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La felicità

La felicità è la bellezza che ti entra dentro gli occhi, dal finestrino di un aereo che decolla. E’ il mare placido, un foglio ruvido color carta da zucchero. E’ la prospettiva sbilenca, sono le nuvole sparpagliate e appoggiate sul dipinto in movimento, che se non fossi lì con il cuore accelerato, non potresti vedere. Così la paura si fa piccola e innocua, quasi simpatica.

La felicità sono i tuoi passi placidi senza la compagnia di nessuno. Sola a muoverti dentro una città grande grande, dalla bellezza troppa. E’ la distanza che senti di poter finalmente abitare, i pensieri fluidi e quel sorriso che proprio non riesci a levarti dalla faccia. E pazienza se domani le rughe attorno agli occhi saranno più profonde. E’ la lontananza che vivi come una rivelazione, come un bel posto dove rifugiarsi, a volte. E’ la improvvisa percezione che il tempo è un vento che ha smesso di soffiare troppo forte. Ecco, tutto questo è la felicità.

La felicità sono tre M e una I, che casa loro, quando approdi in quella città dalla bellezza sfacciata, è da ormai quindici anni anche casa tua. Da quanto la nipote M., aveva otto anni. Da quando la nipote I, era una promessa dentro il liquido primordiale della sua mamma. Da quando hai conosciuto la sorella dello Sposo Errante e suo marito, oggi zia M e zio M. La felicità è questa casa appoggiata sulla città di Roma.

La felicità è il primo pomeriggio, arresa tra i cuscini di un divano bianco. E’ leggere oziosa e in silenzio con la compagnia lieve della nipote I. “ Zia studio in questa stanza, così stiamo insieme”. Un silenzio perfetto e presente. Sì la felicità è anche questo.

La felicità è la mattina dopo con tua nipote M., che ti regala al ritmo di racconti e parole, pezzi della sua vita di studentessa universitaria, la sua sensibilità unica, il suo sguardo aperto al mondo, i progetti fuori dall’Italia, dove essere giovani è un valore da proteggere e considerare.

La felicità è seguire solo i propri ritmi come quando viaggiavi ed eri ragazza. Nel tempo in cui le soste pipì, cacca, i sono stanco, ho fame, ho sonno, quando ce ne andiamo, mi sto annoiando, non rientravano tra le priorità della tua vita. Sì la felicità vuole anche questo, ogni tanto.

La felicità è tornare a casa, dopo due giorni in quella città tanta. Trovare i due minori ancora svegli – “bambini non dormite è tardi” “vi aspettavamo mamma” – spalmati tra le lenzuola e i cuscini del lettone, che non hai il coraggio e il cuore ti imporgli i loro letti. Addormentarti felice insieme a loro, anche se sai che in due giorni come questi, ogni tanto vorresti ritornarci.

Tizianeda