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Dimmi, tu

Ciao tu. Ma dove sei andata tu, che sembrano anni che ci taciamo. Tu distratta da vortici e pozzi, e corse mozzafiato e sentire di vento e il mare e le mani e il cuore nel petto e altro e ancora.
Dimmi tu, se stai bene, se sei felice almeno a tratti, se resisti o ti arrendi, se trattieni o lasci andare. Dimmi se ti siedi comoda in questa altalena che non si decide. Tra il su che solleva gonne e piedi scalzi, e poi torna in un vuoto di pancia.
Dimmi tu, dove sei stata, dove corri. Tu che taci passi di solitudine e nascondi la voce conficcata in gola, come una spina.
Dimmelo quando sai di essere forte e quando invece soffi tempesta sulla tua fragilità. Lasciala stare, lasciala fare. Non la nascondere, non la rimproverare e se altri lo fanno per te, non li ascoltare. Non li ascoltare, tu. Non smettere di essere fragile e di divertirti con lei, con questa forza di sabbia tra le dita.
Dimmi la stanchezza, e se sei cambiata in questi anni amici e ostili. Raccontami in segreto, chi ti ha amato veramente, chi ti ha delusa, chi ti ha tradita e se tu, tu hai deluso e sbagliato, e aggiustato e sbagliato, aggiustato e sbaragliato l’insopportabile, l’indicibile, pentendoti a volte, o cambiando assetti e illusioni, voci di fuoco, silenzi d’acqua. Sentendo che poi, è così. Raccontami le assenze, chi si è seduto accanto senza toccarti, sapendoti di cristallo, chi si è fermato, chi ha appoggiato la testa sul tuo ventre, chi hai riposato, chi hai stancato. Raccontami la mancanza, cerca le parole per dire. Scavale. Ma qualsiasi cosa tu, disobbedisci alle prigioni e ai pozzi. Prenditi per mano, sali su un treno, abitati e poi, dimmi, tu, come stai, adesso.

Tizianeda