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Abitare la distanza

La tredicenne è salita su un aereo insieme ad altri adolescenti dagli umori multiformi e cangianti, tutti uniti dalla stessa urgenza di andare, tutti per approdare in una terra altra, dove si parla una lingua altra, c’è un clima altro, si mangia cibo altro e forse ci sono visioni della vita e del mondo altre. Da brava gente del sud suddissimo, la famigliola al completo ha accompagnato in aeroporto la ragazzina. Poi è arrivata anche la zia Dada con la figlia, la cugina coetanea del novenne, a completare il corredo di imbarazzo per l’adolescente, che a tratti probabilmente ha sognato una famiglia più indaffarata, meno allargata e caotica, meno unita, più altrove e un fratello e una cugina meno chiassosi e meno propensi agli abbracci e ai baci. Tiziana dal par suo, non l’ha riempita di consigli, tutti ugualmente inutili e inascoltati e per mantenere un certo distacco emotivo ha fatto quello che le viene bene in certi momenti.Ha osservato. Le altre madri e i padri, per potersi guardare anche lei allo specchio. Ha osservato le pieghe dei volti, i movimenti negli occhi, i sorrisi, le mani, il modo di muoversi, le parole sussurrate. Ha osservato i ragazzi e le loro fresche urgenze, il loro bisogno oscillante di allontanarsi. Quello che ha visto ed elaborato, però, questa volta Tizianeda se lo tiene per sé e forse lo srotolerà prima o poi con parole compiute in qualche altro post…

…trattalo con cura, guardalo con stupore, riempilo della freschezza della tua giovinezza, spargi risate e voci. È un pezzo di mondo, quello che stai per scoprire. Sentiti a casa anche lì. Impara ad abitarti ovunque andrai. Ciao bella.

Tizianeda

Arrivederci

Prima di andare l’ha salutato. Come si deve. In quel modo romantico e malinconico che solo certi arrivederci hanno. E’ arrivata in un punto alto da dove si vede la vallata, giù giù fino al mare per poi risalire al cielo che sovrasta ogni cosa. Si è seduta sull’erba, ha ascoltato le voci che da quel luogo aperto e solitario arrivavano dalla piazza, sconnesse e metalliche, restituendole la percezione rilassante della lontananza. Ha assorbito tutto l’umido del tramonto che le sue tonsille hanno accolto avide. E ha detto “ciao”, non a voce alta, ma dentro i suoi pensieri. Poi è ritornata nella casetta montanara ripercorrendo a ritroso lo stesso sentiero.

“Tizianeda dove eri?”
“Sposo Errante, sono andata a salutare questo bel posto montanaro. Ho visto il tramonto e ho assorbito una quantità esagerata di umidità…speriamo bene per la mia gola”.

Oggi la famigliola è nuovamente in città, domani si riprende a lavorare. Lo Sposo Errante a viaggiare sui treni sbrindellati e le strade malferme, Tizianeda a scendere un piano più giù rispetto ai 90 mq, nel suo studio di avvocata e a cercare di mantenere compatte le vite che le ruotano attorno, compresa la sua.
Quest’anno nessun buon proposito, ché tanto lei li disattende tutti e la vita la supera con il suo fare originale. Ora può solo voltarsi indietro a riguardare i giorni, le settimane i mesi trascorsi. Li guarda e si sorprende. E nel guardare i visi, gli incontri, le voci, quello che di nuovo le è planato tra le braccia, nel guardare le parole dette, quelle scritte, quelle non dette, nel guardare i luoghi e le scelte fatte ma anche quelle lasciate lì a decantare, osserva se stessa come dentro uno specchio che mostra i cambiamenti del volto.
Ma ora, sì ora è proprio arrivato il momento di ricominciare a camminare.

Buon inizio a tutti voi!

Tizianeda