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Starsky & Hutch

E’ salita su un treno che dovrebbe andare veloce come una freccia, ma non lo fa. Ha pagato una somma spropositata, perché il biglietto ridotto lo avrebbe dovuto acquistare il giorno prima. Ha un po’ imprecato, ma silenziosamente, non potendo prendersela con il signore dei biglietti dietro lo sportello, che la guardava come una sprovveduta senza possibilità di redenzione.
Si è sistemata nel suo posto e ha acceso il pc, con l’intenzione di approfittare di quel tempo di tranquillità e solitudine per scrivere qualcosa. Ha scritto pochissimo perché si è fatta distrarre dal sud suddissimo che scorreva dall’altra parte del finestrino. Ha lasciato che la incantassero il mare, la luce intorno, le rocce, la Sicilia alla fine di tutto, la vegetazione, la lontananza dell’orizzonte e un vagone vuoto. Poi è arrivata dove doveva arrivare, è scesa dal treno e ha aspettato. Dopo venti minuti sono venuti loro, i suoi colleghi, che per rispetto della privacy chiameremo sobriamente Starsky & Hutch. Uno bruno, riccio, scuro di pelle e con un cappello in testa, l’altro biondo, gli occhi chiari e gli occhiali da sole. Fumavano. Sono giunti su una macchina piccola, bassa, capace di andare velocissimo e con una striscia nera che la attraversava tutta. Tizianeda, che è piccola pure lei, si è seduta sul sedile posteriore, stando comodissima. Ma questo Starsky & Hutch, lo avevano previsto. Poi hanno iniziato a chiacchierare. E Tizianeda, abituata ormai da tempo alla complessità ossimora delle conversazioni femmine, ha provato un piacere leggero nell’interagire con maschi adulti e single, che ha osservato come un fenomeno al quale non è più avvezza. Starsky le ha mostrato la fotografia della nuova versione di un automobile che usavano i nostri padri, esaltandone la bellezza estetico-vintage. Tizianeda l’ha guardata rimanendo indifferente. Hanno parlato di donne e di calcio, i cui dettagli vi verranno risparmiati. Tiziana ha raccontato la sua vita di donna multitasking con figli, e non sa se Starsky & Hutch si sposeranno mai più. Si sono lasciati andare a ragionamenti sulle differenze di genere, hanno usato metafore matematiche, sono giunti alle medesime conclusioni. Gli esperti di genere, più avvezzi ad analisi complesse, forse scuoterebbero la testa inorriditi. O forse no e ne trarrebbero, invece, ispirazione. Ma che importa, loro si sono divertiti. Almeno così è stato per Tizianeda. Poi Starsky & Hutch, giunti nella città di destinazione, hanno acceso il navigatore satellitare, e come due rigorosi asceti dediti alla contemplazione, si sono dimenticati della collega seduta sul sedile posteriore. Tizianeda, in barba a tutti gli stereotipi, ha pensato che se al posto di Starsky & Hutch, ci fossero state Telma e Luise, lei avrebbe continuato a chiacchierare con loro, vista l’attitudine naturale delle donne a svolgere più azioni contemporaneamente. Anche se con Telma e Luise il finale sarebbe stato diverso.

Tizianeda

Alla stazione del treno

“Ma no, dai Sposo Errante, prendiamo il treno noi tre e scendiamo alla stazione di L.”
“Sì hai ragione, così non devo tornare per poi risalire tutti insieme”.
La famigliola ha deciso di trascorrere il fine settimana tra una spiaggia e un mare che Tizianeda conosce, perchè lì viveva la zia che non c’è più, la zia Sisa, quella buona come il pane caldo e avvolgente come un abbraccio, lì dove troverà ad accoglierla le sue figlie : C. P. e D. la cugina tacco dodici, quella bonissima.
Ora Tizianeda, per poter ricongiungersi con lo Sposo Errante, che lavora in una città vicino a questo mare dove andranno a sguazzare, ha deciso di salire su un treno con i due minori, sedersi con loro sulle sue poltroncine imbottite, ed ivi sostare per un’ora e un quarto, salvo ritardi, disguidi, tempeste, pioggia di meteoriti, assalto dei pirati, invasione di alieni, attacco di cavallette, letargia improvvisa che li farà d’incanto ritrovare tra le Alpi Svizzere “ma non dovevamo andare al mare, mamma?”, esasperazione dei passeggeri per la logorrea compulsiva del settenne, che provocherà tumulti e rivoluzioni.
Insomma, Tizianeda, che di treni praticamente non ne prende mai, men che meno con i due minori debosciati, che è un bel po’ fifona, che soffre di ansia da prestazione e si muove nel mondo a tratti destabilizzante della fantasia iperattiva, da due giorni oscilla tra l’entusiasmo di una adolescente dinanzi ad una novità e l’ansia di una adolescente dinanzi ad una novità. E quindi, pensando ai nostri treni, che è un po’ come te la manda Dio e al settenne ed alla undicenne avvinghiati al seguito, lei si sente coraggiosa ed indomita come un’avventuriera alla ricerca dell’oro, come una scalatrice di pareti rocciose impervie, come una navigatrice solitaria, o come quel tipo, suo coetaneo, che un giorno si è svegliato ed ha pensato di fare un bel volo dallo spazio, così giusto perché nessuno lo aveva fatto prima, per superare i propri limiti e vedere cosa succede. Proprio come Tizianeda.

P.s.: questo post è dedicato a chi conosce la paura ma anche l’ansia ed il panico, perché per dieci giorni in cui si pensa oddiononcelapossofare, arriva l’undicesimo in cui si crede di potercela fare. A chi pensa di non avere le risorse ed invece dentro ha un mondo sorprendente che può salvarlo e fuori…fuori sempre un abbraccio da qualche parte che lo aspetta.
Un saluto allegro e a lunedì (se scendiamo dal treno alla stazione giusta).

Tizianeda