Posts Tagged ‘male’

Le chiavi nel cruscotto e il male vero

“Sposo Errante, oggi pomeriggio mentre ero a teatro con il novenne, è successa una cosa bellissima, meravigliosa, incredibile, che ti fa sperare nell’umanità, ecc.ecc. …”
“Cosa Tizianeda?”
“Pensa, ho dimenticato le chiavi della macchina nel cruscotto, cioè proprio lì nella toppa e nessuno l’ha rubata!”
“…”
“Ma che fai non dici niente? Perché scuoti la testa, dove vai? La macchina era anche parcheggiata in una strada illuminata, poteva passare chiunque e prendersela, ma niente, l’hanno lasciata lì!”.
Tizianeda, ha il sospetto che lo sposo non abbia interpretato la situazione proprio come lei e forse si è preoccupato giusto un po’ per questa compagna che istiga al furto della sua autovettura e che dimentica di compiere gesti elementari, come staccare la chiave dal cruscotto della macchina, azionare l’antifurto e infilare l’oggetto nella borsa. Ma ve l’ho detto, ultimamente Tizianeda esercita la dimenticanza un po’ più del solito, che preoccupa il lucido Sposo errante.
La chiave nel cruscotto, Tizianeda, non l’aveva mai lasciata per così tanto tempo. Al massimo qualche minuto per poi tornare subito indietro sui suoi passi e così recuperarla. Saranno stati i discorsi lungo il tragitto con il novenne che l’hanno resa più assorta. Ché si è parlato di Don Chisciotte e del suo modo stralunato di percorrere le strade del mondo. Dei mulini a vento scambiati per mostri e il ragazzino le ha chiesto se contro “il male vero” ogni tanto, Don Chisciotte, combatteva. Tizianeda gli ha risposto che no, il male vero, quello che stravolge la tua vita, non lo incontrava mai, o forse era proprio il suo modo di essere così visionario e innocente che teneva lontano il male vero, spiazzandolo e disorientandolo, o semplicemente sfidandolo.
Perché a volte, quando il male vero arriva da qualche parte – e lui prima o poi arriva sempre da qualche parte – a infettare la bellezza ordinaria della vita e tu sai che c’è, anche se è lontano, l’unico modo per sfidarlo, l’unico modo per non arrenderti alla visione di tenebra che lui vuole iniettarti negli occhi e con cui vuole intossicarti i pensieri, l’unico modo è mantenere uno sguardo lucido e innocente. L’unico modo è quello di continuare ad attraversare la vita vibrando, l’unico modo è conservare quel po’ di grazia che ci salva. Conservare un ti voglio bene, un grazie, un prego, un per favore. Conservare un abbraccio, un sorriso, conservare le mani. Conservare il silenzio, la solitudine, conservare la libertà dei bambini. Conservare lo stupore, conservare uno sguardo che vede nel punto esatto di cosa o di chi. L’unico modo è avere passi, che  salgono sopra al male vero confondendolo, perché lo sentono incomprensibile ed estraneo, pur vedendolo in tutta la sua distanza mostruosa.
Forse è questo l’unico modo, o forse no, in fondo Tizianeda non ha risposte da lanciare in faccia, come la torta di un clown, al male vero.
Però sa che ieri pomeriggio, al teatro ha assistito a due spettacoli. Quello sul palco e quello dei bambini. E lì dentro, il male vero per un po’ è davvero ma davvero rimasto fuori, perché non invitato alla festa, come le streghe cattive delle fiabe. E forse per questo, ieri pomeriggio, nessuno ha osato rubare a Tizianeda l’auto, parcheggiata con le chiavi nel cruscotto, su una strada illuminata.

Tizianeda