Dic
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Mia madre quando è arrabbiata, praticamente sempre, minaccia di andare via. Le destinazioni sono due, la Casa del Padre e Bova Marina. Mia sorella, mio fratello e io, quando ce lo dice, non ci preoccupiamo molto. Non saprebbe come arrivarci in entrambi i luoghi e pensiamo che sia il suo modo per esprimere il disappunto per una vecchiaia che l’ha fregata. Io le dico per dissuaderla dai piani di evasione, che la Casa del Padre è chiusa per ristrutturazione, ormai da sempre, ma lei non ci crede, con la sua convinzione, impossibile da modificare, di un aldilà, tale e quale a quello che ci descrivevano le suore al catechismo. Pensa che il cielo sia un luogo sempre affollato, come Bova Marina d’inverno. È difficile che vada via, perché non è quasi mai sola e sappiamo che questa condizione, per una ribelle come lei, è una condanna. Se è sola, per una contingenza di turni, c’è sempre qualcuno nell’appartamento accanto o in quello sotto. Qui al sud il welfare ce lo facciamo abitando vicini. Giorni fa in uno dei suoi tanti moti di rabbia e ribellione si è vestita, ha suonato alla porta di casa mia, ha manifestato a mia figlia l’intenzione di uscire, mia figlia ha chiamato me, io ho chiamato mia sorella nell’appartamento sotto, bloccata dal lavoro e mio fratello. Sembravamo il Pentagono sotto minaccia. Voleva andare da Don Marco per avvertirlo che era morto lo zio Mario, mi ha detto. Fa parte di quella generazione in cui ai preti si comunicano nascite e morti. La morte a lei non la spaventa affatto, ora meno che mai, intrappolata com’è in una vita in cui non si riconosce e in una mente che le ha tolto il piacere per le cose che amava prima, leggere libri di tutti i tipi, uscire, andare al mare, andare a messa, sentirsi libera. Peccato.
Avevo trovato la quadra con lei, il punto di incontro, la riconciliazione, lo spazio in cui anche mia madre rideva delle mie battute sconce, perché era arrivata la tregua che osa. Mi faccio molte domande da settimane, forse mesi, su mia madre, sulle madri, su cosa sono, su cosa diventano quando la mente si impasta, so che sono domande anche su di me che sono una madre e una persona che cambia nel tempo. Non mi daranno tregua, lo so, finché non le trasformo. Intanto guardo mia madre, il suo nuovo mondo che non le piace, mi stringo ai miei fratelli che ci sono da sempre e penso a quanto sia buffa, tragica, comica e bizzarra la vita e al nostro amore ostinato per i giorni.
