ha il corpo snello che muove con grazia e forza. Quando parla ti guarda in fondo agli occhi, mentre i suoi sorridono sempre, anche quando diventano fermi e severi. Un giorno di una vita fa, quando ancora il blog non era nato e neanche il decenne, ma nella famigliola era apparsa come una magia una piccola bambina, l’ho incontrata per strada. Eravamo due giovani donne con cammini diversi, due storie diverse, due corpi molto molto differenti, due modi di vestire con lontani latitudini. Io ammiravo i suoi jeans che le avvolgevano le gambe lunghe e la maglietta corta, indossata con la naturalezza di chi non sta a pensarci su. Mi chiedevo se avesse notato le mie collant bianco suorapaolina, le mie scarpe da martire ammazza erotismo e una gonna e una camicetta che non ricordo più, probabilmente per sana auto censura mentale. Abbiamo chiacchierato con l’affetto di chi ha condiviso gli stessi anni del liceo, quando eravamo adolescenti, confuse, arrabbiate e potenzialmente fuori dalle linee che altri avrebbero voluto tracciare per noi. Ci siamo riviste di sfuggita lungo gli anni da quell’incontro, che ha rivelato, forse per la prima volta, quanto mi sentissi fuori sincrono con essenze ancora senza un nome. Ci siamo riviste in questa estate fresca. Sono andata a trovarla nella sua casa. Le ho regalato il mio libro, lei mi ha offerto una tisana allo zenzero e i suoi sorrisi. Abbiamo parlato dei nostri percorsi, dei cambiamenti, dell’incontro con noi stesse, di buddhismo, di femminilità, di coraggio, forza interiore, empatia e di yoga. Perché Anna è una maestra yoga con un curriculum che molti potranno avere soltanto dopo tante reincarnazioni. Poi, in questo autunno caldo ho iniziato con lei il corso, con i tappetini yoga, le luci yoga, l’incenso yoga e la gatta yoga, che si aggira tra noi allievi con il distacco strafottente di un maestro zen. In quella stanza sospesa, Anna guida i movimenti, facendoci scoprire la dolcezza e le bellezza dei corpi, insegnandoci a respirare e a riconciliarci con giornate non sempre come le vorremmo noi. Sondiamo la potenza dei nostri muscoli e la capacità di rilassarli e di cullarli come dei bambini da addormentare. Io dal par mio cerco di seguire le linee del mio corpo, anche se spesso converto le figure in quadri cubisti incomprensibili. Poi quando la lezione finisce lei viene e ci abbraccia e questo gesto antico si dovrebbe istituire ovunque. Lo dovrebbero fare nelle palestre, in piscina, a box, a pallacanestro, scherma, pallavolo, surf, vela, calcio, calcetto, rugby, equitazione, bocce o tiro al piattello. Ogni attività dovrebbe terminare con un abbraccio. Come quello di Anna, che ci ricorda attraverso la percezione lenta del corpo, attraverso il silenzio e la pazienza, che siamo esseri speciali, di cui prenderci cura.

Tizianeda

La movidagiustoognitanto

Il corpo danza e si innamora. La musica avvolge il corpo, entra nei tessuti, supera le resistenze dell’anima, la consistenza densa dei pensieri. Il corpo danza, abbandona il mondo fuori, si trasforma, scioglie il tempo e lo spazio. Racconta parole senza peso. Vibra con millemila battiti del cuore, con il sangue che diventa torrente. Lascia scivolare le energie represse, disegna attimi di felicità su ogni pezzo di pelle, come un tatuaggio totemico.

Tutto questo per dirvi che sabato sera Tizianeda, insieme ad altri entusiasti della movidagiustoognitanto – che è quella di chi ormai non è proprio giovanissimo, ha figli, si deve organizzare e deve interfacciarsi con un fisico con capacità di ripresa un po’ più lenti rispetto a qualche anno fa – ha ballato fino a tardi. C’era anche lo Sposo Errante. Anche lui ha danzato molto più dei suoi tempi standard, che si aggirano a circa 10 minuti totali.
Si è divertita. Tantissimo. Perché ballare, mangiare, bere in compagnia le fa venire la ridarola, come quando era ragazza.
Oggi, invece si è interfacciata con il suo fisico che le ha chiesto cosa diavolo ha combinato per ridurlo così.
Tizianeda, ha omesso qualche dettaglio e gli ha detto di portarle pazienza, che ha riso tanto dentro e fuori ed è stato bello vedere che non era la sola a farlo.

E quindi un buon inizio settimana a tutti voi e ballate con chi vi va. Anche da soli.

Tizianeda

Dopo dieci anni

Rimandava di anno in anno, con un prima o poi, con lo farò l’estate prossima, con questa è l’ultima volta che, con un mi sento pronta ma. Poi di anni ne sono passati dieci e lei ogni estate si è ritrovata a indossare i soliti che la rassicuravano, la avvolgevano in quei punti lì, la coprivano da sguardi giudicanti tutti a osservarla (perché è così che si rappresentava il mondo fuori…). Non ascoltava i consigli dello Sposo, delle amiche tutte a dirle sei esagerata, del novenne che quella parte del suo corpo la trova bella e accogliente, della sorella saggia. Perché lei quella parte lì sulla spiaggia assolata e piena non voleva mostrarla, quella parte così cambiata e disegnata. Poi è successo che una mattina si è svegliata, che si è sentita ottimista e con la primavera dentro, che gli occhi giudicanti erano spariti ed era rimasta lei con il suo sguardo e basta, che era sabato, che era una giornata di sole, che probabilmente aveva dormito bene quella notte, che non era affetta da sindromi pre post durante che la trasformano in Maga Magò, nella strega di Biancaneve, nella matrigna di Cenerentola, in Voldemort, Sauron, nella Regina di Cuori che vuole tagliare la testa a tutti.
Così è uscita, ha passeggiato sulla via principale cittadina, senza fretta o ansia, guardandosi attorno. E’ uscita e sorrideva forse, anzi sorrideva sicuro. E’ entrata in tre negozi e poi ne ha scelto uno. Lo ha indossato nel camerino, ha guardato la sua pancia imperfetta con quei segni che oggi trova né belli né brutti, ma suoi, come un racconto intimo, come i disegni preistorici impressi nelle rocce, come la vita che accade e mentre accade lascia tracce, lascia parole scritte sulla pelle. E poi, poi dopo dieci anni ha acquistato il bikini provato davanti a uno specchio in cui si è guardata con attenzione e ha riletto la sua storia di questi ultimi dieci anni.
E basta. Fine della storia. Anzi no. Inizio della storia direi!
Un buon fine settimana a tutti, ma ancor di più a tutte voi!

Tizianeda

E’così. Vero?

“Hahahahaha, sembri una bambina…”
Hahahahaha…ma che ridere…
E va bene che la mattina Tizianeda, quando correndo accompagna il settenne a scuola, non fa caso agli abbinamenti cromatici, non si cura di esaltare sin dalle prime luci del giorno la sua femminilità e insomma si veste a muzzo (per chi non fosse del sud suddissimo: come viene viene). E va bene che quella mattina i suoi piedi erano valorizzati dalle ballerine verde pantofola e che indossava lo zaino del settenne come l’imbracatura di un paracadute, però fuori misura. Ed è vero che in quei 5 minuti di tragitto a piedi, scherza ride e gioca con il maschio piccolo di casa, incurante del mondo che le gira intorno e che i suoi capelli sono più anarchici di quelli di Maga Magò. E’ vero che non è truccata perché a quell’ora lo trova inutile e comunque nessun restyling la salverebbe dalla sua faccia stropicciata. E’ anche vero che questa sua assoluta atarassia mattiniera verso le forme la fa sentire una donna libera ed emancipata, come quelle femministe che un tempo uscivano senza reggiseno. Ed è vero che a quarant’anni ormai sente che nel suo corpo non perfetto, formoso e che finisce quasi subito si trova bene anzi benissimo, nonostante i cambiamenti geologici (leggi due gravidanze), perché è la verità del suo corpo, di cui si prende cura, che parla per lei e con lei. E quei due si trovano simpatici e anche un po’ cialtroni. Ed è vero che oggi guarda con affetto, tenerezza e indulgenza a quell’adolescente inquieta e sbrindellata di tanto tanto tempo fa, che invece non si piaceva affatto.
E allora se è vero tutto questo, Tizianeda sicuramente non avrà conferito nessunissima interpretazione pessimista, alla dichiarazione della tri-mamma bonissima, altissima come i tacchi delle sue scarpe, con i leggins color gambaletto – che in tutto il mondo stanno bene sì e no a 100 donne e lei è una di queste 100 – e la maglietta corta che mostra il mistero affascinante di una pancia perfetta. Anzi, se è vero che il raggiungimento di una sicurezza corporea ed intellettuale la salvano da meccanismi mentali perversi, Tizianeda avrà accolto la affermazione “sembri una bambina” con simpatica risata annessa, come un piacevole complimento, di quelli che si scambiano le mamme a scuola, tra una corsa e l’altra.
E’ così. Vero?

Tizianeda