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Non chiuderti a chiave

Li trovo sull’uscio ad aspettarmi. Il dodicenne e la cugina coetanea che si crede sorella gemella. Stessa lunghezza ossuta, diversi nei colori e diversi andatura. Parla lei appena mi vede. “Zia, Simone è in bagno, è arrabbiato e non vuole uscire”. Simone è il cugino più piccolo, altri colori, altro carattere, otto anni. “Va bene ci penso io”, dico ai due. Sospiro. La mattinata non facile ha terminato la corsa davanti alla porta chiusa del bagno. Dentro c’è Simone, arrabbiato.
“Ciao Simone, sono zia”
“… ciao”
“Mi spieghi perché sei arrabbiato?”
“Dice che gli hanno detto stronzo” interviene la cugina. Dentro il bagno si sente il naso di un bambino di otto anni che tira su il moccio. Alla zia il cuore fa un balzo. Ma fa finta di niente. Resiste alla tentazione di aprire la porta.
“Ma è meraviglioso, Simone. Nella vita un po’ stronzi bisogna essere, Giusto un po’”. Simone ride, ma dal bagno non esce.
“Va vene Simone, stai in bagno. Ma facciamo un patto. Tu non chiudi a chiave la porta e io ti prometto che non la apro. Ok?”
“Ok zia”. Lo lascio. A vegliare l’attesa c’è la gatta Tàlia che non si scolla dalla sua postazione di vedetta. Uscirà, penso. La sua voglia di fuori avrà la meglio sulla rabbia da smaltire dentro. Così è. Simone dopo un po’ esce, infilandosi sotto il letto grande su cui sono seduta a gambe incrociate, a smaltire in silenzio la mattinata. Poi anche da lì va via e riprende a giocare, a poco a poco.
Ognuno ha i propri meccanismi di difesa dai trabocchetti della vita, penso, e il bisogno di solitudine per ritrovarsi e poi riprendersi. Come a nascondino.
Penso al mio luogo di ristoro dell’infanzia, sotto il quale mi proteggevo dalle dissonanze. Un tavolo solido sopra un pavimento con le mattonelle rosse. Come il bagno, senza il giro perentorio della chiave.
Sono ancora al centro del letto in silenzio con le gambe incrociate. Mi chiedo se a furia di starci sotto nell’infanzia, quel solido tavolo sopra le mattonelle rosse, ora si è sistemato dentro di me. Lo spero, così come spero, in una voce calma, da fuori le mie porte chiuse. Sto ancora in silenzio e respiro. Balza sul letto la gatta Tàlia. Si avvicina. Mi gira intorno, forma cerchi, si struscia, emette vibrazioni profonde, mi massaggia il ventre con le zampe. Poi si raggomitola vicino. Io e Tàlia stiamo così, in silenzio, ancora per un po’. Poi apro le porte, appoggio i piedi sul pavimento e ricomincio.

Tizianeda

Affinità elettive

Sabato sera la famigliola è stata invitata tutta al completo da G. moglie di C., cugino dello Sposo Errante. Così, per stare in casa loro in compagnia di altri amici, della pizza cucinata dalle mani gentili di lei, in compagnia di chiacchiere, vino, birra e risate rilassate.
G., che a Tizianeda piace moltissimo, per la forza calda che le comunica, per il modo diretto e garbato con cui dice quello che pensa, per i capelli neri e gli occhi azzurri, è la mamma di due bambini e C., il cugino dello Sposo Errante, è il papà.
Con loro, con i due bambini, l’ottenne per tutta la serata, ha viaggiato in mondi altri e visionari, dove tutto è possibile, il tempo si ferma, dove puoi volare senza soffrire di vertigini, sconfiggere draghi e mostri rivoltanti senza essere sbranato, salire su torri impervie senza cadere nel vuoto, navigare in mezzo alla tempesta senza annegare, fingere di essere un’altra persona senza mai smettere di essere te stesso, fare pace senza avere mai litigato veramente, correre senza stancarti.
Dei due fratelli l’ottenne ha trovato una maggiore affinità con G, il più piccolo. Tizianeda si è chiesta perché. Poi ha capito, anche grazie ai racconti della sua mamma, che le ha detto che G., le fa sempre domande filosofiche dalle risposte difficilissime.
“Cosa stai disegnando con il dito nell’aria, G.?”
“I miei pensieri…”
“Lo sai che anche l’ottenne disegna bambini volanti tra le stelle?”
“Mamma non è la stessa cosa, i suoi disegni sono astratti, i miei no!”
“Hai ragione ottenne, non ci avevo pensato…”
Sì Tizianeda non aveva pensato che le anime affini, comunque esse siano, finiscono sempre per trovarsi e capirsi con la naturalezza di chi parla lo stesso linguaggio, incomprensibile o comprensibile solo in parte agli altri che non hanno il privilegio e i talenti per muoversi nel loro mondo che si offre improvviso e rigoglioso lasciandoci stupiti.

P.s.: Lunedì pomeriggio Tizianeda, con sua somma gioia torna in radio. Si porterà con lei Lamedagliadelrovescio. Se vi va potete sintonizzarvi sulle frequenze di Febea Radio (FM 100.3, 100.6, 107.0) dalle 17.00 in poi. Parlerà di quello che è successo dall’ultimo incontro e dell’articolo pubblicato domenica su Socialsud che è questo : http://www.socialsud.it/socialsud/domeniche-in-famiglia/

Un saluto allegro e astratto a tutti voi.

Tizianeda