Sarà tutta colpa del gender

Una ragazzina di sedici anni, Juno (Giunone), fa l’amore con un coetaneo, una volta sola. Rimane incinta. Da qui parte la storia. “Juno” è un film, di qualche anno fa, visto in televisione in presenza di un novenne totalmente assorto nei suoi pensieri e una tredicenne apparentemente assorta in altro. Il film è intelligente, ironico, cinico, tenero, ribalda stereotipi e ti fa pensare. Specie se hai figli adolescenti o che lo diventeranno a breve. Specie se sai che parlare di sesso e sessualità con dei ragazzini in ricorsa dentro la vita, potrebbe avere lo stesso effetto di una fastidiosa eruzione cutanea. E mi chiedo cosa sappiano del sesso e della sessualità i nostri ragazzini, come vivono i loro corpi in divenire, insieme ai pensieri e allo sguardo sul mondo fuori. Se ne parlano tra di loro oppure no. Con i genitori non lo fanno e spesso ogni tentativo da parte dell’adulto teoricamente esperto, diventa un sforzo goffo che finisce subito con una frase del tipo : “non ne voglio parlare, grazie”. Con sollievo, in fondo, di entrambi.
Perché un genitore è geneticamente incapace a farlo, almeno una buona parte dei genitori. Noi che siamo campioni di cambio canale in televisione, al primo sospetto di strusciamento corporeo. Che deglutiamo in silenzio in preda all’imbarazzo, guardando di sbieco le reazioni dei figli, quando i dialoghi in un film si fanno espliciti. E sarebbe un gran sollievo per tutti se a scuola si introducesse l’educazione sessuale tra le materie da insegnare. Ché il corpo e i suoi meccanismi biologici ed emotivi dovrebbero essere un argomento da trattare non con fatica, ma con gioia e stupore, perché da lì, dalla conoscenza serena, dalla consapevolezza di quello che siamo, di come funzioniamo, impariamo il rispetto, impariamo ad amarci e ad amare. Mi chiedo se mia figlia abbia cognizioni distorte sulla procreazione e annessi e connessi, come l’avevo io alla sua età e anche dopo. Io che pensavo che il preservativo fosse una polverina tipo il cicatrene e che incinta si potesse restare con un bacio, ma proprio un bacetto. Un po’ come credere che un bambino nella pancia arriva con il pensiero o il teletrasporto. Come ho dipanato le mie ignoranze non lo ricordo. Io irrimediabile bacchettona. Forse grazie a qualche compagna più sgamata. Che il cielo benedica le compagne più sgamate. So che molti pregiudizi e stereotipi, che nascono dall’ignoranza e dal silenzio imposto dall’educazione, li ho lasciati andare dopo molto tempo e con fatica.
So che i tentativi criminali, in Italia, di impedire progetti volti a insegnare il rispetto, le regole del corpo, la bellezza della diversità, fanno un gran male ai nostri ragazzi. So che l’istigazione a paure irrazionali, attraverso la menzogna reiterata, attraverso la formulazioni di teorie inesistenti che solcano e corrompono i pensieri degli adulti, affossano le possibilità di volo dei nostri figli. Che imbrigliare il sesso e la sessualità dentro concetti affatto scientifici e dogmi, nega i meccanismi meravigliosi del corpo, nega ai nostri ragazzi la loro stessa identità. L’educazione sessuale non insegna solo la meccanica del sesso, come si vuole far credere attraverso la invenzione di una fantasiosa “teoria del gender”, che profetizza scene apocalittiche (e mi chiedo quale mente deviata possa aver inventato una roba del genere). Chi ha uno sguardo così povero di significati, dovrebbe porsi qualche domanda, interrogarsi, guardarsi dentro. L’educazione sessuale è molto di più. Il corpo è molto di più. Le vite dei nostri ragazzi valgono molto di più.

p.s.: solo per dire, che benché sia una irrimediabile bacchettona, sono riuscita a scrivere la parola “sesso” una quantità innumerevole di volte in questo post. E’ decisamente una rivoluzione. Sarà tutta colpa del gender.

Tizianeda

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