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E ora come faccio?

“E ora come faccio Sposo Errante?”
“Non lo so, Tizianeda”
“Cioè ti rendi conto? Tu sei da quattro anni lo Sposo Errante e non lo sarai più. Come faccio? Come gestisco questo cambiamento?”
“Troverai un modo…sei brava tu con le parole”
“MMM. Comunque a proposito di scrittura. Per il tatuaggio che hai deciso di farti sul braccio per suggellare i nuovi eventi, ho delle proposte alternative alla tua …
“Dici…”
“T&N dentro un cuore. Un classico da galeotto”
“No”
“Il mio volto sorridente”
“No”
“Il mio nome tutto intero enorme. Lo fai partire dal polso e finire sui bicipiti che ti farai appena riprendi la palestra la settimana prossima … ma è vero che ti rifarai la tartaruga come quando ci siamo conosciuti e c’avevi il super fisico?”
“Sì per la tartaruga, no per il nome”
“Una stellina? Un gattino? Una frase figa? Un delfino, un simbolo Maori, una corona, le farfalle, un teschio, la scritta “mamma”, “La medaglia del rovescio”?”
“No Tizianeda, mi tatuerò la firma di Joni Mitchell”
“Ma lo sai che tutti ti chiederanno machiègionimiccel…”
“Lo so io”
“Anche io e Gionimiccel ovviamente”
“Ma non ti piace?”
“Ma sì che mi piace se piace a te … ma veramente ti rifai gli addominali ora che ritorni stanziale, che non starai fuori casa tutto il giorno in quell’altra città per poi ritornare la sera nei 90 mq?”
“Sì Tizianeda, riprenderò a fare sport come una volta, vedrai…”
“Mi aggrada molto ciò. Ora però dimmi come ti devo chiamare sul blog …”

Tizianeda

Le chiavi nel cruscotto e il male vero

“Sposo Errante, oggi pomeriggio mentre ero a teatro con il novenne, è successa una cosa bellissima, meravigliosa, incredibile, che ti fa sperare nell’umanità, ecc.ecc. …”
“Cosa Tizianeda?”
“Pensa, ho dimenticato le chiavi della macchina nel cruscotto, cioè proprio lì nella toppa e nessuno l’ha rubata!”
“…”
“Ma che fai non dici niente? Perché scuoti la testa, dove vai? La macchina era anche parcheggiata in una strada illuminata, poteva passare chiunque e prendersela, ma niente, l’hanno lasciata lì!”.
Tizianeda, ha il sospetto che lo sposo non abbia interpretato la situazione proprio come lei e forse si è preoccupato giusto un po’ per questa compagna che istiga al furto della sua autovettura e che dimentica di compiere gesti elementari, come staccare la chiave dal cruscotto della macchina, azionare l’antifurto e infilare l’oggetto nella borsa. Ma ve l’ho detto, ultimamente Tizianeda esercita la dimenticanza un po’ più del solito, che preoccupa il lucido Sposo errante.
La chiave nel cruscotto, Tizianeda, non l’aveva mai lasciata per così tanto tempo. Al massimo qualche minuto per poi tornare subito indietro sui suoi passi e così recuperarla. Saranno stati i discorsi lungo il tragitto con il novenne che l’hanno resa più assorta. Ché si è parlato di Don Chisciotte e del suo modo stralunato di percorrere le strade del mondo. Dei mulini a vento scambiati per mostri e il ragazzino le ha chiesto se contro “il male vero” ogni tanto, Don Chisciotte, combatteva. Tizianeda gli ha risposto che no, il male vero, quello che stravolge la tua vita, non lo incontrava mai, o forse era proprio il suo modo di essere così visionario e innocente che teneva lontano il male vero, spiazzandolo e disorientandolo, o semplicemente sfidandolo.
Perché a volte, quando il male vero arriva da qualche parte – e lui prima o poi arriva sempre da qualche parte – a infettare la bellezza ordinaria della vita e tu sai che c’è, anche se è lontano, l’unico modo per sfidarlo, l’unico modo per non arrenderti alla visione di tenebra che lui vuole iniettarti negli occhi e con cui vuole intossicarti i pensieri, l’unico modo è mantenere uno sguardo lucido e innocente. L’unico modo è quello di continuare ad attraversare la vita vibrando, l’unico modo è conservare quel po’ di grazia che ci salva. Conservare un ti voglio bene, un grazie, un prego, un per favore. Conservare un abbraccio, un sorriso, conservare le mani. Conservare il silenzio, la solitudine, conservare la libertà dei bambini. Conservare lo stupore, conservare uno sguardo che vede nel punto esatto di cosa o di chi. L’unico modo è avere passi, che  salgono sopra al male vero confondendolo, perché lo sentono incomprensibile ed estraneo, pur vedendolo in tutta la sua distanza mostruosa.
Forse è questo l’unico modo, o forse no, in fondo Tizianeda non ha risposte da lanciare in faccia, come la torta di un clown, al male vero.
Però sa che ieri pomeriggio, al teatro ha assistito a due spettacoli. Quello sul palco e quello dei bambini. E lì dentro, il male vero per un po’ è davvero ma davvero rimasto fuori, perché non invitato alla festa, come le streghe cattive delle fiabe. E forse per questo, ieri pomeriggio, nessuno ha osato rubare a Tizianeda l’auto, parcheggiata con le chiavi nel cruscotto, su una strada illuminata.

Tizianeda

Ma sei proprio sicuro, sicuro?

– Santo cielo Sposo Errante, perché mi fissi in quel modo strano? Ho capito a cosa stai pensando…che sono ingrassata, ammettilo! Sono ingrassata?
– Sì Tizianeda, in effetti…
– Ma come!? Veramente? È la prima volta che lo confessi…lo sapevo, ho mangiato troppo in queste due settimane montanare… avrò messo almeno tre chili…me li sento tutti, ma perché, perché me lo hai detto?!
– Tizianeda vedi che stavo scherzando…
– Non c’è proprio niente da ridere, santo cielo! Non si scherza con le donne su queste cose. Al massimo si mente spudoratamente …
– Che faccia che hai fatto, mamma mia. Dai vieni qui, stai benissimo.
– Uff…ancora mi devo riprendere, non lo fare mai più. Ma sei proprio sicuro sicuro che non sono ingrassata?

Tizianeda non è proprio sicura sicura di non essere ingrassata in questi giorni estivi anarchico-culinari. E non è proprio sicura sicura che lo Sposo Errante stesse scherzando o ha preferito una salvifica bugia per istinto di sopravvivenza. Ha così deciso di non approfondire, per preservare l’armonia familiare e il suo equilibrio psico-fisico. Comunque, vista la definitiva discesa dai monti della famigliola, da oggi ha ripreso le sue passeggiate a passo svelto e solitarie con il mare accanto.

Tizianeda

E sarà bello

Ehi ciao. Come va? Che periodo questo. Vero? Cose che accadono. Non tutte ci piacciono. Anzi alcune sono una gran bella schifezza. Ma per me è diverso, per me che la resilienza l’ho capita subito e imparata presto. Tu lo sai. Sarà che sono donna o è la visione della vita che è differente che mi porta a cercare la bellezza, incessantemente, anche nelle pieghe di bruttezza e nelle stanze buie. A cercare parole come coperte che consolano.
Questo tuo viaggiare, da un po’, ti è diventato pesante come un cappotto stretto indossato fuori stagione. Non sempre i treni continuano verso la direzione che ci sembra giusta, che ci piace. A volte deviano mentre siamo sopra in corsa.
Io sono chi resta nei 90 mq a sbrogliare la giornata, a compattare il tempo. Tu sei chi  sa l’alba. E’ più difficile per te o più facile? Non importa in fondo. E’ così.
Io  quella che  rimesta nei cassetti a cercare risposte e visioni. Tu che sei i piedi per terra, tu che sei a fuoco e irremovibile come roccia, come tu sai, come a volte quasi mi spaventa. Però io che sono qui e incoraggio e rido e ballo sfrontata sul filo del funambolo che oscilla e vibra, che ondeggio il corpo e i pensieri, sai io a volte ho paura. Non per te, troverai il modo di sorprendermi anche in questo tempo qui incerto. Io lo so. Ho paura di questi miei progetti che tu sai, in questo spazio con contorni nuovi, e che non so dove mi porteranno. E’ che a volte il mondo sembra immenso. Ma il più delle volte fin troppo piccolo. E allora continuo pensando a questi ultimi tre anni che mi hanno salvato restituendomi la mia essenza. No, non è stata solo la scrittura, questo uscire dalla tana mostrando il volto e la voce senza troppi pudori. C’è stato altro e tu lo sai. C’è stata, come c’è da sempre la fame di vita, c’è stato che ho chiamato per nome i lupi nascosti nel bosco. E poi c’è, da un quando e un dove che non so, la voglia incessante e vorace di sapere come questa immensa e prodigiosa storia andrà a finire.
Ora ti saluto. Gli incastri sai. Poi un giorno di questi lo prendo io un treno all’alba. Vado via due giorni da mia cugina che mi reclama da troppo tempo. Sì per due giorni voglio essere solo cugina. Per due giorni smetto di essere quotidianità. Poi ritorno da voi e sarà bello, come sono belli i vostri sorrisi.

Tizianeda

Le adolescenti e la sindrome dello Sposo Errante

“Novenne chi ha suonato al campanello?”
“Mamma sono arrivate le adolescenti!!!!!!”
Nei 90 mq della famigliola, alle 13 e 28 in punto, sono arrivate le sette adolescenti inclusa la tredicenne, con le loro risate, le scarpe da tennis, la tuta della scuola, la logorrea, il modo buffo di muoversi di chi è in bilico, la loro visione assoluta del mondo, la fame di chi ha un metabolismo impazzito.
Sono venute per festeggiare con una settimana di ritardo, per colpa di un orrido virus che l’ha costretta a letto, il compleanno della tredicenne in preda per l’occasione a contentezza estrema. Si sono sedute attorno alla tovaglia rossa, ai fiorellini primaverili, agli antipasti che sono spariti velocissimamente come la Statua della Libertà dopo i maneggi illusionistici di David Copperfield. Anche se lui poi la statua l’ha restituita.
Poi si è verificato un evento di quelli incredibili, stupefacenti, di quelli che ti fanno sbarrare gli occhi per l’incredulità e rimanere a bocca aperta per almeno 15 secondi.
Lo Sposo Errante approfittando di una sedia libera attorno alla tavola imbandita, si è seduto con le adolescenti e ha persino interagito con loro che lo ascoltavano e rispondevano alle sue domande, tutte serie serie e compite. Hanno parlato di musica, AC/DC, concerti, scuola, prove invalsi, futuro e chissà cos’altro non avendo potuto Tizianeda carpire tutti i discorsi, perché troppo indaffarata tra soggiorno e cucina.
Poi ha capito cosa possa essere successo nella mente dello Sposo Errante solitamente appartato in questi summit casalinghi dell’età di mezzo. Ha capito che lui, lo sposo, è ancora sotto l’effetto allucinogeno “concertoaRoma”, quello a cui è andato con la tredicenne per accompagnarla, quello che si è sorbito la fila, l’attesa, le urla, il concerto. Quello che è sopravvissuto miracolosamente.
Perché il punto è proprio questo. Lui ha la sindromedasopravvissutoadisastro. La sindrome che per intenderci, dopo un evento catastrofico che ne esci illeso, ti senti immortale. Così fai cose strane e pericolosissime, tipo camminare sui cornicioni, saltare da un balcone a un altro, arrampicarti sui grattacieli, andare a comizi leghisti in “padania” ed essere l’unico meridionale o migrante.
Ed è per questo che si è seduto in mezzo a loro. Ormai sente che può affrontarle in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo, a qualsiasi latitudine e longitudine, non le teme più, si confronta con incoscienza, non ritenendole più entità insondabili, ingovernabili e pericolose.
Quanto al novenne, dai 90 mq è misteriosamente sparito, nascosto in chissà quale dei suoi
rassicuranti mondi paralleli, riapparendo soltanto dopo che le adolescenti erano andate via.

Tizianeda

Chissàboh

Aggiornamenti.

– Lo Sposo Errante in questo fine settimana si è dedicato ad attività manuali-elettriche. Ha smontato prese, sistemato cavi e cavetti, cambiato interruttori in uno stato di trans e silenzio. Poi ha osservato il suo lavoro, ha pensato che era cosa buona e giusta e ha riposto gli attrezzi di Manny tutto fare nella cassetta. Le prese hanno ricominciato a funzionare e con una sincronia perfetta il campanello di casa ha smesso di suonare. Lui, lo sposo ha sostenuto fosse un’ incredibile coincidenza. L’elettricista convocato sui luoghi, ha sostenuto che qualcuno avesse manomesso e sabotato l’impianto.
– Gli esperti hanno sentenziato che il 19 gennaio è il “Blue Monday”, il giorno più triste dell’anno. Tizianeda non sa cosa abbia indotto gli esperti, porelli, a condurre uno studio così uggioso. Tizianeda pensa che la tristezza quando arriva arriva e buonanotte. E ci può essere un cielo fuori bellissimo e azzurro e profumato e tu non lo vedi mica se sei triste. La bellezza non la vedi se sei triste. O invece ci può essere un tempo cupo e giallo e grigio, ma se ti si pianta in mezzo un’allegrezza improvvisa per chissàboh, anche questo tempo qui, non si infila tra te e il buon’umore. Se sei in quello stato di grazia stupita, la bellezza la vedi anche sotto le suole delle scarpe. La puoi persino sentire nel il campanello di casa che riprende a funzionare nonostante le manomissioni di oscuri sabotatori.

Tizianeda

A proposito della famigliola

A proposito della famigliola:

– E’ arrivata in tutto il suo mutante splendore, in tutta la sua forza destabilizzante. Si è piazzata tra le stanze dei 90 mq, vaga incerta tra cambi umorali repentini, tra “vi amo famiglia mia bellissima” e “tele trasportatemi lontana da questi due adulti che non mi capiscono”. Ha le forme graziose di una ragazzina quasi tredicenne e si chiama adolescenza. Ai due adulti di casa non resta che osservare questo siderale mondo in bilico e ripetersi incessantemente i mantra “celapossofare”, “primaopoifinisce”, “cisonopassatitutti”, “ancheiosonostatoadolescente”, “devosoloresistere”,“infondoladolescenzaèunperiodoesaltanteestimolanteanchepernoigenitori”. Poi nella pratica loro, i genitori, si sentono spesso in bilico tra il dialogo, l’accoglienza e il lancio della “tappina”*.

– Tizianeda, ha capito di avere Mister Universo in casa. Perché lo Sposo Errante, ha compiuto una di quelle gesta che rendono il proprio compagno attraente, affascinante, bellissimo, figo: ha smontato da solo l’Albero di Natale, lo ha riallocato dentro lo scatolone, ha posato addobbi vari e ha fatto sparire ogni traccia del Natale dalle stanze della famigliola. Per acquisire il titolo anche negli altri giorni dell’anno, basta passare l’aspirapolvere, provvedere al proprio cambio dell’armadio e svuotare e riempire la lavastoviglie. Sarete incoronati con il bacio della Miss.

– il novenne disegna fumetti e scompare nel suo mondo parallelo. Se gli chiedono di raccontarlo, cambia discorso, dice che è un segreto o semplicemente non risponde. Intanto disegna storie surreali dove i bambini camminano fluttuando in aria e si può parlare con la propria immagine riflessa allo specchio, senza dovere necessariamente spiegare il perché, ché nei mondi magici dentro cui rifugiarsi, l’impensabile può accadere e non ci si perde in inutili esegesi.

E questo è tutto. Buon inizio settimana e un saluto allegro!

*dicesi tappina, il calzare utilizzato dalle madri per muoversi comodamente in casa. Usato, nel passato, anche come arma dissuasiva verso figli riottosi. Il lancio della tappina richiedeva specializzazioni degne di una disciplina olimpionica. Oggi verrebbe considerato quale abuso dei mezzi di correzione. Al lancio si preferisce il dialogo, l’accoglienza, l’ascolto. Si urla ogni tanto, giusto per liberare la Crudelia Demon che è in noi.

Tizianeda

Come un faro

“Me lo porti un regalo, Sposo Errante?”

“Certo Tizianeda, cosa ti porto?”

“Non so…quello che vuoi”…

Ciao. Ho cambiato idea. Lo so quello che voglio. Voglio che mi porti un faro. Cioè, non di quelli veri che vedrai, quando arriverete lì, con il tuo amico,  in quel posto lontano lontano, che la terra finisce e inizia un mare che non ho mai visto. Ché come lo stacchi un faro vero per portarmelo, e poi nei 90 mq non ci entra nemmeno. Mi basta  un faro piccolo piccolo, con la luce dentro che la puoi accendere. E la luce deve essere potente e il faro deve poterla contenere, anche se è piccolo piccolo. Che poi,  le cose piccole, che  le puoi racchiudere tutte in uno sguardo, a volte, possono sopportare montagne di luce, che non ti capaciti.

Ho contato tutti i fari che abbiamo a casa, quelli che sono riproduzioni  tridimensionali solide ed esatte e quelli che sono stampati e sparsi sulle pareti. Anche il poster che ti ha regalato il tuo amico e che hai incorniciato e messo sospeso sul muro. Un faro sospeso, pensa. Come si esce dal paradosso di un faro sospeso? A illuminare cosa, la notte sopra il mare che ondeggia anche lei?

Il poster che anche il tuo amico ha uguale uguale, che anche lui lo guarderà  sospeso su qualche  muro di  casa sua, lì su, nella città lontanissima dalla nostra. L’amico che la distanza la beffate, che avete la stessa età,  che avete sognato insieme quando eravate piccoli e conosciuto le stesse visioni tonde e colorate dell’infanzia. L’amico con cui sei adesso ,e vi immagino nei vostri discorsi a ridere ridere ridere, mentre viaggiate in macchina, in questi quattro giorni che avete regalato al vostro volervi bene.

E insomma volevo dirti che i fari, nei 90 mq sono tredici. Io ne voglio quattordici, come i nostri anni di matrimonio.

Ché i fari non sono mai abbastanza e io ne voglio un altro.  Per quando il buio fuori diventa troppo buio, per  quando la luce dentro traballa e non mi fa vedere, come dico io, i contorni del mio cuore e del mio respiro.

Ora devo proprio andare. Divento faro per quei due e così, rassicurarli nella notte.

 

Divertitevi, Sposo Errante. E ridete tantissimo. Ciao.

Tizianeda

Videomaker, stereotipi, risvegli e raffreddori

Succede che l’ottenne, che da grande vuole fare l’ideatore di video giochi, ha deciso di diventare youtuber. Vorrebbe postare in rete filmati… di video-giochi . Così si esercita con una telecamera fissata su un treppiedi che porta in giro per casa. E’ diventato il terrore per madri in sottoveste, padri addormentati e sorelle adolescenti.
Succede che Tizianeda la sera quando i minori si coricano nei loro letti, sta un po’ insieme a loro. Si sdraia nel letto dell’ottenne, quello sotto al letto della dodicenne e chiacchierano. E’ il loro momento, in cui tutti sono miracolosamente rilassati e con la ridalora azionata. Almeno solitamente succede così.
E succede che invece sono arrivati, così per caso, discorsi serissimi. Hanno parlato di stereotipi . Tizianeda ha spiegato che a volte si ragiona per schemi che gli altri ci insinuano nella testa, che ci inculcano vecchie e false distinzioni tra l’essere maschi e l’essere femmine, che bisogna proprio scardinarli per essere liberi e in pace con se stessi e con il mondo fuori.
E succede che Tizianeda forse per questi discorsi che a spiegarli ai due minori ha dovuto sforzarsi a trovare le parole giuste – trovare l’ equilibrio tra la femminista che è in lei, l’attivista nascosta che sfilerebbe per le strade tutti i giorni rivendicando diritti negati, quella che non accetta le verità preconfezionate e che ha sempre un perché e un per come nella testa e la mamma alla ricerca di pace zen – insomma per questa fatica qui Tizieneda e tutte le donne che le si muovono dentro, si sono addormentate nel letto dell’ottenne in un sonno da catalessi professionale.
Ed è successo che fuori prima era il buio di mezzanotte e poi quando ha aperto gli occhi un nanosecondo dopo erano le otto del mattino. E lei non capiva bene dove fosse mentre lo Sposo Errante era già sveglio e pronto a preparare il caffè. E c’è voluto un po’ di tempo prima di ricomporsi e riunire in un tutt’uno armonioso corpo e mente.
E succede anche e in fine, che lo Sposo Errante è affetto da un brutto raffreddore con tutti gli accessori in dotazione, tosse inquietante compresa, diurna e notturna. Ma Tizianeda, che si rifiuta di ragionare secondo stereotipi, si asterrà dalle solite scontate analisi sessiste che giungono a univoche conclusioni circa il rapporto conflittuale sussistente tra gli uomini e i morbi influenzali. Lascerà che sia la femminista nascosta in lei a pensare ciò che vuole.

Un buon inizio settimana a tutti voi! E ovviamente un saluto allegro.

Tizianeda

Di baci, di abbracci e di altri piccoli gesti

“… E poi hai aperto gli occhi e mi hai detto: ma stai controllando se respiro?”
“ Veramente Sposo Errante? Non ricordo niente di niente…e stavi davvero controllando se respiravo?”
“Sì Tizianeda, eri immobile da un pezzo e non emettevi nessun suono e ho avvicinato la mano al tuo naso…”
“Oh tenero…lo sai che quando mi addormento entro in uno stato di narcolessia profonda e mi immobilizzo…”.

Tizianeda, dopo questa conversazione in cui lo Sposo Errante le ha rivelato i suoi timori cimiteriali, ha pensato ai gesti minuti, furtivi e amorevoli che si consumano in un attimo spontaneo. Quelli che ti fanno sentire accolto e protetto, come sotto una coperta di lana quando fuori fa freddo.

Sono tanti i gesti ai quali spesso non diamo attenzione e peso e valore. Provo a elencarne qualcuno:

– quando sei in dormiveglia, accasciato in stato semi-comatoso sopra un letto qualsiasi della casa, e stai pensando a quel caldo plaid chiuso nell’armadio, maledicendoti perché non lo hai preso prima. E come d’incanto, arriva chi te lo stende addosso, coprendoti.

– La mano che stringe la fronte mentre dallo stomaco stai mandando l’anima, le budella e tutti gli organi interni. Se questo gesto così pervicacemente utilizzato, serva a qualcosa non è dato saperlo, ma così faceva tua madre e la madre di tua madre, e così diventa un rito dell’accudimento che si tramanda di generazione in generazione. E a pensarci è bellissimo anche se scientificamente inutile.

– i baci nel sonno dati ai figli. Chi viene baciato non lo saprà mai, ma da qualche parte dentro di lui, resta una traccia di questo gesto segreto. E quando quei bambini tanto baciati nel sonno saranno genitori, lo faranno anche loro con i loro figli. E nel farlo, amando così tanto, si sentiranno amati e non capiranno perché.

– allungare il braccio verso chi ti è seduto accanto, mentre guidi e freni all’improvviso. Anche se il passeggero è protetto da cinture affidabilissime. E’ il gesto automatico di chi è posseduto dall’istinto della chioccia iper-attenta. Freni/allunghi il braccio, come quando pigi un bottone e si aziona un meccanismo, come quando nell’orologio a cucù sbuca l’uccellino ogni ora, come quando ti fanno il solletico e ridi. Succede perché per qualcuno funziona così.

– soffiare sulla ferita di un bambino, mentre la stai disinfettando. E soffiare soffiare soffiare -perché il bambino in preda al panico ti dice che quello è il disinfettante più brucente dell’universo – per poi andare in iperventilazione e avere tu bisogno di soccorso.

– impastare farina acqua e lievito. E’ un gesto femmina questo. Ché crei unendo e mescolando, ché dai vita a qualcosa di nuovo che nasce da elementi con storie e tracce diverse. E mentre le dita danzano, la materia si trasforma diventando soffice e compatta. E impastare è una dichiarazioni d’amore, è un pensiero è un prendersi cura. Ché non si impasta mai solo per se stessi.

– abbracciare. Per farlo occorrono due gesti. Con il primo ti sveli tutto così come sei: allarghi le braccia e mostri il tuo corpo, il tuo regalo. Con il secondo gesto diventi casa: avvolgi il corpo dell’altro con il bene più prezioso e intimo che possiedi. E il due diventa uno e senza saperlo anche l’abbracciato abbraccia. E in quel preciso istante, nell’attimo preciso in cui senti che tutti i pezzi si incastrano, anche il mondo fuori sembra ricomporsi.

Tizianeda