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Ma sei proprio sicuro, sicuro?

– Santo cielo Sposo Errante, perché mi fissi in quel modo strano? Ho capito a cosa stai pensando…che sono ingrassata, ammettilo! Sono ingrassata?
– Sì Tizianeda, in effetti…
– Ma come!? Veramente? È la prima volta che lo confessi…lo sapevo, ho mangiato troppo in queste due settimane montanare… avrò messo almeno tre chili…me li sento tutti, ma perché, perché me lo hai detto?!
– Tizianeda vedi che stavo scherzando…
– Non c’è proprio niente da ridere, santo cielo! Non si scherza con le donne su queste cose. Al massimo si mente spudoratamente …
– Che faccia che hai fatto, mamma mia. Dai vieni qui, stai benissimo.
– Uff…ancora mi devo riprendere, non lo fare mai più. Ma sei proprio sicuro sicuro che non sono ingrassata?

Tizianeda non è proprio sicura sicura di non essere ingrassata in questi giorni estivi anarchico-culinari. E non è proprio sicura sicura che lo Sposo Errante stesse scherzando o ha preferito una salvifica bugia per istinto di sopravvivenza. Ha così deciso di non approfondire, per preservare l’armonia familiare e il suo equilibrio psico-fisico. Comunque, vista la definitiva discesa dai monti della famigliola, da oggi ha ripreso le sue passeggiate a passo svelto e solitarie con il mare accanto.

Tizianeda

Post lamentoso con post scriptum contento

E’ stato un impulso irrefrenabile. Era lì, dentro la stanza in penombra occupata da una luce nocciola, tra le gambe di una sedia impassibile. Dentro quella stanza immobile da più di quarant’anni. La stanza della mamma vecchietta, quella che c’è l’armadio con le ante che cigolano, i cassetti odorosi di antico, di cipria e di rosa, con i comodini sbiaditi appesi al muro. Lì, come dimenticata e in dissonanza con tutto il resto, lei serafica ed in attesa, sul pavimento consumato dai passi, lei sirena tentatrice, lei che ci sali sopra e tac, ti penti dopo un nano secondo, proprio come è successo a Tizianeda. E dopo che lo sconforto e gli improperi hanno creato un inossidabile collante tra tutte le sue cellule sinapsiche, dopo essere scesa e risalita quattro volte da quell’oggetto destabilizzante, dopo aver visto per lo stesso numero di volte che l’ago stronzettino, come un mulo testardo, si arrestava sempre un po’ più avanti del consentito, dopo essersi detta che sicuro, era colpa dei vestiti pesanti, della troppa acqua bevuta in mattinata, di un passeggero gonfiore, della ritenzione, del nervosismo, della stanchezza, di una segreta cospirazione di una setta vegana, dei little people, di una congiuntura astrale negativa, del pavimento non in asse, dell’umidità, di un guasto nel meccanismo e del tempo instabile. Insomma dopo tutto questo Tizianeda, che pensava con pervicace ottusità che i vestiti un po’ più stretti avessero subito gli effetti nefasti di lavaggi sbagliati, ha deciso che nei prossimi giorni diventerà un po’ più antipatica e musona. Che detto in un linguaggio triste triste, ha deciso che inizierà una dieta ipocalorica (ma non troppo).

P.S: Oggi il post “è partito” un po’ più tardi. Avrei dovuto scriverlo ieri sera, ma poi ho iniziato a leggere un libro, che ho comprato, dopo aver ascoltato nel pomeriggio tre delle dieci autrici provenienti da diverse regioni italiane, sud nord centro isole. Ieri ho ascoltato tre donne calabresi, come me. Vi dico questo, anche se lamedagliadelrovescio non è un blog che parla di letteratura, però prova a raccontare di vita, quotidianità, resistenza, ordinario, prodigio, di ce la posso fare, di empatia, comunicazione, identità, maternità, di esserci, di essere comunque dentro le cose con uno sguardo femmina. Ieri ascoltando queste tre donne, ascoltando Doriana, Giovanna, Denise e Letizia che le ha presentate, e poi ritrovandole tra le parole scritte, mi sono sentita parte di una rete comunicante, mi sono sentita forte della mia identità di donna, ma anche e soprattutto di donna di una terra controversa (come il titolo del libro dove è stato lasciato uno spazio arioso tra le lettere diventando così due parole: Contro Versa), una terra di cui si parla spesso per sottrazione e negazione, ma che è molto di più. Mi sono sentita parte di una trama femminile che ogni giorno esercita quell’azione ripetuta che loro chiamano con una parola bellissima: la restanza.

Tizianeda

Chi sono quei quattro?

Ci sono quattro persone,  che camminano più o meno vicine lungo un tragitto. C’è un tipo ossuto e scuro che emette inquietanti versi “tszi tszi gnieee tszi tszi”, che riecheggiano sopra i marciapiedi. C’è una tipa magra magra con la testa cosparsa di molle bionde, alta quanto l’ ossuto e scuro. Lei ha due orecchie nere  e lunghe che le spuntano dalla  testa . Poi c’è anche un’altra tizia, un po’ più alta di quei due, con lo sguardo che è a tratti  un misto di “e va be’, devo fare qualche cosa, ma guarda tu”. Ha la giacca fucsia e le ballerine ai piedi verde smeraldo. Che chissà che le passava per la testa prima di vestirsi così a muzzo. E in fine, c’è l’ultima tipa. Cammina un po’ distante dal gruppo, un po’ più avanti, facendo finta di essere sola. E’ carina con le sue eteree scarpette cipria ricoperte di borchie acuminate, felice sintesi di quello che lei è adesso. Questo insolito consesso potrebbe essere:

a) Una setta strampalata predicatrice dell’accostamento cromatico libero (a muzzo appunto), adoratrice di versi onomatopeici,  conigli e rock and roll .

b) Quattro pazzi fuggiti dal manicomio.

c) I coraggiosi Hobbit della Compagnia dell’Anello venuti a salvare la Terra di Mezzo dagli oppressori.

d) O semplicemente, un settenne che gioca per strada. E mentre cammina delizia gli astanti con un piacevole  sottofondo musicale rap, emesso dalla sua bocca sputacchiante. La cugina coetanea del settenne che si crede sua sorella gemella, con in testa il cappello da coniglio arrivato qualche mese fa  dall’America,  dentro una scatola. Tizianeda con le sue ballerine verde smeraldo che le ricordano tanto le pantofole di feltro che aveva quando era ragazza e studiava all’università dall’altra parte del mare. Quelle pantofole che una volta si è dimenticata di togliere. Così è uscita da casa per recarsi nel suo serissimo Ateneo oltreconfine, ignara degli accessori discreti ai piedi, valorizzati da spessi calzettoni bianchi. Tizianeda che pensa anche  ai due aggettivi  usati dal settenne per il compito a casa: ”cicciottella” e anche “un po’ grassottella”, che pensa alle zucchine e alle pietanze tristi tristi. Che si chiede perché le maestre assegnano ai minori  testi  intitolati “Descrivi la tua mamma” – “Devi per forza metterci questi due aggettivi?”, “Mamma la maestra vuole che diciamo la verità” , “…” -. E in fine la undicenne, che cammina un po’ lontana senza perdere di vista gli altri. Lei avvolta negli effetti psicotropi  della pre-adolescenza. Che, prende distanza e misura da quei due piccoli debosciati e strambi come l’infanzia e dalla tipa con la giacca fucsia e le scarpe verde smeraldo che è lì con loro e li guarda  beata e divertita anche se a tratti ha un sussulto pensando alle zucchine, alle pietanze tristi tristi  e alla dieta che prima o poi dovrà iniziare.

 

 

 

 

Tizianeda

E’ andata proprio così

Ci sono domeniche che vanno così come devono andare.
Domeniche che sembra che non succeda niente ed invece a pensarci si riempiono di tante cose. Anche se rimani a casa, arriva sera e pensi “oggi non sono uscita”, ma anche “però non mi dispiace”.
Quindi così è andata questa domenica:

° Tizianeda ha cercato di dare una consistenza più dignitosa alla cesta del suo bucato, perchè se avesse aspettato ancora, tutta quella roba informe le sarebbe caduta addosso seppellendola per sempre.
Ha conversato sul balcone con le sue vicine di casa del piano di sopra. Ha cercato di carpire i segreti del loro bucato profumato e soffice, mentre prendeva dal filo steso i suoi jeans inodore e paralizzati, apprendendo che loro usano detersivo e ammorbidente e pigiano un bottone per avviare la lavatrice. Poi le sue vicine di casa le hanno confidato che se si lava i capelli con acqua ed aceto di mele, verranno morbidi e lucenti. Domani Tizianeda comprerà al supermercato l’aceto di mele, sperando di non rimediare capelli puzzolenti e crespi.

° Ha lavorato. E’ uscita dalla porta di casa sul pianerottolo, ha fatto una sola rampa di scale, ha aperto un’altra porta e già era nel suo studio di avvocatessa.
Ha scritto un bel po’ di cose noiose, ma siccome era domenica e di domenica non si può essere disciplinati come gli altri giorni della settimana, sempre che si riesca ad essere disciplinati gli altri giorni della settimana, ha contemporaneamente ascoltato musica a tutto volume, e sulle note di “People have the Power” di Patty Smith che la decenne dice essere bellissima – “mamma ha una luce speciale”- ha anche cantato e ballato tra faldoni, codici, stampanti e scanner. Ogni tanto ha dato una sbirciata a tutti i social network in cui è coinvolta, dicendosi a cantilena “giuro questa è l’ultima volta”.

° Lo sposo errante che era andato a trovare santa Gina la sua mamma, è ritornato insieme al seienne ed alla decenne, con lasagne al forno e parmigiana preparate dalle mani sapienti della nonna. Tizianeda che ha mangiato tutto come un camionista affamato dopo una lunga trasferta, poi si è lamentata per il resto della giornata, progettando nella sua testa strategie dietetiche e ginniche ed ossessionando lo sposo errante : “ma hai visto che pancia che ho?” “quale pancia?” “ma puoi una buona volta dirmi che sono ingrassata?” “a me non sembra e poi mi piaci così” “ho capito è inutile parlare con te”.

° Ha anche sonnecchiato sul letto insieme alla parmigiana ed alle lasagne che resistevano ad ogni forma di digestione. Ha giocato con suo nipote Simone di quasi quattro anni, prodotto divertente e folle dell’unione amorosa di Elisabetta e zio Peppino, fratello di Tizianeda, Simone che è figlio dell’ottimismo dell’ostinazione e del coraggio di questi due. Ha ripassato le tabelline del due del tre del quattro e del cinque, fatto il solletico alla decenne che ride anche se non la tocca, ha ascoltato lo sposo errante che suona il basso elettrico e si esercita a casa, e quando ha un po’ tempo lui con il suo strumento va a musicare in casa di un amico. C’è chi suona il piano, chi la batteria, chi la chitarra elettrica. “Che nome ha la tua band? No perché un nome ci vuole” “mmmm” “io propongo “la speranza è l’ultima a morire” o “The last hope” come diceva Elisabetta, oppure “siamo attempati ma pieni di buoni propositi”” “…”.

° A proposito di Sposo Errante. Oggi sono 14 anni che lui e Tizianeda stanno insieme, intendo da quando sono fidanzati. Lui se ne è dimenticato, lei non gliel’ha ricordato, perché vuoi mettere la soddisfazione di immaginarlo mentre legge questo post, si batte la mano sulla fronte e dice ”porca miseria è vero!”. Tizianeda dinanzi al buco nero dell’uomo adulto di casa, ha avuto una reazione imprevedibile: ha pensato “ma sì capita!”. Sarà che il tempo scorre e si modifica e tu con lui, sarà che Tizianeda sa che la sostanza è fatta di altro e non di date da ricordare, o forse sarà stata questa domenica che è andata proprio così.

Tizianeda