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Come un Derviscio rotante. E grazie.

Ciao pezzi del mio sorriso. Risponderò a tutti con calma. Oggi mi son goduta questa felicità bambina che mi avete lasciato negli occhi e nelle orecchie.
Per ringraziarvi vi regalo una storia piccina.
Eccola.
La storia narra di una bimba piccina (anche lei) che era bruttina e delicata come un soffio nel vento.
La bimba che era tutte queste cose, un giorno ricevette una magia della Fata Normale. Né bella né brutta, senza polveri incantate, bacchette e formule magiche, ali sulle spalle, abiti sontuosi, capelli colorati. La Fata Normale, era normale come la vita. Piegò gli angoli della bocca della bambina bruttina e malaticcia, verso le nuvole e il cielo, verso le stelle e i pianeti, verso gli uccelli che volavano liberi, le fronde degli alberi altissimi, i palloncini colorati fuggiti dalle mani, verso la punta delle torri e delle montagne, verso le luci dei fari e i volteggi degli angeli, verso i raggi del sole che accecano, l’eco dei campanili sospesi e le voci che vengono da lontano. Così alla bambina che era bruttina, malaticcia e anche pelosa venne uno stupore perenne per tutto quello che era alto sopra di lei, lei che invece era piccola come le molliche delle molliche di pane di Pollicino. Così la bambina cresceva senza fretta, ma il suo sguardo lievitava in bellezza e stupore, sotto l’incantesimo della Fata Normale.
E così nell’attraversare lo spazio e il tempo con quel suo corpo che si modificava e con lei il mondo attorno, nel percorrere la vita dal sapore buono come le caramelle e amaro come le cose amare, nel camminare e guardare e capire e non capire, nel fermarsi sulla soglia per pudore o paura, nell’indossare vestiti e nel vestirsi della sua nudità, nel precipitare e volare, nel dire ciao io mi fermo qui per un po’ e ciao io mi fermo qui e basta, nel chiedersi perché, perché e perché, nel trovare le risposte e nel non trovarle, nello scoprire incanti e sperdimenti, l’anima che sente, il troppo che vuole, il troppo del niente, il sa, il non sa e il boh. Nel fondere silenzio e intimità, nel trasformarli in parole e nell’amare e poi ancora e ancora annusare con la gioia chiassosa di un Derviscio rotante. E insomma in tutto questo andare, in tutto questo che ha un suono diverso per ognuno, ha mantenuto la promessa del sorriso, disegnata da dita benevole, che già sapevano cosa, che già sapevano che.
E ovviamente a voi tutti pezzi del mio sorriso, vi regalo il mio allegro saluto.

Tizianeda

Come una fresca pioggia estiva

Eleonora è arrivata puntuale, nel primo pomeriggio. Ha attraversato le curve dell’Aspromonte per approdare nella casetta di montagna dove la famigliola passa le vacanze estive da ormai quattro anni. Con lei c’erano O. ovvero senzaditeallostudiononsapreicomefare, un leggio con utilissima e professionale luce annessa, un’asta per fissare il microfono che a sollevarla dovevi essere la donna forzuta, i suoi occhi da aliena , il vestito per la serata dentro una busta e i capelli color della terra. Ha trovato Tizianeda già pronta, anche lei con la sua busta munita di accessori vari e una simpatica ansia da prestazione.

Le tre sono risalite in macchina per approdare in un posto vicino vicino che si chiama Mannoli e poi tra i boschi all’Osteria Slow Food “Le Fate dei Fiori”. Lì c’era Teresa indaffarata, con il suo grembiule nero pieno di lumache ricamate e colorate e il sorriso. C’erano tavoli sparsi in mezzo ai boschi come una costellazione lontana lontana, c’erano sedie attorno ai tavoli, tovaglie bianche, posate e bicchieri e in un angolo una tavolata lunga, promessa di una degustazione generosa di cibi che si sarebbe tenuta tra poche ore. Tizianeda ed Eleonora hanno piazzato l’asta il leggio e l’amplificatore proprio di fronte ai tavoli schierati, si sono improvvisate tecniche del suono, hanno fatto prove, cazzeggiato davanti al microfono acceso, parlato alle sedie con voce suadente, e dopo essersi accertate che tutto funzionava alla perfezione si sono preparate. Un vestito nero, uno scollo audace orecchini colorati scarpe trucco. Ché a dover spiegare cosa è questo blog e poi recitare i post scelti, non puoi certo farti trovare impreparata.
E come per incanto, lo spazio attorno ai tavoli si è riempito, di gesti di chiacchiere sorrisi e abbracci. Tutti si sono accomodati, Teresa ha illustrato i cibi che si sarebbero degustati. Poi Tizianeda ha iniziato a parlare. Questa volta non alle sedie vuote ma ai volti e ai corpi che ne avevano riempito lo spazio. Ha iniziato a parlare con i cuori che le battevano in petto, forse tanti quanto erano le persone presenti e con il respiro che le sembrava di poter toccare. Ha parlato del suo blog che ormai cura da più di due anni, ha spiegato qual è stato il vento che ha soffiato su questa barca sulla quale un giorno ha deciso di salire e dalla quale non può più scendere, non vuole più scendere, perché il viaggio intrapreso le piace troppo. Poi Eleonora ha dato corpo e colore alle parole di Tizianeda, emozionandola. E così la serata è scivolata leggera tra cibo chiacchiere sorrisi e parole.

E ora che ho finito di raccontarvela, Tiziana/Tizianeda vi dice grazie. Io vi dico grazie. Grazie a chi sabato era a Mannoli per ascoltare i racconti intimi di Tizianeda e i suoi pensieri. Grazie perché l’affetto che mi regalate è un valore prezioso nella mia vita che così è più colorata e piena. Grazie per tutte le volte che mi scrivete, per tutte le volte che mi condividete, così per entusiasmo, ma anche per tutte le volte che non dite nulla, ma io tanto, so che ci siete. Grazie perché senza di voi questo viaggio non avrebbe senso, perché avete accolto il racconto sincero della vita minuta e dello stupore che è dentro i miei occhi e nel mio sentire.
L’affetto è una fresca pioggia estiva che il cielo ti concede all’improvviso. Voi siete la mia fresca pioggia estiva.

Ovviamente un saluto allegro.

p.s.: in questo posto montanaro la connessione internet è un disastro e accidenti riesco a connettermi a intermittenza. Ora vado in cerca di una rete per poter postare… ciao.

Tizianeda

Come le piccole cose

Oggi Tizianeda vuole ringraziare il suo piumone, il suo cuscino e le lenzuola, loro che sono la costante rassicurante presenza delle sue notti invernali, i suoi amichetti del cuore nei momenti di stanchezza narcolettica.
Vuole ringraziare la torta al cioccolato e pere che ha preparato con mani benevole la sua amica dalla voce calma e la risata avvolgente. Perché per quattro giorni Tizianeda si è svegliata la mattina con il piacere già in bocca che le avrebbe procurato quel dolce scuro e morbido.
Vuole ringraziare la sua mamma vecchietta, ché un pomeriggio mentre stava per addentare l’ultima fetta di quella torta , le ha detto che é ingrassata pizzicandole i fianchi. Tizianeda ha detto addio per sempre alla fetta incamerando un granitico malumore .
Vuole ringraziare il giramento di testa che l’ha bloccato a letto un pomeriggio, impedendole di dividere i due minori debosciati che tra risate isteriche e grida di guerra si sono menati come due belve da combattimento .
Vuole ringraziare quegli studiosi, tutti senza figli ovvio, che sentenziano con certezza monolitica che i fratelli più si picchieranno da piccoli più si vorranno bene da grandi, perché dopo quelle botte Tizianeda pensa che l’amore tra i due tipi, un giorno sarà immenso.
Vuole ringraziare la cannella perché è una parola bella e antica e un profumo che la porta indietro nel tempo dentro una bottega bianca di farina, di forme tonde e vive destinate a tramutarsi come un incanto natalizio in dolcetti Svedesi.
Vuole ringraziare le calze 40 denari. Perché prova un piacere sadico nel pensare che sotto quella spessa coltre di nailon si nascondono due gambe dall’ ecosistema rigoglioso, che nessuna mai vedrà.
Vuole ringraziare lo Sposo errante, perché la sera quando la casa gli restituisce la stanzialità, non si dimentica di ascoltare la lezione di Storia della decenne, spiegandogliela. Perché come un fotone vibrante la passione del padre passa nella testa della ragazzina, che assorbe lo stesso sguardo curioso sul passato, come la clorofilla la luce.
Vuole ringraziare gli sconosciuti quando sono gentili così all’improvviso, quando entrano lievi nella tua vita giusto quell’ attimo per poi scomparire ancora. Come una donna alta alta senza nome che ha sollevato da terra la mamma vecchietta caduta per strada, restituendole chiavi e scarpe sparse sul marciapiede.
Vuole ringraziare un alto funzionario di vattelappesca presentato a Tizianeda, che ha scherzato tutto il tempo sganasciandosi dalle risate, dicendole che mentre gli uomini lavorano, le mogli fanno acquisti usando le carte di credito dei mariti. Tizianeda avrebbe voluto lanciargli in testa il computer che aveva nella borsa. Non lo ha fatto e un po’ se ne è pentita.
E vuole ringraziare la buona notizia che ha avuto oggi, dentro una giornata fredda e acquosa, in cui le hanno detto che no è tutto ok, che è stato un errore con tante scuse. Però Tizianeda ha avuto paura in questi giorni. Ha avuto paura per una persona amata da tutta la famigliola, amata da lei. Per questa persona che è una costante densa nella sua vita. Che è come le piccole cose che ti fanno dire grazie, come il tepore, come la gentilezza,come un dolcetto fatto in casa, come un bel ricordo.

Tizianeda

Sei mesi

“Ma perché, cosa ti manca figlia mia…hai una bella famiglia, un marito, dei figli, un buon lavoro, cos’è questa scempiaggine del blog?”.
Con questo trasporto entusiasta, la mamma vecchietta di Tizianeda, professoressa di lettere in pensione, un giorno, ha accolto la notizia ingenuamente rivelata, che la sua cara figlia secondogenita, la ex adolescente ribelle e contestatrice, avrebbe iniziato a scrivere le vicende tragicomiche della sua famigliola, in un posto potenzialmente accessibile a tutto il mondo informatizzato.
Da quel giorno sono passati sei mesi.
La mamma vecchietta, da molto tempo ormai rassegnata ad avere la figlia poco allineata, oggi guarda con discreta curiosità a questa “stranezza”.
Da quel giorno, Tizianeda nella sua stanzetta colorata, dove con sincerità racconta il suo mondo dentro e fuori, dove riceve visite, abbracci inaspettati, empatia, entusiasmo e racconti generosamente condivisi, ha provato una miscellanea di emozioni sorprendenti.
Tizianeda è qui per un’urgenza che le volteggiava dentro, perché scrivere le piace, le piace unire le parole, dare una forma alle immagini ed alle emozioni. E’ qui perché sa che il racconto stupito dell’ordinario può essere avvolgente. Perché ci sono i suoi figli che un giorno, se ne avranno voglia, leggeranno questa traccia amorosa. Tizianeda scrive perché è donna, e scrive anche per le donne. Perché sa che la leggerezza e l’ironia sono un bel modo per salvarsi. Perchè è esibizionista ed anche un po’ buffona.
Per questo ancora oggi continua a farlo. Perché quando libera i suoi racconti, sente le farfalle nello stomaco, come un insicuro innamorato. Perché scrivendo si guarda dentro. Perché prova una gioia confusa che ancora deve imparare a gestire e disciplinare. Perchè quando legge i commenti ai post, le viene la voglia di ballare il tip tap. Di cantare e battere le mani, per le mail divertite che le arrivano. Perchè le piace firmarsi Tizianeda, che era il modo amorevolmente unico con cui la chiamava la sua nonna Bianca di tanto tempo fa.
Per questo oggi Tizianeda vi dice grazie. Per il vostro sostegno, per l’entusiasmo, per la pazienza, per i vostri generosi passaparola.
Ma soprattutto a dirvi il suo grazie stupito, oggi è Tiziana.

Tizianeda