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Una donna

Ha i capelli lunghi e biondi, cadono uguali sulle guance e le spalle. Li sposta distrattamente con un gesto veloce della mano, lato destro, lato sinistro e così via, eco di un vezzo antico da ragazza. Ha il sorriso aperto e gli occhi di chi ha il peso di tante vite da gestire, perché tutto fili in qualche modo. Sono occhi che guardano dall’alba. Vorrebbe essere a casa, nel silenzio della notte, i bambini a letto, il respiro lento e caldo, il tavolo in cucina già pronto di tazze per il latte, zucchero e biscotti, mentre la moka sul fornello ti rimanda al profumo del caffè che domani ti consolerà da un risveglio inopportuno.
Ed invece è lì, seduta ad un tavolo con me accanto e tanta gente intorno. Non ci vediamo spesso. Sempre alla festa di compleanno di qualcuno. Anche io sono stanca. Penso al mio letto e alle lenzuola fresche, al momento in cui il corpo si rilassa ed i pensieri lentamente sfumano.
Parliamo e mi racconta quello che già so, perché è una storia che mi ripete quando ci vediamo. Ed io l’ascolto ogni volta come fosse la prima.
“Non mi aiuta in niente. Ho tutto sulle mie spalle, lavoro, figli, scuola, cucina, casa, spesa…. Se gli chiedo il favore di fare una cosa mi dice sempre che è stanco……”
“ E tu non gli parlare più se non ti rispetta, non gli preparare i pasti caldi, non fare l’amore, non gli comprare i suoi cibi preferiti, non lavargli le camicie e se proprio lo devi fare lavale a 100 gradi ed infila un capo rosso fuoco possibilmente suo in lavatrice, così rovini pure quello, tagliati i capelli fatteli folli o sbarazzini, guardati allo specchio e ripeti mille volte che sei magnifica ed importante, accendi ogni tanto la musica a tutto volume ed invece di passare l’aspirapolvere balla e canta a squarciagola. Prendi i tuoi figli ed uscite, camminate piano e ridete insieme….”
Avrei voluto dirle tutto questo, ma no, non l’ho fatto. Per mancanza di coraggio, per il pudore che ti impedisce di invadere con le tue parole le storie altrui. Perché a volte la vita raccontata ha un peso diverso per chi la racconta rispetto a chi invece la riceve. Per il suo sorriso buono, perché lei sa come la penso, perché non ho mai dispensato suo marito dalle mie dispettose battute piene di rivendicazioni femministe.
“Io non credo che se collabora in casa faccia un favore a te, perché in famiglia tutti aiutano tutti , ci si viene incontro, è un rapporto di solidarietà, ognuno dà il proprio contributo”.
Questo soltanto le ho detto.
Così la sera ha proseguito lenta con la nostra voglia di andare via da lì, fino agli auguri al festeggiato ed ai saluti di commiato e poi finalmente casa a farci consolare dal sonno dentro lenzuola fresche e spiegazzate.

Tizianeda

Tutto in una notte

I due adulti della famigliola, lo Sposo Errante e Tizianeda, un insolito venerdì sera, si sono tuffati in una gaudente movida, grazie al benevolo soccorso degli zii- fratelli di Tizianeda e dei loro coniugi, che per una notte hanno preso in consegna il seienne e la decenne.
Tizianeda è uscita da casa eccitata come un’adolescente al primo appuntamento, elegante ed imbellettata, del tutto incredula che ad aspettarla c’erano ben due diverse serate danzanti.
L’uomo adulto è uscito da casa con le sue comode scarpe ai piedi, pazientemente consapevole che fra qualche ora, avrebbe cercato di sottrarre la sua sposa dalla pista da ballo….. inutilmente.

Festa nr. 1
La ragazzina di casa fa parte di un gruppo laico Scout. Gli adulti dell’associazione, per autofinanziarsi hanno organizzato una serata musicale, con una band di cinquantenni, indigena e filo Baden Powell.
Ad aspettarci, decine di volti sorridenti dalle età altalenanti, in un locale con le ventole sul soffitto circondato da canne di bambù. C’erano gli Scout adolescenti di sedici diciassette e diciotto anni, c’erano i ventenni, c’erano quarantenni ed anche cinquantenni, c’erano uomini e donne di sessanta o settanta anni, uniti dall’universale desiderio di divertirsi, ballare, stare insieme, dentro un insolito e sano flusso generazionale. Tutti o quasi, incuranti del caldo che faceva sudare…. tanto.
Quando la band di cinquantenni ha iniziato a suonare il twist, una moltitudine di fianchi di tutte le età, ha iniziato all’unisono ad ondulare, come attivata da un arcano comando. Mentre la miscellanea di musica, gioia ed entusiasmo trasportava la miriade di bacini verso una serata allegra, data l’ora, l’uomo adulto di casa ed io abbiamo lasciato la festa nr. 1 per recarci alla festa nr. 2.

Festa nr. 2.
La moglie di un amico di infanzia dello sposo, di quelli che se anche non si esce insieme o si scelgono vite diverse, ci si vorrà per sempre bene, ha festeggiato i raggiunti quaranta anni, in un posto aperto, appoggiato sul mare come una nave ormeggiata. All’orizzonte la rassicurante visione di mille luci fluttuanti su montagne ingoiate da una notte lontana.
Quando siamo arrivati, siamo stati accolti da decine di respiri e volti sconosciuti, rallegrati da un tasso alcolico senza ritorno.
Un gruppo di donne magrissime, abbronzatissime, altissime, dotate di nasi perfetti e insolite bocche afro, si muoveva compatto, svolgendo all’unisono le stesse azioni: abbracciarsi, chiacchierare, ridere, bere, mangiare, ballare in cerchio…. come al liceo.
Gli uomini si aggiravano iperattivi sul rumoroso pavimento di legno, tutti con un bicchiere in mano.
Lo sposo della festeggiata, per darci il benvenuto, ci ha consegnato due bevande profumate di estate e limoni, composte da un liquido chiaro, ghiaccio e foglie di menta.
“Vado a ballare!” ho detto allo sposo, mentre abbandonavo il cocktail oscuro su un tavolo.
Ho approfittato della felice condizione di chi, ad una festa, non conosce quasi nessuno, come un’imbucata.
Ho chiuso gli occhi e ho iniziato a muovermi felice e sola. Ho aperto gli occhi dopo un bel po’. C’era un tipo palestrato cinquantenne che ballava accovacciato, facendo fluttuare le braccia verso l’alto.
Ho richiuso gli occhi. Poi qualcuno mi ha urtato. Ho riaperto gli occhi. Attorno al danzatore con le gambe piegate a 90 gradi, c’erano quattro donne nella stessa posizione che muovevano i sederi su e giù, vicino al pavimento. Lui sembrava un santone folle in preda ad una visione, circondato dalle sue adepte. Una donna con tacchi altissimi, vestito bianco corto, magra ed abbronzata si è unita alla setta danzante, rischiando di cadere più volte, con le gambe all’insù.
Ho richiuso gli occhi. Finalmente la musica ed io. Dopo un po’ ho sentito l’aria intorno spostarsi con forza. Ho riaperto gli occhi. Una quarantenne abbronzata e magrissima vestita con un mini abito nero si agitava convulsamente. Si abbassava sulle gambe, facendo serpeggianti movimenti con il bacino, per rialzarsi in un’ ola verticale. L’effetto domino è stato immediato. Sono stata circonda da corpi in preda a crisi convulsive, compreso il tipo palestrato accovacciato, ora con una bottiglia in mano, piena di liquido marrone, che ha tentato ripetutamente ed inutilmente di offrirmi.
Mi sono allontanata, ho richiuso gli occhi.
“La tortaaa!!!!”.
La musica si è spenta, e tutti, seguendo il flusso ci siamo recati per assistere all’irrinunciabile soffio delle candeline. Gli amici abbandonate momentaneamente le bevande allegre, si sono dedicati ad altra attività ludica: il lancio della torta sulla festeggiata e gli invitati.
Saggiamente la musica ha ricominciato a pompare forte.
Mentre mi avvicinavo alla pista, una donna non più giovane, vestita come Marta Marzotto a Portofino, ha deciso di socializzare con lo sposo errante invitandolo a ballare ed a bere qualcosa insieme. Lui l’ha guardata come se un alieno gli avesse proposto di vivisezionarlo per scopi sperimentali.
Caina, mi sono goduta il fallito approccio, pensando a quanto fosse stata sfortunata la signora, intercettando, per rallegrare la sua serata, l’uomo con il tasso alcolico più basso della festa ed il meno avvezzo ad incontri occasionali.
Poi son tornata a ballare, mentre lo sposo fuggiva da un amico sobrio.
Stavolta gli occhi li ho tenuti aperti per osservare lo spettacolo che mi girava intorno. Così ho ballato e guardato, guardato e ballato, perché quando ti si dispiega un mondo che è così lontano dal tuo, lo sforzo è quello di comprendere senza giudicare, di osservare per cogliere le sfumature, percepire le pieghe nascoste. E dopo occhi chiusi ed aperti, balli e musica, bottiglie ormai svuotate, visi veri e artificiali, allegria indotta che non c’era e divertimento sincero, io ed il paziente sposo siamo tornati a casa nostra.

P. S.: Ancora oggi non ho smaltito tutto quel danzare nella notte umida, tra cervicale, sinusite e dolori articolari.

Tizianeda

Talento oscuro

Quando arriva sera, quando hai già cenato, quando la casa poggia su un surreale silenzio perché i piccoli sono stati rapiti dal Signor Morfeo, quando pensi dopo una nevrotica giornata di lavoro, di mollemente abbandonarti sul divano con la lieta visione televisiva di una commedia, insomma quando tutto questo, ti accorgi con disappunto che il maschio adulto di casa ha scelto anche per te.
Dopo i primi 15 minuti di sconsolata visione, capitoli e te ne vai mesta a dormire.
Perché lui, ha un talento oscuro in questa scelta, la cui genesi appare misteriosa.
I “suoi” film sono ambientati:
a) dentro claustrofobici sommergibili o navicelle spaziali, dove tutti sudano, corrono, sgranano gli occhi e prima o poi si accendono luci rosse intermittenti.
b) Su alte vette, dove una o più persone si arrampicano, non mancano mai tempeste di neve e congelamento agli arti.
c) All’interno di grotte nel centro della terra in cui un gruppo di sconsiderati rimane intrappolato per tutta la durata dello spettacolo.
Il comune denominatore: qualche cosa va sempre storto, una guerra, una tempesta, un allagamento, un alieno rivoltante e malefico…. Se ci sono donne appaiono maldestre e scemotte, quindi muoiono subito.
Quanto agli uomini, muoiono pure loro, ma soltanto alla fine del film.

Tizianeda

Il musicista e la groupie

L’uomo adulto della famigliola, prende lezione di basso elettrico da un maestro paziente.
Poi a casa, con il suo strumento, si esercita serio.
Mentre suona mi sento la sua groupie dissoluta, tutta sesso, droga e rock and roll.
Convengo con me stessa, tuttavia, che la maglietta sbrindellata e gli infradito rosa ai piedi richiedono uno sforzo di fantasia eccessivo.
Dovrei cambiarmi d’abito e indossare il corpetto sexy con reggicalze, regalo di un’ amica ottimista, giovane e non sposata.
Apro il cassetto del mobile in camera da letto, guardo il corpetto, ma due rumorosi minori semi-irrazionali che vagolano per la casa, dissolvono i miei sogni di gloria.
Sospiro, saluto mesta l’accessorio pretenzioso, mentre la groupie si allontana indispettita, dopo avermi lasciato addosso il suo sguardo rassegnato.
La mando al diavolo…ma lei ormai, è troppo lontana per sentirmi.

Tizianeda

Dietro l’angolo

“Vai a comprare i cornetti, giù al bar”.
L’uomo adulto di casa, un ozioso sabato mattina, ha soffiato dietro le spalle della ragazzina decenne, il vento dell’indipendenza.
“Mamma, papà ha detto che devo comprare i cornetti al bar, posso ?”
“Tesoro, ma certo, papà sa quello che dice!”, sorrido inespressiva.
Sa quello che dice, spero, questo ex bambino che si arrampicava sulle impalcature dei palazzi in costruzione per poi buttarsi giù sui cumuli di terra, che finiva i suoi giochi dentro stanzette di ospedale, davanti agli occhi rassegnati di santa Gina, la sua mamma. Sa quello che dice, anche se in un tempo non lontano, saltellava felice tra le nuvole come un moderno Peter Pan. E mi serpeggia l’idea che lui non abbia il senso del pericolo, così come a un cieco dalla nascita, manca la percezione del colore.
Perciò aspetto di sentire il rumore del portone che quattro piani più sotto si richiude alle spalle di mia figlia, per lanciarmi sul balcone, disapprovata dal democratico incosciente.
Vedo la decenne attraversare lieve e colorata il marciapiede, e sparire dietro l’angolo, mentre controllo la gente passare: sono tutti malfattori, rapitori di bambini, distributori di caramelle avvelenate, spacciatori, truffatori, streghe malvagie travestite da fatine tonte.
Poi lei riappare, dallo stesso angolo, con passo soddisfatto, con in mano il sacchetto dei cornetti: il suo piccolo trofeo per il coraggio.
E capisco che in quell’angolo da valicare sta la differenza tra restare e partire, tra rimanere a terra e volare leggeri, tra il sentirsi imprigionati e una libertà da conquistare un pezzo alla volta, fregando la paura, appassionandosi alla vita, come ad un chiassoso spettacolo di strada.

Tizianeda

Lo sposo errante

Sei uscito dalla porta frettoloso, con la valigia in mano.
Sei lo sposo errante di questa terra capovolta, di questo posto strambo, segnato da treni sbrindellati ed interrotte strade malferme.
Quando tu vai via, divento la regina del nostro tempo ordinario, su un trono solitario.
Quando tu vai via, lo sai e ridi, i due invasori della nostra libertà, nell’ora del sonno misto ai pensieri, occupano il lettone del loro respiro caldo e lento, con pretesti truffaldini: “perché mamma, le regole sono regole e vanno rispettate. Quando papà non dorme a casa, noi dobbiamo stare con te nel letto grande ”.
Quando tu vai via, per sfiancare la paura, mi esercito nella dimenticanza di te….
E se poi ti dimentico davvero?
No, non ti spaventare, non è possibile. Io di te mi ricordo tutto.
Tranne di quella prima volta, perchè la memoria vecchia ormai di 15 anni, è annegata in un bicchiere di vino di troppo, quando mi hai vista dentro una stanza rumorosa di gente, in una sera fredda, con il mare accanto a quella casa festaiola. Tu, che ricordi, dici di aver puntato come un segugio, il mio sguardo liquido e le mie gambe nude, in una gonna allegra.
Poi ti ho conosciuto qualche mese dopo, in un altro posto, con la stessa gente, nella stagione dei vestiti lievi e sottili .
“Ero davvero brilla quella sera per non ricordare la tua bella faccia” ti ho detto.
Mi hai guardato incredulo, come si guarda una tipa un po’ stramba, un’audacia insolita, o un destino inaspettato, che sta per arrivare.
Ma ora basta. Ora che è notte, devo trovare un punto libero del letto, tra il sonno dei due inquilini. Devo riempire la tua assenza dei miei sogni, nel mare calmo di questo presente.

Tizianeda