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La pasta e lenticchie di Michela

E’ salita su un treno, alle 8,00 del mattino. Si è accomodata dentro uno scompartimento vuoto. Un’ora e mezzo di tragitto ferrato che accosta il mare.

Sentiva dentro di sé che quella giornata sarebbe stata indimenticabile, per l’entusiasmo che già le era arrivato, anche se da lontano, con messaggi e per telefono. Quando è scesa dal treno, ad aspettarla c’erano un uomo dallo sguardo gentile e una donna sorridente e colorata. Non c’erano dubbi era lei. Michela, la professoressa di filosofia del liceo “Tommaso Campanella” di Lamezia Terme. Michela dalla voce da ragazza e l’entusiasmo per la vita che non ti lascia scampo. Si sono abbracciate. Poi Gino, il marito gentile, le ha accompagnate a scuola. Tizianeda era lì perché invitata a presentare il suo libro per la settimana nazionale dedicata alla lettura, chiamata con un nome evocativo e arioso: libriamoci.

Sono entrate nel salone della scuola che in poco tempo si è riempito di ragazze e ragazzi. Tizianeda ha pensato che così tanti adolescenti messi insieme non li aveva mai visti. Con loro c’era Ippolita Luzzo, la blogger che vi invito a leggere (QUI), anche lei con il cuore assoluto di un’adolescente e con la mente che è un intreccio affascinante di sensibilità e acume. Poi, grazie al motore Michela, insieme hanno trascorso due ore piene di parole, confronti, racconti intimi, riflessioni sull’essenza femmina, sui pregiudizi che a volte ci impediscono di vedere, di affetti, di nonne, di madri e padri, di sogni e progetti, di passioni, di femminismo, riflessioni sul corpo e sul pudore. I ragazzi hanno mostrato la bellezza assoluta dentro la loro età in divenire, il bisogno di punti fermi, di essere ascoltati. Hanno mostrato curiosità per la vita, anche stimolata da incontri illuminati e illuminanti come quello con la loro professoressa Michela. Tre ragazze, Federica, Nadia e Carmen, hanno fatto il dono della lettura di alcuni brani del libro, emozionando Tizianeda fino alle viscere, con il loro modo delicato di essere.

Anche quando la campanella è suonata, gli alunni di Michela, hanno voluto fermarsi nel salone, per parlare ancora della vita e quindi di se stessi e di noi con loro. Poi è stato tempo di andare. Michela ha portato Tizianeda nella casa sua e del marito gentile. Due alunne, Federica e Lucrezia si sono unite a loro,invitandosi con la naturalezza di chi sa il piacere dell’accoglienza. E lì nella casa di Michela, la professoressa di filosofia, la ragazza dal cuore colorato, si è compiuto il miracolo dell’ affetto. Perché Michela, tra i fornelli ha cucinato la pasta e lenticchie. La stessa che Tizianeda racconta nel suo libro, quella della nonna Bianca, la nonna che la chiamava come nessun altro, quella che lei ha perso nel tempo.

In quella casa antica, piena di ricordi e di oggetti delle famiglie dei padroni di casa, piena di luce e colori, Tizianeda ha pensato che attimi così sono un regalo che la vita ti fa, un regalo inaspettato, per il quale sentire gratitudine e da conservare, come un talismano, nella memoria e a cui aggrapparsi come a una piccola, segreta risorsa, nelle giornate più sbilenche delle altre.

Tizianeda

Ne parlo con papà

“Mamma, il ragazzino della scuola di Inglese ha detto, se un sabato di questi, facciamo una passeggiata sul Corso insieme…sai è bravissimo a scuola…”
Santo cielo!
“Ehm…sì…vediamo…ne parlo con papà, undicenne”.
Perché quando il gioco si fa duro, e tu sei una madre che affronta l’adolescenza, con lo stesso approccio emotivo di un neofita degli sci piazzato in cima ad una “pista nera”, tiri fuori dal tuo arsenale personale, l’arma segreta: il padre. Utilissima per prendere tempo, in attesa che la tua vigliaccheria e impreparazione lascino il campo a un equilibrato e sereno approccio dinanzi ai cambiamenti epocali della prole. In attesa che la somatizzazione cosmica che minaccia il tuo stomaco attorcigliato, la smetta di ingarbugliare i pensieri. E anche in attesa che tu smetta di chiederti, perché hai avuto la ventura di abitare in una città del sud suddissimo, dove l’inverno, quello vero, non arriva mai, con conseguente possibilità, per le orde di adolescenti iperattivi , di passeggiare il sabato pomeriggio, sulla lunghissima via principale.
In ogni caso la ormai quasi dodicenne è in attesa di risposte. Intanto Tizianeda osserva la sua freschezza innocente, il suo modo lieve di scoprire la vita, l’entusiasmo di un’età che non tornerà più, il suo corpo che cambia, il suo sguardo da ragazza sulle giornate che le si muovono attorno e vibrano e sono un richiamo allegro, la sua emotività senza le strutture pesanti degli adulti… e il mal di pancia ritorna.

Tizianeda