La Donna con i Capelli Arancioni, lo Scrittore Alto Alto e Syd

C’è qualcuno tra di voi che si ricorda della Donna con i Capelli Arancioni? Ve ne ho parlato circa un anno fa proprio qui. E’ quella mattissima, che sorride ma ha gli occhi altrove, cha ama leggere, proprio come Tizianeda e che porta nascosto in borsa – sottolineato, usato, consunto, pieno di impronte e segni come le rughe di un volto vissuto – un libro. Anzi portava. Perché è stato sostituito da un altro libro, dopo tanto ballonzolare nella borsa, tra chiavi, penne, portafoglio e miriadi di quisquiglie che risiedono dentro le borse delle donne.

Un giorno lei ha chiesto a Tizianeda di presentare nella città sbilenca una storia scritta da un suo amico scrittore che è Aquilano, ma vive in una città altra, la città delle città, piena di cupole e campanili, che è odorosa di storia ed è ariosa come se ci fosse il mare.
Così Tizianeda che ama la parola “sì” e si fida dello sguardo mattissimo della Donna con i Capelli Arancioni, ha detto appunto “sì” .

Qualche settimana dopo, poche ore prima della presentazione, ha conosciuto l’autore, Antonello, che è un uomo alto alto alto e parla e racconta come se si muovesse dentro un mondo labirintico tutto da esplorare con pudore e gentilezza. E quando ha salutato Tizianeda, che è piccola come una Hobbit, si è dovuto piegare facendosi per un attimo anche lui piccolo piccolo.

Poi nel pomeriggio, in un café, tra tavolini, sedie, rumori di tazze e piattini, bicchieri e risate, ha chiacchierato con lo scrittore alto alto parlando del suo libro e delle mille storie che lì dentro si trovano. E hanno parlato anche dei Pink Floyd, ché il libro, non a caso, si intitola “La favola di Syd”, proprio quel Syd, il genio. E Tizianeda prima ha dovuto studiare un bel po’, perché delle storie dietro tutta quella musica sapeva ben poco. E per settimane ha perseguitato lo Sposo errante, che le ha raccontato, le ha fatto ascoltare i pezzi di Syd Barret e vedere video su youtube.
E lì, nel café, quella sera, c’era tanta gente che Tizianeda ha osservato con immensa gratitudine. Perché lei pensa che non sia così scontato che un venerdì pomeriggio, si decida di vestirsi, uscire, guidare la macchina, affrontare il traffico, cercare un parcheggio e sedersi pazientemente per ascoltare. E invece è stato così e c’erano anche amici e il cuore le si è alleggerito battendole allegro nel petto.

E ora che questa avventure è finita, che ha vissuto grazie alla Donna con il Capelli Arancioni che in un pomeriggio d’inverno ha deciso di fidarsi di lei, affidandole un libro bello da raccontare. Ora che l’autore alto alto è ritornato nella sua città altra, lasciandole storie in più, quelle dentro il libro e quelle fuori, ecco ora si ricomincia con altre storie, pronte per essere accolte, sempre, con le braccia aperte.

Un saluto allegro a tutti voi e se siete arrivati a leggere fino a qui grazie e grazie.

Tizianeda

Dalla fine del mondo

Quando lo Sposo Errante si è ricordato di comunicarlo alla famigliola, dopo molti e molti giorni che l’aveva ricevuta nella città dove lavora, ha subìto, povero, i rimproveri di Tizianeda per quell’ingiustificabile e imperdonabile dimenticanza. Perché certi eventi così straordinari e insoliti vanno condivisi immediatamente. Un evento di quelli che lei entra in modalità Amelie con tutto il suo favoloso mondo. La ragazza francese che si stupisce di tutto e e ha sempre un ooh e un aah negli occhi e la fantasia ipercinetica le fa vedere mondi e cose. E tutto questo senza l’assunzione di sostanze allucinogene. Perché quando lo Sposo errante lo ha raccontato alla famigliola, poi mostrando l’oggetto che non se ne vedono più in giro, ecco quando è successo questo, Tizianeda ha immaginato l’attimo preciso in cui l’ amica avesse fatto quel gesto meraviglioso e gentile, da un luogo così lontano ma così lontano che pare che lì finisca il mondo.
Insomma per non farla lunga, a Tizianeda tenendo quell’oggetto tra le mani e rivoltandolo e girandolo, guardando da un lato la fotografia che ritrae un paesaggio austero pieno di acqua, rocce e ghiacci e un silenzio compatto e selvaggio e dall’altra la grafia sorridente di chi è lontano e felice , insomma tenendo la cartolina tra le dita, Tizianeda si è teletrasportata in luoghi mai visti prima.
Ha visto l’amica trovarsi piccola piccola in questo posto immenso che l’uomo è un dettaglio inutile. L’ha vista entrare in un negozietto messo lì quasi per caso tra le rocce e il vento, trovarsi di fronte al contenitore girevole di cartoline, ferroso e arrugginito. L’ha vista scegliere con calma le cartoline perfette per tutti i destinatari e compilarle e incollare i francobolli e consegnarle a un signore rubicondo di un ufficio appena ritinteggiato, pregustandosi il momento in cui tutti avrebbero ricevuto quell’oggetto partito da un luogo così. Tutto questo in mille gesti lenti e pieni di attesa ai quali non siamo più abituati. Eppure la gentilezza può partire da molto lontano e viaggiare dentro sacchi trasportati da mani sconosciute. E così questo oggetto di carta e immagini, racconta sorridendo che c’è stato chi un giorno ti ha pensato e questo pensiero ha viaggiato per terre sconosciute, partendo, prima di arrivare nei tuoi 90 mq, dalla fine del mondo.

Tizianeda

Memorie di uno scout

– E se di notte mi scappa la pipì?
– Novenne, svegli il capo Akela e gli chiedi di accompagnarti in bagno.
– No non mi sembra giusto svegliarlo nel mezzo della notte. Sai che faccio? Appena arrivo mi studio il tragitto sacco a pelo/bagno.
– Mi sembra un’ottima idea tesoro…

Il novenne, in questo fine settimana, ha fatto il suo primissimo pernottamento con sacco a pelo accluso, in un paesino non troppo lontano dalla città sbilenca. Con lui altri bambini e ragazzi più adulti che si chiamano capi. E’ partito con i pantaloncini di velluto, blu come il maglione e i calzettoni, un fazzoletto attorno al collo, un cappellino verde, i denti storti, il sorriso, le gambe seccognole e la logorrea da iper eccitazione. Anche tutti gli altri avevano gli stessi vestiti che si chiamano divisa. E tutti insieme così come sono, si chiamano Scout. Quando è ritornato, stanco felice e contento di questi due giorni in mezzo alla natura ha detto di ricordare:

1. un bambino che russava e faceva ntt ntt cooh cooh ntt ntt cooh cohh. Ma non lo ha svegliato, perché non si svegliano le persone che dormono . E quindi il bambino per tutta la notte ha continuato a fare ntt ntt cooh cooh ntt ntt cooh cohh
2. Un ragno gigante nel bagno
3. Una colonia di lumache puzzolenti
4. Il succo al sapore di limone succhiato dai gambi della campanule gialle, che a decine e decine ricoprivano i prati
5. Una sola ape che non era fastidiosa
6. Un uomo imprudente disperso nella fiumara
7. Un vecchio ubriaco, tabagista, con la faccia tutta rossa che stava seduto in prossimità dell’abisso – “ma come fai a sapere che era ubriaco?” “mamma aveva la faccia solo rossa e stava sul pizzo della montagna, poteva cadere giù!!” –
8. Un archeologo simpatico di nome Leonardo. Leonardo ha la barba fitta fitta fitta, gli piacciono la pizza, le patate fritte e la salsa rosa. Con Leonardo hanno camminato per una salitona ripidissima per arrivare fino ai ruderi di un castello. Il novenne gli è stato per tutto il tempo accanto, con lui si è lamentato per la fatica e gli ha fatto tantissime domande sull’archeologia. Pare che l’archeologo non ne abbia risentito.
9. La notte si è svegliato per fare pipì. Si è infilato le calze, è arrivato fino al bagno il cui tragitto aveva studiato e non ha svegliato nessuno.

Tizianeda

Tizianeda, la tredicenne e il fitness creativo

Lo ha fatto per stare con lei, ché il tempo passato insieme crea complicità e dialogo, per incentivare la sua indole pigra, per incoraggiarla e perché le piace guardarla mentre si muove. E così, anche se non rientrava nell’elenco delle diecimilasettecentoquarantaquattro priorità della sua vita, ha iniziato ad andare in palestra. Con la tredicenne appunto, la quale, colta da improvviso entusiasmo, ha detto che ok potevano andare insieme a condizione che Tizianeda non avrebbe interagito con nessuno, non avrebbe cazzeggiato, riso, fatto movimenti strani, si sarebbe mostrata asettica e possibilmente invisibile. Cioè tradotto nel linguaggio adolescenziale, non l’avrebbe messa in imbarazzo. Così appena arrivate, un istruttore serissimo e perentorio le ha fatte salire su un tapis-roulant, che è quell’aggeggio che cammini e cammini come una forsennata ma ti trovi sempre al punto di partenza, e quando scendi il pavimento ondeggia, come la strada a un marinaio ubriaco arrivato a terra dopo un viaggio periglioso. Poi l’istruttore serio e perentorio le ha fatta sdraiare sui tappetini gommosi stesi sul pavimento. Ha iniziato ad assegnare a madre e figlia quegli esercizi che devi contare i movimenti che fai e se non sei concentrato ti confondi. Tizianeda si è confusa. Mentre conta pensa, guarda quello che le succede intorno, osserva l’adolescente e vede che è bella e si dice che le piace essere lì insieme anche se la tredicenne le chiede a intervalli costanti: quanto manca, quando torniamo a casa, che si mangia stasera, che ore sono, che si mangia stasera, che ore sono. E poi quando si avvicina l’istruttore serio e perentorio e le chiede se ha finito di contare, lei risponde sì ho finito di contare, anche se non sa a che numero sia arrivata ché il suo è un conteggio creativo, un po’ numeri e un po’ flusso di pensiero, che è una cosa bella a pensarci, perché va tipo così 1234…………………………………….20. Poi a un certo punto, madre e figlia dicono che è tardi e devono proprio andare. Tizianeda fa tutto quello che all’adolescente terrorizza, cioè ride, scherza, si muove e si rende visibile, l’adolescente si imbarazza, l’istruttore serio e perentorio finalmente sorride, e le due tornano a casa chiacchierando o stando in silenzio. Ed è bello così, ché a pensarci, loro due sole e insieme non ci stanno quasi mai.

P.s.: Tizianeda che è andata già due volte in palestra, vorrebbe tanto chiedere allo Sposo Errante se nota dei cambiamenti nel suo fisico…ma niente non lo fa, teme troppo il suo realismo estremo che non tiene conto dell’importanza non della domanda, bensì della risposta.

Tizianeda

Frasi che incutono terrore

Frasi che incutono terrore pronunciate dai figli :

– domani la scuola rimarrà chiusa
– anche dopodomani la scuola rimarrà chiusa (la motivazione è irrilevante, sentirai soltanto : SCUOLA RIMARRA’ CHIUSA)
– la professoressa ti vuole parlare (e già ti immagini che il più o meno adorabile adolescente che conosci si trasformi in un punkbestia non appena svolta l’angolo di casa. Poi vai a scuola e ti dicono che il più o meno adorabile adolescente che conosci è un adorabile adolescente e sei tu a esserti dimenticata qualcosa)
– mamma devo ripetere le ultime 50 lezioni di storia, SIEDITI.
– oggi non voglio andare a scuola (motivazioni varie ed eventuali: sonostancononhodormitohomaldipancialamaestracifastudiare c’èl’allertameteotigiurol’hosentitoèpericoloso mifamalelagambailbraccioilpiedelatestamilacrimal’occhio)
– toc toc mamma, toc toc mamma, toc toc mamma apri devo entrare in bagno è urgente (l’urgenza esclude l’uso dell’ altro bagno libero, anche se glielo gridi in preda all’isteria da dietro la porta)
– maammma ho seeeeteeeeeee ( purchè nel cuore della notte o meglio all’inizio della fase rem )
– mamma mi viene da vomitare (e nel frattempo vomita sulle lenzuola il piumone il pigiama tuo e suo il pavimento e ti chiedi come diavolo fa un bambino ad avere tutta quella roba nello stomaco)
E in fine la più temibile di tutte, quella che può gettarti nella prostrazione più cupa per giorni e giorni quella che le occhiaie ti segnano il volto fino agli angoli della bocca non appena la pronunciano:
– mamma, mi prude la testa

Buon fine settimana a voi tutti e un saluto allegro!

Tizianeda

Le adolescenti e la sindrome dello Sposo Errante

“Novenne chi ha suonato al campanello?”
“Mamma sono arrivate le adolescenti!!!!!!”
Nei 90 mq della famigliola, alle 13 e 28 in punto, sono arrivate le sette adolescenti inclusa la tredicenne, con le loro risate, le scarpe da tennis, la tuta della scuola, la logorrea, il modo buffo di muoversi di chi è in bilico, la loro visione assoluta del mondo, la fame di chi ha un metabolismo impazzito.
Sono venute per festeggiare con una settimana di ritardo, per colpa di un orrido virus che l’ha costretta a letto, il compleanno della tredicenne in preda per l’occasione a contentezza estrema. Si sono sedute attorno alla tovaglia rossa, ai fiorellini primaverili, agli antipasti che sono spariti velocissimamente come la Statua della Libertà dopo i maneggi illusionistici di David Copperfield. Anche se lui poi la statua l’ha restituita.
Poi si è verificato un evento di quelli incredibili, stupefacenti, di quelli che ti fanno sbarrare gli occhi per l’incredulità e rimanere a bocca aperta per almeno 15 secondi.
Lo Sposo Errante approfittando di una sedia libera attorno alla tavola imbandita, si è seduto con le adolescenti e ha persino interagito con loro che lo ascoltavano e rispondevano alle sue domande, tutte serie serie e compite. Hanno parlato di musica, AC/DC, concerti, scuola, prove invalsi, futuro e chissà cos’altro non avendo potuto Tizianeda carpire tutti i discorsi, perché troppo indaffarata tra soggiorno e cucina.
Poi ha capito cosa possa essere successo nella mente dello Sposo Errante solitamente appartato in questi summit casalinghi dell’età di mezzo. Ha capito che lui, lo sposo, è ancora sotto l’effetto allucinogeno “concertoaRoma”, quello a cui è andato con la tredicenne per accompagnarla, quello che si è sorbito la fila, l’attesa, le urla, il concerto. Quello che è sopravvissuto miracolosamente.
Perché il punto è proprio questo. Lui ha la sindromedasopravvissutoadisastro. La sindrome che per intenderci, dopo un evento catastrofico che ne esci illeso, ti senti immortale. Così fai cose strane e pericolosissime, tipo camminare sui cornicioni, saltare da un balcone a un altro, arrampicarti sui grattacieli, andare a comizi leghisti in “padania” ed essere l’unico meridionale o migrante.
Ed è per questo che si è seduto in mezzo a loro. Ormai sente che può affrontarle in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo, a qualsiasi latitudine e longitudine, non le teme più, si confronta con incoscienza, non ritenendole più entità insondabili, ingovernabili e pericolose.
Quanto al novenne, dai 90 mq è misteriosamente sparito, nascosto in chissà quale dei suoi
rassicuranti mondi paralleli, riapparendo soltanto dopo che le adolescenti erano andate via.

Tizianeda

Cinquanta sfumature di boh

Tizianeda in questi giorni ha raccolto umori e commenti di amiche che sono andate a vederlo al cinema, alcune dopo aver letto il libro.Loro raccontavano lei rispondeva o pensava…
“Noo ma dai anche tu sei andata a vederlo? No io no… non ho neanche letto il libro… ti ha deluso, lo hai trovato maschilista dici? E cosa cercavi scusa, un manifesto femminista? Ah dici che c’è chi lo ha trovato romantico, in fondo? Ma in fondo quanto? C’è chi si aspettava di vedere qualcosa di più, dici? Ma di più tipo un pornissimo? Santo cielo…come hai detto che si chiama la protagonista? Ma dai Anastasia…come la sorellastra racchia di Cenerentola! Non può essere un nome scelto a caso, magari nella sua complessa opera letteraria che approfondisce i meandri dell’animo umano fino ai suoi recessi più torbidi e al limite del male assoluto, che narra la condizione universale dell’uomo sempre in bilico tra gli estremi in cui tutto è incomprensibile caduco e non so cosa, insomma in questo casino cosmico si potrebbe ritenere che l’autrice, impegnata attivista e raffinata intellettuale, abbia voluto lanciare un appello a favore di categorie da secoli discriminate, come le sorellastre racchie. Magari verrà proiettato nei circoli del cinema d’essai e sarà oggetto di complessi e arricchenti dibattiti. Cos’è che faceva la tipa con il tipo? Pratiche cosa? Pratiche BDSM? Cosa voglia dire ”SM ” lo intuisco… forse. Quanto alle altre due lettere, boh che sono? Non lo voglio sapere, preferisco restare nel mistero, preferisco l’immaginazione all’esplicito che è senza sensualità…no che non lo voglio vedere lo sai che il mio animo oscilla tra il profondamente romantico e l’irrimediabilmente bacchettone e poi il grigio non mi piace lo trovo brutto anche se gli trovano 50 o 5 milioni di sfumature, sempre grigio rimane… triste triste…”

Tizianeda

Terraferma

E insomma, è di nuovo lunedì, dopo un fine settimana piovoso e assai ventoso qui nel sud suddissimo che a uscire ti sentivi spinto e sballottato e ad attraversare le piazze credevi di sollevarti da terra e di ritrovarti dopo un lungo volteggiare in aria, in chissà quale altra terra capovolta, tanto era frettoloso il vento.
E invece ora l’aria tace e il sabato e la domenica di questo mese corto, sono un insieme di ricordi.

Tizianeda ricorda che la tredicenne aveva ancora postumi dell’influenza che le ha guastato la festa per il suo compleanno. Ma pazienza, le sette adolescenti invitate a pranzo nei 90 mq verranno il prossimo sabato. Il delirio è solo rinviato.

Ricorda Tizianeda di avere assistito in un pomeriggio piovoso alla proiezione di un film: “Terraferma”, dentro una vecchia sala. Lì c’erano ragazzi e un arguto relatore che ha saputo coinvolgerli con parole che si rivolgevano direttamente alla loro umanità giovane. Perché il film, che tutti dovremmo vedere, parla di migranti. Di quegli uomini e quelle donne e bambini anche, per intenderci, che arrivano da paesi lontani dell’Africa, dove c’è guerra fame e disperazione. Arrivano per avere una possibilità di sopravvivenza in Europa. E per fuggire salgono su gommoni o barcacce arrugginite e affrontano giorni e giorni di navigazione sotto il sole o la pioggia tra le onde e le tempeste. E a volte, questi uomini e queste donne con i loro bambini, proprio quando la meta sembra essere vicina, dal mare vengono divorati e della loro paura e dell’orrore in quei momenti in mezzo all’acqua che non li può sorreggere, non sapremo mai niente, e spariscono per sempre con le loro storie.
E questi film andrebbero visti, per spazzare via dalle nostre teste pregiudizi e ignoranza, per ridare ai pensieri una dimensione umana, per non farci abbindolare da imbonitori ridanciani a caccia di facili consensi.
Dal mare arrivano storie di uomini e donne e bambini che cercano la possibilità di poterle ancora narrare. Che desiderano una vita normale, una quotidianità minuta proprio come la nostra. Però c’è un mare immenso nel mezzo e ce ne è un altro, ben più profondo e minaccioso, che è quello del pregiudizio e dell’ignoranza che affoga la nostra umanità.

E allora proviamo a restare umani, che è inverno e ci si scalda di più.

Buon inizio settimana a tutti voi.

Tizianeda

Tredici

Eccoti qui, accanto a me nel lettone, che nel sonno, in mezzo ai sogni, ti stai scrollando i dodici anni per diventare tredicenne. Il tuo personale capodanno. Dormi, hai la febbre. Questa influenza ostinata, accidenti. Ogni tanto tossisci e farfugli parole sconnesse. Hai gli occhi così grandi che si capisce anche quando sono chiusi, hai lo smalto sulle unghie, nero, consumato e smangiucchiato. E’ la tua infanzia che resite in quelle isole pitturate. Hai un foulard di seta attorno al collo. Di un blu antico e sfilacciato. Della bis-nonna Bianca. No, non lo butto. Lei ci ha insegnato questo rimedio contro il mal di gola. E non lo butto il suo foulard che ha attraversato tre generazioni per approdare a te, mia tutta bella, per proteggere il tuo collo, per consolare oggi la tua gola infiammata.
Tredici. Un’età immensa, come immensa è la giovinezza e questa adolescenza, esplosa dentro, come petali incontrollabili a spargere polline. Tredici è un numero bello, nel suo essere così appuntito. Tredici è risate chiassose e silenzi improvvisi. Tredici è un corpo e una voce che cambiano, è un carattere che lentamente scolpisce il tempo e lo spazio. Tredici è assenza di grigi. Tredici non è dodici al gusto dell’infanzia. Tredici ha una suo sapore risoluto. E’ guardarti stupita, mentre dormi agitata di febbre e cerchi la mia mano a ricordarmi chi sono a ricordarmi chi sei.
Auguri mia tutta bella tredicenne, auguri ragazzina A.

Tizianeda

L’invito, la torta e le coppie

Sono stati invitati per la prima volta in casa di una donna gentile e avvolgente, con il sorriso, gli occhiali e i capelli neri neri e tanti. E di suo marito che a parte i capelli è proprio come lei. La sera di San Valentino. Tizianeda insieme allo Sposo Errante, poiché ci teneva proprio a far vedere che donnina compita sia, è arrivata in ritardo, trafelata e con una torta fatta in casa floscia e disadorna, perché per la fretta non aveva acquistato decorazioni e il forno stronzettino dei 90 mq non aveva collaborato. La torta fatta in casa più triste dell’universo interplanetario il cui aspetto ascetico era accentuato dall’estetica succulenta dei dolci portati dagli altri invitati.

“Nascondetela se potete, magari la mangiate inzuppata nel caffè o nel latte, che di sapore sarà buona…spero”.

Poi la serata è proseguita in un grande salone pieno di persone, pieno di coppie. E Tizianeda tra risate, chiacchiere e giochi, ha osservato e osservato (scusatela è più forte di lei, non si rilassa mai in fondo) e ha riflettuto. Perché lì dentro, in quel salone luminoso, erano tutte coppie ultradecennali e c’erano anche rapporti di amicizia trentennali. E come si fa a non osservare fenomeni rari come questi senza stupirsi.
E Tizianeda si è fatta tante domande, su quale sia il segreto e l’alchimia e il desiderio di mantenere i vincoli amorosi, nonostante il delirio della vita e della quotidianità, nonostante noi stessi con le inquietudini, la voglia di essere altrove a volte, i vuoti e la ricerca incessante della felicità.
Si è chiesta quanto sia grande il desiderio di invecchiare con il grande amore della vita, quello con cui decidi di condividere la giovinezza all’inizio e poi gli anni che scorrono e si riempiono di eventi ordinari, incredibili o destabilizzanti.
E niente, Tizianeda le risposte non le ha. Sa quello che vuole per lei, ora, nonostante lei stessa. Sa che quando chiude gli occhi con il tipo che ha sposato molti anni fa, è la ragazza sfrontata con un bicchiere di vino di troppo in corpo, seduta sulle scale di una casa, a mostrare le gambe. Nella stanza c’è un ragazzo bello, che no, non noterà quella sera, ma solo dopo qualche mese, quando sarà perfettamente sobria.

P.S.: la torta non è stata nascosta. E’ stata riposta su un tavolo tondo insieme ai dolci riccamente decorati. Ci sono fotografie a testimoniarlo.

Tizianeda