Ci sono quattro persone, che camminano più o meno vicine lungo un tragitto. C’è un tipo ossuto e scuro che emette inquietanti versi “tszi tszi gnieee tszi tszi”, che riecheggiano sopra i marciapiedi. C’è una tipa magra magra con la testa cosparsa di molle bionde, alta quanto l’ ossuto e scuro. Lei ha due orecchie nere e lunghe che le spuntano dalla testa . Poi c’è anche un’altra tizia, un po’ più alta di quei due, con lo sguardo che è a tratti un misto di “e va be’, devo fare qualche cosa, ma guarda tu”. Ha la giacca fucsia e le ballerine ai piedi verde smeraldo. Che chissà che le passava per la testa prima di vestirsi così a muzzo. E in fine, c’è l’ultima tipa. Cammina un po’ distante dal gruppo, un po’ più avanti, facendo finta di essere sola. E’ carina con le sue eteree scarpette cipria ricoperte di borchie acuminate, felice sintesi di quello che lei è adesso. Questo insolito consesso potrebbe essere:
a) Una setta strampalata predicatrice dell’accostamento cromatico libero (a muzzo appunto), adoratrice di versi onomatopeici, conigli e rock and roll .
b) Quattro pazzi fuggiti dal manicomio.
c) I coraggiosi Hobbit della Compagnia dell’Anello venuti a salvare la Terra di Mezzo dagli oppressori.
d) O semplicemente, un settenne che gioca per strada. E mentre cammina delizia gli astanti con un piacevole sottofondo musicale rap, emesso dalla sua bocca sputacchiante. La cugina coetanea del settenne che si crede sua sorella gemella, con in testa il cappello da coniglio arrivato qualche mese fa dall’America, dentro una scatola. Tizianeda con le sue ballerine verde smeraldo che le ricordano tanto le pantofole di feltro che aveva quando era ragazza e studiava all’università dall’altra parte del mare. Quelle pantofole che una volta si è dimenticata di togliere. Così è uscita da casa per recarsi nel suo serissimo Ateneo oltreconfine, ignara degli accessori discreti ai piedi, valorizzati da spessi calzettoni bianchi. Tizianeda che pensa anche ai due aggettivi usati dal settenne per il compito a casa: ”cicciottella” e anche “un po’ grassottella”, che pensa alle zucchine e alle pietanze tristi tristi. Che si chiede perché le maestre assegnano ai minori testi intitolati “Descrivi la tua mamma” – “Devi per forza metterci questi due aggettivi?”, “Mamma la maestra vuole che diciamo la verità” , “…” -. E in fine la undicenne, che cammina un po’ lontana senza perdere di vista gli altri. Lei avvolta negli effetti psicotropi della pre-adolescenza. Che, prende distanza e misura da quei due piccoli debosciati e strambi come l’infanzia e dalla tipa con la giacca fucsia e le scarpe verde smeraldo che è lì con loro e li guarda beata e divertita anche se a tratti ha un sussulto pensando alle zucchine, alle pietanze tristi tristi e alla dieta che prima o poi dovrà iniziare.
Tizianeda
Piccoli piaceri della vita :
– il profumo delle pesche
– la cesta del bucato da lavare. Quando è vuota
– il venerdì sera
– il rumore del vino versato nel bicchiere
– l’odore antico della credenza della nonna
– i due minori addormentati nel lettone che si girano contemporaneamente su un fianco
– le polpette al sugo di nonna santa Gina
– i libri sul comodino
– trovare in casa un oggetto che credevi perduto mentre stai cercando altro
– le parolacce
– camminare
– ballare sola in casa
– pronunciare le parole “a muzzo” “stortia” “scialare”
– il caffè delle 11,00 in compagnia
– la mia pianta di orchidee, quando si deciderà di fare almeno un fiore (anche smunto)
– scrivere
– gli occhi che si chiudono dal sonno, mentre la sera leggi un libro a letto
– impastare acqua farina e lievito
– la telefonata del sabato pomeriggio: “fai la pizza stasera?”
– un film che parla di diritti violati, che ti arrabbi per tutto il tempo, ma poi i malvagi perdono
– le scarpe con il tacco alto, però comode che ci sai camminare anche tu
– un bacio sulla guancia con lo schiocco
– le battute da collegiali pudibonde scambiate con le amiche davanti ad un bicchiere di birra
– sorridere, chè tanto non costa niente
… e potrei continuare per giorni e giorni, ma mi fermo qui. Se vi va continuate voi…
Tizianeda
Un anno fa iniziava l’avventura della terra capovolta con questo post qui. Poi se ne è aggiunto un altro e poi un altro e poi un altro ancora. In questo anno ho ricevuto l’affetto di tutti voi che da qui passate, che con me vi fermate per poi ritornare. Che lasciate come un messaggio in mare, preservato da una bottiglia sigillata , i vostri pensieri. Oggi faccio festa con voi, per esempio in un posto colorato come questo:

Un saluto allegro e festoso.
Tizianeda
“Tizianeda mi hanno chiamato. E’ arrivato. Vado a prenderlo”
“Ok”
Nei 90 mq della famigliola, ce n’era già uno, che lui usava applicandosi come un alunno concentrato. Poi ha esordito dicendo “Sì però è un giocattolo”.
Dopo questo messaggio subliminare, ha riempito il suo comodino di riviste monotematiche, che se le leggi dall’ultima pagina alla prima e viceversa fa lo stesso. Ti annoi.
Un giorno ha anche portato una piccola scatoletta piena di pulsanti – “Che diavolo è” “Un compressore dinamico” “ ??”. E poiché le passioni si nutrono di ossessività, lui lo Sposo Errante, che è un tipo concludente, pratico e risoluto, e prosegue diritto in avanti come le frecce di Robin Hood, ha ascoltato in rete i consigli di ragazzotti compunti, chiesto e richiesto lume al maestro, sobillato di domande e dubbi i rivenditori specializzati, studiato sulle sue allegre riviste e poi lo ha scelto.
Quando è stato chiamato, è andato a prenderselo, lo ha pagato e lo ha portato a casa dentro un’enorme custodia rettangolare chiara, con il manico blu. Una custodia lunga quasi quanto Tizianeda, quindi non moltissimo. Così pesante che dentro potevano esserci pietre, mitra o un basso elettrico degno di Jaco Pastorius.
“Allora che ne pensi” “Bellissimo me lo aspettavo più colorato, un po’ più rock, magari con il fulmine disegnato degli AC/DC, o la linguaccia di quei cantanti che ora sono anziani” “Ma finiscila” “Però cavolo la custodia è bellissima, con questa moquette arancione dentro è fighissima. Sembra di essere negli anni settanta”.
Tizianeda, che non resiste a non fare la scema, non ha detto allo Sposo Errante che in realtà è molto contenta del suo nuovo basso elettrico supersonico, anche se non ha nessun disegno colorato sopra. Ed è contenta che lui si faccia portare da questa passione preziosa, intima e comunicativa, che si chiama musica.
Certo ora dovranno allocare nei loro 90 mq, la custodia lunga e pesante con dentro il basso nuovo e luccicante. Tizianeda ha proposto: sotto il letto, sull’armadio, dietro qualche porta, nello sgabuzzino, ma le sue strepitose idee sono state ignorate dall’uomo adulto di casa. In attesa di una scelta, che teme non ci sarà mai, il monolite con dentro lo strumento riposa con loro nella stanza da letto, vicino vicino allo Sposo Errante e alle sue riviste allegre.
Tizianeda
Lui fluttua nel surreale mondo dell’infanzia, dove l’impossibile è possibile, dove la magia esiste, il Topino dei denti è un ricco filantropo che elargisce soldi, dove la notte di Natale, un grasso signore con barba, cappello e pigiama rosso attraversa i cieli stellati di tutti i continenti, con qualche renna polverosa.
Lei è bloccata nella terra di mezzo della pre-adolescenza. Dove gli umori instabili, lo sguardo che cambia, il desiderio di autonomia, di sperimentarsi donna e la puzza di ascelle sono un tutt’uno confuso.
Lui è di una bellezza ossuta e scura.
Lei è morbidezza femmina e luminosa.
Lei soffre della sindrome “dove avete nascosto la cioccolata”.
Lui di una irrecuperabile dipendenza da pasta e lenticchie.
Se a lei dici “partiamo” dopo cinque minuti ha la valigia pronta.
Se a lui dici “partiamo” lui ti risponde “ma no dai di nuovo”. Anche se l’ultimo viaggio lo avete fatto un anno fa.
Lei è silenziosa. Parla con gli occhi, con le dita che attorcigliano i capelli, con le mani in movimento.
Lui ha mille perché in testa, il desiderio di conoscere e capire, la logorrea compulsiva incorporata, che la sera aumenta in forma direttamente proporzionale, al tuo bisogno di sonno e silenzio.
Lei la mattina si alza dal letto e dopo cinque minuti è pronta per andare a scuola.
Per lui il risveglio è un rituale lentissimo, accompagnato da un sottofondo melodico composto dalle seguenti parole: “tesoro sveglia, dai cucciolo, svegliati, ma insomma ancora a letto, sto perdendo la pazienza, dai su…ancora stai facendo colazione, dove stai andando la porta è di là, cosa fai lì seduto, ma a cosa pensi..” ed amenità simili.
Lei sa vestirsi, abbinare, associare i colori, essere stilosa e originale, perché non sempre le figlie femmine prendono dalle mamme tristemente sobrie.
Lui è un bambino vestito-indifferente. È dotato dell’abilità oscura di indossare magliette maglioni camicie e mutande al contrario. “Ma sono al contrario” “Va be’ che importa…”.
Lei disegna ragazzine serafiche e statiche, femminili e riflessive.
Lui bambini e bambine fluttuanti. Piccoli ometti felici e avventurosi che saltano fanno capriole e non si fermano mai.
Loro sono quei due, i due minori, la ragazzina ed il piccolo di casa, i due debosciati, la undicenne ed il settenne. Loro due unici nei talenti e nei difetti. Quei due, con le loro paure e i sogni, con la curiosità di conoscere la vita e il coraggio da trovare dentro.
E poi ci sono gli altri due, lo Sposo Errante e Tizianeda, che ora sono il vento che soffia dietro le loro spalle e si insinua nelle loro orecchie e scende giù giù, fino a dentro. Il vento che vuole essere coraggio, fatto di lettere per dare il nome alla paura, chè solo così la puoi sconfiggere quella lì. Il vento che racconta che la vita è un mistero curioso e originale da attraversare, non come armadi chiusi e freddi, ma vibrando e vedendo. Il vento che è un’osmosi che fa passare la bellezza. Il vento che dice di amarli proprio così, per come sono. Perché poi dovrà arrivare quel giorno, che questo vento, che no, non è perfetto, non avrà più bisogno di soffiare, perché loro, la undicenne ed il settenne, saranno vento che soffia.
Tizianeda
“Ricordati che stasera quando torno dobbiamo portare il settenne dal dentista”
“E chi se lo dimentica Sposo Errante, speriamo bene”.
Tizianeda e lo Sposo Errante, sentendosi come gli sciroccati genitori di Hansel e Gretel, i bambini abbandonati nel bosco, ma afflitti da sensi di colpa maggiori di quei due, hanno condotto l’ignaro settenne per un fulgido incontro con il dentista. Perchè i denti da latte, che sono un tutt’uno con la ostinata personalità del piccolo di casa, hanno deciso di rimanere tenacemente abbarbicati alle gengive, e poco importa se dietro spuntano i loro successori.
Tizianeda avrebbe preferito scalare una montagna con le espadrillas, vedere un film dell’horror (però solo di giorno), uscire con i gambaletti color carne e la gonna corta, piuttosto che sottoporre il settenne, all’estrazione del suo incisivo inferiore.
Perché al minore di casa, che per affrontare ogni evento sconosciuto e quindi potenzialmente destabilizzante, deve prima acquisire dettagliate informazioni, che ti chiede il perché di ogni cosa, che ha fatto fare a Tizianeda una ricerca in rete su Palazzo Chigi per sapere perché si chiamasse così, che vorrebbe mangiare tutti i giorni pasta e lenticchie, e che ogni mattina viene accolto dalle bambine della sua classe, grate della sua gentilezza, con materna empatie come solo le bambine sanno .Insomma ad uno così, come del resto ad ogni bambino, non lo puoi mica imbrogliare o prendere alla sprovvista.
Per questo dinanzi alle sensazioni sgradevoli della anestesia locale e al tentativo di fuga del settenne dallo studio del dottore, Tizianeda ha iniziato a spiegare tutto ma proprio tutto al suo ometto prezioso.
“L’anestesia è sgradevole hai ragione. Neanche a me è mai piaciuta e so cosa stai provando. Ed hai anche ragione a voler andare via. Ma quel dente lì non può proprio stare. Ora sai che facciamo? Te lo tiro io. Dottore mi dia la pinza per favore…Grazie. Vedi questa è un po’ come la pinza di mamma per tirare i peli. Ma più grossa…”
E dopo che il settenne si tranquillizzava ritornando sulla poltrona delle torture, dopo che lo Sposo Errante godeva della privilegiata posizione di chi, stando nella stanza accanto, dice di sentirsi male, dopo che il dentista si riappropriava della sua tenaglia – “dottore mi può spiegare meglio come si fa che non ho capito?” – e dopo che lei assisteva da una posizione indubbiamente in prima fila alla estirpazione del dentino stronzettino, insomma dopo tutto questo, il settenne come se nulla fosse, orgoglioso della sua sudata finestrella, che lo rendeva simile ai suoi coetanei, dichiarava di essere il bambino più felice del mondo.
Tizianeda ora pensa che i film dell’horror, li potrà vedere anche di notte in una stanza buia e da sola.
Tizianeda
“Buongiorno, sono Tizianeda, vi ho lasciato sabato e domenica moltissimi messaggi sulla segreteria telefonica, e poi vi ho inviato tante mail. Ecco volevo dirvi che il mio sito, lamedagliadelrovescio non c’è più. Ho lo stomaco sottosopra e l’ansia a mille”
“Mi faccia capire ma il suo blog si occupa di monete?”
“No le monete non c’entrano nulla. Io parlo della mia famiglia, dello Sposo Errante, dei miei figli. C’è un po’ della mia vita lì. Ora al suo posto c’è una pagina triste che elenca siti di monete e francobolli”
“Signora in effetti è molto strano. Se finiamo questa conversazione faccio i controlli”.
Poiché la legge di Murphi è sempre in agguato dietro l’angolo come un maniaco con l’impermiabile, al ritorno della settimana vacanziera, Tizianeda ha scoperto che al posto del suo blog, dove da quasi un anno racconta le avventure della sua famigliola, c’era una paginetta triste e grigia che richiamava siti di monete e francobolli. Visto che Tizianeda sa mantenere nelle situazioni di profondo stress emotivo la lucidità di un pilota di razzi spaziali e i nervi saldi di un killer professionista, ha : 1) lasciato nella segreteria del numero verde dell’aziende che le ha ceduto il dominio, soltanto sette messaggi dell’identico tenore: “fate qualcosa!” 2) ha chiamato e messaggiato con l’informatico G. che le cura il sito, riversandogli il terrore di perdere per sempre la sua stanzetta colorata e supplicandolo di fare qualcosa 3) ha anche chiamato, perché sempre meglio una telefonata in più che una in meno, il grafico ipercinetico che le ha impostato la pagina, inondando anche lui della sua agitazione compulsiva “fai qualcosa!” 4) ha mandato quattro messaggi tutti uguali alla società giurando e spergiurando che lei era in regola con il pagamento del rinnovo del dominio, allegando sempre per quattro volte il bonifico e pregandoli di fare qualcosa 5) ha chiamato le sue amica, sua sorella, suo fratello e le sue cognate, per svolgere l’attività che attua con solenne precisione ed in cui è bravissima: lamentarsi.
Avrebbe anche voluto chiamare il Soccorso Alpino, la Croce Rossa e le Dame di San Vincenzo, ma poi ha preferito non esagerare.
Non contenta dell’attività di stalker professionista sino a quel momento svolta, è riuscita anche a parlate con un signore della società che le ha ceduto il server virtuale (spero che nessun informatico legga il sito perché non sono sicura di usare i termini giusti), chiamando al numero verde. Ha inondato il malcapitato della sua logorrea ansiogena e non contenta lo ha richiamato una seconda volta. Ha anche parlato con un amico di zio Peppino, suo fratello, che si è volontariamente interessato al caso disperato dandole rassicurazioni e spiegazioni. E per questo Tizianeda gli è grata.
Poi come d’incanto, il blog è riemerso dalle tenebre e quell’elenco antipatico e cialtrone di siti di monete e francobolli, che forse Tizianeda si sognerà per molto tempo, è scomparso chissà dove.
E’ CHE il blog, ormai è una parte importante della vita di Tizianeda, come un oggetto delicato che si custodisce con cura. Ma ancora più importante e prezioso è per lei il vostro affetto e la pazienza e le vostre incursioni qui, o i messaggi privati e su facebook. E questo privilegio rende le giornate di Tizianeda più ricche e divertenti.
Tizianeda
Così la famigliola è planata in questa città Europea, dai palazzi sensuali lungo le strade, e i tetti colore della pioggia.
Tizianeda , ha passeggiato per le sue vie, con i due minori e lo Sposo Errante.
Lei di questi giorni ricorda:
. I ragazzi, dalle mani innamorate sui corpi delle ragazze, loro perfide, di un distacco teatrale e provocante.
.I Ragazzi camminare con ragazzi, le ragazze con ragazze, con dita intrecciate e gli occhi increduli, perché qui l’amore è amore. E basta.
. Quei due debosciati e lo Sposo Errante che hanno riempito la vita di Tizianeda. Perché sedici anni prima, quando ha passeggiato giovane e libera, per le stesse vie con sua sorella Dada, ha detto “un giorno torneremo, ma con i nostri innamorati”. E Tizianeda ha mantenuto la promessa fatta a sé stessa, anche se la giovane donna di tanti anni fa non credeva allora, ad un ritorno così affollato.
. Il settenne, incredulo per gli uomini nella metro, o sotto i portici, o nelle strade, vestiti della loro povertà. Il settenne che ha costretto Tizianeda a fermarsi davanti a tutti, perché gli occhi non si distolgono, per dare soldi, e regalargli un sorriso ed uno sguardo, il suo.
. Una donna di tanti secoli fa con le mani intrecciate, sorridente e serafica, mentre in migliaia le rendono omaggio. Che però a guardarla bene ti conquista, perché la tipa, è una donna come noi, e forse oggi sarebbe una blogger spiritosa.
. Una ulcerosa litania di sottofondo composta dalle celestiali seguenti parole: “ho fame, ho sete, ce ne andiamo, mi sto annoiando, ce ne andiamo,ce ne andiamo, ce ne andiamo, ce ne andiamo”, dentro un museo pieno di tele dipinte che tutto il mondo invidia. E Tizianeda nell’inutile tentativo di coinvolgere quei due debosciati , si è posta la domanda che ogni madre savia,almeno una volta nella vita si fa “Ma dove ho sbagliato?”.
. I ragazzi italiani che lavorano lì,con cui Tizianeda ha chiacchierato e che ha riempito di domande. I nostri ragazzi che qui non perdono la dignità, anche se la distanza pesa e brucia.
. La pre- adolescenza, che ti segue , come un’ombra alla quale non puoi sfuggire. Perché è lì , nascosta in qualche anfratto della testa della undicenne, pronta a trasformarla da adorabile ragazzina giudiziosa in Lord Voldemort. E non ti salvano la città europea, i giardini fioriti, o i capolavori pittorici così belli che rischi la sindrome di Stendhal.
.La ragazzina undicenne unica rappresentante del glamour italico, con la sua valigia piena di capi abbinati e accessoriati.
. Il giaccone color verde muschio del settenne, scelto per la presenza di comode bretelle cucine all’interno. “Sei sicura di voler portare questo?” “Sì Sposo Errante guarda, con queste bretelle, se lo vuole levare poi lo puó indossare come uno zaino. Perché?” “Sembra un profugo” .
.Le macchie di latte, Yogurt, e di salse varie sul giaccone verde muschio, che hanno completato l’operazione “sembra un profugo” del settenne.
. la Pulizia per le strade e l’ordine, però non perfetti come nel nord Europa.
. La piazza con i portici e il giardino cosparso di sedie verdi che ci si siede per leggere chiacchierare o vedere il sole tramontare, come qualche secolo fa facevano i pittori o gli scrittori prolifici.
. La signora alta bionda boccolosa profumata curata raffinata magrissima diritta, incontrata sull’ascensore dell’albergo nel centro della città, prenotato dalla famigliola con un’offerta incredibile su internet. E Tizianeda, che in quell’albergo si sentiva come Alice nel Paese delle Meraviglie, perché lei è una provinciale stanziale senza possibilità di redenzione, si è detta: “Cavolo allora esistono veramente queste signore!”.
.Le tantissime donne nello stesso albergo, curate truccate eleganti, profumate boccolose di tutte le età, tutte insieme per un solenne, elegante, profumato, boccoloso convegno tra rappresentanti di una casa cosmetica. E Tizianeda si è chiesta, mentre assisteva a tanta competitiva eleganza, se ai convegni dei boscaioli si va vestiti con le camicie a scacchi rosse o verdi e la sega in spalla, se ai consessi dei pescatori di merluzzi nei mari del nord con le reti e gli stivali di gomma, o se ad un incontro di cacciatori di taglie,si incontrano tutti con distintivi,auricolari, pistole e la faccia mascherata.
. Le risate della famigliola, fino alle lacrime per incomprensibili attacchi di stortia collettiva, che le hanno fatto desiderare che questo tempo fermo non finisse mai.
. Il desiderio di fuga perché la convivenza senza pause e lontananze salvifiche da quei due, mette a dura prova i nervi, le cellule sinapsiche, la pazienza. Tizianeda ha talvolta desiderato la solitudine come un eremita misogeno.
E dopo i quattro giorni in questa elegante città europea che si chiama Parigi, la famigliola, si è recata in un altro posto, dove entità naniformi tiranneggiano tutti gli adulti, che però non possono avere cedimenti nervosi. Lì, pupazzi musica ricchi premi e cotillon, ti dicono che va tutto bene e se non ti diverti è solo colpa tua.
No, che avete capito, la famigliola non è ritornata in Italia, ma è in un posto tutto rosa e zuccheroso dove i bambini impazziscono dalla gioia e gli adulti impazziscono. E basta.
Un saluto allegro.
Tizianeda
Parte prima. Ovvero il primo aereo.
Alle 4 e 30 del mattino, i quattro della famigliola vagavano per i 90 mq in un’ora innaturale per la veglia, in cui non è più notte e il giorno sembra ancora intrappolato nell’altra parte della terra. Alle 5 e 30, dopo le sollecitazioni ansiogene dello Sposo Errante, che concentrato e sobrio, cercava di contenere inutilmente l’indisciplina eccitata degli altri tre, la famigliola si trovava per le strade cittadine ancora avvolte dall’incantesimo del sonno umano. Alle 5 e 45, i quattro deambulavano all’interno dell’aeroporto per salire su un aereo che li avrebbe portati a Roma e poi da Roma salire su un altro aereo che li avrebbe portati ancora più lontano. Prima dell’imbarco, il settenne che ama la precisione, si accorgeva che al check in dell’aeroporto era affissa una fotografia che raffigurava gli oggetti banditi dai voli. Il suo bisogno di certezze trovava pace e silenzio, dopo che riceveva ferme rassicurazioni, che no, il suo gioco elettronico non era assimilabile a pistole, a forbici acuminate, a coltelli, a bombe a mano, a liquidi infiammabili, ad ammennicoli vari, funzionali alla progettazione e costruzione dentro un bagno dell’aereo, di un ordigno presumibilmente molto distruttivo . Alle 6 e 45 l’aereo decollava con la famigliola dentro . Alle 6 e 45 ed un secondo, il settenne e Tizianeda si abbracciavano stretti, cercando di superare il disagio reciproco di essere chiusi in quella roba volante, con la protezione magica del sacchettoacchiappaincubi, la bisaccia di panno rosso cucito dalle mani della zia M, che scaccia i brutti sogni, ma anche sull’aereo fa la sua figura. Alle 7 e 45 l’oggetto volante è atterrato nella capitale, dopo che Tizianeda per un’ora ha cercato di distrarsi leggendo, dopo che ha subito la logorrea compulsiva del settenne, dopo che ha capito che l’oscuro rumore che a tratti compariva durante il volo, non proveniva dalle viscere dell’aereo pronto ad esplodere , ma dall’ugola di un rilassato signore che dormiva un sedile dietro il suo.
Parte seconda. Ovvero il secondo aereo che portava la famigliola in un posto ancora più lontano.
“Mamma perché abbiamo tutti i giubbotti salvagente sotto il sedile ed il signore ci spiega come usarli”
“Mio caro figliolo vedi vi è una possibilità non del tutto remota che l’aereo subisca un guasto tale che l’esperto pilota sia costretto a farlo planare dolcemente sul mare. In tale ipotesi è bene che ciascuno di noi sia dotato di un salvagente, perché ove l’atterraggio sull’acqua vada bene, tuttavia l’aereo potrebbe non galleggiare e pertanto saremo costretti a tuffarci ”.
Questo è quanto forse, una mamma dotata di senso della realtà avrebbe con molta tranquillità spiegato al proprio figlio. Ma invece Tizianeda ha detto “perché a volte succede che il comandante voglia fare un regalo ai passeggeri. Così plana dolcemente sull’acqua e si fanno tutti un bel bagno a mare, ma solo se hanno il salvagente. E’ la regola”
“Davvero mamma? Figo!”.
Così il secondo viaggio con questo esordio menzognero è proseguito serenamente. Il settenne che è dotato del salvifico e distraente talento dello stupore, ha ammirato le nuvole che avvolgevano l’aereo, il mare sotto, le isole un po’ qua ed un po’ là, senza mai smettere di parlare. Quanto a Tizianeda, scopriva dopo pochi minuti di volo, che il tipo fascinoso capitatole accanto era un pilota di aerei di linea, che rassicurava lei ed il settenne, decantando l’ affidabilità di quel mezzo di trasporto volante. E lei, Tizianeda, che proprio si è trattenuta dal richiedere al malcapitato, rassicurazioni su ogni rumore strano da lei percepito come un grave problema alle funzioni vitali dell’aereo o sui vuoti d’aria forse preludio della catastrofe, tuttavia nel vedere la serenità del suo vicino di posto, si è sentita confortata e sicura, come l’ipocondriaco che scopre di viaggiare con un luminare della medicina. E così, anche il secondo aereo è atterrato ed i quattro della famigliola sono arrivati dove dovevano arrivare, sani e salvi.
Tizianeda
C’è chi cambia spesso casa, chi il colore delle pareti, chi mariti o fidanzati, chi la disposizione dei mobili nelle stanze, chi le scarpe o i vestiti o tutti e due, chi le macchine o i cellulari. C’è chi cambia spesso idea e opinione sulle cose, chi gli amici e chi le comitive. E poi c’è chi invece, cambia il parrucchiere. Chè arriva proprio il preciso momento, che quelle mani prima esperte, prodigiose, supreme, sublimi, virtuose manovratrici di forbici, pettini e spazzole, all’improvviso, come un amore consunto che si disvela, diventano le artefici del tuo malumore, da capello oddiocomestomaleequantopocomipiaccio. Per non parlare di quando già dal primo incontro non c’è affinità elettiva.
E così Tizianeda, che non vuole soffermarsi sui risvolti psicoanalitici di tanto cambiare, ha collezionato decine di specialisti del capello ordinato.
Perché prima c’era lei la parrucchiera, la stessa da trent’anni, della mamma ora vecchietta, dentro un appartamento arredato come un salotto zuccheroso, incastrato negli anni cinquanta. Lei padrona indiscussa della tua testa come la Regina di Cuori nel Paese delle Meraviglie. Poi sono arrivate quelle dal ciuffo tutto da una parte , poi quelle che maledizione sono troppo corti spezzettati ricci lunghi medi, quello troppo anni ottanta, poi quella scortese, quello oh mio dio sono la più tamarra del mondo tamarrissimo e molti altri ancora.
Poi dopo tanti anni, dentro la casa della famigliola un giorno d’estate è arrivato lui un ragazzo quasi cinquantenne, che tagliava e parlava con la stessa velocità. Che in un tripudio logorroico ha raccontato con generosa fiducia, la sua vita gaudente, i suoi tanti fidanzati, le sue clienti innamorate e devote, la sua filosofia di vita da ragazzo dei fiori, senza padroni o schemi complicati. Ha generosamente mostrato i suoi muscoli in una canotta stitica, i suoi tatuaggi e la sua svampita allegria, conquistando i due debosciati minori, seduti, attenti e compunti per la nuova inusuale presenza. Ha anche conquistato Tizianeda, che si è ritrovata con una testa nuova e mai vista prima. “Tesoro, la prossima volta ti faccio un taglio corto corto corto” “Più di questo?” “Sì, sarai una strafiga…immaginati con un rossetto rosso fuoco e tantissimo rimmel, un vestito nero ed i tacchi” “Mi viene difficile comunque vedremo”. E questa volta che Tizianeda sentiva che lui era l’uomo giusto, quello che è per sempre, come la parrucchiera anni cinquanta della mamma vecchietta, non aveva fatto i conti con la vita, che alle volte è proprio bastardella ed ha posato, spera in un altrove colorato e gaudente, quel bel ragazzo quasi cinquantenne.
E così, Tizianeda ha continuato a vagare tra i saloni cittadini, fino all’altro ieri, dove è approdata tra giovanotti gentili, poltroncine indemoniate e massaggiatrici del cuoio capelluto. Ha dovuto anche rispondere a un questionario. Alla domanda: perché hai cambiato parrucchiere? Lei che è sincera ha risposto: io i parrucchieri li cambio in continuazione da sempre. E si è sentita scorbutica come Lucy dei Peanuts.
Ma almeno così, già sanno cosa li aspetta.
P.S.: Non sono sicura che nei prossimi giorni riuscirò a postare. Altrimenti, vi racconterò quando la famigliola tornerà. Un saluto allegro.
Tizianeda