Dal Settenne a Tizianeda

Prima si è ammalato lui, il settenne, godendo del privilegio infantile di tralasciare la scuola, di essere esentato dallo svolgimento di pensierini, dal ripasso delle tabelline, dalla ripetizione di lezioni piene di regole grammaticali. Ha potuto dormire nel lettone, abbarbicato con tutta la sua ossuta lunghezza alle forme della mamma, tossendole e starnutendole generosamente in bocca. Questa amena attività notturna, ha consentito a tutti i suoi germi di traslocare dal suo ecosistema a quello di Tizianeda. Così anche Tizianeda ha iniziato a starnutire, tossire, desiderare di abitare sotto spesse coltri di coperte, di essere sola in una clinica lussuosa, curata da sorridenti infermiere svizzere. Invece ha continuato a lavorare, a correggere compiti pomeridiani, curare moribondi, gridare; ma questo, con minor vigore. Per sopravvivere al freddo, insinuatosi insieme ai virus nelle pieghe nascoste del suo corpo, si è rivestita di multi strati di maglioni, che non ha abbandonato anche quando tre piani più sotto rispetto a casa sua (sì, Tizianeda cerca di compensare la lontananza dello Sposo Errante con ogni espediente di vicinanza di tutto il resto), si è recata, per farsi visitare, nell’ambulatorio della dottoressa di base e che, sventurata, ha faticato per trovare il corpo di Tizianeda “signora quanta roba ha addosso, è vestita come le mie pazienti più anziane!” . E poi nel perseguire con pervicacia, l’attività distruttiva del suo fascino femminile, in casa, ha anche applicato il maschio-repellente metodo del fazzoletto nascosto nel risvolto della manica del maglione (inquietante come i gambaletti di nailon color carne, i baffi e la vestaglia azzurra di pile spesso) . Ha anche, in preda ai fumi della febbre, insegnato questo metodo di conservazione al settenne, che ha recepito diligentemente. Così a girare per casa con il bozzo nella manica erano in due. Tizianeda sa che, se un giorno la sua futura nuora la odierà per questo, non gliene farà una colpa. Poi è lentamente guarita, permanendo in lei, tuttavia, un aggravato stato di stordimento mentale. Sabato mattina, liberatasi dei multi strati di lana che l’avvolgevano, per rimpossessarsi della sua femminilità perduta, si è strofinata in faccia una crema con delle palline piccole piccole, che si chiama scrub. Forse ha eliminato tutte le cellule morte, ma crede che si sia tenuta tutte quelle stanche. Si è anche colorata le unghie dei piedi con lo smalto, che fa tanto donna che si prende cura di sé ed è perfetta anche se deve uscire per le strade deserte a riporre il sacchetto dell’immondizia nel cassonetto dietro l’angolo. Ha lavato i capelli che prima o poi dovrà tagliare, sperando che nel frattempo nessun altro si influenzi ed ha tirato fuori dall’armadio le sue belle scarpe nere con il tacco che non prendeva da troppo tempo, che quando le mette si sente una sinuosa ballerina di tango. Ma questa, è un’altra storia.

Tizianeda

2 thoughts on “Dal Settenne a Tizianeda”

  1. zia bianca ha detto:

    ….menomale…. la vestaglia azzurra di pile… non ce l’ho!!! 😉

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