2013 archive
“Tizianada, sembrano le fatine di quella favola…” “La bella addormentata nel Bosco, Sposo Errante. Quelle carine con le ali piccine il cappello a punta, tutte colorate” “Sì, loro” “Magari quando nessuno le vede si trasformano e spargono polvere magica nei boschi” “ Può darsi”.
Lo Sposo Errante è stato affascinato, incantato ammaliato da tre fanciulle dai sorrisi avvolgenti e i gesti antichi da ragazza. Lo hanno accolto nella loro casetta di montagna, di quelle che nelle favole trovi nei boschi, se sei un povero derelitto smarrito. Insieme hanno iniziato a parlare fitti fitti con naturale intimità, materializzando in quella stanza accogliente, tra pasticcini e tè fumante, volti antichi di un tempo altro che non c’è più, storie che l’uomo adulto di casa conosce, perché gli appartengono, ma che, certo, condivise, hanno un fascino dolcemente più malinconico. Perché le tre fatine, le tre sorelle dalle mani nodose, e gli occhi luminosi da ragazza, che quando raccontano insieme sembrano le note armoniose di un pentagramma, dove le frasi scorrono da una bocca ad un’altra in perfetta assonanza – che poi sono le zie di amici della famigliola, le zie, amate, innamorate dei nipoti e pronipoti, e che a Tizianeda hanno ricordato con nostalgia, le sue prozie signorine di Melicuccà – insomma queste tre donne indipendenti piccole energiche e terribilmente graziose conoscono lo Sposo Errante, conoscono la sua mamma, la nonna santa Gina, ricordano i suoi nonni e i bis nonni.
E lui inguaribile romantico nostalgico, ha sguazzato beato dentro le storie raccontate di famiglie unite, di vincoli affettuosi e sinceri, di solidarietà silenziosa, semplice e magica, che le tre fatine come d’incanto, gli hanno restituito per un pomeriggio.
P.S.: Qui, in questo posto montanaro, la connessione è più lenta di un bradipo narcolettico. Tuttavia se mi state leggendo, significa che in qualche modo sono riuscita a postare.
Un buon Ferragosto a tutti. Specialmente a chi lavora.
Tizianeda
E’ tornata. La undicenne dopo dieci giorni di campo scout senza sentire né vedere i tre quarti della famigliola, si è ricongiunta con loro nella casetta profumata di fresco e resina.
Dopo un distacco così prolungato, l’incontro tra madre e figlia pre-adolescente, è stato epico, intenso, memorabile, le parole e i gesti profondi e attenti: “Tesoro…” “Mamma ti sei tagliata ancora i capelli?” “No ma che dici…santo cielo, ti hanno versato tutta la terra della montagna addosso…” “Ma se mi sono lavata l’altro giorno” “Ti preparo un bagno caldo… meglio bollente!!”.
Così, la undicenne, dopo aver sguazzato nella vasca, ha rilasciato nell’acqua il bosco aspromontano. E Tizianeda, dopo aver avuto la certezza che sotto le sedimentazioni geologiche ci fosse la sua graziosa ragazzina, dopo aver aperto, con la circospezione di un disinnescatore di bombe lo zaino da campeggio, che si è rivelato più pericoloso del vaso di Pandora, dopo aver riposto tutte le sue speranze nella lavatrice, ha atteso senza chiedere, i racconti della scout. Che sono arrivati a tratti e sconnessi, mentre con l’incisività da agguato dietro l’angolo, la fanciulla ha reso partecipe la famigliola di tutto il vastissimo repertorio di canti Baden Powell: quello prima di mangiare, quello dopo aver pranzato, quello intorno al fuoco, quello dell’addio, quello della buona notte, quello per ballare con una gamba, su un piede, per battere le mani, quello pro alberi, quello pro natura, quello pro digestione, quello pro tutto, quello con il serpente che vien giù dai monti, quello con la cavalla che dormiva nella stalla ecc…
P.s.: Oltre alla agognata ricongiunzione, in questi giorni di montagna in un susseguirsi di sole pioggia nebbia, a Tizianeda è sembrato di essere in una storia vittoriana come dentro un paesaggio della Austen. Questo grazie ai racconti in compagnia davanti al fuoco, ai ricordi stimolati dal tè fumante, ai sentieri umidi di muschio, a tre graziose signorine che hanno affascinato lo Sposo Errante… ma questo, ve lo racconto la prossima volta.
Tizianeda
“Bello della zia, so che tua sorella è al campo con gli scout, ti manca?”
“Non so rispondere a questa domanda, zia M”…
Se sei un bambino di sette anni, che fa della gentilezza la propria cifra stilistica e che prima di dare un colpo mortale al tuo ego, affabilmente ti preavvisa delle sue evidenti buone intenzioni – “Senza offesa mamma, ma le polpette di nonna santa Gina sono più buone delle tue”, “Senza offesa mamma, ma io ti preferisco con i capelli lunghi”, “Senza offesa mamma, ma questo vestito…no, ti sta proprio male” ecc.. – . Se sei un bambino così, assecondi l’innato e sagace istinto da misurato e cortese Lord Inglese, avvolgendo nel mistero le tue intime sensazioni,così evitando di dare risposte un po’ più esplicative tipo: “Senza offesa per mia sorella, zia, ma a dire il vero la condizione temporanea di figlio unico è una figata pazzesca. Mio papà mi spiega, senza interruzioni esterne, tutte quelle questioni su stelle pianeti quasar buchi neri big ben inclinazione della terra…insomma cose che sa solo papà. La sera a letto, non mi devo bisticciare con lei per avere il posto vicino a mamma che ci fa le coccole, e poi finisce per sdraiarsi in mezzo tra noi due, e ognuno si deve prendere metà corpo di mamma, che invece in questi giorni è mio per intero. Poi mangio spesso pasta e lenticchie, vado alle giostre, guardo i cartoni che piacciono a me. Quindi zia, senza offesa, mia sorella non mi manca tanto, anche se quando la rivedrò sarò molto felice di riavere qualcuno con cui giocare e ogni tanto bisticciare, perché lei è mia sorella e le voglio molto bene, e so che la abbraccerò e anche se lei si sentirà imbarazzata come quando sei innamorato di qualche bambina e gli altri lo scoprono, io le rimarrò avvinghiato come una zecca. Senza offesa per le zecche”.
Tizianeda
Ciao.
Come va? Ti stai divertendo? Ti ricordi di lavarti? Hai conosciuto altri ragazzini? Di quali città d’Italia? Sei sempre te stessa, vero? La sera ti addormenti subito? Ti troverò cambiata quando tra sei giorni ci rivedremo? Ci riconosceremo, un po’ meno, un po’ di più? Sali sugli alberi per farti trattenere dalla frescura tremolante dei rami? E la sera intorno al fuoco, ti emozioni, che il tempo sembra rallentare fino a fermarsi e con lui il respiro e i pianeti e le stelle, come la fotografia di un giorno perfetto? Hai confuso la sequenza delle ore: è mattina o pomeriggio…boh? Gli adulti sono autorevoli, entusiasti, solidi? Pensi sempre che tutte le altre ragazzine siano molto molto più carine di te, sciocchina? Quante volte al giorno fai scrocchiare le dita delle mani? Ti pettini? Ti stai divertendo? Questo te l’ho già chiesto, vero?
No, non te le farò tutte queste domande, undicenne, quando ci rincontreremo, anche se saranno passati dieci giorni senza sentirci né vederci, da quando sei salita allegra e serena sul pullman, con il tuo gruppo Scout. Le domande, troppe, imbrigliano e trattengono.
Ti racconto di noi tre? Stiamo bene. Ci siamo trasferiti nella casetta in montagna, tra silenzio pini e ortensie blu.
Tuo padre è in ferie finalmente e con tuo fratello parlano dei grandi sistemi dell’universo. Ora le domande su buchi neri, galassie, velocità del suono, nebulose, colore delle stelle, trovano risposte esatte e puntuali. Lui è felice che questa passione (sì tuo padre ha tante passioni!), misteriosamente sia arrivata fino al settenne, come il movimento circolare del cosmo.
Ieri notte abbiamo visto il cielo stellato, era bellissimo e affollato e vicino vicino a quello che vedi tu dal tuo campo scout.
Il cielo stellato sopra di te, sopra di noi, di cui parlava un filoso che un giorno studierai. Quel cielo che amiamo così tanto, che quando lo guardiamo siamo tutti figli dello stesso stupore fermo, meno distanti, meno confusi e forse, sì forse, più pacificati.
Ciao bella mia. Divertiti.
Tizianeda
Ma se vado nello spazio incontro gli alieni?
Ma i bambini possono andare nello spazio? No? E se li accompagnano i genitori?
Ma per andare nello spazio come si deve essere? Dici che bisogna avere il fisico…ce l’ho! Bisogna essere sani…ce l’ho. Bisogna avere equilibrio e capacità di affrontare le paure…credo che questi mi mancano.
Ma nello spazio si deve andare per forza con il razzo? Ma va veloce? Allora non vado…non è che tu mi costringi?
Mamma, lo sai che l’universo mi affascina? Mi fai rivedere le foto di quel signore su tuitter…Palermitano…sì Parmitano. Ma questo è quello che si vede dal razzo?
Ma le nuvole dove sono messe esattamente? Ma nello spazio fa freddo? E questo cos’è? E questo e questo questo questo questo questo e questo?
Ma lo Spazio è come il mare mamma?
Ma io posso andare in salopette e maglietta verde?
Ma ci vogliono le bombole?
Me le fai rivedere le foto chè lo spazio mi affascina proprio?
Ma pensi che un giorno inventeranno un bottone che toglie la gravità dentro casa, così galleggio e vado a testa in giù?
Mi rimetti le foto, mamma, per favore?
Ma quando si torna dallo spazio come ci si sente?
Te l’ho detto che lo spazio mi affascina?
Tizianeda è molto molto molto contenta della nuova passione del settenne per stelle, costellazioni, comete, gravità, galassie e quant’altro, che lui condivide con la precisione di uno stalker con la sua mamma, che, per motivi sentimentali, non lo denuncerà mai. Forse ogni tanto, però, lei si chiuderà in bagno adducendo becere scuse, così giusto per sopravvivenza.
Tizianeda
E insomma, Tizianeda e i due minori sono scesi da quel treno, che li portava alla stazione di L., per ricongiungersi con l’uomo adulto di casa. Non si è verificato alcuno degli eventi catastrofici immaginati dalla fantasia iperattiva di Tizianeda, che anzi si è divertita un bel po’ con la undicenne ed il settenne in quell’ora e mezza in movimento. Si è divertita nel vedere il piccolo di casa stupito da tutto quel mare che scorreva al di là dei finestrini, nell’attraversare con quei due matti tutti i vagoni, nel vederli giocare e ridere per un mucchio di scemenze, si è fatta coinvolgere dalla loro eccitazione per quell’inusuale e strepitosa estiva avventura ferroviaria, e si è sentita grata al destino, alla buona sorte ed al karma perché nessuno dei due ha avuto il bisogno improcrastinabile di accedere ai bagni ferroviari. Poi una volta scesi dal treno e recuperato lo Sposo Errante sono andati insieme nella cittadina di S., un posto con tanta acqua sale e sabbia bianca, dove vivono le tre cugine belle di Tizianeda, le figlie della zia Sisa che non c’è più, la zia santa, la zia di cui vi ho parlato, che accoglieva con sorriso stupito e innocente e la tavola imbandita, sciancati, barboni, gente triste, gatti orbi, uccelli zoppi e cani spelacchiati. Come se quello fosse l’unico modo di vivere possibile. Ha quindi visto la sua cugina tacco 12 bella e luminosa, che quando è con lei le sembra di riposare, e ha notato, con orgoglio e soddisfazione, che entrambe avevano qualcosa che le faceva assomigliare: il colore rosso dello smalto sulle unghie dei piedi.
E poi, in questi due giorni di lontananza, si sono stati la sabbia bianca, il mare quieto, la maschera per guardare giù i mostri marini, i tuffi dagli scogli della undicenne sotto gli occhi divertiti del padre e quelli terrorizzati della madre, il settenne assorto dentro l’acqua perso in uno dei suoi mondi paralleli, gli ombrelloni bianchi e blu, le sdraio con i teli colorati sopra, le vecchiette sorridenti e serafiche in bichini fiorati, un bambino piccolo, massiccio e abbrustolito dal sole che con alternanza democratica, passava dai canti ecclesiastici da processione su Gesù la Madonna e Santi, al turpiloquio da uomo navigato rivolto con disinvoltura ai parenti disposti in cerchio e fino a pochi secondi prima, felici e orgogliosi dell’attenzione di tutta la spiaggia.
E dopo tutto questo beato delirio, dopo questi due giorni di peace and love, la famigliola è ritornata compatta a casa, nella sua città sbilenca. Chè a quei quattro, che sì amano spostarsi allontanarsi e viaggiare, piace anche il momento del ritorno, nello spazio rassicurante dei loro 90 mq.
Tizianeda
“Ma no, dai Sposo Errante, prendiamo il treno noi tre e scendiamo alla stazione di L.”
“Sì hai ragione, così non devo tornare per poi risalire tutti insieme”.
La famigliola ha deciso di trascorrere il fine settimana tra una spiaggia e un mare che Tizianeda conosce, perchè lì viveva la zia che non c’è più, la zia Sisa, quella buona come il pane caldo e avvolgente come un abbraccio, lì dove troverà ad accoglierla le sue figlie : C. P. e D. la cugina tacco dodici, quella bonissima.
Ora Tizianeda, per poter ricongiungersi con lo Sposo Errante, che lavora in una città vicino a questo mare dove andranno a sguazzare, ha deciso di salire su un treno con i due minori, sedersi con loro sulle sue poltroncine imbottite, ed ivi sostare per un’ora e un quarto, salvo ritardi, disguidi, tempeste, pioggia di meteoriti, assalto dei pirati, invasione di alieni, attacco di cavallette, letargia improvvisa che li farà d’incanto ritrovare tra le Alpi Svizzere “ma non dovevamo andare al mare, mamma?”, esasperazione dei passeggeri per la logorrea compulsiva del settenne, che provocherà tumulti e rivoluzioni.
Insomma, Tizianeda, che di treni praticamente non ne prende mai, men che meno con i due minori debosciati, che è un bel po’ fifona, che soffre di ansia da prestazione e si muove nel mondo a tratti destabilizzante della fantasia iperattiva, da due giorni oscilla tra l’entusiasmo di una adolescente dinanzi ad una novità e l’ansia di una adolescente dinanzi ad una novità. E quindi, pensando ai nostri treni, che è un po’ come te la manda Dio e al settenne ed alla undicenne avvinghiati al seguito, lei si sente coraggiosa ed indomita come un’avventuriera alla ricerca dell’oro, come una scalatrice di pareti rocciose impervie, come una navigatrice solitaria, o come quel tipo, suo coetaneo, che un giorno si è svegliato ed ha pensato di fare un bel volo dallo spazio, così giusto perché nessuno lo aveva fatto prima, per superare i propri limiti e vedere cosa succede. Proprio come Tizianeda.
P.s.: questo post è dedicato a chi conosce la paura ma anche l’ansia ed il panico, perché per dieci giorni in cui si pensa oddiononcelapossofare, arriva l’undicesimo in cui si crede di potercela fare. A chi pensa di non avere le risorse ed invece dentro ha un mondo sorprendente che può salvarlo e fuori…fuori sempre un abbraccio da qualche parte che lo aspetta.
Un saluto allegro e a lunedì (se scendiamo dal treno alla stazione giusta).
Tizianeda
In questo fine settimana, la famigliola, avvezza alla diaspora settimanale, si è ricompattata, per fuggire in quel posto fresco, profumato di legna resina e terra, in quella casa con lo spazio per il fuoco, che non è della famigliola, ma che negli ultimi anni è diventata il suo rifugio estivo.
E poiché in due giorni le cose da fare sono tantissime i quattro si sono abbandonati a molteplici e variegate attività: 1) dormire, anche il pomeriggio, ché il sonno in quelle ore lì, dovrebbe essere istituito per legge, perché dopo avere soddisfatto il bisogno di letargia, ti senti in armonia con l’universo, in preda al nirvana, avvolto dalla pace cosmica 2) suonare il basso elettrico, con le cuffie alle orecchie in uno stato concentrato di trance – “così non disturbo nessuno” “ma Sposo Errante, guarda che ci siamo solo noi nel raggi di un chilometro” – 3) palleggiare in uno stato concentrato di trance ( perché il settenne in questa attitudine alla concentrazione pervicace, ha subito l’osmosi paterna), il pallone da beach volley color arcobaleno “così imparo a giocare a basket” 4) giocare a pallavolo con il pallone arcobaleno da beach volley e Tizianeda diventare la campionessa contesa tra i due minori . “Io gioco con mamma” “No, abbiamo detto maschi con i maschi e femmine con le femmine” “Ma uffa non è giusto!” “Ok bambini, facciamo a turno, prima gioco con lei e poi con te settenne…accidenti a pensare che quando ero ragazza e giocavamo in spiaggia, nessuno mi voleva in squadra, che soddisfazione!” 5) riuscire a finire uno dei troppi libri iniziati e accatastati sul comodino e scelto da Tizianeda, come un Maraja che cerca tra le tante donne del suo harem quella che potrà soddisfare i suoi piaceri notturni 6) guardare la sera un film di quelli scemissimi tutti insieme, braccia gambe mani intrecciate per tutto il tempo della visione 6) la domenica pomeriggio riempire il cofano della macchina di frutta e verdura comprata dalle contadine del posto, e ritornare a casa, rilassati e contenti di tutto questo tempo semplice – “dai bambini ora mettiamo la musica a tutto volume come i tamarri…undicenne c’è la tua canzone preferita quella dei Depeche Mode…” “Mamma ti prego…abbassa…mi stai mettendo in imbarazzo” “Ma smettila non c’è nessuno, siamo in mezzo alle montagne…dai balliamo…” 7) ballare e cantare e ridere sulla macchina mentre lo Sposo Errante guida concentrato, partecipando al tripudio di cretineria con il suo contributo verbale: “vedi che ti ‘ttaccano!” (traduzione per chi non fosse del sud sud: mia simpatica sposa, chi ti vede potrebbe avere l’intimo sospetto che la tua personalità sia alquanto alterata, che io sia un pazzo ad averti sposato ed i bambini bisognosi di un’assistente sociale. Ma poiché ti sorrido, voglio che continui, perché anche se permango in uno stato di apparente imperturbabilità, in realtà mi sto divertendo tantissimo. Grazie per quel tocco di allegra follia con cui coinvolgi tutti noi e che ancor oggi continua a stupirmi. Comunque, per favore, se dovessimo incontrare qualcuno per la via, gentilmente cessa ti muoverti in questo modo convulso. Ti voglio bene il tuo Sposo Errante).
Tizianeda
“Mamma non trovo lo zaino…”
“Oggi bambini c’è papà a casa, quindi per qualsiasi cosa rivolgetevi a lui”
“Mamma non esce più il dentifricio”
“Vai da papà tesoro”
“Mamma non trovo le scarpe”
“Chiedi a papà”
“Mamma ci porti tu ai campi estivi?”
“No, vi porta papà”
“Mamma…”
“Bambini, oggi eccezionalmente papà è a casa, quindi mamma che si sente in vacanza, ora scende nel suo studio di avvocata un piano più giù, per concentrarsi solo sul lavoro. Mi raccomando per qualsiasi cosa c’è papà. Chiamatemi soltanto se una colonia di alieni bavosi sta per rapire tutti e tre. Così torno a casa e vi saluto”…
“Pronto?”
“Mamma…”
“Settenne, sto lavorando…vi stanno rapendo gli alieni bavosi?”
“No mamma, devo farti una domanda?”
“Non puoi farla a papà?”
“No. E’ una cosa che riguarda te personalmente…posso giocare altri 10 minuti con i video giochi?”
“Santo cielo….no, lo sai che più di quaranta minuti al giorno non puoi giocare!”
“Per favore maaaaammaaaa”
“Chiedi a tuo padre, se non è scappato da casa”
Il padre di quei due debosciati non è scappato da casa, e pazientemente ha risposto alle loro domande, ha trovato gli oggetti dispersi, li ha accompagnati e poi li ha ripresi ai campi estivi. Ha comprato per merenda, un salutare e nutriente pacco di patatine fritte, che Tizianeda, madre perfida, non gli farebbe mangiare mai, ha concesso al settenne, un bonus di dieci minuti ai video-giochi. Il pomeriggio è uscito con il piccolo di casa, che desiderava ardentemente un pallone da basket, indispensabile per l’attuazione della sua ultima passione: il palleggio compulsivo, lasciandogli scegliere una palla colorata come l’arcobaleno, però da beach volley – “Mamma la uso pure per giocare a beach volley” – anche se fra qualche giorno la famigliola andrà in montagna.
Così Tizianeda – pur dovendo porre un freno alle continue richieste dei due minori, ormai assuefatti, alla gestione feriale mono-genitoriale – ha goduto della privilegiata e comoda condizione di donna con marito al fianco, dimenticando proprio nel mezzo della settimana e per un bel po’ di ore, il delirio multitasking da mamma single.
Tizianeda
E mica è facile raccontare l’emozione che risale dal respiro, come le onde del mare risucchiate dal maestrale. Come le onde che si intrecciano e vibrano una dentro l’altra e ti sperdono a furia di guardarle. Come la bellezza che ad un tratto ti vince.
E lo sapeva, lo sapeva Tizianeda che quella cosa immensa, lo sapeva che tutto quel mare ed il vento che ti entra sotto le gonne e ti trapassa toccandoti ovunque, facendo galleggiare in aria i capelli, lo sapeva che il cielo che sembra inghiottirti e lei, la ragazzina undicenne, dentro tutto questo, piccola immensa femmina spaventata con la voglia di fuggire e anche affrontarlo quel mare , cavalcarlo sola, con la forza del coraggio e della paura. Lo sapeva Tizianeda che quella cosa, l’avrebbe sommersa di emozione, come un liquido caldo.
“Mamma domenica c’è una regata. Gareggiamo anche noi ragazzini”
“Che meraviglia. Così finalmente ti vedo andare in barca a vela”
“Ho paura…e se perdo se arrivo ultima se sbaglio tutto… se scuffio…”
“Non importa tesoro, ci avrai provato”
“…”
Per questo domenica tutta la famigliola è andata vicina vicina al mare, dove c’è la scuola di vela della undicenne, in un ambiente calmo e sorridente, solido e semplice, con le facce di chi il mare lo ha stampato sulla pelle ed esce dalle parole e si muove con i gesti essenziali di chi è appassionato alla vita. La famigliola è andata per vedere la ragazzina tra onde e boe, in una giornata ventosa su quel mare turbolento, quel giorno.
E poi, poi, lei è salita sulla barca piccola e bianca, allontanandosi dentro tutto quel blu in movimento, lei sola, a guardare sempre avanti, a dover capire quale è la mossa giusta da fare, la strategia da applicare, l’inclinazione da dare alla vela per catturare il vento, la posizione da prendere per non scuffiare e sapere che se cadi dalla barca, lo devi trovare il modo per risalirci. Lei, sola.
Lei ed il mare a guardarsi in faccia e a sentire l’una il silenzio dell’altro. Fino a che il mare e quella barca con la vela puntata verso il cielo e la solitudine e la paura e il coraggio da trovare ogni volta, e la percezione che sì ce la puoi fare guardando sempre avanti, anche se torni indietro, non le saranno entrati dentro, saranno il sangue che le circola in profondità, rendendola viva e pulsante, saranno il marchio stampato nella mente e nel cuore.
E poi lei, piccola e fiera, è tornata sulla terra ferma, dopo aver portato a termine la sua gara, avvolta dall’emozione, perché succede che il mare che hai dentro fuoriesce, come l’acqua in una brocca, mostrandosi in tutta la sua immensa bellezza.
Tizianeda