Di baci, di abbracci e di altri piccoli gesti

“… E poi hai aperto gli occhi e mi hai detto: ma stai controllando se respiro?”
“ Veramente Sposo Errante? Non ricordo niente di niente…e stavi davvero controllando se respiravo?”
“Sì Tizianeda, eri immobile da un pezzo e non emettevi nessun suono e ho avvicinato la mano al tuo naso…”
“Oh tenero…lo sai che quando mi addormento entro in uno stato di narcolessia profonda e mi immobilizzo…”.

Tizianeda, dopo questa conversazione in cui lo Sposo Errante le ha rivelato i suoi timori cimiteriali, ha pensato ai gesti minuti, furtivi e amorevoli che si consumano in un attimo spontaneo. Quelli che ti fanno sentire accolto e protetto, come sotto una coperta di lana quando fuori fa freddo.

Sono tanti i gesti ai quali spesso non diamo attenzione e peso e valore. Provo a elencarne qualcuno:

– quando sei in dormiveglia, accasciato in stato semi-comatoso sopra un letto qualsiasi della casa, e stai pensando a quel caldo plaid chiuso nell’armadio, maledicendoti perché non lo hai preso prima. E come d’incanto, arriva chi te lo stende addosso, coprendoti.

– La mano che stringe la fronte mentre dallo stomaco stai mandando l’anima, le budella e tutti gli organi interni. Se questo gesto così pervicacemente utilizzato, serva a qualcosa non è dato saperlo, ma così faceva tua madre e la madre di tua madre, e così diventa un rito dell’accudimento che si tramanda di generazione in generazione. E a pensarci è bellissimo anche se scientificamente inutile.

– i baci nel sonno dati ai figli. Chi viene baciato non lo saprà mai, ma da qualche parte dentro di lui, resta una traccia di questo gesto segreto. E quando quei bambini tanto baciati nel sonno saranno genitori, lo faranno anche loro con i loro figli. E nel farlo, amando così tanto, si sentiranno amati e non capiranno perché.

– allungare il braccio verso chi ti è seduto accanto, mentre guidi e freni all’improvviso. Anche se il passeggero è protetto da cinture affidabilissime. E’ il gesto automatico di chi è posseduto dall’istinto della chioccia iper-attenta. Freni/allunghi il braccio, come quando pigi un bottone e si aziona un meccanismo, come quando nell’orologio a cucù sbuca l’uccellino ogni ora, come quando ti fanno il solletico e ridi. Succede perché per qualcuno funziona così.

– soffiare sulla ferita di un bambino, mentre la stai disinfettando. E soffiare soffiare soffiare -perché il bambino in preda al panico ti dice che quello è il disinfettante più brucente dell’universo – per poi andare in iperventilazione e avere tu bisogno di soccorso.

– impastare farina acqua e lievito. E’ un gesto femmina questo. Ché crei unendo e mescolando, ché dai vita a qualcosa di nuovo che nasce da elementi con storie e tracce diverse. E mentre le dita danzano, la materia si trasforma diventando soffice e compatta. E impastare è una dichiarazioni d’amore, è un pensiero è un prendersi cura. Ché non si impasta mai solo per se stessi.

– abbracciare. Per farlo occorrono due gesti. Con il primo ti sveli tutto così come sei: allarghi le braccia e mostri il tuo corpo, il tuo regalo. Con il secondo gesto diventi casa: avvolgi il corpo dell’altro con il bene più prezioso e intimo che possiedi. E il due diventa uno e senza saperlo anche l’abbracciato abbraccia. E in quel preciso istante, nell’attimo preciso in cui senti che tutti i pezzi si incastrano, anche il mondo fuori sembra ricomporsi.

Tizianeda

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