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E ritornano le cose

La mamma vecchietta è seduta a capotavola. Interno cucina. La sua. Le stesse mattonelle di cinquant’anni fa, come il tavolo e le sedie. Il posto era di mio padre, che non c’è più. Sulla sedia di mia madre io, accanto mia nipote, la cugina gemella di Domenico, mio figlio, impegnato altrove con la sorella. E’ l’ora di pranzo. Abbiamo fame. La mamma vecchietta ha cucinato il timballo di riso. Nessuno ha il coraggio di dirle quello che veramente pensa del suo timballo di riso e ce lo mangiamo, tutto quanto è nel piatto. La mappazza di riso all’uovo. Ma chi se ne frega che non è buono. La mappazza ha fatto sedere insieme noi tre e con un po’ di vino scende bene, in fondo. E si chiacchiera noi donne. Poi arriva la zia Dada, mia sorella, che è più grande di me di un anno, ma sembra una ragazza con il suo corpo da adolescente e il viso di pesca. Perché nella distribuzione dei geni, la natura fa sempre un po’ come minchia le pare. E ci si stringe e la zia Dada si siede pure per mangiare la mappazza di riso. E le dico, bevi che è meglio. Stiamo ancora sedute, anche quando sua figlia, la cugina gemella di Domenico si alza. E rimaniamo, noi tre donne adulte, a chiacchierare. E si sta anche per il caffè e i biscotti con i semi di sesamo, che mia madre tiene sempre per noi. E si sta ancora un po’, noi a sentirci figlie e la mamma vecchietta meno sola. Si sta dentro la cucina, il luogo del calore e della consolazione. Di una pausa, dal mondo fuori che fa rumore.
Sulla tavola, lasciamo briciole e semi.Il ricordo dei biscotti. Il caffè, invece, si è preso la stanza con il suo odore buono e lì resta. Devo andare. Esco dalla cucina. “Vado” dico. “Te ne vai? Non andare” mi risponde. Ma vado. Bacio le tre generazioni della mia famiglia. Il mio miscuglio di donne.
Esco e ritornano le cose.

Tizianeda

Desideri, però subito.

Elenco breve di cose che Tizianeda desidera, però subito:

– ritornare a Parigi con sua sorella zia Dada, come quando erano ragazze, single e senza figli. E rivederla con gli occhi uguali uguali di allora, solo un po’ più sicuri. Se non è possibile questa cosa qui, le basterebbe sedersi nella loro città sbilenca tra i tavolini di un café che di Parigi ne ricordi l’atmosfera. Senza cellulari e orari e incastri, proprio come allora.

– spostarsi da un luogo a un altro con il teletrasporto da azionare con una parola da pronunciare a voce altissima, come per esempio “TELETRASPORTO”, associato al luogo dove si vuole essere e scomparire all’improvviso, anche se ti trovi in mezzo alla folla, anche se sei a una conferenza che ci devi essere per forza ma non vorresti, tra tristi carte o se stai parlando di cose noiosissime con qualcuno noiosissimo, e fare per esempio così: “ bla bla bla bla…tu che ne pensi?” “TELETRASPORTO POLINESIA”. Se proprio non è possibile questa cosa qui, comunque non sarebbe male avere una rete efficiente di strade ferrate e aeree o autostrade senza neanche un lavoro in corso per potersi spostare o allontanarsi, come se fossimo in un paese moderno e uguale per tutti (se è gratis come il teletrasporto è meglio).

– capire come ricomporre i pezzi, i tuoi e quelli degli altri, trovare le risposte, porsi le domande giuste, fare un uso sapiente delle parole. Continuare a pensare che un improvviso gesto gentile, possa servire a consolare, a imporre un ritmo chiaro sulla confusione o sulla tristezza che a volte ti prende e non puoi farci niente. Oppure se tutto questo non è possibile, diventare acqua, mischiarsi e perdersi in chi vuoi bene e così ascoltarsi e consolarsi, mentre anche tu ascolti e consoli, come quando sei in riva al mare. Farsi abbracciare giusto il tempo necessario di riprendere fiato.

Tizianeda

Prima o poi

Ci andavano spesso quando erano ragazze, insieme. Poi li commentavano e li interpretavano secondo il loro modo singolare di vedere e sentire. Loro che sono diversissime ma si capiscono da sempre. Hanno frequentato i circoli, dove ne proiettavano uno a settimana, in autunno, inverno e inizio della primavera. Alcuni pesanti come panino salsiccia patate e peperoni di “Festa di Madonna”, la festa patronale della città sbilenca. Altri sorprendenti come un racconto nuovo, come una scoperta sensazionale. Una ci andava perché la cultura è la cultura e perché lì si incontravano i ragazzi. L’altra, che delle due è quella serissima, perché la cultura è la cultura, e basta. Poi, pare che le cose a volte cambino, le vite si mescolino con altre vite, che ci si sposi, nascano bambini da accudire, che questo nuovo movimento prenda tempo e spazi, modificando i ritmi e le priorità. E così al cinema insieme hanno smesso di andare. Lo spettacolo era dentro le loro case, dove erano andate ad abitare. Ognuna la propria. Tizianeda e sua sorella, la zia Dada, si sono date un appuntamento per la prossima proiezione, con ora, giorno, mese e anno da definire, custoditi in un speranzoso “prima o poi”. Che è arrivato. Hanno dovuto attendere un po’, ma è arrivato con un nome lungo lungo: sabatoventicinqueottobreduemilaquattordiciallediciassette. E’ arrivato con l’allegria di quando erano ragazze, con la felicità di essersi riprese uno spazio solo loro. E’ arrivato con un film che parlava di quel poeta italiano, che a leggerlo è bello sperdersi, come in un bosco pieno di meraviglia. E’ arrivato in una sala buia per due ore e mezzo dentro le quali si sono sedute vicine, perdendosi nella storia, come tanti anni fa. E’ arrivato perché la cultura è la cultura. E basta. Questa volta per entrambe.

Tizianeda

Una giornata al mare

Si sono svegliati la mattina presto, si sono preparati, la dodicenne ha preso la sua borsa piena di teli da mare e l’ottenne lo zaino verde da cui spuntava, come un’antenna super-potenziata, la punta del boccaglio. Tizianeda li ha accompagnati alla stazione, hanno fatto i biglietti e hanno aspettato la zia Dada, la sorella saggia di Tizianeda, che è arrivata con sua figlia S., la cugina coetanea dell’ottenne che si crede sua sorella gemella. I quattro sono saliti su un treno sbrindellatissimo del sud suddissimo. Poi il treno cigolando incerto è partito e Tizianeda rimasta a terra, ha salutato le teste festose dei tre minori che a turno sbucavano da dietro il vetro del finestrino. E mentre i quattro gitaioli attraversavano la costa ionica piena di sole e mare per raggiungere i nonni fuggiti da metà luglio nel loro luogo vacanziero, Tizianeda pensava alla sua giornata di solitudine e libertà regalatole da sua sorella e solo per non apparire una mamma debosciata, non ha gioito saltando e ballando una volta uscita dalla stazione.

Quindi approfittando di tanto tempo dentro cui avrebbe potuto fare qualsiasi cosa, la mamma dei due quel giorno ha: 1. Lavorato tutta la mattina 2. Non ha cucinato per pranzo 3. Ha mangiato i residui freddi della cena conservati in frigo, sul divano e mentre si vedeva un film 4. Ha visto un film di un bel po’ di anni fa che conosceva e che le è piaciuto tanto proprio come allora. Un film su una donna, femminista, tratto dal libro di una scrittrice di nome Virginia. 5. Avrebbe voluto dormire nel pomeriggio ma non c’è riuscita quindi ha scritto 6. Ha lavorato 7. Ha aspettato lo Sposo Errante dal suo vagare 8. Ha aspettato i due minori che sono tornati la sera tardi stanchi e cotti di sole vento e mare.

L’ottenne, che dei due è quello logorroico, ha raccontato che 1. il treno su cui viaggiavano era a carbone 2. il mare era arrabbiatissimo e quindi la maschera e il boccaglio sono rimasti chiusi nello zaino 3. sua sorella si tuffava tra i cavalloni 4.la nonna vecchietta la guardava terrorizzata e supplicante 5. sulla spiaggia lui e sua cugina S., hanno raccolto tante pietre colorate, un osso di cane, una vertebra di pesce e un osso di seppia 5. hanno cercato di venderli ai turisti a 15 euro al pezzo, costruendo una bancarella di fortuna 6. gli unici acquirenti sono stati i nonni ai quali hanno fatto un congruo sconto 7. L’osso di cane non lo ha voluto nessuno 8. La dodicenne, inorridita, si è tenuta lontana dai loro deliri.

Tizianeda