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Tenera è la notte (e un dettaglio trascurabile)

E’ uscita che erano quasi le due del mattino. Lo ha trovato divertente, come quando fai qualcosa di inusuale e trasgressivo. I due maschi dormivano e lei in silenzio ha attraversato la porta. Fuori l’aria era assorta, era blu e pioveva di quella pioggia che te ne accorgi appena, quasi non volesse disturbare. Guidava pensando al silenzio delle case, alle stanze buie e quiete. Guidava sulle strade svuotate delle vite chiassose del giorno. Di notte c’è un’armonia che manca alla luce e anche le geometrie della città cambiano assetto, come un luogo appena pensato.
Doveva arrivare all’appuntamento, essere pronta, essere lì. Non era la sola con lo stesso pensiero e la stessa urgenza. Quando è arrivata molti erano in attesa, con le proprie vetture, le voci, gli sbadigli, gli occhi assonnati, l’impazienza. E la notte è ritornata giorno, anche se non c’era il sole e il mare vicino non si faceva guardare. Tizianeda si diverte sempre quando ci sono situazioni inusuali, come inusuale è uscire alle due del mattino, guidare sola, parcheggiare a un certo punto la macchina e aspettare. Ma in tempo di gite scolastiche gli assetti naturale di veglia e sonno si sfalsano. Nell’ora delle vite parallele, di chi si riconosce solo nel buio, a volte spuntano i genitori, come degli intrusi. Anche se gli intrusi la notte non la abitano. Gli è solo data in prestito. Il tempo di far ricombaciare ogni padre e madre al proprio figlio. Come con la ragazzina dei 90 mq, eccitata di sonno, piena di parole veloci e di racconti. Il teatro, la commedia greca, la Sicilia, Siracusa, gli attori bravissimi, quello bono e bravo, i compagni, il pullman, i professori. Alle due del mattino. Poi la strada si è svuotata, ogni genitore si è riportato a casa la propria ragione di attesa. La notte è ritornata a chi la sa e la abita e al suo silenzio di sempre.

P.S.: solo per dire che l’impavida Tizianeda, il giorno dopo ha accompagnato il decenne nel punto di incontro per la partenza della sua gita scolastica. Lo stesso in cui è giunta la ragazzina. Ha dormito veramente poco ed è uscita con il figlio felice e baldanzoso. Tizianeda si è sentita quasi uguale alle organizzate ed efficienti madri meravigliose, in tutto questo suo entrare e uscire senza sosta. Il fatto che abbia scoperto poche ore prima che la meta della gita fosse la Sicilia e non la Puglia, lei ritiene sia un dettaglio trascurabile.

Tizianeda

Io non ho paura

Succede che il novenne, quasi tutte le notti, da un po’ di tempo, transita dal suo letto a quello dei suoi genitori. Si avvinghia a metà corpo di Tizianeda e si riaddormenta placido. Succede quindi, che Tizianeda si dedichi allo sport estremo notturno “staccailbambinodalcorpo”. L’attività che richiede doti atletiche e psichiche eccezionali, consiste nello spingere il più possibile il bambino verso il lato dell’altro genitore, con la speranza che nell’intontimento del sonno si confonda e si avvinghi a lui. Tizianeda deve essere una schiappa in questa disciplina, perché il bambino una volta staccato ritorna ad attorcigliarsi a lei, causandole la necrosi temporanea mattutina di metà corpo.

Succede che Tizianeda, non ricordi quasi nulla di quello che le è successo in questi giorni, perché vive in uno stato di torpore e confusione e ha la sensazione di fare tantissime cose e quindi di non farne nessuna. Ricorda però di essere andata a una riunione, in un posto vicino casa, di aver ascoltato con molta attenzione e pazienza i discorsi tenuti anche se erano tanti e lunghi. Ricorda di non essersi trovata in sintonia con quanto detto e che anzi li ha trovati un biliardo di biliardi lontani dal suo vedere e sentire. Ricorda che ha provato una tristezza cosmica e anche il suo cuore doveva essere triste perché le batteva forte nel petto. Ricorda che in quel salone pieno di persone che la pensavano tutti allo stesso modo, ci sono state tre voci dissonanti. Una di queste era la sua. Le altre di due sposi, a cui va tutta la sua gratitudine , per non averla fatta sentire sola. E ricorda che a un certo punto lei si è ritrovata con un microfono in mano e ha parlato parlato e diceva a tutti che non capiva i loro discorsi che non li condivideva e che lei non aveva paura come loro. Ha parlato della sua famigliola anche. E ricorda che sorrideva mentre parlava. E quando è dovuta andare via, perché era proprio tardissimo e c’erano tre derelitti ad aspettarla a casa, uno dei relatori, giovane, magro e altissimo l’ha seguita perché voleva ancora convincerla delle sue opinioni. E Tizianeda vedendolo così accorato avrebbe voluto abbracciarlo e dargli un bacio sulla fronte anche se non sarebbe arrivata così in alto e avrebbe voluto dirgli tante cose, ché la giovinezza va e non torna mica neanche per sbaglio. Ma era tardi e lo ha lasciato lì solo con le sue idee granitiche.
E insomma, tutto quello che sa e ricorda di questi giorni confusi, è che lei veramente non ha paura, men che meno di esprimere il suo pensiero davanti a un a platea affatto allineata alle sue convinzioni, perché se non hai paura puoi esercitare la leggerezza e sorridere nonostante tutto e parlare, parlare parlare con un microfono in mano e il cuore che ti batte forte. E poi le guerre e le crociate la sfinirebbero troppo e le bastano gli sport estremi notturni.

Ho scritto troppo lo so. Però se siete arrivati fin qui vi beccate l’augurio:

un buon inizio settimana senza paura e un saluto allegro e leggero a tutti ma proprio tutti voi.

Tizianeda

Viaggio al termine del lettone

Non li rimandano indietro, non li rimproverano per questo. Fanno spazio tutte le volte che i due, arrivano a sconvolgere fasi rem con le loro presenze calde e silenziose. Ché a volte il loro letto diventa un luogo ostile, diventa il bosco buio di Hansel e Gretel, la terra di mezzo popolata da Orchi e Draghi, il luogo della nostalgia. Così la notte, approdano in quell’isola a doppia piazza su cui gli adulti di casa galleggiano ignari. Si incastrano perfettamente tra i due corpi grandi e si addormentano.

Succede nei 90 mq.

Tizianeda e lo Sposo Errante, ai due minori non li rimandano indietro, tutte le volte in cui chiedono conforto notturno. Li accolgono senza ragionare troppo, facilitati dal sonno. Tanto poi ci pensa il giorno, multiforme, imprevedibile, prepotente, a spiegargli come si fa a diventare indipendenti, a diventare grandi.
Nei 90 mq, a volte il lettone – quando il buio si prende i contorni del mondo fuori – diventa il luogo nel quale approdare, perchè accogliente, rassicurante, amorevole. E forse così, attraverso l’esercizio reiterato di questa transumanza notturna, impareranno a loro volta ad accogliere e consolare, diventeranno presenze luminose per loro stessi e anche dentro la notte degli altri di cui potranno capire lo sperdimento.

E così se il giorno insegna a vivere, la notte può insegnare ad amare.

Tizianeda

A volte il venerdì

Quando succede, a volte il venerdì, i tre quarti della famigliola mangiano pizza e patatine. Mentre loro cenano, lei si prepara. Si trucca si veste indossa le scarpe con il tacco mediamente alto. Poi si sottopone al giudizio della micro comunità.
“Come siamo carine Tizianeda”
“Mamma sei bellissima”
“Mmmm, belle scarpe”
Più o meno sempre così sentenziano gli stylist dei 90 mq, che la osservano come i giudici parziali di un concorso di bellezza.
Lo squillo sul cellulare è il segnale in codice che deve andare via. Così bacia quei tre già piazzati davanti alla televisione alla ricerca di un film.
“Mi raccomando Sposo Errante scegline uno dove non muore nessuno, non ci sono scene spaventose o mostri rivoltanti e cattivissimi. E non coricatevi tardi”.
Poi la undicenne la segue fino alla porta d’ingresso
“Ma con chi sei?”
“Te l’ho già detto esco con le mie amiche”
“Ma vai lontano? Tieni il cellulare acceso. Ti mando i messaggi. Non fare tardi…”
“Santo cielo mi sembri la nonna vecchietta quando ero ragazza e uscivo la sera”.
E così varca la soglia di casa, per immergersi in una serata di chiacchiere femmine, senza filtri, come solo le femmine sanno.
La gestualità del ritorno a casa è sempre la stessa. Geometrica e rassicurante. Gira la chiave piano, per non svegliare nessuno, si sfila le scarpe. Prima di entrare nella stanza dove i tre dormono insieme nel lettone, aspetta un po’. La lampada è sempre accesa nel soggiorno, quella che fa una luce a chiazze sul muro che sembra la luna, quando di notte si scompone dentro il mare in un silenzio metallico. Poi entra piano nella stanza, quella con il letto grande, dove loro dormono di un sonno narcolettico, il settenne in mezzo, una gamba sulla undicenne, sul suo respiro alieno, e l’altra gamba sulla schiena dell’uomo adulto di casa, che se non russa Tizianeda si preoccupa e si avvicina per sentire se respira. Li guarda e bacia il loro sonno placido, muovendosi a memoria dentro la stanza, come un gatto che vede dentro il buio, e poi, sì, poi va a godersi le ultime ore di solitudine sdraiandosi sul letto del settenne, su quello spazio fresco tutto per lei.

Tizianeda