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Quando le parole vanno via

E insomma è successo. E’ successo che Tizianeda aveva un mucchio di avvenimenti da raccontare, un mucchio di emozioni, incontri, progetti, persone. Poi però, quando è arrivato il momento di dare loro un suono attraverso le parole, queste non si sono fatte trovare. Scomparse, fuggite, volatilizzate, nascoste in qualche angolo silenzioso che Tizianeda non conosce. E così il post del lunedì non è arrivato e Tizianeda dinanzi allo schermo del pc ostinatamente bianco ha fatto spallucce, si è detta vabbè domani mattina cammino davanti al mare e tutto torna come prima. Ma niente, la parole non si sono presentate alla sua tavola apparecchiata e a Tizianeda le si è piazzata dentro un po’ di tristezza. O forse la tristezza c’era già prima, ché non sempre la vita fuori e dentro e intorno e lontana e vicina scorre come dovrebbe e lei che assorbe e contiene a volte rimane ammutolita. Però ha capito che quando gira così, un po’ bisogna portarsi pazienza e aspettare e aspettarsi. E così ha viaggiato in questa attesa dinamica che è la sua quotidianità, in cui ha riflettuto, chiacchierato, ascoltato, consolato, parlato, in cui si è fatta consolare, in cui ha pensato a un mucchio di persone ché quello è il suo modo laico di pregare, in cui ha accarezzato con gli occhi il mare che ha un cuore grande e pulsante, un cuore dolorante e accogliente come il ventre di una madre, di un’accoglienza di cui abbiamo perso la memoria.

Ecco, questo è successo.

E così non vi ha potuto parlare della donna grande dalla voce calma che si chiama Francesca, che le ha prestato un metronomo antico, fidandosi senza averla mai vista prima, ma che conosceva Tizianeda attraverso il suo blog piccino piccino. E oggi Tizianeda le dice grazie, per lo stupore che le ha donato e per quest’oggetto così poetico che le ha prestato.
E non vi ha potuto parlare di Cristina, che le ha regalato il suo tempo e talento luminoso e il suo sguardo di Ameliè un po’ come il suo. E anche a lei dice grazie.
E di Emmegi, la sua amica tutta bella (grazie Emmegi!), che una domenica mattina ha ospitato nella veranda di casa sua, Tizianeda, Cristina, il novenne e il metronomo di Francesca, per realizzare… e no questo non ve lo posso proprio dire. Non adesso.
Ve lo racconterò prestissimo, però!

Intanto vi bacio tutti tutti.

Tizianeda

Farfalle

La famigliola è andata in un posto bello bellissimo, vicino alla città sbilenca. Ad accoglierli il viola fitto e arruffato dei fiori di cardo, rivolti, come occhi stupiti e increduli, verso il mare che è lontano e giù giù, anche se sembra caderti addosso. Ma non lo fa. E finisce che osservi la bellezza polposa del tuo sud suddissimo dentro un pomeriggio ventoso e assolato. La osservi silenzioso e sorridente, chè la bellezza fa questo effetto, ti rende muto e felice.
Poi la famigliola è entrata dentro una struttura poggiata su questa collina colorata che sembra una fortezza, ma più aperta e accogliente o sembra un castello ma più morbido e meno austero. E tra mura e acqua e cielo e sentieri e distese d’erba e papaveri e cardi e mare, in quest’isola sospesa tra le nuvole e il vento, la famigliola ha camminato.
Così è entrata dentro una stanza, che c’erano fiori, piante, suono di acqua che scorre e di foresta. E dentro la stanza c’era la poesia che volteggiava sulle teste, colorata e lieve, ignara dello stupore gioioso che la osservava dal pavimento. Decine di farfalle tropicali che si appoggiavano fiduciose sui vestiti e le dita delle mani, chè l’ottenne non voleva più andare via rapito da tanta grazia delicata e che ha preferito alla successiva visione di insetti dalle forme incredibili a dai poteri mimetici fantascientifici. E agli scarafaggi puzzolenti del Madacascar che se si arrabbiano fanno “pfu pfu”, suscitando l’entusiasmo ilare della dodicenne. Tutti insetti curati e amati dai due appassionati entomologi che ci hanno spiegato un po’, questo mondo misterioso.
Nell’isola sospesa tra cielo e vento, che si chiama Ecolandia, dentro le mura, c’è anche una mostra fotografica, che Tizianeda era già andata a vedere qualche giorno prima, ma voleva tornarci. Raffigurati bambini con gli occhi a mandorla, dai sorrisi innocenti e la bellezza disarmante, catturati dallo sguardo di fotografi sensibili, che hanno saputo vedere con gli occhi innamorati dei genitori di questi bambini. Delle loro mamme e dei loro papà, che questo amore profondo e coraggioso ce lo hanno restituito con la generosità e la delicatezza che solo chi ama, sa e può. E anche in quel corridoio dove erano esposte le fotografie, Tizianeda ha sentito volteggiare le farfalle, sulla sua testa e nel suo stomaco e nel respiro.

P.s.: Molte fotografie erano accompagnate da frasi significative una di queste è di Charlie Chaplin, la condivido con voi e la leggo pensando a Damiana e Fabio : “E’ buono battersi con persuasione, abbracciare la vita e vivere con passione, perdere con classe e vivere osando, perché il mondo appartiene a chi osa. La vita è troppo bella per essere insignificante!”.

Un saluto allegro e volteggiante a tutti voi!

Tizianeda

Inaugurazione

“Cosa ti regalo per il compleanno, bella?”
“Mi vuoi fare un regalo? Oh grazie…ecco…prendimi un pc portatile che l’altro ha i giorni contati ormai”
E così lo Sposo Errante, che è un tipo serissimo e tra il dire ed il fare c’è il dire e fare e basta, ha rapidamente studiato su qualche rivista specializzata, ha girato per qualche negozio travolgendo di domande i titolari, scegliendo dopo attento meditare quello giusto, il più adatto alle esigenze di Tizianeda. Poi ha atteso che lo spedissero dalla ditta.
Lui il pc, è approdato nei 90 mq della famigliola due giorni fa, rivestito di blu lucido – “Accidenti elegante” -custodito e protetto dentro un’austera e professionale borsa nera.
Ieri sera Tizianeda ha deciso di inaugurare il prezioso oggetto che potrà portarsi in viaggio, in montagna, al mare, farlo scendere un piano più giù, nel suo studio di avvocata, e in giro per tutte le stanze di casa, persino in bagno quando per trovare solitudine si chiuderà a chiave con becere scuse.
Per un adeguato incipit al prezioso gioiello tecnologico dalle forme eleganti e dal colore raffinato, con modalità allineate a tanta austera grazia, avrebbe potuto scrivere un serissimo e ben costruito atto giudiziario, o una mail compunta di lavoro o collegarsi alla rete e svolgere una attenta ricerca su questioni controverse di diritto. Certo avrebbe dovuto fare questo con un oggetto del genere, lucido ed ancora odoroso di nuovo.
Per questo ieri, nella calma della sera, quando ci si sente sopravvissuti della giornata trascorsa, ha acceso il suo strepitoso pc portatile, di blu vestito.
“Guarda si possono fare belle foto…bambini venite qui che facciamo insieme una fotografia e poi la salvo sullo schermo.”
E così Tizianeda e gli altri due debosciati che alla velocità della luce avevano occupato la loro postazione preferita, uno attaccato al braccio destro e l’altro incollato al braccio sinistro della madre, sotto lo sguardo rassegnato dello Sposo Errante, hanno dato libero sfogo alla loro articolata fantasia mimica in venti pose plastiche, in un tripudio di sorrisi esagerati, di pollici in alto, dita a V , mani a forma di corna che spuntano sulla testa di quello accanto, smorfie, occhi sbarrati e linguacce. Poi i tre hanno scelto una immagine tra le venti, decisione alquanto ardua viste le impercettibili differenze.
Ora, quando il serissimo pc si accende, appare sullo sfondo l’immagine di tre tizi strambi abitanti di chissà quale terra capovolta, con l’aria di spassarsela un mondo.
Per fortuna che c’è l’aggeggio elettronico dello Sposo Errante, che lo apri e spuntano due bambini fermi in un sorriso compunto. In una di quelle belle fotografie che le guardi e ti viene da dire: “ma che bei bambini… complimenti alla mamma”.

Tizianeda