“Ma no, dai Sposo Errante, prendiamo il treno noi tre e scendiamo alla stazione di L.”
“Sì hai ragione, così non devo tornare per poi risalire tutti insieme”.
La famigliola ha deciso di trascorrere il fine settimana tra una spiaggia e un mare che Tizianeda conosce, perchè lì viveva la zia che non c’è più, la zia Sisa, quella buona come il pane caldo e avvolgente come un abbraccio, lì dove troverà ad accoglierla le sue figlie : C. P. e D. la cugina tacco dodici, quella bonissima.
Ora Tizianeda, per poter ricongiungersi con lo Sposo Errante, che lavora in una città vicino a questo mare dove andranno a sguazzare, ha deciso di salire su un treno con i due minori, sedersi con loro sulle sue poltroncine imbottite, ed ivi sostare per un’ora e un quarto, salvo ritardi, disguidi, tempeste, pioggia di meteoriti, assalto dei pirati, invasione di alieni, attacco di cavallette, letargia improvvisa che li farà d’incanto ritrovare tra le Alpi Svizzere “ma non dovevamo andare al mare, mamma?”, esasperazione dei passeggeri per la logorrea compulsiva del settenne, che provocherà tumulti e rivoluzioni.
Insomma, Tizianeda, che di treni praticamente non ne prende mai, men che meno con i due minori debosciati, che è un bel po’ fifona, che soffre di ansia da prestazione e si muove nel mondo a tratti destabilizzante della fantasia iperattiva, da due giorni oscilla tra l’entusiasmo di una adolescente dinanzi ad una novità e l’ansia di una adolescente dinanzi ad una novità. E quindi, pensando ai nostri treni, che è un po’ come te la manda Dio e al settenne ed alla undicenne avvinghiati al seguito, lei si sente coraggiosa ed indomita come un’avventuriera alla ricerca dell’oro, come una scalatrice di pareti rocciose impervie, come una navigatrice solitaria, o come quel tipo, suo coetaneo, che un giorno si è svegliato ed ha pensato di fare un bel volo dallo spazio, così giusto perché nessuno lo aveva fatto prima, per superare i propri limiti e vedere cosa succede. Proprio come Tizianeda.
P.s.: questo post è dedicato a chi conosce la paura ma anche l’ansia ed il panico, perché per dieci giorni in cui si pensa oddiononcelapossofare, arriva l’undicesimo in cui si crede di potercela fare. A chi pensa di non avere le risorse ed invece dentro ha un mondo sorprendente che può salvarlo e fuori…fuori sempre un abbraccio da qualche parte che lo aspetta.
Un saluto allegro e a lunedì (se scendiamo dal treno alla stazione giusta).
Tizianeda
In questo fine settimana, la famigliola, avvezza alla diaspora settimanale, si è ricompattata, per fuggire in quel posto fresco, profumato di legna resina e terra, in quella casa con lo spazio per il fuoco, che non è della famigliola, ma che negli ultimi anni è diventata il suo rifugio estivo.
E poiché in due giorni le cose da fare sono tantissime i quattro si sono abbandonati a molteplici e variegate attività: 1) dormire, anche il pomeriggio, ché il sonno in quelle ore lì, dovrebbe essere istituito per legge, perché dopo avere soddisfatto il bisogno di letargia, ti senti in armonia con l’universo, in preda al nirvana, avvolto dalla pace cosmica 2) suonare il basso elettrico, con le cuffie alle orecchie in uno stato concentrato di trance – “così non disturbo nessuno” “ma Sposo Errante, guarda che ci siamo solo noi nel raggi di un chilometro” – 3) palleggiare in uno stato concentrato di trance ( perché il settenne in questa attitudine alla concentrazione pervicace, ha subito l’osmosi paterna), il pallone da beach volley color arcobaleno “così imparo a giocare a basket” 4) giocare a pallavolo con il pallone arcobaleno da beach volley e Tizianeda diventare la campionessa contesa tra i due minori . “Io gioco con mamma” “No, abbiamo detto maschi con i maschi e femmine con le femmine” “Ma uffa non è giusto!” “Ok bambini, facciamo a turno, prima gioco con lei e poi con te settenne…accidenti a pensare che quando ero ragazza e giocavamo in spiaggia, nessuno mi voleva in squadra, che soddisfazione!” 5) riuscire a finire uno dei troppi libri iniziati e accatastati sul comodino e scelto da Tizianeda, come un Maraja che cerca tra le tante donne del suo harem quella che potrà soddisfare i suoi piaceri notturni 6) guardare la sera un film di quelli scemissimi tutti insieme, braccia gambe mani intrecciate per tutto il tempo della visione 6) la domenica pomeriggio riempire il cofano della macchina di frutta e verdura comprata dalle contadine del posto, e ritornare a casa, rilassati e contenti di tutto questo tempo semplice – “dai bambini ora mettiamo la musica a tutto volume come i tamarri…undicenne c’è la tua canzone preferita quella dei Depeche Mode…” “Mamma ti prego…abbassa…mi stai mettendo in imbarazzo” “Ma smettila non c’è nessuno, siamo in mezzo alle montagne…dai balliamo…” 7) ballare e cantare e ridere sulla macchina mentre lo Sposo Errante guida concentrato, partecipando al tripudio di cretineria con il suo contributo verbale: “vedi che ti ‘ttaccano!” (traduzione per chi non fosse del sud sud: mia simpatica sposa, chi ti vede potrebbe avere l’intimo sospetto che la tua personalità sia alquanto alterata, che io sia un pazzo ad averti sposato ed i bambini bisognosi di un’assistente sociale. Ma poiché ti sorrido, voglio che continui, perché anche se permango in uno stato di apparente imperturbabilità, in realtà mi sto divertendo tantissimo. Grazie per quel tocco di allegra follia con cui coinvolgi tutti noi e che ancor oggi continua a stupirmi. Comunque, per favore, se dovessimo incontrare qualcuno per la via, gentilmente cessa ti muoverti in questo modo convulso. Ti voglio bene il tuo Sposo Errante).
Tizianeda
“Mamma non trovo lo zaino…”
“Oggi bambini c’è papà a casa, quindi per qualsiasi cosa rivolgetevi a lui”
“Mamma non esce più il dentifricio”
“Vai da papà tesoro”
“Mamma non trovo le scarpe”
“Chiedi a papà”
“Mamma ci porti tu ai campi estivi?”
“No, vi porta papà”
“Mamma…”
“Bambini, oggi eccezionalmente papà è a casa, quindi mamma che si sente in vacanza, ora scende nel suo studio di avvocata un piano più giù, per concentrarsi solo sul lavoro. Mi raccomando per qualsiasi cosa c’è papà. Chiamatemi soltanto se una colonia di alieni bavosi sta per rapire tutti e tre. Così torno a casa e vi saluto”…
“Pronto?”
“Mamma…”
“Settenne, sto lavorando…vi stanno rapendo gli alieni bavosi?”
“No mamma, devo farti una domanda?”
“Non puoi farla a papà?”
“No. E’ una cosa che riguarda te personalmente…posso giocare altri 10 minuti con i video giochi?”
“Santo cielo….no, lo sai che più di quaranta minuti al giorno non puoi giocare!”
“Per favore maaaaammaaaa”
“Chiedi a tuo padre, se non è scappato da casa”
Il padre di quei due debosciati non è scappato da casa, e pazientemente ha risposto alle loro domande, ha trovato gli oggetti dispersi, li ha accompagnati e poi li ha ripresi ai campi estivi. Ha comprato per merenda, un salutare e nutriente pacco di patatine fritte, che Tizianeda, madre perfida, non gli farebbe mangiare mai, ha concesso al settenne, un bonus di dieci minuti ai video-giochi. Il pomeriggio è uscito con il piccolo di casa, che desiderava ardentemente un pallone da basket, indispensabile per l’attuazione della sua ultima passione: il palleggio compulsivo, lasciandogli scegliere una palla colorata come l’arcobaleno, però da beach volley – “Mamma la uso pure per giocare a beach volley” – anche se fra qualche giorno la famigliola andrà in montagna.
Così Tizianeda – pur dovendo porre un freno alle continue richieste dei due minori, ormai assuefatti, alla gestione feriale mono-genitoriale – ha goduto della privilegiata e comoda condizione di donna con marito al fianco, dimenticando proprio nel mezzo della settimana e per un bel po’ di ore, il delirio multitasking da mamma single.
Tizianeda
E mica è facile raccontare l’emozione che risale dal respiro, come le onde del mare risucchiate dal maestrale. Come le onde che si intrecciano e vibrano una dentro l’altra e ti sperdono a furia di guardarle. Come la bellezza che ad un tratto ti vince.
E lo sapeva, lo sapeva Tizianeda che quella cosa immensa, lo sapeva che tutto quel mare ed il vento che ti entra sotto le gonne e ti trapassa toccandoti ovunque, facendo galleggiare in aria i capelli, lo sapeva che il cielo che sembra inghiottirti e lei, la ragazzina undicenne, dentro tutto questo, piccola immensa femmina spaventata con la voglia di fuggire e anche affrontarlo quel mare , cavalcarlo sola, con la forza del coraggio e della paura. Lo sapeva Tizianeda che quella cosa, l’avrebbe sommersa di emozione, come un liquido caldo.
“Mamma domenica c’è una regata. Gareggiamo anche noi ragazzini”
“Che meraviglia. Così finalmente ti vedo andare in barca a vela”
“Ho paura…e se perdo se arrivo ultima se sbaglio tutto… se scuffio…”
“Non importa tesoro, ci avrai provato”
“…”
Per questo domenica tutta la famigliola è andata vicina vicina al mare, dove c’è la scuola di vela della undicenne, in un ambiente calmo e sorridente, solido e semplice, con le facce di chi il mare lo ha stampato sulla pelle ed esce dalle parole e si muove con i gesti essenziali di chi è appassionato alla vita. La famigliola è andata per vedere la ragazzina tra onde e boe, in una giornata ventosa su quel mare turbolento, quel giorno.
E poi, poi, lei è salita sulla barca piccola e bianca, allontanandosi dentro tutto quel blu in movimento, lei sola, a guardare sempre avanti, a dover capire quale è la mossa giusta da fare, la strategia da applicare, l’inclinazione da dare alla vela per catturare il vento, la posizione da prendere per non scuffiare e sapere che se cadi dalla barca, lo devi trovare il modo per risalirci. Lei, sola.
Lei ed il mare a guardarsi in faccia e a sentire l’una il silenzio dell’altro. Fino a che il mare e quella barca con la vela puntata verso il cielo e la solitudine e la paura e il coraggio da trovare ogni volta, e la percezione che sì ce la puoi fare guardando sempre avanti, anche se torni indietro, non le saranno entrati dentro, saranno il sangue che le circola in profondità, rendendola viva e pulsante, saranno il marchio stampato nella mente e nel cuore.
E poi lei, piccola e fiera, è tornata sulla terra ferma, dopo aver portato a termine la sua gara, avvolta dall’emozione, perché succede che il mare che hai dentro fuoriesce, come l’acqua in una brocca, mostrandosi in tutta la sua immensa bellezza.
Tizianeda
“Cosa ti regalo per il compleanno, bella?”
“Mi vuoi fare un regalo? Oh grazie…ecco…prendimi un pc portatile che l’altro ha i giorni contati ormai”
E così lo Sposo Errante, che è un tipo serissimo e tra il dire ed il fare c’è il dire e fare e basta, ha rapidamente studiato su qualche rivista specializzata, ha girato per qualche negozio travolgendo di domande i titolari, scegliendo dopo attento meditare quello giusto, il più adatto alle esigenze di Tizianeda. Poi ha atteso che lo spedissero dalla ditta.
Lui il pc, è approdato nei 90 mq della famigliola due giorni fa, rivestito di blu lucido – “Accidenti elegante” -custodito e protetto dentro un’austera e professionale borsa nera.
Ieri sera Tizianeda ha deciso di inaugurare il prezioso oggetto che potrà portarsi in viaggio, in montagna, al mare, farlo scendere un piano più giù, nel suo studio di avvocata, e in giro per tutte le stanze di casa, persino in bagno quando per trovare solitudine si chiuderà a chiave con becere scuse.
Per un adeguato incipit al prezioso gioiello tecnologico dalle forme eleganti e dal colore raffinato, con modalità allineate a tanta austera grazia, avrebbe potuto scrivere un serissimo e ben costruito atto giudiziario, o una mail compunta di lavoro o collegarsi alla rete e svolgere una attenta ricerca su questioni controverse di diritto. Certo avrebbe dovuto fare questo con un oggetto del genere, lucido ed ancora odoroso di nuovo.
Per questo ieri, nella calma della sera, quando ci si sente sopravvissuti della giornata trascorsa, ha acceso il suo strepitoso pc portatile, di blu vestito.
“Guarda si possono fare belle foto…bambini venite qui che facciamo insieme una fotografia e poi la salvo sullo schermo.”
E così Tizianeda e gli altri due debosciati che alla velocità della luce avevano occupato la loro postazione preferita, uno attaccato al braccio destro e l’altro incollato al braccio sinistro della madre, sotto lo sguardo rassegnato dello Sposo Errante, hanno dato libero sfogo alla loro articolata fantasia mimica in venti pose plastiche, in un tripudio di sorrisi esagerati, di pollici in alto, dita a V , mani a forma di corna che spuntano sulla testa di quello accanto, smorfie, occhi sbarrati e linguacce. Poi i tre hanno scelto una immagine tra le venti, decisione alquanto ardua viste le impercettibili differenze.
Ora, quando il serissimo pc si accende, appare sullo sfondo l’immagine di tre tizi strambi abitanti di chissà quale terra capovolta, con l’aria di spassarsela un mondo.
Per fortuna che c’è l’aggeggio elettronico dello Sposo Errante, che lo apri e spuntano due bambini fermi in un sorriso compunto. In una di quelle belle fotografie che le guardi e ti viene da dire: “ma che bei bambini… complimenti alla mamma”.
Tizianeda
“Hai sentito sono di Palmi, come mio nonno… Zitto zitto, aspetta… il signore alto con il codino è stato in Svezia e anche in Inghilterra. Suona e canta. Uh, una volta ha mangiato la zuppa di renna. Chissà che storie… guardano un video di un concerto…sta cantando ora uno di loro…che bella voce”
“Disturbiamo signora?’”
“No ma che disturbate lei ha una bellissima voce, quando canta dal vivo è molto meglio”
“No non sono io quello che canta nel video”
“Oh allora lei è molto meglio!”
“Sono io quello che canta nel video”
“Ecco volevo dire siete bravi cioè tutti e due ma dal vivo.. è meglio…”
…che figura….
“Quello che canta veramente bene è Franco”
Il terzo uomo, quello con il codino che è stato in Svezia ma è di Palmi, un paese calabro.
“Ma avete un accento familiare…” Ora mi mandano a quel paese.
“Siamo di Palmi”
“Ecco perché l’ho riconosciuto…anche mio nonno era di Palmi si chiamava S***”
“ S***? Io ho avuto un compagno di scuola che è amico mio. Si chiama Mimmo S***”
“Ma certo, è il figlio di un cugino di mia madre…morto poverino”
Ecco Tizianeda non sa come quando e perché all’improvviso lei e lo Sposo Errante unici avventori di una piccola trattoria di montagna insieme ai tre signori seduti nel tavolo accanto, si sono trovati a chiacchierare vicini vicini con le sedie in cerchio. Tizianeda che subisce la fascinazione delle conversazioni altrui, perché le piace immaginare le vite dietro le parole, ha scoperto che i tre signori provenienti dallo stesso paese di suo nonno, con quell’accento armonico e oscillante, appena aspirato, con le sc ariose e mai sciatte, sono tre amici accomunati dal potere affascinante della musica e del canto popolare. Uno di loro è un pediatra colto ed esilarante, che ha raccontato una marea di aneddoti surreali suoi pazienti perduti tra le valli calabre ed ha spiegato il motivo della forza culturale di Palmi, pare un tempo colonizzata da Atene. L’altro, Franco, il signore con il codino ed i capelli anarchici e bianchi, alto come un gigante scolpito tra le montagne rocciose, con i piedi che sicuro ad ogni passo fanno bum bum bum contro il terreno, le mani venose e la faccia antica che ti sembra di vederci dentro un tempo lontano lontano di case con i soffitti alti, di addii e ritorni, era vissuto a Stoccolma, aveva lavorato in banca, per trent’anni e suonato per passione irrinunciabile, musica popolare italiana in locali riscaldati da termosifoni ed alcool. Era stato lì fino alla pensione per poi andarsene a fare chissà cosa in Inghilterra e dopo tanta lontananza ritornare alle origini,nel luogo da dove tutto era iniziato.
“Franco perché non gli suoni qualcosa”
“Sì sì signor Franco ci suoni qualcosa!”
E così il signor Franco, ha preso la sua chitarra classica ed ha avvolto con la sua voce da gigante Tizianeda e lo Sposo Errante. Due tre quattro canzoni.
Così, tra una sonata e applausi entusiasti, si è fatto tardi accidenti. Le due compagnie, si sono salutate con il lieve imbarazzo e la strana gratitudine che si innesta tra sconosciuti che hanno goduto di un’improvvisa intimità rilassata. Poi il signor Franco ha chiesto l’indirizzo di casa ai due adulti della famigliola. “Tanti anni fa ho inciso un 45 giri, appena lo ritrovo tra gli scatoloni ve lo spedisco”.
“Grazie! Davvero? Ma che regalo che ci avete fatto voi oggi ”
“Veramente addirittura un regalo!”
“Sì, certo come le cose belle che ti arrivano inaspettate”.
Già, proprio come le belle cose che arrivano inaspettate.
P.s.: A proposito di cose belle. Oggi è il compleanno di una donna preziosa, una presenza lieve e pulita generosa e affettuosa, attenta e coraggiosa, parte della mia vita e dei tanti che mi ruotano attorno, con in comune il nonno di Palmi, il nonno buono, nonno Carmelo. Lei è la cugina Bianca o ZiaBianca per come la chiamano in rete gli amanti della suo cucina garbata. Auguri ragazza per i tuoi cinquanta anni anche dalla terra capovolta.
Tizianeda
Quando Tizianeda era piccina, ed il mondo aveva un’andatura lenta, nel tempo in cui parlare al telefono era un lungo preliminare di azioni, quando la televisione stava appoggiata su un mobile solido e massiccio, e se volevi scrivere a qualcuno lontano, dovevi trovare carta penna un tavolo una busta un francobollo e la cassetta delle poste dove infilare la lettera dentro la busta con il francobollo, insomma in questo tempo qui, il mese di luglio, per lei e i suoi fratelli, oggi zio Peppino e zia Dada, era il mese del mare. I genitori, professori beneficiari di tanta lontananza estiva dal lavoro, incastravano dentro la macchina familiare tra valige, scatoloni e buste, i tre bambini e partivano per approdare in una casa davanti ad una distesa di acqua e sale. Tizianeda di quel mese, ricorda i giochi sulla spiaggia che era lunga lunga e bianca e la sabbia sottile ti si infilava ovunque, nei capelli, tra le dita dei piedi, dentro il costume, dentro il letto. Ricorda gli amici bambini che insieme si inventavano mondi per perdersi dentro, ricorda il calore troppo estivo che non sopportava e la faceva diventare nervosa dopo giorni di sole bagno asciuga sole sole sole sole. Ricorda le ore del silenzio, quelle che fa più caldo ed è meglio stare fermi e poi si doveva tutti riposare in quelle ore lì e ricorda la granita con la panna compatta e profumata mangiata tra i tavoli all’aperto della gelateria, quella buona. Poi a fine mese la macchina familiare con le manopole per abbassare i finestrini e il portabagagli anche sul tetto, veniva di nuovo riempita degli oggetti quotidiani, i tre fratelli incastrati tra tutte quelle cose e si ritornava in città, al chiuso delle mura di casa con addosso il profumo di sole acqua sale e sabbia.
Oggi il mese di luglio è un’altra cosa ed un’altra vita. Il mese di luglio gli adulti della famigliola lavorano, forse più degli altri mesi e i due debosciati la mattina vengono accompagnati in quei posti che si chiamano campi estivi. Come quello dove va la undicenne, da ormai tre anni dentro lo spazio ventoso della città sbilenca davanti al mare, dove ha imparato a virare scuffiare e cazzare la randa, che sembra una cosa scostumatissima ed invece pare sia una cosa fighissima. Quanto al settenne, dinanzi alla proposta di andar per mare in barca a vela ha risposto con un laconico “no grazie”. Così lui che è uno pro-terra ferma, approda in un altro campo estivo dove fa tanti sport e giochi per poi tornare a casa sudato sporco e felice.
Tizianeda invece dopo aver assolto alla funzione di autista, continua a fare quella che ha fatto tutto l’anno: incastrare lavorare accompagnare gridare ridere fare la scema aver voglia di fuggire aspettare la sera lo Sposo errante esausto, anelare al venerdì per sentirsi salva. A tutto questo delirio, ora si è aggiunta l’attesa del mese di agosto per fuggire con la famigliola nella casetta in montagna avvolta da felci, ortensie blu e silenzio fresco.
Tizianeda
“Eppure, Sposo Errante, ne vorrei un altro”
“Come??”
“E’ che a volte mi viene nostalgia, quando guardo le foto di quei due debosciati, piccini piccini. Ecco… mi si smuove un’emozione da qualche parte e penso che lo vorrei un altro figlio. Ma poi mi passa tranquillo”.
Sì per fortuna Tizianeda, riesce a fermare l’onda anomala della nostalgia, sottoponendosi a sedute di autocoscienza. Per bloccare lo tzunami malinconico, le basta far riemergere qualche lontano ricordo: 1) la follia da costante e progressivo stato di intossicazione ormonale. Per nove mesi 2) l’impossibilità di guidare la macchina per evidente alterazione della personalità 3) il taglio cesareo, nefasto come una grave intossicazione da cozze vongole e ostriche 4) i segni indelebili che tracciano la pelle come una carta geologica, volgarmente detti smagliature 4) i ginecologi 5) la mancanza di sonno che trasformerebbe anche le Fate Turchine in Erinni furenti 6) la borsa , stipata di pannolini body canottiere fazzoletti salviette tovagliette e altro, che quando la dimentichi, ti agiti come se avessi azionato il bottone di autodistruzione della galassia 7) l’instaurazione con il marito di un rapporto fratello/ sorella.
E’ grazie al riemergere dalla memoria di questi cupi pensieri, che Tizianeda non si farà tentare da certi istinti primordiali.
Però le basta rivedere le foto di quei due debosciati quando erano tondi e morbidi, le basta vedere un piede a salsiccia, una mano umida di bava. Le basta una foto con uno di quei due in braccio che ride o dorme e anche smoccia. Ecco le basta questo perché da qualche parte dentro senta un sussulto atavico.
Poi se questo succede in una domenica estiva con la temperatura autunnale, dentro un clima rilassato e amichevole, dove c’è anche una donna non più ragazzetta, con una tonda protuberanza che invade lo spazio e non resisti, devi toccare quel corpo abitato. Se questo succede il giorno del tuo compleanno, che si sa i compleanni sono l’avvertimento del tempo che tira dritto strafottente e invece un figlio è il tentativo ottimista di fermarlo, il tempo. Insomma se succedono tutte queste cose insieme, Tizianeda si sente qualcosa dentro che vibra e chiama. Ma poi, poi, per fortuna le passa.
Tizianeda
“Perché rallenti Sposo Errante?”
“Ma non senti che fa uno strano rumore? C’è qualcosa che non va. Ho paura che si stia staccando la ruota. Non te ne sei mai accorta?”
“Sì l’altro giorno forse… ma poi non ho sentito più niente e non ci ho più pensato…”
Lo Sposo Errante e Tizianeda, sono usciti da casa presto presto, in un’ora in cui le strade sono attraversate da poche entità umane, che si materializzano come ectoplasmi svogliati.
Tizianeda ha pensato di accompagnare lei, l’uomo adulto di casa, che doveva prendere un aereo che lo avrebbe portato a Roma, per poi riportarsi sotto casa il rumoroso mezzo di trasporto.
Così, dopo aver lasciato sposo e bagagli, è ritornata indietro con la macchina cigolante che usa in città, la macchina che c’era prima che lei incontrasse il padre dei due minori debosciati. Quella senza servo sterzo, quella che sputa aria fredda in inverno e calda in estate e anche fuliggine e pulviscolo, quella con le manopole per aprire i finestrini posteriori che devi essere come Braccio di Ferro dopo la dieta di spinaci, o Clark Kent quando è senza occhiali e con il pigiama blu con la S. Quella che per parlarci dentro devi gridare come nella pancia di un Antonov da trasporto merci, in picchiata, quella che incastrata nel cruscotto ha un parallelepipedo di ferro e plastica per sentire la radio o infilarci le cassette, che però non funziona più.
“Ok Tizianeda vado, ci vediamo domani sera. Mi raccomando vai piano e appena arrivi a casa chiamami”
“Tranquillo se si stacca la ruota mi fermo sul ciglio della strada e faccio l’auto-stop. Meno male che mi sono vestita carina. Ho messo pure gli orecchini guarda”
“Mmmm”
Poi Tizianeda non ha potuto sperimentare le sue femminili doti attrattive, né ha dovuto svegliare, come probabilmente avrebbe fatto, la zia Dada, sua sorella.
Così procedendo alla velocità di una carovana di cammelli nel deserto, è ritornata nei suoi 90 mq, grazie alla simpatica macchinina, scortata dal rumore di aereo in picchiata e di treno sferragliante su rotaie consunte.
Tizianeda sospetta che l’inevitabile cedimento strutturale sia imminente.
Tizianeda
Aveva pensato di andare tutti al mare che tanto, qui ce n’è tantissimo. Di riempire la borsa quella grande grande e colorata, di teli spugnosi, maschere e retini per i due minori debosciati a caccia della Sirenetta, di Nemo, della Balena di Pinocchio, Nettuno, dei cavallucci marini e di qualche pesciolino anonimo. Di costumi asciutti che ad un certo punto sostituiscono quelli bagnati, di crema protezione infinito +, di frutta fresca che ti eleva allo status di nutrizionista perfetta. Aveva pensato sì di andare al mare, e chi se ne frega se nell’ombrellone accanto c’è sempre la bonazza ricoperta di uno stitico perizoma, chi se ne frega se il contatto con l’acqua fa riemergere dai suoi ricordi come un cibo mal digerito, la maledizione del mantra ossessivo: bagnati nucapolsipancia pena la sincope immediata da acque dei mari del nord. Che importa se poi arriverà quell’orario della mattina, in cui la sua pressione sanguigna si abbasserà in modo direttamente proporzionale all’aumento della fame, maledicendo tutta quella frutta in borsa mentre quelli due file più avanti, si strafogano di panini con la parmigiana.
Ecco Tizianeda, in nome del benessere familiare aveva deciso stoicamente di soffocare la sua innata avversione per le spiagge estive, aveva deciso di immolarsi in nome del superiore benessere familiare, di farsi dolcemente trasportare dai consigli delle nonne, delle altre mamme, dei pediatri, delle associazioni pro-spiaggia, pro-mare, pro-sole, pro-iodio ad oltranza, sentendosi così una donna fantastica e altruista…
“Allora ragazzi, diamoci una mossa. Che ne dite se facciamo un pic-nic in montagna?”.
P.S.: Solo per dire che la famigliola, alla fine di tanto meditare, non è andata ne’ al mare ne’ nella proposta montagna, optando per la terza possibilità: l’ozio casalingo. Così la undicenne ed il settenne hanno giocato, guardato la Tv, chiacchierato, bisticciato. Lo Sposo Errante ha potuto stare un po’ di più con il fidanzato: il suo nuovo basso elettrico supersonico. Tizianeda ha deciso che voleva cucinare (iniziando in preda ad un impulso misterioso e compulsivo dalla sera prima). Ha anche guardato un film bellissimo, una storia a lieto fine come una favola piena di vita vera. Un film pieno di femmine spagnole gioiose e giocose, fiere e coraggiose come certe donne della terra capovolta. Lo ha visto, seduta placida sul divano, con il settenne attaccato come un mollusco, tra un bacio a ventosa ed un abbraccio.
Tizianeda