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E poi sono tornata

Sono partita. Sono partita con quei due, la tredicenne e il novenne. Siamo andati nella città piena di cupole e campanili che mi piace, che ci devo ritornare per la sua bellezza che non smette di attrarmi, per la casa luminosa e riposante che mi aspetta ogni volta che arrivo. E lì, dentro, tra le stanze, i suoi abitanti ad accogliermi con “pane e tulipani”, ormai da più di quindici anni. Sono partita che era venerdì pomeriggio e tornata che era domenica mattina. Sono partita perché volevo essere mamma e basta e compagna di giochi, senza il fastidio degli incastri e dei doveri. Sono partita perché forse se cambiavo città, la finivo di svegliarmi quando è notte, in quelle ore in cui i sogni si fanno consistenti e ti raccontano quello che il giorno non ti sa dire. Sono partita perché settembre è stato una diga con l’acqua che trabocca. Bisogna allontanarsi, a volte, cercare un altrove quando senti di avere troppi cuori, troppi respiri e ritmi e battiti e parole e silenzi, troppe stanze abitate. Quando le vite si sommano e il tempo che rubi e ti ha reso ladra ti sperde. Sono partita, perché la lontananza ti fa vedere le cose da un’altezza serena che ti riconcilia. E poi, sono tornata e ho misurato la nostalgia, la mia, di chi ho lasciato ad aspettarmi.

Tizianeda