Troll, Ninja e cascate

La prima volta che lo ha fatto era giovane, lo Sposo Errante non era entrato nella sua vita, neanche sotto le spoglie di fidanzato e i due minori non rientravano nell’elenco immaginario delle 100 cose da realizzare con priorità assoluta nelle suo futuro.

Lo ricordava affascinante, impervio, a tratti così faticoso da maledire di non essere sufficientemente dotata. Per non parlare della fase finale che richiede innate qualità funamboliche, capacità di concentrazione e ogni tanto una mano per favorire il movimento giusto.

Poi ha deciso di rifarlo, incoraggiata dagli amici – con cui si incontra sempre in questo posto vacanziero e montanaro – tutti accessoriati di entusiasmo e figli minori. Proprio come lei, con la dodicenne e l’ottenne. Ha deciso di rifarlo anche se lo Sposo Errante quel giorno errava per le strade malferme.
Così la mattina, dopo un breve tratto in automobile, ha iniziato insieme alle famigliole montanare, a camminare per sentieri boscosi e freschi. Un amico grande grande come un Troll, però buono e gentile, si è preso in appalto la gestione dell’ottenne. E per questo gesto generoso e coraggioso, Tizianeda gli è proprio grata. L’ottenne, rassicurato dalla presenza gigante, ha affrontato l’escursione aspromontana con una sicumera e un entusiasmo che hanno sorpreso la sua mamma : “sono diventato un Ninja mamma, il ninja delle montagne” “amore mia è vero, sei un Ninja fortissimo” “già” .

Poi sono arrivati in un punto alto, che si vedevano il cielo e le montagne tutte intorno e intrappolate tra le rocce lontane, tre cascate, a gettare una sull’altra- formando piscine verdi – acqua chiassosa ed eccitata come le conversazioni dentro un immenso teatro.

La strada era come Tizianeda la ricordava. A tratti faticosa e impervia e bellissima. Ha dovuto ridiscendere insieme a tutti, minori compresi, il costone della montagna, ha dovuto saltare tra i sassi di un torrente, ha trovato mani che l’hanno aiutata mosse a compassione delle sue dimensioni Hobbit e che l’hanno liberata dal peso dello zaino. Poi grandi e piccini, sono arrivati dove le cascate finivano in un lago verde e gelido, dove il rumore dell’acqua era forte e sonoro come il silenzio. L’ottenne si è arrampicato scalzo ovunque, in preda a una eccitazione selvaggia. Le famigliole sono state lì a godere di quel posto unico che gli appartiene, ché è della loro terra. Sono stati lì a contemplare con lo stupore che solo la bellezza, quando è pura e inconsapevole, sa restituire.
Poi hanno ripercorso la stessa strada al contrario e le discese sono diventate salite e le salite discese e il piano è rimasto uguale a prima.

Tornati nella casetta, i tre della famigliola hanno provveduto, non senza fatica ad asportare le zolle aspromontane attaccate al viso ai capelli alle mani ai vestiti e ai piedi. Anche il fortissimo Ninja delle montagne ha lasciato che la sua nera tuta mimetica si sciogliesse nell’acqua calda della vasca, nella quale è entrato con la sua maschera e il boccaglio.

P.S.: Le cascate dove le famigliole sono approdate si chiamano “Maesano”. Sono nel cuore dell’Aspromonte che è un luogo da scoprire e di cui innamorarsi perdutamente. La Calabria che è un premio, noi calabresi (ma non solo eh!) ce la dobbiamo meritare.

Tizianeda

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