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A Natale, ma anche a tutti voi

A Genoveffa e Anastasia perché a quelle due è stato negato un lieto fine.
Al cuore del cervo ucciso dal cacciatore e al cacciatore che pensava di ingannare la regina.
Alla regina di Biancaneve che nessuno ha mai amato, al suo rancore amaro.
Alle matrigne cattive, che non sono cattive, sono infelici.
Alla strega senza nome di Hansel e Gretel, a quando era bambina e si rimpinzava di caramelle, ciambelle, zucchero filato. Al bosco oscuro che le è cresciuto dentro, prima ancora di abitarla fuori.
Al lupo di Cappuccetto Rosso e a tutte le donne che con lui corrono per salvarsi.
Al Brutto Anatroccolo e alla Bestia, all’imbarazzo di stare al mondo, al loro inconsapevole fascino.
A chi non cambia per dover piacere a tutti.
Alla Sirenetta, al delirio della terra, al richiamo dell’acqua.
A chi cerca, a chi non trova, a chi non si ritrova, a chi si perde.
Ai cibi mancanti sulla tavola , alle sedie vuote, ai sapori perduti, alla consistenza labile dei ricordi, alla ricerca ostinata della memoria.
A chi precipita il giorno di Natale. A chi precipita tutto l’anno.
Al silenzioso amore, alle presenze rumorose, alla felicità che spaventa, alla tristezza che si accomoda.
Al cellulare muto all’improvviso, ai messaggi chiusi dentro, agli aggiornamenti mai fatti, all’assenza di suono.
Al riposo delle orecchie, al riposo dalle attese.
A chi si commuove con la matematica e a chi piange per colpa della matematica.
A chi è buono, a chi ha l’attenzione del giusto e la giusta attenzione per l’altro.
Ai bambini, allo stupore di stare, alle loro voci di caramella.
Ai bambini sopravvissuti, agli adulti che sono diventati senza cedere all’amarezza, nonostante.
Al dolore, a quando incattivisce e allontana.
Ai figli e al cuore che espandono nell’attimo di uno sguardo, al loro odore che cambia, a noi che li annusiamo.
Alle dita, agli occhi, ai passi, a chi si svela, a chi sorride, a chi c’è, a chi è andato via, a chi resta, a chi torna, a chi non torna più, alla mancanza, al qui e ora, alle parole, al silenzio, al niente, al tutto, all’attimo che, alle stanze, alle piazze, al mare, alle mattonelle rotte, agli oggetti riparati, alle viti torte, ai buchi nella rete, al pezzo del puzzle in più.
A questo sentire, a questo vedere, a questo mai smettere, all’attesa, al respiro e al battito compagni di avventura, al loro dirsi e tacersi.
A Natale, ma anche a tutti voi.

Tizianeda

Tranne quelle stupendamente affascinanti

“Non mi piaccio con questo vestito”
“Ma che dici sei bellissima. Vero mamma che mia sorella è proprio bella? Il problema è che tu non sei sicura di te”
“Ma guarda, guarda come è gonfio qua…non mi piace…”
“Ma undicenne sei adorabile…”
“Mamma, ecco! “Adorabile” non voglio sentirlo dire! NON voglio essere adorabile”.
“Hai ragione indossa quello che vuoi”
“Dici sul serio mamma?”
“Certo amore mio”.
Perché avrà ragione il sagace settenne nel credere che sua sorella, intossicata dal subbuglio schizofrenico della pre-adolescenza, nuoti nel mare denso dell’insicurezza corporea.
Così come ha ragione la undicenne quando dice che in fondo tutte le ragazze della sua età non si piacciono sempre ,“tranne quelle stupendamente affascinanti”, facendo dell’ironia il suo luminoso campo magnetico.
Così come, si spera, avrà avuto ragione la mamma di quei due debosciati, a ritrarsi, lasciando libera la undicenne di vestirsi secondo la sua divisa di ordinanza: pantaloni e maglietta, perché solo così, per ora si sente se stessa.
Chè non si deve per forza piacere agli altri, non si deve sempre avere paura di dispiacere chi ci chiede di essere quello che non siamo. Non si deve per forza essere adorabili.
Insomma non bisogna per forza essere, come quelle due signorine sfortunatissime, le cui gesta ci narrano dalla prima infanzia. Le due ragazze orfane che in casa non se le filava nessuno e le costringevano a fare tutto il giorno le faccende domestiche, senza uno svago, un libro, una vacanza. Quelle due, che invece di mandare tutti al diavolo, cantavano, sorridevano, parlavano con gli animali, si sentivano un tutt’uno armonico con l’universo . Quelle due che alla fine si sposano con il primo arrivato, dopo un bacetto o mezz’oretta di valzer.

Tizianeda