Molto bene, molto bene yeah!

“Vengo a prenderti io nel pomeriggio…alle cinque meno un quarto”
“Sì, ma come mi devo vestire?”
“Comoda, in tuta, o metti i leggins. Ovviamente scarpe da ginnastica. E’ una palestra”
“Ok”
Tizianeda, che per stare comoda ha indossato un paio di jeans e delle ballerine color verde pantofola, è stata prelevata nei suoi 90 mq, dalla sua amica M. L’amica che sa guidare le moto, ama viaggiare sola, è capace di cambiare una ruota e aggiustare il motore della macchina come fosse il meccanico personale di Alonso. Che ti abbraccia ogni volta che ti vede, anche se non lo sa, perché lo fa con gli occhi. E tutto questo a Tizianeda piace.
Poi insieme a S., l’amica di M, sono arrivate in una palestra grande grande. Nella palestra c’è uno stanzone immenso, pieno di attrezzi per il fitness, il pavimento scuro, molti bicipiti, tanto sudore, un numero rilevante di canottiere, signore truccate, ed una luce soffusa, come in quei bar fighissimi dei film americani, dove c’è un lui una lei e dialoghi improbabili. Ma non era lì che dovevano entrare. Così ha seguito la sua amica M., e sono approdate in un altro stanzone, pieno di luce. Grande come un hangar.
“Vengono due signori che educano al sorriso. Insegneranno probabilmente delle tecniche per lasciarsi andare ma nell’ambito della disciplina Yoga.”
Così le aveva detto l’amica M. E Tizianeda, anche se pensa di non avere bisogno di guru del sorriso, con la sua amica M, ci è andata. Così. Perché è curiosa e voleva incontrare maestri di vita, spiritualità ed empatia.
E da questi maestri di vita, spiritualità ed empatia, per i trenta minuti in cui lei e le sue compagne di avventura, sono riuscite a stare dentro l’hangar, prima di fuggire, sono state invitate ad emettere versi tipo “ohoh ahah”, come Babbo Natale con le renne. A esprime la propria contentezza per essere lì in quel folto consesso agitato gridando con le braccia in alto “molto bene molto bene Yeahhh!!!!”. Hanno dovuto simulare risate rumorose da rivolgere agli sconosciuti presenti e sono state cazziate quando, invece di obbedire, ridevano tra di loro veramente. Poi qualcuno ha acceso la musica, e come per incanto la palestra si è trasformata in un gaudente villaggio turistico, con immancabile trenino umano.
“No guarda il trenino proprio no, che anche alle feste mi mette tristezza…dai ora sono tutti distratti, scappiamo prima che ci fanno di nuovo qualche cazziatone”
“Sì andiamo via”.
E così le tre donne sono fuggite, lasciando la folla e la festa di capodanno.
“Mi aspettavo qualcosa di diverso”
“Anche io”
“Sì anche io”
“Comunque il prossimo sabato se vi interesse c’è una lezione di danza del ventre…”.

Tizianeda, che ha dato risposte incerte, ancora non sa se andrà alla lezione di danza del ventre che non ci si vede proprio, o se preferirà accompagnare la undicenne in piscina al posto dello Sposo Errante…

Un sorriso yeah a tutti voi!

Tizianeda

2 thoughts on “Molto bene, molto bene yeah!”

  1. Guendalina Strana ha detto:

    Impossibile e dannoso trattenere una risata spontanea e altrettanto terrificante far finta di ridere credendo che ci faccia bene. Io, che della risata sono una vera cultrice, sarei scappata molto prima…ma non prima di aver dato un calcio nel sedere all’insegnante mentre era assorto a cazziare qualcuno che stava ridendo sul serio…poi avrei passato l’ora successiva a riderne con le mie amiche. Tu che sei una donna di legge: avrei commesso un reato?! Forse sì, ma sarebbe stata legittima difesa!

    1. Tizianeda ha detto:

      In questi casi la cosa migliore è la fuga ;-).

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