Un pomeriggio, tacchi dodici e calzettoni di lana

“Vieni che ti abbraccio, magari è come la legge dei vasi comunicanti la bonaggine passa da te a me!”
Ride ed è bella con quella fila dritta di denti bianchi. Lei è la cugina tacco dodici, femmina in pensieri parole opere ed azioni. Si sono incontrate con Tizianeda. Lei, che abita in un’altra città calabrese è arrivata con la sua macchina e sua figlia che le somiglia. “Aspetta che mi cambio le scarpe”. Si risiede sui sedili posteriori. Tizianeda si accorge solo adesso che ai piedi, ha normalissimi stivali bassi. Una bestemmia praticamente. Dalla profondità della macchina tira fuori due oggetti contundenti. Le sue fedeli compagne di vita. Le sue scarpe dal tacco acuminato. Sfila le altre e si mette il prolungamento naturale delle sue gambe. Ora è proprio lei. Le due cugine iniziano a camminare a piede lungo una ripida discesa. E mentre Tizianeda nella normalità dei suoi accessori bipedi deambula zigzagando, lei scende con lieve naturalezza, la stessa che Tizianeda ha, quando vagola per casa con i suoi calzettoni di lana, senza la parte lieve però.
E’ tanto che non si vedono. Oggi sono felici perché l’amore vuole abbracci e corpo. Lei cammina e guarda, consapevole di ogni centimetro femmina del suo corpo. Tizianeda si affianca a lei, figlia della zia Sisa, la zia che non c’è più, la zia santa. Le cinge il braccio con il suo. “Parlami di nonna Ines, io ho pochi ricordi, tu l’hai vissuta di più” le chiede “Era bellissima, alta e con le gambe lunghe e sottili ” “Porca miseria avevo un 50% per cento di possibilità di assomigliarle e mi sono beccata il 50% sbagliato” Ridono e sembrano una cascata .“A volte stava a casa con la sottoveste nera e le scarpe eleganti, e cuciva a macchina. La nonna era matta, amava la vita, era una bambina, litigava con il nonno, si amavano follemente”.
Passano veloci le due ore che si sono regalate, si riabbracciamo. Si sentono consolate da questo fluire amoroso che ha viaggiato per generazioni e vite, dove ognuno si porta qualcosa dell’altro.
Quanto alla bonaggine invece, la cugina se l’è riportata tutta con sé insieme ai tacchi dodici, che poi mica Tizianeda ci sa camminare. Lei che già sta pensando ai suoi comodi calzettoni che l’aspettano a casa, dove ritorna lieta e carica di storie che le appartengono.

Tizianeda

2 thoughts on “Un pomeriggio, tacchi dodici e calzettoni di lana”

  1. Name ha detto:

    Come ben sai ti assomiglio in quanto ad accessori……… ed anche in quanto a cugine con i centimetri femmine (le centimetre?)! E so, e vorrei sottolinearlo, che quanto lasciamo in tacchi e aderenze lo riguadagnamo con avanzo a soffusa “sciamparata” femminilità interna, quella che allarga il sorriso dei nostri cari quando entriamo in casa dal lavoro, che illumina le giornate buie di pioggia battente e cielo nero con un gioco nuovo insieme, che arreda la malinconia dei piccoli dolori con le giuste parole, e riempie il cuore dei nostri compagni (che in fondo ci hanno preferite così, il carciofotto nel mazzo di tulipani, forse in preda ad un inguaribile sindrome da Professor Higgins in My fair lady! P.s. anche la mia piccola miss è bona!!!!!!!!!!

  2. Tizianeda ha detto:

    Tulipani o carciofi tacco dodici o comodi calzettoni siamo tutte parte di una tavolozza colorata in cui essere donne e potersi esprimere come più ci piace è una gioia e un privilegio . Baci a pioggia.

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