Posts Tagged ‘dodicenne’

Pensieri spettinati

Ti muovi ossuto per la casa, i capelli spettinati proprio come i miei. L’anarchia è concentrata in miriade di ciuffi castani. La tua voce sta sprofondando, a ricordarmi che la vita è un continuo mutare di ere. Il tuo sguardo è altrove, concentrato in pensieri che a volte dici all’improvviso, a rivelarmi storie di pianeti e universi. Non le lasci più sui fogli bianchi, come quando eri bambino e ti disegnavi volante in mezzo a stelle lune e lontananze siderali. Fai ricerche solitarie, senza dire. Vorrei abbracciarti più spesso, per la mia attitudine al tocco dei corpi amati e per il trasporto che sento. Non lo faccio per non invadere spazi di pudore. Ieri tu lo hai fatto, all’improvviso, senza dire. Mi hai abbracciata sostando, sostandomi, sostenendomi. Ti ho lasciato fare senza dire, ricambiandoti. L’abbraccio non è un fare solitario. Poi sei andato via, come se nulla fosse successo, senza dare importanza alla potenza del gesto. Sei un ragazzo gentile. Le professoresse si beano dei tuoi vorrei, potrei, gentilmente, per favore, del tuo linguaggio da vecchio Lord inglese, abituato a caminetti e pipe e costruito chissà in quale tempo. Le ragazzine ti sorridono, per la tua assenza di aggressività e sbruffonaggine. A me questo piace. Voglio pensare e credere che sarai sempre così, un uomo gentile che ama e rispetta e rifiuta ogni stereotipo ottuso sui ruoli. Voglio pensare e credere che non ti farai contaminare da pensieri distorti e che la tua solidità delicata di adesso, ti farà schierare dentro ogni battaglia di libertà e amore, accanto ad altri uomini, accanto alle donne, di cui saprai percepire e rispettare il complesso sentire.

Tizianeda

Dodici

“Mamma sa fare cose belle con i cibi a caso nel frigo”, hai detto l’altro giorno a tavola. E’ vero. Vengono fuori meraviglie con quanto c’è. Si prende questo e quello, si mescola, si inventa e arriva sulla tavola l’inaspettato. Come è successo dodici anni fa, quando sei sbucato dalla mia pancia. Sorridevi? Non ricordo piangessi. Devi essere nato così, sorridente. Che bel modo che hai avuto tu, Domenico, di salutare la vita. Io ero pronta, sai, per accoglierti come un bel piatto saporoso, nonostante il mio contenitore-corpo difettoso. Ti ho assaggiato baciandoti, ti ho annusato, mi sono fatta consolare dalle tue consistenze di carne e sorrisi tenute tra le braccia. Ti ho potuto accogliere come meritavi, ché tua sorella aveva già lavorato per te, era stata maestro e fatica abituata. Anche se il mio lavoro è stato strappo e nostalgia e correvo e correvo, per i nostri attimi intimi che mi riprendevo la sera e la notte, con la fatica insaziabile delle madri. E tu sorridevi e sorridevi e guardavi e ascoltavi e imparavi e mescolavi gli ingredienti della vita, le lettere, i movimenti, le visioni, l’allegria, gli attimi torvi, l’amore. Quanto è bello l’amore e non deve spaventarti anche se non te lo posso dire tutto il mio, neanche oggi che sono dodici anni e ancore di più oggi che sono dodici e cresci in pudori e distanze. E quasi ti dispiace, lo so, ma io ti lascio andare ed è il mio regalo per te in questo vai, mio amore, che sei bello e sorridi mentre vai con le mani in tasca e poi sorridi ancora. Che bell’ingrediente che ti ha dato il caso. Questo sorriso che è una storia. Che bella pietanza sei, che regalo mi ha fatto la vita.
Auguri mio bel ragazzo, auguri piccolo grande Domenico che va.

Tizianeda

Sui fogli bianchi

Lo Sposo Errante e la quasi tredicenne sono tornati nei 90 mq. Erano andati a Roma a un concerto. Con funzioni, entusiasmo e resistenza diversi. La ragazzina è ritornata felice e baldanzosa. L’uomo adulto di casa, circondato per ore da adolescenti iper-eccitati, vivo. Forse si riprenderà fra un mese. O forse mai del tutto.

La ragazzina non guarda più la serie TV con gli Zombie asociali e asmatici. Almeno per ora. Adesso è appassionata di fumetti Manga. I personaggi sono tutti un po’ incasinati, però questi comunicano tra di loro e godono di ottima salute. Ogni tanto qualcuno muore, ma solo di morte violenta. A Tizianeda i Manga piacciono più degli Zombie.

Tizianeda pensa che l’adolescenza è una terra magica e insondabile. A volte ogni possibilità di comunicazione cessa, un po’ come con gli Zombie. Poi all’improvviso le si apre un mondo colorato, multiforme e affascinante dentro il quale ha il privilegio di entrare, per osservarlo stupita. Un po’ come nei Manga.

Quanto al novenne, allo stato lui sembra essere a una distanza siderale da questo tempo di mezzo, che prima o poi si insinuerà tra le sue cellule sinaptiche. Per ora, lui, preferisce scomparire con i suoi bambini volanti, che sfidano la gravità, le leggi della fisica e il fastidio di un mondo reale, per incanto soppiantato da avventure intergalattiche. Con lui si porta un po’ di compagnia, come la Compagnia dell’Anello. Si porta i suoi amici, i cugini, la sorella e i genitori. A riempire tutti i fogli bianchi, a sconfiggere in mezzo a stelle e pianeti, mostri strambi e bitorzoluti. Sui fogli bianchi ci si salva tutti e si sorride sempre. Anche ai nemici si sorride, prima di annientarli con bacchette magiche. Sui fogli bianchi la paura non esiste.

Tizianeda

Linguaggi oscuri

“Mamma ti ripeto la geometria…”
“La geometria, novenne!?”
“Tranquilla mamma, ho capito tutto, te la voglio solo ripetere…”
Così il piccolo di casa ha spiegato a Tizianeda alcune regole geometriche con l’attenzione e il garbo rassegnato che si usa con studenti asini e un po’ tonti. Tizianeda nel frattempo ha annuito ripetutamente, fingendo sicumera, come fanno gli studenti asini e un po’ tonti.
Poi, a causa di un’oscura e avversa combinazione degli orari scolastici dei due minori, ha appreso che anche la dodicenne doveva affrontare perigli geometrici, attraverso la risoluzione di due problemi.
“Mamma, mi aiuti?”
“Io, dodicenne?”
Così la mamma, il cui corredo genetico, nel campo scientifico/matematico/algebrico/geometrico, è pressoché pari allo zero, si è seduta accanto alla dodicenne e ha iniziato a leggere i problemi. Ha letto parole oscure come: prisma, trapezio rettangolo, congruente, ciemme con il numero due scritto piccolo piccolo sopra la emme. Ha pensato che avrebbero avuto più facilità di comprensione con una lingua aliena. Almeno avrebbe potuto usare i gesti. Ha guardato la dodicenne e ha pronunciato le uniche parole sensate che le sono venute in mente in quel momento, sentendosi un po’ come Forrest Gump: “non ho capito niente, dodicenne”.

P.S.: solo per dirvi che i problemi sono stati risolti, grazie alle spiegazioni telefoniche dello zio di Tizianeda, M., bravissimo e acuto professore di matematica, perché si sa la distribuzione dei talenti familiare, è sempre diseguale.
Tizianeda, per averla sollevata dai sensi di colpa e dal pensiero delle sue inettitudini algebriche, lo ringrazia moltissimo.
La pronipote e il prozio hanno anche conversato di mare e barche a vela, che entrambi sanno condurre.
Ma questa è un’altra storia.

Un saluto allegro a tutti voi!

Tizianeda

Afferrare pietre

Ehi ragazzina, mia tutta bella, ehi con quegli occhi lì dal colore che non ha nome. L’altro giorno, all’uscita della scuola così furente, che me ne sono accorta subito che il mondo fuori aveva spostato il tuo assetto, la tua rotazione perfettamente ellittica attorno alla terra, aveva spostato il baricentro e ho visto l’aria attorno che bruciava e fremeva come un’onda d’urto e niente più corrispondeva e il sopra era sotto e il sotto era sopra e non c’era ordine e distanza tra le cose, non c’erano le leggi geometriche del cosmo, ma sola la tua perfetta bolla di furore. Tu che all’uscita della scuola mi hai salutato così: “Oggi non è giornata, mamma”. E poi mi hai raccontato e tuo fratello con me ad ascoltarti.
Che un compagno della tua classe ti ha sparato frasi dissonanti, come un miscuglio di musiche diverse lasciate a disturbare l’aria, che di gentile non c’era nulla. E poi una ragazzina, non una qualsiasi ma, “la più bella della scuola, mamma”, ti ha detto che ti sei un po’ ingrassata. Ché, sai, non tutti sanno fermarsi quell’attimo prima, non tutti hanno il talento di vedere e sentire. Succede anche ai grandi, che le parole sono pietre a volte. Non avercela con loro. Tu impara ad afferrarle le pietre, specie quando sono scagliate a caso, impara a lasciarle inermi su un muretto qualsiasi, impara ad andare oltre, muovendoti al ritmo della musica che hai dentro.
E io, che sono solo tua madre, ti dico che sei bella e lo diventerai sempre di più.
E lo sei, non perché sei perfettamente allineata a quello che il mondo fuori ti chiede di essere, ma proprio perché non lo sei.
Sei bella nelle tue unicità imperfette, quando i tuoi occhi si fermano a guardare quello che non so, sei bella quando scrivi quelle cose lì che rimango io senza parole, quando sei furente e vorrei lanciarti il primo oggetto che mi capita tra le mani, quando tiri giù i bordi del maglione a nascondere centimetri di corpo, il tuo corpo bello dalle morbidezze femmine, sei bella perché sei in bilico, dodicenne, su quel filo che ti trasforma a ogni passo, impercettibilmente. E lo sei per un mucchio di altre cose che nulla hanno a che fare con canoni preconfezionati. E io, che sono qui, a guidarti, ad ascoltarti, a ritrarmi sempre più a poco a poco, che lo spazio tuo attorno si allarga, in questo complicato e affascinante e a volte crudele mondo, ti dico di sentirlo il mondo fuori, di annusarlo, di dare un nome alle cose, di dargli una direzione che parta da te e così di proteggerla la bellezza, quella fuori che osservi e vivi e quella unica e preziosa che ti si muove dentro.

p.s.: quando il gioco si fa duro, le dure vanno dal parrucchiere, che se è anche un po’ guru, è meglio. Cambiare taglio e aggiungere un po’ di colore, mentre il parrucchiere guru dispensa consigli, è più efficace di una seduta psicoanalitica. La dodicenne ha due ciocche rosse sulle punte e Tizianeda qualche riflesso viola. Questi colori furenti se ne andranno tra qualche lavaggio. Ma poco importa. Ora si guardano allo specchio e si sentono due allegre e baldanzose streghe. Siete avvertiti tutti.

Tizianeda

Questione di stili

“Ma guarda come sei vestito! Non c’entrano niente questi colori…”
“Cosa succede bambini?”
“Mamma, io avevo preso all’ottenne i vestiti per uscire ma lui…guarda come si è vestito…”
“Uffa, ma lo sai che per me lo stile non è importante… a me dello stile non frega niente e non capisco perché per alcuni è così importante!”
“Ok, ottenne in effetti… vai bene così, ora usciamo però”
“Ma mamma non si può guardare”
“ Dai dodicenne… in fondo non ha indossato niente al contrario”.
Perché è così, il rapporto tra l’ottenne e i vestiti è di reciproca indifferenza, loro si fanno indossare dal minore di casa come capita. Al contrario, abbottonati sghembi, sbottonati, sottosopra. Dalle mutande alle giacche. Anche gli abbinamenti cromatici che potrebbero essere considerati da chi lo osserva il frutto di un originale e ricercata indole artistica, sono l’effetto della sua ricerca distratta e frettolosa nell’armadio.
Così, con buona pace della dodicenne, le due donne di casa sono uscite con un bambino sorridente giallo azzurro arancione blu a scacchi a righe e dallo stile inconfondibile.

Tizianeda

Una giornata al mare

Si sono svegliati la mattina presto, si sono preparati, la dodicenne ha preso la sua borsa piena di teli da mare e l’ottenne lo zaino verde da cui spuntava, come un’antenna super-potenziata, la punta del boccaglio. Tizianeda li ha accompagnati alla stazione, hanno fatto i biglietti e hanno aspettato la zia Dada, la sorella saggia di Tizianeda, che è arrivata con sua figlia S., la cugina coetanea dell’ottenne che si crede sua sorella gemella. I quattro sono saliti su un treno sbrindellatissimo del sud suddissimo. Poi il treno cigolando incerto è partito e Tizianeda rimasta a terra, ha salutato le teste festose dei tre minori che a turno sbucavano da dietro il vetro del finestrino. E mentre i quattro gitaioli attraversavano la costa ionica piena di sole e mare per raggiungere i nonni fuggiti da metà luglio nel loro luogo vacanziero, Tizianeda pensava alla sua giornata di solitudine e libertà regalatole da sua sorella e solo per non apparire una mamma debosciata, non ha gioito saltando e ballando una volta uscita dalla stazione.

Quindi approfittando di tanto tempo dentro cui avrebbe potuto fare qualsiasi cosa, la mamma dei due quel giorno ha: 1. Lavorato tutta la mattina 2. Non ha cucinato per pranzo 3. Ha mangiato i residui freddi della cena conservati in frigo, sul divano e mentre si vedeva un film 4. Ha visto un film di un bel po’ di anni fa che conosceva e che le è piaciuto tanto proprio come allora. Un film su una donna, femminista, tratto dal libro di una scrittrice di nome Virginia. 5. Avrebbe voluto dormire nel pomeriggio ma non c’è riuscita quindi ha scritto 6. Ha lavorato 7. Ha aspettato lo Sposo Errante dal suo vagare 8. Ha aspettato i due minori che sono tornati la sera tardi stanchi e cotti di sole vento e mare.

L’ottenne, che dei due è quello logorroico, ha raccontato che 1. il treno su cui viaggiavano era a carbone 2. il mare era arrabbiatissimo e quindi la maschera e il boccaglio sono rimasti chiusi nello zaino 3. sua sorella si tuffava tra i cavalloni 4.la nonna vecchietta la guardava terrorizzata e supplicante 5. sulla spiaggia lui e sua cugina S., hanno raccolto tante pietre colorate, un osso di cane, una vertebra di pesce e un osso di seppia 5. hanno cercato di venderli ai turisti a 15 euro al pezzo, costruendo una bancarella di fortuna 6. gli unici acquirenti sono stati i nonni ai quali hanno fatto un congruo sconto 7. L’osso di cane non lo ha voluto nessuno 8. La dodicenne, inorridita, si è tenuta lontana dai loro deliri.

Tizianeda

A proposito della famigliola ovvero esercizi di ordinaria resistenza

L’ottenne ha voluto testare la maschera da sub e il boccaglio, riemersi da una borsa polverosa nascosta negli anfratti dello sgabuzzino. Li ha infilati in testa e ha riempito di acqua il lavandino del bagno. Fino all’orlo. Poi vi ha immerso la testa respirando dal boccaglio. Ha allagato il pavimento del bagno, ha lavato i capelli, la maglietta e i pantaloni. Ha vagato zuppo e gocciolante per casa, soddisfatto di avere avuto la incredibile intuizione che il lavandino non è un lavandino ma “un simulatore di mare”.

La dodicenne – che quando non è intossicata dai fumi allucinogeni della pre-adolescenza (o già adolescenza?) che la trasforma in Lord Voldemort, è un felice incrocio tra Hermione e Alice nel Paese delle Meraviglie – ha legato una matita bianca a righe nere al filo di lana di una lunga matassa blu e ha attaccato sulla matita un post-it rosa con su scritto “ciao”. Poi ha legato il filo alle inferriate del balcone dei 90 mq e l’ha lasciato penzolare al vento, quasi fino alla strada. Tizianeda si è accorta del pendolo costruito dalla dodicenne, uscendo con la ragazzina dal portone del palazzo. La matita è ancora lì con il suo messaggio amichevole, che oscilla placida. La ragazzina è felice della sua installazione urbana non autorizzata.

Ieri Tizianeda, che ha avuto giornate faticose come una salitona ripidissima percorsa con il vento contrario forza millesettemilioni, ha deciso di uscire nel pomeriggio con l’ottenne e la cugina coetanea che si crede sua sorella gemella. Sono andati in libreria dove Tizianeda aveva ordinato un libro, che appena ha visto le sono venute le lacrime agli occhi e poi ha attaccato bottone con il libraio che forse l’ha presa per matta – “lo sa che di questa artista c’è la mostra a Roma? Io sono andata. Questa è la stampa del suo diario…santo cielo è bellissimo”- ha comprato anche due libri ai due tipi semi-irrazionali che erano con lei, uno per ciascuno. Poi i tre sono andati in piazza, si sono seduti su una panchina e sono entrati ciascuno nel proprio mondo libresco. Poi in piazza li ha raggiunti la dodicenne, e insieme sono tornati a casa, con le loro storie preziose e un bel pomeriggio addosso, di cui Tizianeda aveva bisogno.

Lo Sposo Errante vaga sui treni sbrindellati e le strade malferme per approdare nella città altra dove lavora. Anche lui in questo periodo avrebbe bisogno di pomeriggi fermi nel bel mezzo della settimana. Per ora ci sono le sere, dove nello spazio di 90 mq lo aspettano Tizianeda, due minori e soprattutto lui, il suo grande amore, il fidanzato basso elettrico supersonico.

Tizianeda

Ovviamente ha ragione lei

Insieme con la dodicenne sulla principale via cittadina.
“Dodicenne smettila, lo so perché rallenti il passo. Non si ascoltano i discorsi degli altri”
“Mamma, ma la signora al telefono urla, come si fa a non sentirla…aspetta…senti senti…”
“IO NON HO FATTO FINTA DI NON VEDERTI…TU HAI FATTO FINTA…”
“Oh basta dodicenne”
“Aspetta mamma…allora…lei e lui stanno insieme. Vivono in una casa in affitto, ma non pagano da mesi. Lei è disoccupata…lui non le dà soldi”
“Ma stai costruendo una storia?”
“Sì mamma”
“Continua…”
“Lui lavora. Lei si è stancata di lui perché le dice tante bugie e la tradisce…”
“Santo cielo dodicenne…”
“A ME TU NON REGALI NIENTE COMPRI TUTTO A QUELLE GRANDISSIME @#§ççç@@@@…. DELLE TUE AMICHE”
“Visto mamma che avevo ragione”
“Già… sorprendente…come urla…povera creatura però…dai continua”
“Lui non ha il coraggio di lasciarla. Non hanno figli. Lei è disperata e si sente sola. Lui se ne va in giro con la macchina e gli amici. Lei esce sempre perché è arrabbiata…ovviamente ha ragione lei”
“Ovviamente, dodicenne”.

Tizianeda lo sa, non si fa, non si ascoltano le conversazione degli altri, specie quelle disperate. Anche se sei sulla principale via cittadina, anche se ti passano accanto, anche se urlano talmente tanto che potresti sentirli a un chilometro di distanza e controvento. Ma appena la dodicenne ha iniziato a costruirne una storia, Tizianeda non ha resistito. Ha messo da parte la signorina Rottermaier che è in lei (poca in realtà), e si è fatta trasportare dal flusso creativo della minore. Non succederà più. Forse.

Tizianeda

Narcolessia

“Guarda, già è a letto…”
“Schh ottenne, non vedi che dorme…”
“Mamma dormi, sei viva?”
“Sì è viva, respira, se metti il dito sotto le sue narici lo senti pure tu”
“Ha il libro aperto sulla pancia”
“Ora glielo poso…ma che fai ottenne non prendermi il posto mi sono messa prima io vicino a lei”
“No, voglio stare io spostati…uffa…”
“Bambini cosa combinate…”
“Mamma pensavamo che eri morta”
“No ottenne, me ne guardo bene, sono solo stanca…”
“Ti ho posato il libro ti sei addormentata mentre leggevi, mamma. Non ti preoccupare non ti ho perso il segno…ti abbiamo dato tanti baci e carezze…”
“Grazie dodicenne, ora però andate a dormire anche voi nei vostri letti, fate i bravi, chè mamma ha sonno”
“Non vieni anche tu con noi?”
“No, stasera no, ottenne”
“Mamma non ti preoccupare, ci penso io a lui. Vieni, andiamo a dormire…”
“Grazie amore mio. Datemi un bacio”
“Buonanotte mamma”
“Buonanotte belli miei”.

A volte succede, che Tizianeda abbia attacchi improvvisi di narcolessia. Approfitta della presenza più o meno attenta dello Sposo errante nei 90 mq, confida nella buona sorte, e in gran segreto dopo cena, si rintana nel suo letto, in orari da prima infanzia. Come ieri sera, che dentro gli intrecci caraibici di amori e colera, si è addormentata, abbandonando sulla sua pancia i desideri romantici e malinconici di Florentino Ariza. Poi dal piacevole e rilassante stato di primo sonno, le sono giunte le voci della dodicenne e dell’ottenne. I due hanno accertato, con metodi scientifici inconfutabili, che la loro mamma respirava, le hanno dato baci e carezze come si fa con i bambini inermi, si sono spintonati nel letto accanto al corpo di Tizianeda incapace di reagire, e poi muovendosi a compassione dinanzi alla derelitta che gli stava davanti, dopo aver riempito le sue guance del loro amore umido, come due adulti responsabili sono andati nella loro stanza per dormire, camminando placidi mano nella mano.

Tizianeda