Antefatto:
“Ma dobbiamo andarci per forza Sposo Errante?”
“Tizianeda, è la quarta volta che ci invitano ed abbiamo sempre detto che avevamo altri impegni. Dai, non possiamo essere scortesi”
“Va be, non ci frequentiamo neanche. E poi non so cosa dire. Sarò presa per un’asociale…”
“Ma Tizianeda…”
“Diciamo che la famigliola è stata selezionata tra un milione di famigliole per un programma segretissimo della NASA sul teletrasporto e che fra un’ora li penseremo dalla Kamchatka”
“No non ci crederanno”
“Che i bambini vogliono essere portati in Groenlandia per la caccia dei Narvali?”
“No è poco credibile”
“Che sono una sociopatica bipolare e dopo pochi minuti in compagnia inizio a dire parolacce e a fare battute sconce”
“…”
“E d’accordo andiamo…uffa però”
Location:
Una casa.
Protagonisti:
La undicenne e l’ ottenne.
Storia:
“Mamma non mi sento molto a mio agio in questa casa”
“Schh non gridare undicenne”
“Ma hai visto quanti tappeti, e divani e cuscini e quadri e addobbi natalizi e specchi…”
“Va bene però non gridare ”
“Allora Tizianeda tutto bene?”
“Sì padrona di casa gentile, tutto bene grazie”
“Ottenne che c’è..”
“Mamma mi annoio…”
“Sì però non stare accasciato in quel modo sul divano damascato…undicenne cosa fai con il mignolo alzato”
“Faccio la fine, mamma”
“Smettila di fare la spiritosa”
“Perché ridi allora”
“Non rido è un tic nervoso”
“Padrona di casa gentile, non credo sia il caso di far mangiare all’ottenne la pasta al pomodoro seduto su quella sedia ricoperta di stoffa riccamente ricamata e costosa”
“Tizianeda, ma no, non succederà niente…”
“Ottenne, per favore mangia concentrato, mi raccomando”
“Tranquilla mamma”
“…”
“Mamma…”
“Undicenne cosa…”
“Quanti anni ha quella signora…almeno sessanta…ma ha la gonna cortissima e i tacchi a spillo e i capelli neri neri e lunghissimi e le unghie rosa brillante e…”
“Schh non gridare e abbassa il mignolo”
“Ottenne, la tua camicia…hai protetto la sedia con la tua camicia. Ci saranno almeno cento chiazze di sugo…”
“Mamma…mi sto annoiando”
“Mamma…”
“Dimmi undicenne”
“Hai sentito cosa ha detto la signora con la minigonna…”di chi è la Fendi che suona?”…aahhh. Non poteva dire semplicemente che squilla un cellulare in una borsa…”
“Sì però non gridare e abbassa quel mignolo”
“Stanno parlando di cappotti firmati. La signora bionda ha detto che ha buttato tutti i pantaloni di non so quale marca, mah”
“Abbassa quel mignolo, per favore”
“Mamma, hai sentito cosa ha detto la signora vestita come una ventenne e con i capelli lunghi lunghi e neri? Che se siamo in tredici non mangia perché porta male…”
“Sì benissimo, però non gridare”
“Mi ha detto anche che ho gli occhi dello stesso colore di papà. Ma papà ha gli occhi nocciola”
“A me che dimostro diciotto anni. Non vedrà bene…ottenne cosa c’è?”
“Mi annooooiooooo”
“Signora Tizianeda…”
“Sì signora bionda invitata anche lei?”
“Ma lo sa che ho avuto una terribile gastroenterite…terribile…un virus…ho vomitato…”
“Incredibile…”
“Infatti stasera non mangio niente…”
“Certo”
“Mamma, ma se si è calata tutto…anche il gelato ed il panettone..”
“Schhh undicenne”
“Mamma…”
“Cosa c’è ottenne…”
“Mi sto annoiiiaaaandoooo, non ci sono bambiiiiniii…”
Tizianeda
Qualche giorno fa, un’ elegante scatola lunghissima e piatta ha vagato da Roma per giungere placida fino al sud suddissimo. Prima è stata consegnata dalle mani gentili della zia M, nelle mani della nipote bella bella R., che l’ha riposta in valigia e così ha viaggiato con lei. La nipote bella bella, ha consegnato l’oggetto prezioso alla nonna santa Gina, poi la nonna Santa Gina l’ha dato allo Sposo Errante. L’uomo adulto di casa, ha fatto terminare il viaggio della scatola, nei 90 mq della famigliola, riponendola nel buio della dispensa, insieme a pasta, marmellate, farina, conserve di pomodori, pacchi di legumi e altro, nascondendola come fosse uno di quei libro malefici delle storie fantasy. Invece la scatola lunga lunga ed elegante, regalo della zia M., è emersa dal buio triste del suo nascondiglio, iniziando il suo inesorabile declino. Perché in quella simpatica scatolina con su scritto a caratteri enormi: “Padri Trappisti”, giaceva avvolta in una carta dorata e rumorosa una fulgida tavoletta di cioccolata al latte, cosparsa di nocciole gigantesche , come le zucche dell’orto dei Peanuts.
Le reazioni dei 4 della famigliola dinanzi al magico oggetto ipercalorico non sono state tutte univoche:
Uno dei 4, metterebbe a dura prova l’ego dei Padri Trappisti cioccolatai – “Lo vuoi un pezzo di questa fantastica cioccolata piena di nocciole, senti che buona ottenne’” “No grazie, lo sai che non mi piace la cioccolata e neanche le nocciole”.
Poi c’è l’altro maschio di casa – “Ma Sposo errante, non mi hai detto che la zia M ci ha regalato la cioccolata dei Padri Trappisti” “Me ne ero dimenticato, forse l’ho messa nel mobile lì sopra, o forse in quell’altro…non ricordo” “Siete proprio strani voi maschi, sai?”
Un altro elemento della famigliola, ha invece dato un grande esempio di auto controllo e disciplina “dov’è dov’è dov’è la cioccolata…la voglio”
Infine anche la ragazzina, ha mostrato auto controllo e disciplina “santo cielo ma chi ha finito tutta la cioccolata” “boh, io ne ho presa pochissima, mamma!” “e ora cosa stai masticando?” “niente…va be’ un poco” “lo sai undicenne che ce la siamo mangiata tutta noi due” “sì mamma è vero” “la pagheremo cara” “lo so mamma” “la prossima volta a zia M., chiediamo di mandarci una tisana disintossicante dei Padri Trappisti…tu dici che la fanno?” “Non credo mamma” “Anche io non credo”.
–
Tizianeda
“Ah, dimenticavo bambini, domani non andrete a scuola… rimarrà chiusa”.
“Ma come chiusa. Ora ce lo dici, che abbiamo fatto tutti i compiti?”
“Certo undicenne. Ho aspettato apposta”
“Crudele”.
Venerdì sera la Protezione civile, ha emesso un’ordinanza, perentoria come un editto imperiale, che i minori hanno recepito così: ” Udite udite cittadini e cittadine, ma soprattutto bambine e bambini, giungerà molto presto un tornado terrificante uno tzunami ciclopico, vento acqua tempesta freddo neve gelo grandine tuoni fulmini e saette. Insomma fenomeni naturali mai visti in questa cittadina sbilenca che conosce solo lo scirocco. Dovete stare in casa, oziare, ciondolare, giocare, mangiare latte, biscotti e cioccolata , infilarvi nel lettone di mamma e papà ed uscire fino a nuovo editto. Firmato: La Signora Reverendissima Protezione civile”.
Ed i due che sono bambini rispettosi delle regole e degli editti imperiali, hanno indossato, come Clark Kent la super calzamaglia che lo trasforma nei momenti di pericolo in Superman, il pigiama, che hanno tolto domenica mattina, previe minacce di Tizianeda, più molesta della kriptonite. Hanno appoggiato naso e polpastrelli ai vetri delle porte finestre ed aspettato che arrivasse l’evento catastrofico dal cielo, come si aspetta Babbo Natale con le renne polverose, ma con animi più eccitati.
“Mamma ma quando la bomba d’acqua arriva, la casa si sfascia?”
“No gioia, non è come la capanna di paglia dei tre porcellini”
“Non vola all’aria in tanti pezzetti?”
“No tesoro, noi siamo molto fortunati. Noi abbiamo una casa sicura e calda e il maltempo lo vediamo da qui e anche il mare quando è cattivo e si infuria lo guardiamo da lontano”.
Così rassicurati dalle parole e protetti dai loro super-pigiami, i due minori di casa hanno felicemente ciondolato nei 90 mq della famigliola, per due giorni, contenti di non dover uscire da casa. E anche Tizianeda è stata felice di chiudersi dentro casa con la famigliola, libera dai sensi di colpa, grazie all’editto imperiale della Signora Reverendissima Protezione Civile.
Poi la bomba d’acqua non è arrivata. Non nella città sbilenca. È arrivata in altre città sbilenche del suo sud suddissimo, che si sono trasformate in canali veneziani, solo che sotto l’acqua torbida ci sono strade e porte e scale e stanze e sedie, tavoli, vasi e chissà cosa altro. E sopra l’acqua un bel po’ di rabbia e isolamento.
Oggi i minori della famigliola e tutti gli altri sono tornati a scuola, qui da noi. Mentre in molte cittadine l’editto permane e vigila. Lo Sposo Errante ha ugualmente preso i treni sbrindellati e percorso le strade malferme per andare dove l’emergenza c’è ancora. E Tizianeda, sapendolo non nel sicuro dei 90 mq, ha un bel po’ di paura.
Tizianeda
Motivi per cui anche quest’anno hai deciso di festeggiare il compleanno di tuo figlio ottenne dentro i 90 mq di casa tua:
. Perché a chiedertelo è stato un bambino ossuto con due occhi neri e grandi ed un incisivo sghembo e penzolante (sì ancora penzola!), che gli regala un sorriso da pazzo.
. Perché sei una romantica senza possibilità di redenzione, e la richiesta del minore, ti riporta, come la zuppetta dei biscotti di Proust, al tempo in cui tu, piccola e semi sdentata festeggiavi il tuo compleanno dentro casa. Anche se la casa della tua infanzia non era di 90 mq, e le stanze fruibili dai minori erano due: il soggiorno e il bagno. Nella casa 2013 della famigliola, la distribuzione degli spazi è da comunità hippie e le chiavi sono oggetti metallici infilati inutilmente dentro una toppa.
. Perché, a causa di quel processo naturale di autoconservazione in cui la mente tende a censurare i cattivi ricordi, tu hai già dimenticato la festa dell’anno precedente e il solenne giuramento fatto con tuo marito, marchiato con il sangue e uno sputo sul palmo della mano, che mai nella tua casa sarebbero entrati più di due minori alla volta.
. Perché sei un po’ snob e radical chic e pensi che festeggiare in casa- anziché in un locale in cui non devi fare niente se non aspettare che la festa finisca – fa di te una brava mamma che cura con l’intelligenza di un pedagogista e la psicologia di una educatrice i primari interessi dell’infanzia apportando un valore aggiunto al processo di crescita dei figli che diventeranno degli adulti non assoggettati a logiche consumiste. Poi mentre sei dentro il delirio pediatrico festaiolo, tu brava mamma, ti domandi chi cacchio ti ha messo in testa certi pensieri deliranti.
. Perché l’ottenne ha invitato tantissime bambine. E le bambine inondano di complimenti la mamma del festeggiato: “ma che belle scarpe che hai Tizianeda” “Dici?” “Sì, i tacchi sono molto belli” “ Ma davvero ragazze?” “Assolutamente, sono molto eleganti” “Oh accidenti grazie” “Ma lo sai che hai una bella voce?” “E’ vero leggi le storie in modo molto chiaro…si capisce quando leggi tu” “Ma siete gentili…stiamo un po’ insieme a chiacchierare…”
. Perché ogni anno sei mossa da un coinvolgente ottimismo : “ci distruggeranno la casa” “no Sposo Errante quest’anno sono più grandi e poi sono quasi tutte bambine, cosa può succedere…” . E succede che sul divano nuovo, trovi stampati come tatuaggi totemici, le impronta unte di molteplici falangi carpi e metacarpi. Durature come i fossili incastrati nella roccia.
. Perché quando la festa finisce, nel momento delle confidenze e coccole, vieni avvolta dalla felicità del festeggiato che ti dice, con al polso il suo nuovo orologio rosso, che si illumina ed ogni ora fa BIIIP : “Mamma questa festa è stata incredibile…grazie!”.
Tizianeda
C’era una volta un semino piccino picciò, nella pancia di una donna, anche lei piccina picciò. Il semino cresceva cresceva cresceva cresceva nella pancia della mamma piccina picciò, che sembrava non volesse smettere mai. Tutti pensavano che la donna, se qualcuno non l’avesse tenuta per mano, o legata ad un oggetto solido e pesante – con quella pancia grande come la mongolfiera più grande del mondo e come un pianeta tondo e lontano – avrebbe iniziato a volare dondolando verso il cielo. Così l’avrebbero persa, come un puntino inghiottito dalle nuvole morbide e grassocce.
Ma invece il semino che era diventato bambino pensò: “ora esco”. Ed uscì dalla pancia della donna piccina picciò. Il bambino che era grande grande e bello come un sorriso, decise che la donna piccina picciò che lo aspettava lì fuori con la faccia stravolta, era la sua mamma. Si abbarbicò alla sua tetta e non la lasciò più.
Il bambino che cresceva bello come un sorriso, decise che la prima parola da far risuonare dovesse essere “angolare”. Prima di camminare decise di gattonare, all’indietro come i gamberi. Prima di correre di ballare. Prima di parlare di cantare. Prima di dormire di non dormire, per una anno e mezzo. Prima di scrivere “a. e . i . o . u l’asinello che sei tu”, di disegnare il suo mondo sognato di bambini contenti e fluttuanti. E poi il bambino bello come un sorriso, ha continuato a crescere.
Un giorno ha pensato “la gentilezza mi piace” e così ha iniziato ad essere gentile. E poi ha pensato “le bambine mi piacciono” ed ha creduto che il mondo senza le ragazze sarebbe stato triste e per non sbagliare ha iniziato a giocare con loro. Poi ha pensato “le parole mi piacciono” ad ha iniziato a chiederne il significato. Poi ha pensato “vestirmi è inutile” ed ha iniziato a indossare pantaloni, magliette, maglioni, mutande e canottiere, tutti al contrario. Poi ha pensato “le storie mi piacciono” ed ha iniziato a cercarle dentro libri e fumetti. Ha anche pensato che l’ordine è un nemico, che scomparire in altre dimensioni è indispensabile, che l’ostinazione è un bel modo per sfiancare gli adulti. Ed ha pensato a mille altre cose che sono troppe da narrare. E a furia di pensare, il bambino bello come un sorriso, che all’inizio di questa storia era un semino piccino picciò, è diventato ogni secondo più grande. Fino ad oggi, che i suoi anni messi uno accanto all’altro sono diventati otto.
E ora che la storia è finita, finita non è. Lei, la storia è tutta un divenire, come il bambino bello come un sorriso che ieri aveva sette anni e oggi uno in più. Come la sua mamma, chè da quando ha deciso di uscire dalla pancia, lui le ha lasciato dentro, tra il cuore ed il respiro, un altro semino, come un fagiolo magico che la sera lo pianti ed il giorno dopo è immenso. Ed è un regalo così potente che la donna si sente come la mongolfiera più grande del mondo o un pianeta tondo e lontano, e può volare, dondolando in mezzo al cielo e sopra le case, con il bambino bello come un sorriso che la tiene per mano.
Auguri mio bel ragazzo. Auguri sorprendente D.
Tizianeda
“Mi raccomando settenne, per la tua festa di compleanno non possiamo invitare troppi bambini”
“Perché mamma?”
“Perché nei nostri 90 mq non entrano tutti i tuoi compagni. E se non siete troppi vi divertite di più. Direi massimo sei bambini…ma mi stai ascoltando?”.
Il settenne, ormai quasi ottenne, non ha sentito le raccomandazioni di Tizianeda. Era già sparito nella sua dimensione parallela, dove probabilmente un’altra mamma più simpatica e coraggiosa lo esortava ad invitare quanti amici volesse. Senza limiti numerici.
E così, grazie alla fiducia di quest’altra mamma che vive nel mondo parallelo del quasi ottenne, per la festa del suo compleanno ci saranno: 1) S. il cuginetto, prodotto folle e divertente dell’unione tra zio Peppino ed Elisabetta, 2), l’amico del cuore D. dalla fantasia iperattiva 3) l’altro amico del cuore G. dalla fisicità iperattiva. E poi: 4) la bambina M., quella con le ciglia lunghe lunghe che sembrano truccate e quando lui la guarda gli si ferma il cuore e la mano rimane sospesa in un ciao 5) la bambina C. con i capelli rossi, invitata nei 90 mq perchè sua nonna è cugina dello Sposo Errante, quindi è parte della famiglia allargata, che qui al sud suddissimo si santifica come la domenica, il Natale, la Pasqua e tutte le feste comandate 6) l’altra bambina C. con gli occhiali e i capelli legati, dalla prima elementare, fitti fitti in due code, una sulla testa e l’altra all’altezza della nuca 7) M2, la nuova bambina accolta nel mondo gentile del settenne 8) la bambina MS la sua terza amica del cuore, quella con cui corre nel cortile della scuola ed insieme sembrano Ellie e Mister Fredricksen, l’uomo dei palloncini colorati sul tetto.
E visto che il settenne, crede fermamente nei rapporti di buon vicinato, ha invitato anche le bambine 9) A e 10) N, le sorelle che abitano un piano sopra i 90 mq della famigliola. Ovviamente alla festicciola ci sarà anche 11) S. la cugina coetanea che si crede sorella gemella del settenne.
Lo Sposo Errante ancora non sa di questa moltiplicazione di minori dentro lo spazio ristretto della famigliola, che gli farà vaticinare l’apocalisse senza possibilità di salvezza.
Tizianeda invece, che cerca, per istinto di sopravvivenza, di trovare risvolti positivi nelle situazioni tragiche, si sente fortunata a non abitare nei pressi di un qualche Collegio Internazionale popolato da bambine provenienti da posti lontani lontani. Chè il settenne, che crede fermamente negli scambi interculturali, nella promozione della pace tra i popoli e nelle bambine, le avrebbe invitate tutte nei 90 mq della famigliola.
Tizianeda
Per la sua mamma vecchietta è troppo stanca: “mamma non sono troppo stanca. Semplicemente non ho più venti anni e nemmeno trenta” “oh che scempiaggini … lo sai che la vita di una donna inizia a quarant’anni” “ se lo dici tu…”.
Per lo Sposo Errante è sempre la stessa: “ santo cielo quante rughe ho…” “ma che dici sei sempre la stessa”. “Guarda guarda… sono ingrassata” “a me sembri sempre la stessa”. “Ho il sederone…” “a me sembra sempre lo stesso” “quindi vedi…ho il sederone!”.
Per la undicenne è una signora in età avanzata: “allora questo vestito come mi sta?” “mamma è un po’ troppo giovanile, ricordati che non sei una ragazzina”.
Per la nonna santa Gina, la mamma dello Sposo Errante è magra: “Tizianeda non hai mangiato niente”. Anche se quella che mastica, insieme a un baule pieno di sensi di colpa, è la quindicesima polpetta al sugo patrimoniodellumanità.
Per il settenne, ormai quasi ottenne è cicciottella: “mamma cosa fai’” “ad-do-mi-na-li…” “noooo non voglio che la pancia ti diventi piatta mi piaci morbida!!!” “non c’è que-sto pe-ri-co-lo”.
Per suo fratello, in ottemperanza ad una tacita congiura universale tra fratelli maschi ai danni delle sorelle, è una entità asessuata e come quelle protagoniste dei film che prima sono racchissime e poi, dopo trasformazioni miracolose, diventano fighe. Ecco così. Però senza trasformazioni.
Per sua sorella è da sempre posseduta da una sensibilità incontenibile e destabilizzante per chi, in certi momenti, ha la ventura di starle vicino. Anche se, con la saggezza degli anni, l’indipendenza, lo Sposo Errante, i due minori -“pure il blog ha effetti positivi su di te”- pare abbia trovato un equilibrio zen.
Per la mamma bonissima con i leggins color gambaletto che staziona all’uscita della scuola, sembra una bambina (con risata simpatica annessa). Glielo ha detto già tre volte in questo mese e non ha capito se allude alle sue dimensioni incompatibili con il mestiere di modella, o agli effetti miracolosi delle cremine che si spalma in faccia. La prossima volta, comunque, le lancerà in testa la sua ballerina verde pantofola, come farebbe una bambina problematica.
Per le sue amiche è svampita e decisamente stonata – “poi parli di tuo figlio, secondo te da chi prende’” “mmm…non saprei” – però continuano a volerle bene e ad uscire con lei, anche se si dimentica tutto.
E l’elenco potrebbe continuare. Quasi all’infinito. E questo gioco lo potete fare anche voi. Chè poi, attraverso gli sguardi di chi ci vuole bene, ci si sente come il raggio di luce che entra bianco nel prisma e poi esce colorato come l’arcobaleno. Ed è proprio una bella sensazione.
Un saluto prismatico a tutti.
Tizianeda
Io vivo a Reggio Calabria. Che non è come dire, sono di Milano, Bologna, Torino, Padova, Londra o Stoccolma. E già a pronunciarla, con quel nome così lungo un po’ ti sfianca, con quella pausa nel mezzo, a prendere fiato e le vocali tutti aperte, come una finestra spalancata davanti al mare.
No, non è come abitare nelle altre città, quelle che, per esempio, i fatti di cronaca raccontano di gatti sopra gli alberi e di pompieri eroici che affrontano i rischi di qualche graffio per salvarli. No non è come nelle altre città, dove se l’autobus arriva con 1 minuto di ritardo, vai al Comune per protestare della grave e imperdonabile inefficienza amministrativa.
Che poi noi il Comune neanche lo abbiamo più. Ci sono i Commissari, che un giorno da Roma, hanno cacciato il sindaco e i suoi amici chè i malavitosi avevano risucchiato tutte le risorse della città. Un po’ come nei film, che arrivano gli alieni disgustosi e purulenti e devastano e spolpano. Ecco una cosa così.
E qui nessun giornale racconta di boyscout che aiutano le vecchiette ad attraversare la strada. No qui i giornali raccontano altro.
Però in posti come questi, come la mia città, che hanno la grazia del mare e la bellezza incantatrice del cielo azzurro e la consolazione dei profumi portati dal vento e una storia antica che a raccontarla e riconoscerla vengono i brividi. In un posto come questo dove si conosce il buio e l’indignazione diventa una cifra stilistica. In un posto come questo, all’improvviso, può succedere il prodigio.
Come sabato pomeriggio. Perché un po’ di settimane fa, i soliti malavitosi di cui sopra, hanno incendiato un Museo dove c’erano custoditi, con la cura di soltanto chi ama sa, strumenti musicali trovati in ogni anfratto della terra. Strumenti antichissimi anche del sud suddissimo. C’erano spartiti e vinili e libri. Un patrimonio di storia e bellezza. Bruciato.
E insomma una cosa così avrebbe potuto soffocarci come dentro una stanza piena di fumo grigio e denso. Ed invece, sabato pomeriggio, alla faccia mostruosa dei malavitosi, la mia città, in una assemblea festosa e assonante si è riunita, che non ci si poteva contare per quanti si era. Anche la famigliola c’era. Tutta al completo. E così, la piazza e poi la strada lunga lunga e l’aria intorno, sabato sera si è impregnata, come quando qui fa umido, di voci, sorrisi, ragazzi, giovani, meno giovani, bambini, mamme, papà, vecchietti e vecchiette. E poi tamburi, fischietti, tarantella, chitarre, flauti, violini, balli canti, strumenti strani o improvvisati per l’occasione. Perchè Reggio sabato sera ha suonato e risuonato. Con gli strumenti ha suonato, con le danze ha suonato, con i sorrisi ha suonato, con le corse dei bambini e l’eccitazione degli adulti che non si capacitavano, ha suonato. Perché in una città come Reggio, il prodigio succede, come una grande nave che all’improvviso spunta dal mare nebbioso e ti fa spalancare gli occhi dall’emozione. Come quando ti esplode dentro l’intima percezione che si può fare resistenza, contrapponendo alla gretta ignoranza, la bellezza e l’incanto.
Tizianeda
. Lo Sposo Errante è sotto i fumi allucinogeni della gastroenterite. E non per fare discriminazione di genere, ma è universalmente risaputo ed empiricamente accertato che un uomo in preda a una delle svariate forme influenzali esistenti al mondo, entra in modalità Armageddon.
. Il settenne, ha l’incisivo superiore che gli penzola sinistro, dalla gengiva, regalandogli un sorriso da serial-killer. Lui tenta di staccarlo facendolo così scricchiolare, provocando ai malcapitati che per ventura gli sono vicini (nel 99,9% dei casi, Tizianeda) lo stesso effetto della forchetta sfregata nel piatto vuoto. Prova quando è a letto la sera nell’ora delle coccole, quando esce nel tragitto casa-scuola e all’inverso nel tragitto scuola-casa. Mentre fa i compiti, prima di lavarsi i denti, dopo essersi lavato i denti, mentre fa la cacca, mentre studia, a cena, a pranzo, alle festicciole dei compagni, mentre gioca. Il dente tuttavia è sempre lì che penzola e scricchiola.
. Tizianeda ha i capelli Poltergaist. Prima del parrucchiere avrebbe bisogno di un esorcista. Teme che prima o poi capelli inizino a ruotare su loro stessi, a emettere bava verde e a parlare in idiomi incomprensibili.
. La undicenne…insomma lei ha la pre-adolescenza e questo basta.
Si prospetta un fine settimana fulgido.
Un sorriso allegro e pazzo dalla famigliola.
Tizianeda
“Ma povero… ha una brutta allergia?”
“Chi, il settenne? No, perché”
“Per i guanti in lattice… pensavo dovessero proteggerlo”
“Ah, i guanti! No li mette per giocare, così sembra Super Mario”
“Capisco”
Quando l’ultimo squillo della campanella spalanca le porte,, il settenne per venti minuti, prima di ritornare nei 90 mq di casa, con la benedizione di Tizianeda gioca nel cortile della scuola. Tira fuori dalla tasca dello zaino due guanti bianchi di lattice, li indossa e scompare in un’altra dimensione.
“Mamma, guarda come corre… sui talloni, è imbarazzante”
“Ma no undicenne, sta solo giocando, si diverte”
Perché in quei venti minuti il settenne corre. Corre sui talloni, con le gambe in avanti, con i guanti bianchi di lattice. Corre tra i bambini che nel cortile giocano a calcio, confondendoli, facendogli perdere la palla costringendoli a rivolgergli idiomi poco amichevoli. Ma lui è nella dimensione parallela e non se ne accorge. Corre tra le mamme che guardano le coperture in lattice pensando che sotto ci siano mani pustolose, corre con il suo sorriso sghembo che sembra pazzo, per colpa dell’incisivo superiore che penzola scricchiolando e non si stacca.
Anche la sua amica del cuore M.S., corre insieme a lui. Corre con la frangia spettinata, con gli occhiali rosa di traverso, con le r che le si arricciano tra i denti. Corre con il settenne, lei che non ha paura di niente, e a guardarli sembrano Ellie e Fredricksen, quello dei palloncini fluttuanti e colorati attaccati al tetto della casa che vola. Lei che lo coinvolge in prodezze che lui da solo non farebbe mai. E forse da grande M.S. – che a Tizianeda, che è stata una bambina fifonissima, piace parecchio – diventerà una addestratrice di belve furenti facendole diventare docili, o diventerà una pilota di razzi spaziali in missione intergalattiche, o la costruttrice di sentieri sui pendii rocciosi e impervi di montagne lontane lontane. O forse sarà una funambula sui fili stesi tra i grattaceli di Manhattan. E il settenne vedendola sulla corda, la raggiungerà, proprio nel bel mezzo dell’abisso. E quando sarà troppo tardi per tornare indietro, lei gli dirà: “Tvavquillo amico mio, non ti pveoccupave che ci divevtiamo un mondo. Dammi la mano e pvoseguiamo insieme”.
E lui, rassicurato dal suo serafico coraggio, continuerà a camminare sul filo sospeso.
Tizianeda