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Afferrare pietre

Ehi ragazzina, mia tutta bella, ehi con quegli occhi lì dal colore che non ha nome. L’altro giorno, all’uscita della scuola così furente, che me ne sono accorta subito che il mondo fuori aveva spostato il tuo assetto, la tua rotazione perfettamente ellittica attorno alla terra, aveva spostato il baricentro e ho visto l’aria attorno che bruciava e fremeva come un’onda d’urto e niente più corrispondeva e il sopra era sotto e il sotto era sopra e non c’era ordine e distanza tra le cose, non c’erano le leggi geometriche del cosmo, ma sola la tua perfetta bolla di furore. Tu che all’uscita della scuola mi hai salutato così: “Oggi non è giornata, mamma”. E poi mi hai raccontato e tuo fratello con me ad ascoltarti.
Che un compagno della tua classe ti ha sparato frasi dissonanti, come un miscuglio di musiche diverse lasciate a disturbare l’aria, che di gentile non c’era nulla. E poi una ragazzina, non una qualsiasi ma, “la più bella della scuola, mamma”, ti ha detto che ti sei un po’ ingrassata. Ché, sai, non tutti sanno fermarsi quell’attimo prima, non tutti hanno il talento di vedere e sentire. Succede anche ai grandi, che le parole sono pietre a volte. Non avercela con loro. Tu impara ad afferrarle le pietre, specie quando sono scagliate a caso, impara a lasciarle inermi su un muretto qualsiasi, impara ad andare oltre, muovendoti al ritmo della musica che hai dentro.
E io, che sono solo tua madre, ti dico che sei bella e lo diventerai sempre di più.
E lo sei, non perché sei perfettamente allineata a quello che il mondo fuori ti chiede di essere, ma proprio perché non lo sei.
Sei bella nelle tue unicità imperfette, quando i tuoi occhi si fermano a guardare quello che non so, sei bella quando scrivi quelle cose lì che rimango io senza parole, quando sei furente e vorrei lanciarti il primo oggetto che mi capita tra le mani, quando tiri giù i bordi del maglione a nascondere centimetri di corpo, il tuo corpo bello dalle morbidezze femmine, sei bella perché sei in bilico, dodicenne, su quel filo che ti trasforma a ogni passo, impercettibilmente. E lo sei per un mucchio di altre cose che nulla hanno a che fare con canoni preconfezionati. E io, che sono qui, a guidarti, ad ascoltarti, a ritrarmi sempre più a poco a poco, che lo spazio tuo attorno si allarga, in questo complicato e affascinante e a volte crudele mondo, ti dico di sentirlo il mondo fuori, di annusarlo, di dare un nome alle cose, di dargli una direzione che parta da te e così di proteggerla la bellezza, quella fuori che osservi e vivi e quella unica e preziosa che ti si muove dentro.

p.s.: quando il gioco si fa duro, le dure vanno dal parrucchiere, che se è anche un po’ guru, è meglio. Cambiare taglio e aggiungere un po’ di colore, mentre il parrucchiere guru dispensa consigli, è più efficace di una seduta psicoanalitica. La dodicenne ha due ciocche rosse sulle punte e Tizianeda qualche riflesso viola. Questi colori furenti se ne andranno tra qualche lavaggio. Ma poco importa. Ora si guardano allo specchio e si sentono due allegre e baldanzose streghe. Siete avvertiti tutti.

Tizianeda

Ma cosa ti hanno combinato

“Maaamma…ti invecchiano di almeno 20 anni…stai maliiiissimo..”…
“Figlia mia…ti hanno rovinata…i tuoi bei capelli…”
“Mamma, senza offesa, ma io preferisco i capelli in modalità lunga”
“Tizianeda dai, sei sempre carina…certo non si capisce che cosa ti hanno fatto in testa, diciamo che non hanno senso…ma pensa… cosa ti hanno combinato…”
“Ma non guardavi mentre te li tagliavano?”
“Ora non esagerare, è che non sembra che sei andata dal parrucchiere”
“Li hanno sfoltiti troppo, non c’è più volume. Sei spennata”
“Non ti disperare, ricrescono”
“Ahahahahaha….ahahahaha!!!”
Un taglio di capelli ad una distanza siderale dalle tue aspettative, rientra tra gli improvvidi eventi capaci di incastrarti in un granitico malumore, che, davanti allo specchio, ti genera un sussulto di scoramento, e un misto di stizza e antipatia per la tipa arruffata che ti guarda dall’altra parte del vetro.
Ed è successo che l’ultimo dei parrucchieri cui Tizianeda ha consegnato la testa, in un eccesso compulsivo di manualità, pare abbia utilizzato i suoi capelli per una installazione artistica post moderna, che però nessuno ha compreso, neanche Tizianeda, innescando, come un domino impazzito, esternazioni che avrebbero affossato anche l’ego più tracotante.
L’unico a non esprimere un giudizio è stato suo fratello, lo zio Peppino, che non ha colto lo sconvolgimento estetico, o non se ne è curato, e certo l’incauta Tizianeda, non avrebbe dovuto stimolare la naturale attitudine dei consanguinei maschi nel ritenere le sorelle entità asessuate e vagamente racchie:
“……….” “Tizianeda che c’è perché stai ferma lì e mi guardi?” “Non mi dici niente?” “…..sei ingrassata, uuh sei proprio ingrassata” “Perfido! Basta così. Oggi non è proprio giornata!”.

P.S.: Solo per dire che Tizianeda non è affatto ingrassata, almeno non negli ultimi tre mesi, e che passato il primo scoramento per il taglio terroristico, se ne è fatta una ragione e anzi questo aspetto arruffato, scombinato, anarchico e vagamente punk inizia a piacerle. Un saluto allegro.

Tizianeda

Cambiamenti

C’è chi cambia spesso casa, chi il colore delle pareti, chi mariti o fidanzati, chi la disposizione dei mobili nelle stanze, chi le scarpe o i vestiti o tutti e due, chi le macchine o i cellulari. C’è chi cambia spesso idea e opinione sulle cose, chi gli amici e chi le comitive. E poi c’è chi invece, cambia il parrucchiere. Chè arriva proprio il preciso momento, che quelle mani prima esperte, prodigiose, supreme, sublimi, virtuose manovratrici di forbici, pettini e spazzole, all’improvviso, come un amore consunto che si disvela, diventano le artefici del tuo malumore, da capello oddiocomestomaleequantopocomipiaccio. Per non parlare di quando già dal primo incontro non c’è affinità elettiva.
E così Tizianeda, che non vuole soffermarsi sui risvolti psicoanalitici di tanto cambiare, ha collezionato decine di specialisti del capello ordinato.
Perché prima c’era lei la parrucchiera, la stessa da trent’anni, della mamma ora vecchietta, dentro un appartamento arredato come un salotto zuccheroso, incastrato negli anni cinquanta. Lei padrona indiscussa della tua testa come la Regina di Cuori nel Paese delle Meraviglie. Poi sono arrivate quelle dal ciuffo tutto da una parte , poi quelle che maledizione sono troppo corti spezzettati ricci lunghi medi, quello troppo anni ottanta, poi quella scortese, quello oh mio dio sono la più tamarra del mondo tamarrissimo e molti altri ancora.
Poi dopo tanti anni, dentro la casa della famigliola un giorno d’estate è arrivato lui un ragazzo quasi cinquantenne, che tagliava e parlava con la stessa velocità. Che in un tripudio logorroico ha raccontato con generosa fiducia, la sua vita gaudente, i suoi tanti fidanzati, le sue clienti innamorate e devote, la sua filosofia di vita da ragazzo dei fiori, senza padroni o schemi complicati. Ha generosamente mostrato i suoi muscoli in una canotta stitica, i suoi tatuaggi e la sua svampita allegria, conquistando i due debosciati minori, seduti, attenti e compunti per la nuova inusuale presenza. Ha anche conquistato Tizianeda, che si è ritrovata con una testa nuova e mai vista prima. “Tesoro, la prossima volta ti faccio un taglio corto corto corto” “Più di questo?” “Sì, sarai una strafiga…immaginati con un rossetto rosso fuoco e tantissimo rimmel, un vestito nero ed i tacchi” “Mi viene difficile comunque vedremo”. E questa volta che Tizianeda sentiva che lui era l’uomo giusto, quello che è per sempre, come la parrucchiera anni cinquanta della mamma vecchietta, non aveva fatto i conti con la vita, che alle volte è proprio bastardella ed ha posato, spera in un altrove colorato e gaudente, quel bel ragazzo quasi cinquantenne.
E così, Tizianeda ha continuato a vagare tra i saloni cittadini, fino all’altro ieri, dove è approdata tra giovanotti gentili, poltroncine indemoniate e massaggiatrici del cuoio capelluto. Ha dovuto anche rispondere a un questionario. Alla domanda: perché hai cambiato parrucchiere? Lei che è sincera ha risposto: io i parrucchieri li cambio in continuazione da sempre. E si è sentita scorbutica come Lucy dei Peanuts.
Ma almeno così, già sanno cosa li aspetta.

P.S.: Non sono sicura che nei prossimi giorni riuscirò a postare. Altrimenti, vi racconterò quando la famigliola tornerà. Un saluto allegro.

Tizianeda