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La festa, il settenne e i 90 mq

“Mi raccomando settenne, per la tua festa di compleanno non possiamo invitare troppi bambini”
“Perché mamma?”
“Perché nei nostri 90 mq non entrano tutti i tuoi compagni. E se non siete troppi vi divertite di più. Direi massimo sei bambini…ma mi stai ascoltando?”.
Il settenne, ormai quasi ottenne, non ha sentito le raccomandazioni di Tizianeda. Era già sparito nella sua dimensione parallela, dove probabilmente un’altra mamma più simpatica e coraggiosa lo esortava ad invitare quanti amici volesse. Senza limiti numerici.
E così, grazie alla fiducia di quest’altra mamma che vive nel mondo parallelo del quasi ottenne, per la festa del suo compleanno ci saranno: 1) S. il cuginetto, prodotto folle e divertente dell’unione tra zio Peppino ed Elisabetta, 2), l’amico del cuore D. dalla fantasia iperattiva 3) l’altro amico del cuore G. dalla fisicità iperattiva. E poi: 4) la bambina M., quella con le ciglia lunghe lunghe che sembrano truccate e quando lui la guarda gli si ferma il cuore e la mano rimane sospesa in un ciao 5) la bambina C. con i capelli rossi, invitata nei 90 mq perchè sua nonna è cugina dello Sposo Errante, quindi è parte della famiglia allargata, che qui al sud suddissimo si santifica come la domenica, il Natale, la Pasqua e tutte le feste comandate 6) l’altra bambina C. con gli occhiali e i capelli legati, dalla prima elementare, fitti fitti in due code, una sulla testa e l’altra all’altezza della nuca 7) M2, la nuova bambina accolta nel mondo gentile del settenne 8) la bambina MS la sua terza amica del cuore, quella con cui corre nel cortile della scuola ed insieme sembrano Ellie e Mister Fredricksen, l’uomo dei palloncini colorati sul tetto.
E visto che il settenne, crede fermamente nei rapporti di buon vicinato, ha invitato anche le bambine 9) A e 10) N, le sorelle che abitano un piano sopra i 90 mq della famigliola. Ovviamente alla festicciola ci sarà anche 11) S. la cugina coetanea che si crede sorella gemella del settenne.
Lo Sposo Errante ancora non sa di questa moltiplicazione di minori dentro lo spazio ristretto della famigliola, che gli farà vaticinare l’apocalisse senza possibilità di salvezza.
Tizianeda invece, che cerca, per istinto di sopravvivenza, di trovare risvolti positivi nelle situazioni tragiche, si sente fortunata a non abitare nei pressi di un qualche Collegio Internazionale popolato da bambine provenienti da posti lontani lontani. Chè il settenne, che crede fermamente negli scambi interculturali, nella promozione della pace tra i popoli e nelle bambine, le avrebbe invitate tutte nei 90 mq della famigliola.

Tizianeda

Il cortile, il settenne, la corsa e l’amica del cuore

“Ma povero… ha una brutta allergia?”
“Chi, il settenne? No, perché”
“Per i guanti in lattice… pensavo dovessero proteggerlo”
“Ah, i guanti! No li mette per giocare, così sembra Super Mario”
“Capisco”
Quando l’ultimo squillo della campanella spalanca le porte,, il settenne per venti minuti, prima di ritornare nei 90 mq di casa, con la benedizione di Tizianeda gioca nel cortile della scuola. Tira fuori dalla tasca dello zaino due guanti bianchi di lattice, li indossa e scompare in un’altra dimensione.
“Mamma, guarda come corre… sui talloni, è imbarazzante”
“Ma no undicenne, sta solo giocando, si diverte”
Perché in quei venti minuti il settenne corre. Corre sui talloni, con le gambe in avanti, con i guanti bianchi di lattice. Corre tra i bambini che nel cortile giocano a calcio, confondendoli, facendogli perdere la palla costringendoli a rivolgergli idiomi poco amichevoli. Ma lui è nella dimensione parallela e non se ne accorge. Corre tra le mamme che guardano le coperture in lattice pensando che sotto ci siano mani pustolose, corre con il suo sorriso sghembo che sembra pazzo, per colpa dell’incisivo superiore che penzola scricchiolando e non si stacca.
Anche la sua amica del cuore M.S., corre insieme a lui. Corre con la frangia spettinata, con gli occhiali rosa di traverso, con le r che le si arricciano tra i denti. Corre con il settenne, lei che non ha paura di niente, e a guardarli sembrano Ellie e Fredricksen, quello dei palloncini fluttuanti e colorati attaccati al tetto della casa che vola. Lei che lo coinvolge in prodezze che lui da solo non farebbe mai. E forse da grande M.S. – che a Tizianeda, che è stata una bambina fifonissima, piace parecchio – diventerà una addestratrice di belve furenti facendole diventare docili, o diventerà una pilota di razzi spaziali in missione intergalattiche, o la costruttrice di sentieri sui pendii rocciosi e impervi di montagne lontane lontane. O forse sarà una funambula sui fili stesi tra i grattaceli di Manhattan. E il settenne vedendola sulla corda, la raggiungerà, proprio nel bel mezzo dell’abisso. E quando sarà troppo tardi per tornare indietro, lei gli dirà: “Tvavquillo amico mio, non ti pveoccupave che ci divevtiamo un mondo. Dammi la mano e pvoseguiamo insieme”.
E lui, rassicurato dal suo serafico coraggio, continuerà a camminare sul filo sospeso.

Tizianeda

Le scarpe rosse

“Allora settenne che ne dici di stamattina?”
“Mi sono divertito tantissimo, mi hanno anche regalato i guanti bianchi di plastica, dopo che ho pitturato. Così sembro Super Mario”
“Sì, ma hai capito perché c’erano le scarpe rosse sulla strada”
“Forse… rosso come il fuoco e anche come il sangue e poi il rosso piace alle femministe. Perchè a quasi tutte le femmine che conosco piace il rosso…e con le donne bisogna essere gentili ecc. ecc… Però , io queste cose le so, io sono sempre gentile con le ragazze”
“E’ vero settenne, però volevo ringraziarti di avere dipinto di rosso le mie scarpe. Sono molto orgogliosa di te e di tua sorella che siete venuti con me”
“Prego mamma. Buonanotte”
“Buonanotte amore mio”
Oggi una via della città sbilenca di Tizianeda è stata invasa da una marcia silenziosa e immobile di scarpe rosse. Da chiazze visionarie e solitarie. L’installazione ideata e voluta per la prima volta un po’ di anni fa, dall’artista messicana Elina Chauvet è la denuncia furente, è il racconto triste, la voce dolente delle donne uccise, violate, maltrattate. Tizaneda ha consegnato a chi ha organizzato l’allestimento, le sue scarpe con cui in questi anni ha vissuto la normalità della sua vita. Loro, le scarpe, sono state dipinte di vernice rossa dalle mani allegre del settenne. Poi, sono state appoggiate sulla strada insieme alle altre, diventando voce e sguardo e corpo, per le sorelle e sorelline costrette al silenzio. Insieme alle altre scarpe usate, consumate, vissute di altre donne, sono diventate monito e guardiane, esercito lieve e forte ma anche presenza accogliente e generosa, non respingente, chè in mezzo a lor si poteva camminare chiacchierare correre ridere fotografare incontrarsi.
E forse ha ragione il settenne che quelle scarpe rosse poggiate sul selciato, sono come tanti piccoli fuochi, come fari o costellazioni che ti fanno alzare lo sguardo per continuare il viaggio. Ché finchè da qualche parte una fiamma ricorderà al buio i colori, riusciremo a non credere nella notte.

Tizianeda

Memeis ma si può dire anche meuemei

“Memeis”
“Come, settenne?”
“Vuol dire ciao in Mimiese …ma si può dire anche meuemei. In infiniti modi si può dire ciao”
Già i Miemi, gli omini che un giorno sono spuntati dal cervello iperattivo del settenne, che vivono nel mondo dei Minuscoli detto anche Pasticciato, che cantano, saltano, corrono, ballano e pare si mettano in un mare di guai.
“Anche le parole delle canzoni cambiano sempre, solo il ritornello non cambia mai…lo vuoi sentire un ritornello?”
“Sì certo”
“Hei hei monscellehi kehermahas minohei…
“Eh??”
“Vedi che il mimiese è una lingua strana”
Ipnotica come quelle lingue dimenticate nei tempi, tipo il gaelico antico o la lingua egizia dei faraoni e il settenne sarà la reincarnazione di un mattissimo Hight Lander o con questa oscura formula magica sta risvegliando tutte le mummie stese nei loro sarcofagi e domani avremo la casa invasa da omini imbalsamati e rinsecchiti.
“Ti ricordi mamma, che i Miemi nascono dall’uovo?”
“E chi farebbe queste uova?”
“Ovvio la madre…ma non sempre. A volte spuntano dal niente”
“Tipo una carota o una patata”
“Sì…e poi questi venuti dal nulla devono cercare una madre e un padre. Ma non c’è problema perchè sanno già camminare parlare e fare tutto”
“E certo”
“Spiano i genitori degli altri bambini e se sono buoni li scelgono”
“Ora vado a disegnarne qualcuno nel mondo cubo”
Già, il settenne, a scuola, ha imparato a disegnare i cubi, che poi rappresenterebbero le migliaia. A scuola appunto.
A casa invece sono delle trappole dove i Miemi vengono imprigionati. Però lui a tutti i cubi mette una porta ed una chiave nascosta in qualche angolo. Perché nelle sue storie alla fine si salvano tutti e ci si diverte un mondo.

Un Memeis allegro a tutti voi.

Tizianeda

Questioni di cuore

“Ma giorno vent’uno, Sposo Errante, è il nostro anniversario di fidanzamento…quant’è che stiamo insieme?”
“Mmm…quindici anni”
“Non mi dire mamma, tu e papà state insieme da quindici anni, senza esservi lasciati neanche una volta! Fiiiigo!!”
“Già proprio così, settenne”
“Pensa se anche io e M. ci fidanziamo e poi stiamo insieme fino a quando diventiamo adulti, senza lasciarci mai”
“Santo cielo, da adesso? Ma magari poi incontri la donna della tua vita quando sarai grande”
“Mamma, io ho già incontrato la donna della mia vita!”
“Allora dovresti dirglielo”
“Papà, io non sono come te … tu le sai proprio gestire queste cose delle fidanzate, io no”
“Oppure potresti darle un bel bacetto, come ha fatto papà con me”
“Non credo proprio di riuscirci…vado a giocare, ciao”.
L’amore, per il settenne, ha la forma di due occhi dalle ciglia lunghe lunghe che sembrano truccate quanto sono nere, di un sorriso quieto e una massa di capelli fitti, come una foresta incantata. Lui non sa se riuscirà mai a dirle quello che sente, chè le parole gli si bloccano dentro quando la guarda e gli esce dalla bocca solo: “ciao”, mentre solleva piano la mano. Però dopo la scuola, a casa, racconta sempre i sorrisi gentili di lei, catturati tra i banchi. E questa bellezza improvvisa e inaspettata, al settenne, basta.

Che l’amore vi colga. Ed un saluto allegro.

Tizianeda

Un pomeriggio insieme

Sono stati un pomeriggio insieme, nei 90 mq della famigliola. Hanno in comune la stessa logorrea compulsiva, la fantasia ipercinetica che a seguirli ti senti sulle montagne russe, l’indifferenza per il calcio di cui non parlano mai, l’uso visionario dei giocattoli, che fanno vivere in strambe avventure con le loro voci. Uno sorride o ride praticamente sempre, per l’altro sembra che il mondo sia una faccenda serissima, anche i giochi che lo fanno divertire da matti e non vorrebbe smettere mai. Hanno la stessa bellezza scura e l’innocenza dell’infanzia. Uno è attratto da storie paurosissime, scene splatter mostri rivoltanti, l’altro preferirebbe farne a meno.
Così sono stati, sabato pomeriggio, nei 90 mq della famigliola, il settenne ed il suo amico D.. Hanno chiacchierato chiacchierato chiacchierato, raccontandosi i loro sogni scombinati e mille altre cose. Hanno giocato con i video giochi, guardato i cartoni animati, inventato storie avventurose con omini di plastica che a sentirli urlare concitati in quel modo, sembrava bisticciassero. Ed invece non hanno litigato mai. Hanno fatto merenda con latte – tiepido per uno freddo per l’altro – e biscotti. Hanno dato sfoggio reciproco delle loro speciali e uniche abilità: emettere rumori inquietanti con la voce, formare lingue filanti con la saliva, arrampicarsi in mezzo allo stipite delle porte mani e piedi fino a toccare con la testa la cima e poi lanciarsi, costruire con i regoli piramidi alte alte e colorate, distruggere le piramidi alte alte e colorate. Tutto questo mentre Tizianeda si godeva il suo pomeriggio casalingo riuscendo – tra la lettura di un libro meraviglioso e cupo come una strada buia, la preparazione dell’impasto per la pizza, e la frittura delle patate sbucciate – ad osservare i due amici. Perché l’amicizia è una cosa bella da guardare, specie quella dei bambini con il loro fare rilassato e semplice.L’amicizia che non chiede nulla, se non di stare insieme, così, un pomeriggio, inconsapevolmente appagata di quello che sorprendentemente unisce, ma anche rassicurata e accolta dalle differenze che sono “opposto e completamento”.

Tizianeda

Come le altre mamme

“Dai settenne, che ce n’è ancora…aspetta che lo spremo io…aspetta eh… c-i s-t-o r-i-u-s-c-e-n-d-o a farne uscire un po’…vedi”
“Mamma ma non abbiamo altro dentifricio?”
“Ehm…no ho dimenticato di comprarlo”
“Mi sa che tu non sei organizzata come le altre mamme”.
Tizianeda avrebbe preferito un giudizio secco e perentorio da parte del suo settenne piuttosto che subire il confronto – che non concede possibilità di riscatto – con le “altre” mamme. Quelle hotuttosottocontrolloanchequandodormo, quelle che il frigo non rimanda mai l’eco se ci parli dentro, quelle che la dispensa è piena come gli scaffali di un supermercato opulento, che la casa è fluorescente per quanto è pulita, che il lunedì mattina sanno cosa prepareranno per cena il venerdì. Che la cesta del bucato sporco è un’astrazione, che all’entrata della scuola, sembrano il prodotto di una seduta dal parrucchiere che è anche visagista, stylist e psicoterapeuta. Che conoscono alla perfezione nome, cognome, peso, data di nascita e codice fiscale delle maestre dei loro figli, il titolo di tutti i libri scolastici ed approssimativamente il peso giornaliero dello zaino.
Però è vero, Tizianeda non è organizzata come le mamme organizzate. Perché capita che il tubetto del dentifricio sia più prosciugato di una fiumara a ferragosto, che al contenitore vuoto del sapone liquido aggiunga più volte l’acqua prima di ricordarsi di acquistarne un altro, capita che la carestia sembri essersi impossessata della sua dispensa. Che il cambio di stagione invernale lo faccia quando elevata è la probabilità di beccarsi la broncopolmonite e quello estivo quando uscire con guanti e cappello appaia oltremodo inopportuno. Capita che la notte abbia un sussulto di terrore per un pagamento dimenticato, e che la sua cesta del bucato si trasformi in un’entità indemoniata che vive di vita propria, anche se lei ogni sera o quasi, riempie la lavatrice. Sì a Tizianeda capitano tante cose che fanno di lei una mamma non organizzata. Però ogni tanto o forse spesso, decide di autoassolversi, chè la perfezione alla fine è pure un po’ noiosetta e nasconde insidie nevrotiche. E lo fa quando osserva quei due nella loro serenità pediatrica, che vagolano felici e sicuri dentro i 90 mq della famigliola, affatto preoccupati per il poco collaborativo tubetto stronzettino del dentifricio, o per la maglietta preferita inghiottita da tempo immemore dalla cesta indemoniata del bucato.

Tizianeda

Il settenne, il raffreddore ed un post scriptum

Cosa succede quando un settenne ha il raffreddore:
1. La casa si riempie di resti umidi di fazzoletti, che sembrano le briciole di pane lasciate da Pollicino nel bosco, però più virali di Ebola.
2. Il lamento da tossecatarromocciomaldigola diventa la sua cifra stilistica. Inizi a credere che le differenze di genere poggino su granitici fondamenti.
3. La sera, quando sei un tutt’uno organico con il letto ti chiama per: un bicchiere d’acqua, la soluzione fisiologica, una quantità imprecisa di fazzoletti, più coccole perché il raffreddore ti dà il diritto ad una razione doppia di baci e carezze, un altro bicchiere d’acqua perché il raffreddore prosciuga la gola come il sole del Sahara. Finisci per addormentarti accanto a lui. Il giorno dopo sei il nuovo ecosistema colonizzato dai suoi batteri, ma ancora non lo sai.
4. Il raffreddore ha una sua evoluzione, che tocca il punto più alto del malessere per poi lentamente attenuarsi. Lui ti descrive analiticamente ogni passaggio. Per dimostrartelo ti esibisce più volte il contenuto dei suoi fazzoletti.
5. Lentamente guarisce. Tu sei esausta felice e raffreddata.

P.s.: Febea Radio (100.3/6 in fm) e http://www.SocialSud.it, hanno organizzato una serata radiofonica sulle storiche scalinate di Via Melacrino della mia città sbilenca, Reggio Calabria. Oltre a varie associazioni presenti sul territorio, e la musica dei Koralira, incredibile ma vero ci sarò anche io, ma soprattutto ci sarà lamedagliadelrovescio affidata alla voce bella di Renata. Dalle 18.30 in poi, se vi va di passare, o di sintonizzarvi con le frequenze di Febea Radio e anche, per chi non mi conoscesse, di sentire la mia voce da sud sud (perché pare dovrò intervenire anche io), con le vocali aperte come il mare al largo, ne sarò felice. Sempre che l’ansia da prestazione non mi relegherà in uno stato di afonia facendomi dimenticare chi sono, da dove vengo, e cosa faccio lì.
Vi aspetto ed un saluto molto allegro.

Tizianeda

Ed è già delirio

La scuola è ripartita per i due minori di casa, prima la undicenne e due giorni dopo il settenne. Seconda media e terza elementare.

La undicenne.
E’ entrata inghiottita dal flusso di teste e zaini. Non si è voltata a salutare. Sua madre si è sentita come la piccola fiammiferaia sfigatissima sotto la neve. La neve non c’era, però pioveva tutta l’acqua che il cielo poteva buttarle addosso.
La sua aula è al secondo piano. Il secondo piano è più “allegro” del primo, le pareti sono dipinte di giallo, non come il primo che sono grigie. C’è luce ed aria. Paradiso versus Inferno.
In classe ha scritto una storia cupa e dark con qualche scena splatter, un rapimento, un po’ di azione e molto mistero. La protagonista era lei.
Tizianeda si è chiesta se in tutti questi anni ha fatto bene a dileggiarle le povere principesse e sfottere il noioso Principe Sempreazzurro. Forse avrebbe dovuto farle vedere le Winx.
La storia era scritta molto bene.
E’ tornata a casa serena.

Il settenne
Ha abbracciato stretto stretto la maestra di matematica, alta formosa e bionda come una dea greca. Ha affondato la testa nel suo corpo materno e ha sorriso beato. Poi per fortuna si è staccato.
In classe ha salutato tutti i suoi compagni ad uno ad uno. Hanno ricambiato annoiati. Lui non se ne è avveduto ed ha continuato a sorridere avvolto dall’emozione.
Ha visto la bambina con gli occhi grandi grandi e le ciglia nere che vanno verso il cielo e che sembrano truccate con il rimmel. Si è fermato a guardarla muto. Forse anche il cuore gli si è fermato. Poi le ha detto: “Ciao” alzando appena la mano.
In classe c’è un compagno nuovo, con la faccia da bambino educato, però “siccome le apparenze ingannano mamma in realtà è un bambino maleducato”, chè ha picchiato le femmine e ha detto “una parolaccia gravissima”.
La maestra di italiano non c’era. Ha avuto un incidente “ma non è morta”. Tra qualche giorno rientra.
E’ tornato a casa sereno.

La mamma
Ha ripreso a correre, a fare del ritardo la sua cifra stilistica, ad oscillare tra delirio di onnipotenza da mamma multitasking ed autocommiserazione da adolescente insicura. La strega cattiva che è in lei è riemersa dal letargo estivo, e la fata turchina alimentata dal riposo vacanziero è trasvolata verso lidi più confortevoli e sicuri. La mattina ormai è delirio, il venerdì il migliore dei mondi possibile.
Solitamente a casa torna serena.

Un saluto allegro.

Tizianeda

Il primo giorno

Il settenne, che quest’anno farà la terza elementare, è contento di ritornare a scuola. Rivedrà la bambina con gli occhi grandi e le ciglia lunghe lunghe, che vanno verso il cielo e sembrano truccate tanto sono nere. La bambina che ha tutti quei capelli mossi, e cadono morbidi attorno al sorriso. Che indossa le gonne ed è gentile. E’ gentile con lui, che la guarda stupito e grato. La bambina che glielo vorrebbe dire cosa ha dentro, ma non sa se ci riesce a trovare le parole.

La undicenne, anche lei è contenta di ritornare a scuola, chè quest’anno la sua classe non è giù, con i pivelli della prima media. No, quest’anno la sua classe occuperà un’aula del secondo piano. Ed è fighissimo. E’ come superare un livello difficile ai video giochi. Come un ragazzino che si gira a guardarti giusto un attimo e ti viene da ridere con la testa chiusa tra le spalle e la mano a coprire i denti. Il secondo piano è consacrazione solenne, riconoscimento ufficiale e inconfutabile che l’estate di mezzo ha sovvertito l’ordine delle cose, ed ora sei una ragazzina di seconda media e mille metri sopra i mocciosi di prima. Per questo la undicenne è contente di ritornare a scuola.

Lo Sposo Errante, è un po’ meno contento, chè non ci sarà il primo giorno di scuola, e finora il primo giorno dei due, lui non se l’ è mai perso. E che ci vuoi fare se i treni sbrindellati e le strade malferme lo porteranno altrove quando la undicenne ed il settenne, saranno inghiottiti dalla giornata.
”Ho una settimana complicata. Non posso proprio assentarmi” “Ma figurati…il settenne sarà talmente emozionato che non ci farà caso della tua assenza così come della mia presenza e la undicenne si chiederà perché le è toccata in sorte una mamma così stanziale”.

Tizianeda è molto contenta, che la prossima settimana, anche qui al sud sud ricomincerà il ritmo salvifico della scuola, dopo tre mesi di semi-anarchia pedatrica, con Lucignolo e Pinocchio incastrati nel paese dei balocchi. E così, ogni mattina, dopo averli affidati all’istruzione pubblica, prima che il delirio di una giornata da incastrare l’avvolga, si riprenderà i suoi 40 minuti di camminata e solitudine. La solitudine con il mare accanto. Chè a lui, al mare, Tizianeda ha un bel po’ di silenzio da raccontare.

Buon inizio a tutti ed un saluto allegro.

Tizianeda